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Luce rubata al giorno di E. Altissimo | Recensione

Luce rubata al giorno 
Emanuele Altissimo

Questa è la storia di due fratelli e dell’estate che segna per sempre le loro esistenze. Diego, Olmo e il nonno sono in montagna, nella baita comprata dai genitori prima di morire. La speranza è che quei luoghi portino serenità nell’animo di Diego, il fratello maggiore, eternamente irrequieto. Ma appena si alza il vento le seggiovie tremano e le nubi proiettano sui valloni ombre profonde. Solo Olmo capisce che Diego sta scivolando in un universo dove non si può raggiungerlo, un delirio che sembra crescere fino a toccare il cielo. E darebbe tutto ciò che ha per salvarlo. In ingegneria si parla di tensione ammissibile: il punto massimo di sforzo a cui si può sottoporre un edificio prima che collassi. L’Empire State Building, per esempio, sopravvisse all’urto di un Bomber B-25. Giorno dopo giorno, Olmo costruisce proprio il modellino dell’Empire State: con infinita pazienza, consapevole che la forza dell’edificio sta nella posa di ogni singolo mattoncino. Ma qual è la tensione ammissibile per una famiglia, per l’amore che tiene insieme le persone? “I miei personaggi li ho immaginati come dei giganti” ha scritto l’autore. “Diego è un gigante incapace di farsi bastare il suo mondo, che sogna di scalare le montagne e prendersi il cielo. Ma soprattutto lo sono Olmo e il nonno. Giganti sono coloro che guardano in faccia il dolore senza più scuse. Che accettano dolori per i quali non c’è consolazione.” Alla sua prima prova, Emanuele Altissimo scrive un romanzo scabro eppure carico di emozione, e mette in scena personaggi in lentissima caduta libera, come fiocchi di neve. Il vento, le radure, il profilo fiero di un daino, l’aria sottile delle vette: tutto in queste pagine è vasto e misterioso come l’animo umano, capace di salvare una scheggia di luce anche nella notte più buia.

Il mondo non lo controlli. A un certo punto accetti che le persone possano deluderti, oppure ferirti. O tutte e due le cose. 

Emanuele Altissimo fa il suo esordio con un libro introspettivo, che ha il sapore dolce dell’innocenza e amaro della tragedia.

La storia tratta di Olmo e Diego, due fratelli che vanno a vivere dal nonno dopo la morte dei loro genitori. Olmo è il più piccolo, è un ragazzino di tredici anni che per quanto cerchi di vivere e adeguarsi alla nuova situazione, la sua vita viene stravolta dalla perdita di sua madre e suo padre, ma a turbare maggiormente i suoi pensieri è proprio il fratello maggiore Diego, il quale appare un personaggio fin da subito complesso e altalenante.

Con uno stile semplice lo scrittore racconta della sofferenza e delle difficoltà della vita attraverso gli occhi di un tredicenne, narrando le varie vicende in una chiave ovattata dettata dall’innocenza del ragazzino. Il ritmo è un po’ lento, ma in genere questo è un aspetto che accomuna tutte le storie introspettive che scavano nel profondo delle emozioni umane.

Inizialmente ho trovato Diego un personaggio irritante, proprio perché mi era difficile seguire il suo comportamento altalenante, ma man mano che si va avanti nella storia i tasselli del puzzle si compongono, rendendo più chiara questa figura. Non tutti affrontano allo stesso modo il dolore, soprattutto quando esso nasce a causa di un lutto. C’è chi lo assimila lentamente e chi invece viene divorato, ed è ciò che succede a Diego.

Ho amato la figura del nonno fin dall’inizio, un uomo saggio, paziente, che tenta di tenere insieme la famiglia e soprattutto i fratelli.

Interessanti e poetici i paragoni che fa spesso l’autore tra l’architettura e la famiglia, sulla solidità della struttura e sul concetto del nucleo familiare rapportato alla forza, all’equilibrio e alla collaborazione.

Le parti che ho preferito di più sono proprio quelle tra Olmo e Diego, le ho trovate intime, intense e strazianti. Olmo spesso assume il ruolo di fratello maggiore quando vede Diego in difficoltà ed è in questi momenti che si scopre qualcosa in più sulla figura della povera madre e del padre violento e alcolizzato. 

Luce rubata al giorno è un libro delicato che racconta di drammi familiari, di vita e del rapporto tra due fratelli. 

 #Prodottofornitoda @Bompiani

Stefania Siano

Il circo della vita di Antona e Jaqmin | Recensione

Il circo della vita

Antona e Jaqmin

Nella Francia dei primi anni ’60 Louis è un bambino sovrappeso, con gravi problemi di vista, che cresce in un orfanotrofio gesuita. I suoi problemi non lo favoriscono per l’adozione, i compagni si allontanano uno dopo l’altro mentre lui rimane lì fino alla maggiore età. Solo e senza amici, Louis è il capro espiatorio di tutti. Gli unici bei momenti che conosce sono quelli che passa nel circo Marcos, che si stabilisce in un terreno abbandonato della città. Sotto il tendone tutto gli sorride, la vita è luminosa, è felice; e poi c’è Clara, la bellissima domatrice di elefanti. Clara diventa la sua confidente, la sua amica, la sua amante. Insieme passeranno giorni felici e spensierati: Louis scoprirà così l’importanza dell’affetto, la fiducia, il calore di un sorriso, la felicità di un bacio. Il circo della vita è una storia d’amore, sul tempo che passa e sulla bellezza dell’aver qualcuno con cui vivere questi bellissimi momenti.

In libreria dal 21 febbraio

Sai, vecchio amico mio…
Qualcuno un giorno mi ha detto…
«La vita è fatta di tappe. La più dolce è l’amore. La più difficile, la separazione. La più dolorosa, gli adii. La più bella, ritrovarsi.»

 

Una trama intensa che trova la sua magia sotto un tendone da circo. 

Il circo della vita è più di una semplice graphic novel, è una storia che tratta di bullismo, di amore, di forza e speranza. 

Louis è un bambino che vive in un orfanotrofio e per il suo aspetto fisico viene maltrattato dai suoi compagni. Purtroppo non riesce a trovare il coraggio di ribellarsi e quindi si chiude nel suo bozzolo di sofferenza, ma tutto cambia quando arriva il circo Marcos. In quel posto magico, fatto di spettacoli divertenti e affascinanti, il protagonista trova il suo angolino di felicità e diventa anche il luogo dei primi palpiti di cuore quando incontra la dolce domatrice di elefanti, Clara. 

Il lettore segue la vita di Louis, la sua adolescenza, la crescita interiore e il suo tenero rapporto con Clara. 

Molto belli i disegni che sono caratterizzati da linee morbide, e le atmosfere create rispecchiano in pieno il senso della storia. Le figure risultano vibranti per l’effetto della grafite e i pochi colori che vengono inseriti fanno risaltare di più i personaggi e le ambientazioni.

La storia procede con un ritmo veloce, eppure con poche frasi e le giuste tavole non si può rimanere indifferenti dalla profondità della trama. Il lettore entra in sintonia con Louis, prova tenerezza per il protagonista che  cresce e matura, fino a diventare un adulto che prende le sue decisioni importanti, non per fare grandi cose nella vita, ma per seguire e costruire la sua piccola felicità. 

Il finale, anche se a un certo punto si intuisce, è coinvolgente e straziante. 

Il circo della vita non racconta solo una dolce e intensa storia d’amore, ma tratta anche del tempo della vita che è fugace come il batter d’ali di una farfalla.  

#Prodottofornitoda @Tunuè

Stefania Siano

La leggenda della Spada-Smeraldo A.E. Moranelli | Recensione

La leggenda della Spada-Smeraldo (Armonia di Pietragrigia #5)

A.E. Moranelli

Flavoria non è più la terra magica e bellissima di un tempo: la guerra ha portato distruzione, dolore e sospetti. La luce di Armonia è stata offuscata dalle perdite e le sue sicurezze distrutte dai tradimenti. Anche il cuore del coraggioso Evan è spezzato: si è visto portare via ciò che amava di più al mondo e ora credere in qualcosa è ancora più difficile. Eppure esiste ancora una debole speranza: è una strada solitaria che affonda nel buio e dalla quale, forse, non si può tornare indietro.L’ultimo capitolo della saga di Armonia di Pietragrigia, l’ultima battaglia da combattere.Così tutto finisce.Questa è l’ultima battaglia.Non ce ne sarà un’altra.Combatti con coraggio.

A volte sentiva il bisogno di frugare nel suo passato, succedeva sempre quando sentiva le forze venirle meno, quando suo padre la fissava senza vederla e il Veggente le rivolgeva un sorriso viscido, pieno di minacce.

 

Una storia magica che è difficile salutare con quest’ultimo volume della saga. 

Eccomi qui a parlarvi di nuovo di Armonia di Pietragrigia, una serie fantasy per ragazzi che ho amato dal primo momento, e per primo momento non intendo quando ho iniziato a leggere la storia, ma quando l’autrice me ne ha parlato. Successivamente ho “seguito”, attraverso gli sfoghi e le chiacchiere con Angelica, l’iter di pubblicazione dal primo volume. 

La storia di Armonia ha una grande evoluzione di libro in libro, non solo da un punto di vista di trama, ma anche per quanto riguarda la crescita dei personaggi che sono caratterizzati in modo magistrale. 

Sapete bene che non amo fare spoiler nelle mie recensioni, ma in questo caso (trattandosi del quinto volume) inevitabilmente dovrò dire qualcosa. Con La leggenda della spada smeraldo il lettore scopre una nuova Armonia che è diversa dalla coraggiosa e determinata Fanciulla-Guerriero, conosciamo la Signora di Fuoco, una donna fragile e forte allo stesso tempo, rinchiusa nel suo bozzolo di disperazione e di paura. Il desiderio di Armonia è quello di salvare la vita del padre, ma per farlo dovrà seguire le indicazioni del perfido Veggente. 

Se troviamo la nostra eroina diversa, allo stesso modo scopriamo anche il prode Evan che appare all’inizio completamente perso, insicuro delle sue capacità e alla ricerca della speranza nel riportare indietro Armonia. 

La trama è molto intricata e accattivante proprio perché le rivelazioni non mancano, come anche gli ultimi colpi di scena, perché all’autrice piace far soffrire il lettore fino alla fine. 

Lo stile di Angelica è fluido e immediato, ha creato una storia originale soffermandosi su ogni piccolo aspetto e realizzando un mondo che ricorda quello articolato di Harry Potter, ma allo stesso tempo completamente diverso.

Nella prima parte della storia, a capitoli alterni, si sviluppano le vicende della Fanciulla-Guerriero e di Evan. Per quanto riguarda Armonia ho amato tutti i momenti con suo padre trovandoli struggenti ed emotivamente intensi, mentre Evan viene spogliato dall’armatura da prode e forte cavaliere per apparire come un semplice ragazzo che cerca la forza di andare avanti nell’impresa. Nella seconda parte del libro il gruppo si riunisce e per un attimo ho provato un senso di nostalgia e tenerezza rileggendo di Sara, Martino e Lucrezia. L’autrice si sofferma molto sulla caratterizzazione dei personaggi, riesce a renderli reali e sono palpabili le loro emozioni. Non dirò altro, ma ci tengo a esprimere la grande soddisfazione per il finale che, ammetto, mi ha anche commosso. 

Armonia di Pietragrigia non è solo un’avventura originale, piena di magia, intrighi e colpi di scena, non ci sono solo mondi incantati, personaggi particolari e animali fantastici, non parla soltanto di coraggio, amicizia e  speranza, ma tratta anche  di una storia d’amore i cui protagonisti non sono un principe e una principessa, ma una semplice coppia di ragazzi che crescono, soffrono e combattono insieme per quello in cui credono. 

 

Stefania Siano

Il dottor Nabokov e la bicicletta alata di Claudia Perfetti | Recensione

Il dottor Nabokov e la bicicletta alata

Claudia Perfetti

A Jean Paul Sartre, filosofo tormentato, viene recapitato un oggetto misterioso. Nel tentativo di scoprire di cosa si tratta, si rivolge al dottor Benjamin Nabokov, professore e inventore di cui ha sentito parlare. I due, insieme a Nina, una studentessa del professore con il dono straordinario di vedere le cose del “mondo invisibile”, iniziano a indagare, consapevoli di dover andare oltre la realtà per capire da dove viene l’oggetto misterioso e cosa significano le visioni di Nina. E se la scienza non si limitasse a spiegare i fenomeni visibili? E se la filosofia riuscisse a ergersi oltre le cose del mondo? Il dottor Nabokov, Sartre e Nina uniranno le loro forze per scoprire che quell’universo misterioso esiste davvero, oltre l’essere, oltre il nulla.

 

Le cose assumono un senso solo se qualcuno le osserva e a seconda dei punti di vista cambiano: un quadro è un quadro, ma nello stesso tempo può essere incanto per qualcuno e paura per qualcun altro.

Il Dottor Nabokov e la bicicletta alata è una storia misteriosa e dinamica, in cui la filosofia e la scienza si intrecciano, creando un’ambientazione accattivante. 

Il lettore conosce subito il Dottor Nabokov, un sessantacinquenne che ha dedicato la sua vita alla ricerca della verità e che veste perfettamente i panni del professore di fisica e matematica. Il filosofo Jean Paul Sartre riceve uno strano oggetto e contatterà proprio Nabokov per chiedergli di aiutarlo nel capire qualcosa in più a riguardo. Nell’indagine e lo studio sulla natura di questo misterioso oggetto si unirà anche Nina, una studentessa che ha un dono molto particolare e che tiene nascosto.

Come ho detto prima, la storia è molto dinamica proprio perché si seguono non solo le varie situazioni dei tre personaggi citati, ma dalla seconda parte del romanzo si scopre un altro “mondo”, altre figure particolari e affascinanti che rendono il libro ancora più accattivante e la trama prende sempre più consistenza.

Lo stile di scrittura è scorrevole e poetico, l’autrice fa delle bellissime riflessioni anche filosofiche, prendendo a esempio temi attuali. Il ritmo della storia è veloce e devo dire che all’inizio non mi ha disturbato la cosa, anzi, Claudia Perfetti introduce in modo fluido e diretto molti concetti e situazioni interessanti, peccato che, nel corso della lettura, ho notato che ci sono alcuni momenti che si svolgono troppo velocemente. Per questo ritmo serrato non sono riuscita a entrare in sintonia con i personaggi che ho trovato un po’ freddi. Avrei preferito qualche pausa, anche perché l’autrice realizza una trama ben articolata e, secondo il mio punto di vista, rallentare il ritmo sarebbe servito ad assimilare meglio gli avvenimenti.

A parte questo particolare, Claudia Perfetti racconta una storia piacevole, avvolta dal magnetismo creato dalla filosofia, dalla scienza e con un pizzico di fantasia.

#Prodottofornitoda @BookaBook

Stefania Siano

Il lettore di Dante

Ciao Cricche!
Oggi sono qui per presentarvi un evento molto interessante che si terrà nel mese di febbraio a Milano. Vi lascio il comunicato stampa 🙂 

Il lettore di Dante

Una nuova lettura integrale della Divina Commedia
alla riscoperta del piacere di leggere
senza gli eccessi dell’annotazione scolastica.


Tempo Ritrovato Libri
Corso Garibaldi 17, Milano

da martedì 5 febbraio 2019
ore 19:00
ingresso libero

È possibile leggere la Divina Commedia, o siamo ormai costretti a studiarla?
Alberto Cristofori propone un percorso di riscoperta del capolavoro dantesco. Muovendo da due princìpi metodologici: ridare fiducia al testo più che agli apparati di commento; e rimettere l’erudizione al servizio della poesia.

Dante certo non prevedeva che i suoi lettori avrebbero avuto bisogno di note. Dalla scuola e dalle edizioni commentate si ricava invece l’impressione che la Commedia dantesco non possa essere intesa senza l’aiuto di un robustissimo zoccolo di commenti eruditi.

Senza dubbio qualche aiuto è indispensabile per colmare la distanza che ci separa da Dante. Ma è altrettanto indubbio che vi siano eccessi, nel modo in cui viene presentato il testo di Dante – eccessi che spaventano il potenziale lettore e che rivelano una sostanziale sfiducia nel testo stesso. Come se le parole di Dante, anche laddove sono chiarissime, non possano essere intese nel loro vero significato se non dagli studiosi, dai filologi, dagli specialisti.

La scommessa da cui nasce questo progetto è che, con pochi aiuti essenziali, sia possibile tornare a leggere la Divina Commedia, recuperando un rapporto più diretto con il testo e con la sua poesia ed evitando l’impressione di avere a che fare con una serie infinita di indovinelli privi di qualsiasi rapporto con la nostra esperienza reale.

Leggere, beninteso, non significa fermarsi alla superficie, trascurando la complessità dell’opera di Dante; tanto meno questo progetto vuol essere un invito a ignorare i settecento anni di storia della lingua e delle idee che sono trascorsi da quando Dante scriveva i suoi versi.

Tornare a leggere Dante, significa invece, per esempio, non sostituire a espressioni perfettamente comprensibili a tutti, come “andavam forte”, la piatta parafrasi “camminavamo velocemente”. Significa non tradire l’intenzione di Dante, forzando a un senso chiaro quanto il poeta voleva che restasse oscuro, e proprio perciò inquietante, come il celebre “Papè Satan, papè Satan aleppe”. Significa, infine, non anticipare ciò che il testo non ha ancora spiegato, privando le parole della loro carica emotiva: la “Caina” evocata da Francesca perde gran parte della forza di suggestione che aveva per i primi lettori, e che dovrebbe conservare per quelli di oggi, se ci viene subito detto che è una delle zone in cui è diviso l’ultimo cerchio…

Nel leggere la Divina Commedia, dal primo all’ultimo canto, Alberto Cristofori proverà dunque a rimettersi nella condizione del lettore ideale che Dante ha immaginato per il suo poema. Diciamo meglio: dei diversi lettori ideali che emergono nel corso dell’opera, col passaggio dalla prima alla terza cantica.

Questa ricerca è anche un modo per mettere alla prova il testo: nella convinzione che solo così si possa verificare se la Divina Commedia sia un’opera ormai museificata, oggetto di studi specialistici sempre più raffinati, ma capace di parlarci solo attraverso infinite mediazioni; o se viceversa sia un’opera ancora viva, capace, e in che misura, e a che condizioni, di dire qualcosa di importante ai lettori del xxi secolo.

Per informazioni:

Tempo Ritrovato Libri
Corso Garibaldi 17 – Milano
Tel: 02-99293575
Email: info@temporitrovatolibri.it

Milano per Dante
Email: milanoperdante@gmail.com
https://www.facebook.com/pg/milanoperdante


Alberto Cristofori, traduttore, narratore e editore, ha organizzato nel 2015 “Milano per Dante”, una lettura integrale della Divina Commedia affidata a cento esponenti della società civile milanese.
Ora si cimenta in questa impresa solitaria, rivolta a chi desidera cancellare il ricordo della lunga noia delle “ore di Dante” liceali e a chi desidera superare il sacro timore che i versi del poema trecentesco troppo spesso incutono al profano. Il viaggio si concluderà nel 2021, in occasione del 700° anniversario della morte di Dante Alighieri.

Ogni incontro prevede la lettura di due canti.
Gli incontri si svolgeranno in corso Garibaldi 17, Milano, alle ore 19.00.

Calendario dei primi incontri (Inferno):

• martedì 5 febbraio – canti i e ii
• martedì 19 febbraio – canti iii e iv
• martedì 5 marzo – canti v e vi
• martedì 19 marzo – canti vii e viii
• martedì 9 aprile – canti ix e x
• martedì 30 aprile – canti xi e xii
• martedì 14 maggio – canti xiii e xiv
• martedì 28 maggio – canti xv e xvi
• martedì 11 giugno – canti xvii e xviii
• martedì 25 giugno – canti xix e xx






Stefania Siano

Piccolo mondo perfetto di K. Wilson | Recensione

Piccolo mondo perfetto

Kevin Wilson

Orfana di madre, senza soldi e con un padre alcolizzato, la diciannovenne Izzy Poole rimane incinta di Hal, il suo insegnante di Arte del liceo. Lei, intelligente e schiva, determinata a non frequentare l’università malgrado gli ottimi risultati scolastici, sente di volere il bambino e decide di tenerlo; ma Hal, vittima di problemi psichiatrici, non regge la responsabilità e si suicida. Preston Grind, psicologo a sua volta figlio di celebri psicologi e segnato da un passato traumatico, dà avvio a un innovativo progetto di educazione infantile: il Progetto Famiglia Infinita. Nove coppie in condizioni economiche e sociali disagiate e in attesa del primo figlio trascorreranno dieci anni in una tenuta dove alleveranno i propri bambini come una sorta di famiglia allargata; anche Izzy, unico genitore single, entrerà a far parte del programma. L’esperimento prende il via, procedendo nonostante le difficoltà, più o meno prevedibili, che accompagnano le giornate di questa strana famiglia artificiale e autosufficiente: si creeranno legami particolari, nasceranno gelosie e rancori, i rapporti inizieranno a incrinarsi in seguito a inevitabili tensioni sessuali che rischieranno di spezzare il fragile equilibrio della comunità… La famiglia può rovinarti la vita oppure te la può salvare: quel che è certo è che dalla famiglia non c’è via di uscita.
Kevin Wilson, dopo La famiglia Fang, dà vita a un nuovo, affascinante e geniale ritratto di una famiglia, questa volta allargata e anticonvenzionale, confermando la sua delicata abilità nel raccontare le relazioni umane.

 

C’erano nove coppie oltre a lei, che era entrata nel gruppo da sola. Gli altri erano convinti che presto o tardi avrebbe conosciuto qualcuno e alla fine si sarebbe sposata, ma Izzy  non l’aveva mai preso in considerazione. Era in gioco qualcosa di più importante, come invariabilmente ricordava loro il dottor Grind. 

Una storia intensa che esplora l’animo umano durante un esperimento sociale bizzarro.

Il lettore conosce subito Izzy, una giovane ragazza, intelligente e sensibile, con una situazione familiare problematica. Trova rifugio tra le braccia del suo professore d’arte di nome Hal, ma quando rimane incinta, l’uomo, già alle prese con i suoi problemi mentali, non regge la pressione della notizia e così si suicida. 

Messa alle strette da una prospettiva di vita misera per far nascere suo figlio, decide di entrare a far parte del Progetto Famiglia Infinita realizzato dal dottor Grind.

Nella prima parte del romanzo si scopre tutto ciò che avviene prima del progetto e si conosce per bene la storia di Izzy e del dottor Grind.
Izzy è un personaggio che mi è piaciuto molto, riesce a tenere testa a tutte le altre figure e, a parer mio,  spicca in particolar modo proprio per la sua determinazione. Parliamo di una ragazzina che ha appena terminato le superiori, una giovane donna testarda, matura, intraprendente e coraggiosa.  Non vuole abbandonare il suo bambino, vuole vederlo nascere e crescere nel migliore dei modi, anche senza un padre. Così, con mille pensieri, paure e problemi, si butta a capofitto nell’unica soluzione che trova più pratica e comoda sia per lei che per suo figlio.

Grind è un personaggio che anche mi ha molto incuriosito. Parliamo di un figlio di psicologi, i quali hanno fatto proprio sul loro bambino un’esperimento sull’educazione infantile. Grind è rimasto colpito da questa pratica e così, a distanza di anni, decide di creare il Progetto Famiglia Infinita. Nove coppie in attesa di un figlio, più Izzy, dovranno vivere insieme con programmi e abitudini da rispettare. Lo scopo è di creare una vera e propria famiglia allargata, in cui i bambini non sanno chi sono i loro veri genitori, ma hanno tante madri e tanti padri su cui contare. 

Questa prima parte del romanzo l’ho trovata interessate e introspettiva, soprattutto i capitoli riguardo Izzy.

Con la seconda parte della storia entriamo nel vivo delle dinamiche dell’esperimento: si scoprono gli orari, i turni e lo stile di vita delle nove coppie. Ho trovato l’inizio molto confusionario perché tutti i personaggi (adulti e bambini) vengono introdotti nello stesso momento e, personalmente, ho fatto molta fatica a tenere bene a mente ognuno di loro nel corso della storia. A parer mio questa è l’unica “pecca” che ho riscontrato durante la lettura perché la scrittura di Wilson è immediata, fluida e coinvolgente, con poche parole riesce a farti entrare nella mente di personaggi.

Il lettore osserva le dinamiche del Progetto Famiglia Infinita, un esperimento intrigante che scopre ogni sfaccettatura dei comportamenti umani. Una storia introspettiva che scava in profondità nella psiche dei personaggi. 

#Prodottofornitoda @Fazi Editore

 

 

Stefania Siano

Il canto di Penelope di Atwood | Recensione

Il canto di Penelope 
Margaret Atwood

Fedele e saggia, Penelope ha atteso per vent’anni il ritorno del marito che, dopo aver vinto la guerra di Troia, ha vagato per il Mar Mediterraneo sconfiggendo mostri e amoreggiando con ninfe, principesse e dee, facendo sfoggio di grande astuzia, coraggio e notevole fascino, e guadagnandosi così una fama imperitura. E intanto che cosa faceva Penelope, chiusa in silenzio nella sua reggia? Sappiamo che piangeva e pregava per il ritorno del marito, che cercava di tenere a bada l’impulsività del figlio adolescente, che si barcamenava per respingere le proposte dei Proci e conservare così il regno. Ma cosa le passava veramente per la testa? Dopo essere morta e finita nell’Ade, Penelope non teme più la vendetta degli dèi e desidera raccontare la verità, anche per mettere a tacere certe voci spiacevoli che ha sentito sul suo conto. La sua versione della storia è ricca di colpi di scena, dipana dubbi antichi e suggerisce nuovi interrogativi, mettendo in luce la sua natura tormentata, in contrasto con la sua abituale immagine di equilibrio e pacatezza. L’autrice di culto Margaret Atwood, con la sua scrittura poetica, ironica e anticonvenzionale, dà voce a un personaggio femminile di grande fascino, protagonista di uno dei racconti più amati della storia occidentale.

 

Che cosa può fare una donna quando una chiacchiera indecente viaggia attraverso il mondo? Se si difende sembra colpevole. Così ho aspettato ancora un po’. Ora che tutti gli altri hanno parlato a perdifiato, è giunto il mio turno. Lo devo a me stessa.

Una storia affascinante, triste e crudele, che cattura il lettore con uno stile raffinato. 

È il primo lavoro che leggo di Margaret Atwood, l’autrice che è conosciuta soprattutto per il romanzo “Il racconto dell’ancella”. La copertina semplice e di impatto ha catturato subito la mia attenzione e la trama affascinante mi ha spinto ad acquistare subito questo libro.

Tutti conoscono l’Odissea di Omero, una storia scandita dal carisma e dall’intelligenza di Ulisse, il quale affronta con astuzia e coraggio creature malvagie e pericolose battaglie. In questa storia l’autrice decide di raccontare di un personaggio dell’Odissea che merita giustizia, che ha voglia di narrare il suo punto di vista. 

Con un linguaggio elegante e poetico, Margaret Atwood dà voce a un personaggio femminile che è l’emblema della moglie devota e della fedeltà: Penelope. Una volta che Penelope inizia a raccontare la sua storia, seppur mantenendo la sua pacatezza e fragilità, ecco che le sue parole diventano un motivo di riflessione sull’essere femmina, partendo dai pregiudizi che nascono, soffermandosi sulle conseguenze delle azioni delle donne che, in un modo o nell’altro, qualsiasi cosa dicono o pensano determinano complicazioni. La vita non è facile se si nasce femmine e i problemi arrivano fin dalla tenera età. Attraverso Penelope, la Atwood tratta in modo critico e ponderato tutte le problematiche, prima citate, dell’universo femminile, evidenziando le crepe che sono presenti ancora nel nostro presente. 

Una storia che narra non solo i venti anni di estenuante attesa di Penelope che attende il ritorno del marito, ma si esplora la sua figura a tutto tondo, partendo dalla sua infanzia, dal comportamento freddo e disinteressato della madre, fino al rapporto complicato con il padre che tenta di ucciderla fin da piccola. 
Ho trovato interessato e ben delineato il rapporto tra la ingenua Penelope e la esuberante Elena, quest’ultima viene descritta come capricciosa e vanitosa, una persona che ama vedere cadere gli uomini ai suoi piedi.

I capitoli di Penelope si alternano con altri che trattano delle dodici ancelle che sono state uccise stesso da Ulisse perché avevano giaciuto con i Proci. Anche loro, come la protagonista, cercano di farsi valere nel romanzo, tentato di avere una minimo di giustizia dopo la loro morte. 

Il canto di Penelope è un romanzo lineare e scorrevole, che esplora le emozioni di uno dei personaggi più curiosi e taciturni dell’Odissea: una donna che non ha avuto la possibilità di dire la sua verità. 

Stefania Siano

Il mastino dei Baskervilles di Russell Punter | Recensione

Il mastino dei Baskervilles. Sherlock Holmes a fumetti

Russell Punter

La morte in circostanze misteriose di Sir Charles Baskerville diventa presto un caso per il più grande investigatore del mondo, Sherlock Holmes. Sir Charles è forse soltanto l’ultima vittima di una maledizione familiare che continua da generazioni? Holmes e il suo collega dottor Watson dovranno adoperare tutte le capacità e il coraggio che hanno se vogliono uscire vivi dall’incontro con il mostruoso mastino dei Baskerville! Il terrore e la suspense abbondano in questa versione a fumetti del più famoso caso di Sherlock Holmes.

Sono il dottor John Watson e per molti anni ho avuto il privilegio di condividere le avventure di Sherlock Holmes, il famosissimo investigatore. Il caso forse più noto fra tutti quelli sottoposti alla sua attenzione iniziò in un luminoso mattino di settembre, nel 1889.

Buongiorno Cricche!
Oggi sono qui per parlarvi del secondo volume che mi ha inviato la Usborne Edizioni, una casa editrice che si interessa di pubblicare libri rivolti a bambini e ragazzi.

Qualche giorno fa vi ho parlato di un loro libro che tratta dell’arte occidentale, questa volta vi presento un classico della letteratura dei gialli, Il Mastino dei Baskerville, un adattamento di Punter ispirato al romanzo di Conan Doyle.
Non mi sono mai avvicinata alle storie di Sherlock proprio perché non sono una grande appassionata del genere, ma appena ho visto la copertina accattivante non ho resistito alla curiosità di vedere la trasformazione di un classico romanzo in questa chiave grafica a fumetto.

Il Mastino dei Baskerville è uno dei più celebri romanzi della serie diThis image has an empty alt attribute; its file name is Il-mastino-dei-Baskerville-di-Conan-Doyle-stefania-siano-official-cricche-mentali.jpg Sherlock in cui si tratta di una maledizione di famiglia che dura da generazioni. Una storia che nasconde rancori familiari e feroci omicidi, in cui per un attimo sembra che il soprannaturale si intrecci con la realtà. Il fumetto si apre con Watson che introduce la storia, la quale è ben articolata con la giusta dose di mistero e adrenalina. Sherlock non può farsi sfuggire un caso così particolare e subito si fionda nelle indagini. Il protagonista è spettacolare, Holmes è intelligente, schietto e l’ho trovato anche ironico nel suo essere saccente, mentre Watson è il personaggio più equilibrato della coppia che comunque riesce a tenere testa al suo collega. Non ho letto il romanzo quindi non posso fare un paragone, ma trovo che sia stato fatto un buon lavoro in questa versione a fumetto  perché la storia scorre veloce e intrattiene il lettore.

Durante i dialoghi ci sono dei piccoli riquadri che spiegano alcuni gesti e alcune situazioni che non vengono rappresentati graficamente, ciò rende il tutto più particolare, dettagliato e fluido, permettendo una piacevole lettura.

Graficamente il lavoro è rappresentato in modo chiaro, a partire dalla disposizione delle vignette fino al font utilizzato per i dialoghi e le brevi descrizioni, il tutto per agevolare la lettura. La linea del disegno è semplice e delicata con un lieve gioco di luci e ombre, un chiaro scuro appena accennato. Devo dire che sono rimasta un po’ delusa dalla scelta dei  colori, lì ho trovati un po’ piatti, avrei preferito vedere dei toni più intensi e vivaci al fine di enfatizzare maggiormente l’atmosfera particolare ed enigmatica creata dallo stesso Sherlock, ma questo è un punto dettato dal semplice gusto personale.

Questa versione a fumetto de Il Mastino dei Baskerville l’ho trovata piacevole, veloce e scorrevole, adatto a un lettore che si vuole avvicinare per la prima volta al mondo di Sherlock e a chi vuole sperimentare questa nuova veste grafica del classico.

#Prodottofornitoda @Usborne Edizioni

Stefania Siano