Recensione: Il Principe Prigioniero di C. S. Pacat

Il Principe Prigioniero

C. S. Pacat

Damen è un guerriero e un eroe per il suo popolo, nonché il legittimo erede al trono di Akielos. Ma quando il fratellastro si impadronisce del potere, Damen viene catturato, privato del suo nome e spedito a servire il principe di una nazione nemica come schiavo di piacere. Bellissimo, manipolatore e pericoloso, il suo nuovo padrone, il principe Laurent di Vere, rappresenta tutto il peggio della corte di quel paese. Ma all’interno di quella letale ragnatela politica niente è come sembra, e quando Damen si trova, suo malgrado, invischiato nelle macchinazioni per il raggiungimento del potere, è costretto a collaborare con Laurent per sopravvivere e salvare la sua casa. Per il giovane condottiero, a quel punto vige una sola regola: non rivelare mai, in nessun caso, la propria identità, perché l’uomo da cui dipende è anche colui che, più di chiunque altro, ha motivo di odiarlo…


Il Principe Prigioniero è il primo volume di una trilogia che ha ricevuto molte recensioni positive così, incuriosita, ho deciso di iniziare questa lettura scoprendo anche un nuovo genere letterario.

La storia fa parte del genere LGBT e, in questo caso, abbiamo come protagonista l’amore tra due omosessuali, anche se in questo primo volume di amore non si parla, ma andiamo per gradi.

Lo stile di Pacat è scorrevole e semplice, fin dalle prime pagine sono ben caratterizzati i due protagonisti: Damen, un giovane principe orgoglioso dai sani principi e Laurent, un personaggio austero, freddo, calcolatore, capace di mutare atteggiamento in una frazione di secondo passando dal sadico altezzoso al principe socievole ed educato dal viso angelico.

Abbiamo un’ambientazione che ricorda molto il telefilm Spartacus o comunque il periodo dell’antica Grecia in cui il piacere sessuale è tranquillamente espresso anche tra persone dello stesso sesso. A Vere è assolutamente vietato generare figli bastardi e per questo motivo tutti i cortigiani posso intrattenere relazioni sessuali (ovviamente si parla al di fuori del matrimonio) SOLO con servi del loro stesso sesso. Questa legge vale non solo per i nobili, ma anche per le persone di un ceto sociale più basso.

«Vuoi dire che uomini e donne non… ? Mai?»
Mai. Non tra la nobiltà. Qualche volta, forse, se avevano gusti perversi. Era proibito. I bastardi erano un flagello, aveva continuato il soldato. Persino all’interno della guardia, se ti piaceva farlo con le donne, lo tenevi per te. Se mettevi incinta qualcuna e poi non la sposavi, la tua carriera era finita. Meglio evitare il problema, seguire l’esempio della nobiltà e metterlo dentro agli uomini.

Non so come si evolveranno le cose nei volumi successivi, ma è una motivazione che, personalmente, non trovo che regga, mi è suonata troppo strana e forzata. Ci sono altri modi per evitare figli bastardi e, in più, tale legge non ha una storia alle spalle, non c’è un approfondimento, nulla, eppure si percepisce dalla lettura quando sia importante questo divieto.

La storia si sofferma molto sulle “scaramucce” tra Damen e Laurent e quest’ultimo non perde occasione per umiliare anche pubblicamente il suo servo orgoglioso.

Questo primo volume l’ho trovato un po’ sotto tono, la storia si movimenta verso le ultime cento pagine con una situazione politica e di intrighi che ho trovato anche un po’, purtroppo, scontata.

Tuttavia è una lettura che ha saputo catturarmi e intrattenermi per lo stile e la caratterizzazione dei personaggi, soprattutto per Laurent che trovo sia un personaggio spigoloso e meraviglioso, dalla psiche complessa e ben articolata.

Vi lascio alla video recensione 🙂

 

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