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Fidanzati dell’inverno – L’attraversaspecchi di Dabos | Recensione

Fidanzati dell’inverno – L’attraversaspecchi

di Dabos

In un universo composto da ventuno arche, tante quanti sono i pianeti che orbitano intorno a quella che fu la Terra vive Ofelia. Originaria dell’arca “Anima”, è una ragazza timida, goffa e un po’ miope ma con due doni particolari: può attraversare gli specchi e leggere il passato degli oggetti. Lavora come curatrice di un museo finché le Decane della città decidono di darla in sposa al nobile Thorn, della potente famiglia dei Draghi. Questo significa trasferirsi su un’altra arca, “Polo”, molto più fredda e inospitale di Anima, abitata da bestie giganti e famiglie sempre in lotta tra loro. Ma per quale scopo è stata scelta proprio lei? Tra oggetti capricciosi, illusioni ottiche, mondi galleggianti e lotte di potere, Ofelia scoprirà di essere la chiave fondamentale di un enigma da cui potrebbe dipendere il destino del suo mondo. Fidanzati dell’inverno è il primo capitolo di una saga ricca e appassionante che sta conquistando migliaia di lettori giovani e adulti.

Le vecchie dimore hanno un’anima, si sente spesso dire. 
Su Anima, l’arca in cui gli oggetti prendono vita, le vecchie dimore avevano più che altro la tendenza a sviluppare un carattere orribile. 

Dopo averne sentito tanto parlare, ecco che mi immergo nella saga di Christelle Dabos. Fidanzati dell’inverno è una storia che ha riscosso molto successo tra i lettori e io sono una di quelle persone che più sente parlare bene di un libro e più preferisce evitare la lettura. 

Ci troviamo in un mondo in cui esistono le arche, la nostra protagonista Ofelia, vive nell’arca Anima, ed è una ragazza molto timida, introversa, che ama la lettura e soprattutto non ha alcun interesse nelle relazioni sentimentali. La sua vita viene stravolta quando le viene imposto un matrimonio con un uomo che viene dall’arca Polo, il giovane Thorn. 
Ofelia parte con Thorn per andare a vivere nel suo mondo, tanto freddo e diverso dal suo, e fino al giorno delle nozze non deve rivelare la sua identità perché il suo futuro marito è circondato da nemici che lo disprezzano. 

Partiamo col dire che mi è piaciuta molto l’ambientazione e soprattutto il contrasto degli usi e costumi tra le due arche. Ad Anima sono tutti una grande famiglia, si percepisce calore, amore, c’è la stessa atmosfera che crea una famiglia numerosa e chiassosa. Sull’arca Polo la situazione è completamente diversa, ci sono famiglie ben schierate, pronte ad accoltellarsi tra loro per realizzare le proprie ambizioni. Thorn è un figlio bastardo e per questo motivo non è visto di buon occhio dalle persone che lo circondano. L’ambientazione è ben delineata, particolare e originale, e gli intrighi tra le varie famiglie si susseguono andando avanti con la storia.

Il romanzo gioca di contrasti non solo con le atmosfere delle due arche, ma anche con i caratteri dei personaggi principali. Personalmente ho adorato Thorn, un figlio illegittimo che viene maltrattato fin da bambino dai suoi stessi fratellastri, allontanato dalla famiglia del padre e costretto a chiudersi in se stesso, trovando come suo unico obiettivo il lavoro da intendente amministrativo. Purtroppo l’autrice non si sofferma molto su di lui perché la storia si focalizza su Ofelia, ma è un personaggio che ha tante sfaccettature: all’apparenza freddo, austero e rude, ma in realtà è solo un ragazzo ferito che cerca di sopravvivere. Ofelia è una protagonista che non mi ha più di tanto convinta, spesso l’ho trovata troppo statica, ferma… si limita semplicemente a guardare ciò che succedere attorno a lei. 

Per quanto riguarda la dinamica amorosa non c’è nessun colpo di fulmine o amore travolgente. I due protagonisti si studiano, si guardano con sospetto, in alcuni momenti cercheranno di darsi fiducia a vicenda e mi domando, con il seguito dei libri, come evolverà la loro relazione. 

L’autrice scrive molto bene, ma ho trovato il ritmo troppo lento. Almeno per le prime duecento pagine non succede assolutamente nulla, e gli intrighi si susseguono lentamente, alcuni li ho trovati anche prevedibili. 

In conclusione questo primo capitolo della saga l’ho trovata piacevole. Non mi ha catturata più di tanto la storia, ma ho amato tantissimo il personaggio Thorn ed è solo per lui che mi sono convinta ad acquistare anche il secondo volume. 

Ne rimarrò delusa? Ve lo dirò quando inizierò il secondo capitolo XD 

 

Le intermittenze della morte di Saramago | Recensione

Le intermittenze della morte

Saramago

Un paese senza nome, 31 dicembre, scocca la mezzanotte. E arriva l’eternità, nella forma più semplice e quindi più inaspettata: nessuno muore più. La gioia è grande, la massima angoscia dell’umanità sembra sgominata per sempre. Ma non è tutto così semplice: chi sulla morte faceva affari per esempio perde la sua fonte di reddito. E cosa ne sarà della chiesa, ora che non c’è più uno spauracchio e non serve più nessuna resurrezione? I problemi, come si vede, sono tanti e complessi. Ma la morte, con fattezze di donna, segue i suoi imprendibili ragionamenti: dopo sette mesi annuncia, con una lettera scritta a mano, affidata a una busta viola e diretta ai media, che sta per riprendere il suo usuale lavoro, fedele all’impegno di rinnovamento dell’umanità che la vede da sempre protagonista. Da lì in poi le lettere viola partono con cadenza regolare e raggiungono i loro sfortunati (o fortunati?) destinatari, che tornano a morire come si conviene. Ma un violoncellista, dopo che la lettera a lui indirizzata è stata rinviata al mittente per tre volte, costringe la morte a bussare alla sua porta per consegnarla di persona.

Il giorno seguente non morì nessuno. 
Il fatto, poiché assolutamente contrario alle norme della vita, causò negli spiriti un enorme turbamento, cosa del tutto giustificata, ci basterà ricordare che non si riscontrava notizia nei quaranta volumi della storia universale […]

I libri dell’autore portoghese mi hanno sempre molto intrigata, ma per il suo stile particolare sono sempre stata restia a buttarmi nelle sue storie. 

La quarta di copertina spiega forse un po’ troppo della storia. Ci troviamo in un paese senza nome, all’improvviso la morte smette di fare il suo lavoro e per i seguenti sette mesi non muore nessuno. 

Per quanto la storia sia surreale, spesso grottesca, la cosa che ho adorato di questo libro è il fattore realistico delle dinamiche che si vanno a innescare per quanto riguarda la situazione politica, religiosa e dei comuni cittadini. Il lettore a questo punto si trova a pensare: se la morte non facesse più il suo lavoro, succederebbe quello che va a raccontare Saramago? E la risposta è: molto probabilmente sì. 

Il libro lo possiamo dividere in due parti, nella prima si affrontano le conseguenze di questa “apparente vita eterna”, nella seconda la morte ritorna, ma questa volta la protagonista indiscussa è proprio lei. Una figura ultraterrena che deciderà di fare visita a un violoncellista che a quanto pare non ha alcuna intenzione di morire. 

Saramago è un autore molto particolare, soprattutto per lo stile di scrittura. L’autore usa una punteggiatura non tradizionale, ovvero scrivere periodi molto lunghi, intervallati da virgole. Non ci sono altri simboli di punteggiatura, anche per quanto riguarda i dialoghi che sono introdotti dalla lettera maiuscola. Personalmente, a lungo andare, ho trovato questo stile un po’ impegnativo e spesso mi perdevo nella lettura. 

Stile di scrittura a parte ho apprezzato molto la trama, parliamo di una storia in cui l’autore non dà importanza al contesto, ma al contenuto. Un libro che non si perde in descrizioni, ma si sofferma su riflessioni molto attuali. 

Le intermittenze della morte è un libro che vi catapulterà in una situazione surreale e bizzarra, trattando però dinamiche molto realistiche e vicine alla nostra società. 

Tutto un altro pianeta di Claudio Rossi Marcelli | Recensione

Tutto un altro pianeta

Un alieno alla ricerca della famiglia perfetta

di Claudio Rossi Marcelli

Papà, mamma, figlio, figlia, un cane o un gatto. Il tutto tenuto insieme da una colla invisibile. È questa la famiglia terrestre secondo gli abitanti del fluorescente pianeta Ottta, che vivono immersi nella tristezza e sono destinati a completa solitudine. Decisi a salvare la loro civiltà dal declino, gli Otttiani mandano in missione il giovane Lotsi sulla Terra, durante la notte di Halloween, quando il suo aspetto da alieno passa del tutto inosservato. Lotsi si aggrega a due sorelle, Luna e Clio, e insieme a loro passa di casa in casa per chiedere: «Dolcetto o scherzetto?». Ogni volta che una porta si apre, lo sguardo ultrasensoriale dell’extraterrestre riesce ad attraversare microcosmi fatti di vite e affetti diversi e a leggere la storia delle famiglie. È così che tutto si ingarbuglia e le certezze dell’alieno sugli umani vanno in frantumi. Riuscirà Lotsi a scoprire qual è il segreto che tiene unite famiglie tanto diverse rendendole, ognuna a modo proprio, felici?

I due si presero per mano e si diressero verso gli altri che li stavano aspettando davanti alla prima porta, ignari del fatto che una creatura inquietante li stava osservando con le fauci spalancate e il respiro affannoso da dietro un albero. 
«Dolcetto o scherzetto?»

Una fiaba moderna che parla di famiglia. 

Protagonista della storia è Lotsi, un alieno del pianeta Ottta che viene inviato sulla terra per una missione: scoprire che cosa tiene unite le famiglie terrestri.
Quello che sa Lotsi è che la famiglia è composta da: madre, padre, figlio, figlia, cane o gatto. Ma quando l’alieno arriva sulla terra la notte di Halloween, scoprirà una cosa molto importante. 

Lotsi girerà per le case a fare “dolcetto o scherzetto” e in questa occasione conoscerà tante famiglie diverse: genitori divorziati, due padri, una madre single con un figlio e così via… 

Man, mano che si va avanti nella storia il lettore conosce la famiglia delle sorelle Luna e Clio che avranno un primo contatto con Lotsi, e l’alieno si renderà sempre più conto di qual è questa colla che tiene unite queste famiglie tante diverse tra loro. 

Tutto un altro pianeta è una storia molto carina, non aspettatevi un’avventura dinamica con colpi di scena, la trama è molto semplice, ma ciò che rende prezioso questo libro è come l’autore trasmette in modo genuino, originale e piacevole il concetto che “famiglia” è dove c’è amore, sostegno e rispetto. 

Una storia delicata che va contro il pregiudizio e l’ignoranza delle persone, spiegando in modo spontaneo i tanti colori che si possono trovare in una famiglia. 

#Prodottofornitoda @Mondadori

 

Follia di McGrath | Recensione

Follia

Patrick McGrath

Una grande storia di amore e morte e della perversione dell’occhio clinico che la osserva. Dall’interno di un tetro manicomio criminale vittoriano uno psichiatra comincia a esporre il caso clinico più perturbante della sua carriera: la passione tra Stella Raphael, moglie di un altro psichiatra, e Edgar Stark, artista detenuto per uxoricidio. Alla fine del libro ci si troverà a decidere se la “follia” che percorre il libro è solo nell’amour fou vissuto dai protagonisti o anche nell’occhio clinico che ce lo racconta.

Le storie d’amore catastrofiche contraddistinte da ossessione sessuale sono un mio interesse professionale ormai da anni. Si tratta di relazioni la cui durata e la cui intensità differiscono sensibilmente, ma che tendono ad attraversare fasi molto simili: riconoscimento, identificazione, organizzazione, struttura, complicazione, e così via. 

Un romanzo che esplora gli angoli più bui della psiche umana. 

Ho sentito molti pareri contrastanti su questo libro, c’è chi l’ha amato e chi l’ha trovato pesante. Io devo ammettere che al termine della lettura ho provato un senso di confusione, non sapendo bene come definire questo libro. Ebbene mi sono presa qualche giorno per ragionare a mente fredda e sono arrivata a una conclusione. 

La storia tratta di Stella Raphael, moglie del vicedirettore di un’istituto di igiene mentale, che prova una forte attrazione per Edgar Stark,  un paziente che ha ucciso la moglie per gelosia. La storia viene raccontata da Peter, uno psichiatra che lavora da parecchi anni nella struttura, il quale ha seguito fin dai primi giorni il caso di Edgar. Stella si sente così coinvolta dalla passione e dall’amore tormentato per Stark che è pronta a rinunciare a tutto pur di stare con lui. 

Sono rimasta molto colpita dallo stile di scrittura che è scorrevole, immediato e a volte crudo. La trama è molto lineare, a tratti l’ho trovata anche prevedibile, ma è affascinante come Patrick va a esaminare gli angoli più oscuri della mente umana. 

I personaggi sono caratterizzati in modo magistrale, non solo i protagonisti, ma anche i secondari. Il pazzo dichiarato all’inizio della storia è Edgar, ma man, mano che si va avanti si scopre che la storia va a delineare il personaggio di Stella e l’evoluzione della sua mente provocata dall’ossessione per Stark. Le vicende proseguono senza colpi di scena, ma ho apprezzato particolarmente il finale che conclude il cerchio di questa narrazione di menti folli, ognuna in modo diverso e con i propri punti deboli. 

Follia è una storia dalla scrittura potente e intima, che affronta la complessità della mente umana toccando temi come: la depressione, il disagio e la frustrazione. 

Anne Frank Diario a cura di Guia Risari | Recensione

Anne Frank Diario

a cura di Guia Risari

Illustrato da Giulia Tomai

Nell’Olanda sotto occupazione nazista la tredicenne Anne Frank inizia a raccontare in un diario intimo e personale la sua vita di ogni giorno: è il 1942 e le leggi antisemite colpiscono anche la sua famiglia, che per sfuggire alla deportazione si rifugia in un alloggio segreto, dove sopravvive grazie alla complicità di amici e conoscenti. Qui Anne, che sogna di diventare giornalista o scrittrice, non smette mai di scrivere. Quando nel 1944 il governo olandese lancia un appello per raccogliere testimonianze e documenti di guerra, Anne inizia a rielaborare il suo diario, in vista di una possibile pubblicazione: immagina che diventi un libro dal titolo “La casa sul retro” ma purtroppo non sopravvive abbastanza a lungo per vedere realizzato il suo sogno. Il “Diario”, invece, è arrivato fino a noi, e a tantissimi lettori nel mondo: oggi in un’edizione più che mai fedele alla spontaneità delle stesure originali, arricchita dalle illustrazioni di Giulia Tomai.

[…]perché, in passato e ancora oggi di frequente, nei popoli la donna ricopra sempre un ruolo così inferiore rispetto all’uomo. Chiunque può dire che ciò è ingiusto, ma non mi soddisfa, vorrei tanto sapere la causa di questa grande ingiustizia.

Un libro che bisogna leggere almeno una volta nella vita. 

Non è mai facile scrivere un commento su libri di questo genere, storie che toccano un periodo storico particolarmente buio e crudele. Ho letto il Diario di Anne Frank alle elementari, ma sinceramente non ricordavo la sensazione che mi aveva trasmesso, così, a distanza di anni, ho avuto la possibilità di rileggerlo in questa nuova edizione di Mondadori.

Anne era una ragazzina solare, allegra, vivace e come tutti i bambini aveva un sogno nel cassetto. Il desiderio che voleva realizzare era quello di diventare una giornalista e una scrittrice. Fin dall’inizio Anne si sente legata alle parole, al potere che possono avere se usate nel modo giusto. Tutto inizia quando le regalano il suo primo diario, un piccolo tesoro da custodire i propri segreti. Quando Anne prende tra le mani il diario sente di voler far scorrere le parole in quel piccolo scrigno, senza barriere, senza paletti, senza costrizioni dovute all’educazione e a quello che, all’epoca, era giusto o sbagliato per una donna.

Il testo scorre veloce e il lettore scopre la quotidianità di Anne, i suoi pensieri (a volte frivoli, propri di una ragazzina, altre volte molto profondi e maturi), le sue speranze, le informazioni riguardo la guerra e il suo cambiamento dovuto alla crescita.

Questa edizione la trovo bellissima con le illustrazioni di Giulia Tomai e ho amato sia la linea che i colori che sono in tema con il testo. Particolare che rende ancora più dinamica ed emotiva la storia sono le fotografie.

Il Diario di Anne Frank non è solo un importante documento storico, ma  è proprio un diario segreto scritto da una ragazzina, per cui ci sono dei momenti un po’ più lenti e ripetitivi, ma questo rende il libro più realistico. Personalmente ho preferito le pagine in cui Anne racconta della guerra, più che della quotidianità.

Rileggendo il Diario di Anne Frank ho provato tristezza e paura, a volte mi sono sentita molto vicina alla protagonista, mi sono rivista in alcuni suoi pensieri e credo che questa sia la potenza delle pagine del diario. 

#Profottofornitoda  @Mondadori

Il Priorato dell’Albero delle Arance di Shannon | Recensione

Il priorato dell’albero delle arance

Shannon

Il romanzo fantasy dell’anno. La casa di Berethnet ha regnato su Inys per mille anni ma ora sembra destinata a estinguersi se la regina Sabran IX non si sposerà e darà alla luce una figlia. I tempi sono difficili, gli assassini si nascondono nell’ombra della corte. A vegliare segretamente su Sabran c’è Ead Duryan, adepta di una società segreta che, grazie ai suoi incantesimi, protegge la sovrana. Ma la magia è ufficialmente proibita a Inys… Tra draghi, lotte per il potere e indimenticabili eroine, l’epico fantasy al femminile per il nuovo millennio.

La creatura fluttuò oltre il ponte con la grazia di un nastro di seta e si librò in cielo leggera e silenziosa come un aquilone.
Un drago.

Un epic fantasy con intrighi di corte, magia e draghi. 

Mi trovo veramente in difficoltà a dirvi di cosa tratta questo libro perché la storia è così immensa, così dettagliata e così particolare che rischierei o di fare spoiler o di essere troppo prolissa, quindi cercherò di stringere e di dire solo le cose che mi hanno colpito particolarmente.

I capitoli si alternano con due macro ambientazioni, una a Oriente e una a Occidente dove vengono trattate le varie storie, e in cui si scoprono i diversi regni.
Ci sono quattro narratori, ma vi parlerò di quelli che mi hanno più colpito.
Nella storia a Oriente il lettore conosce Tané, un’orfana seiikinese che studia per diventare un cavaliere di draghi. Un personaggio che mi ha molto incuriosito fin da subito, soprattutto per la sua tenacia nel realizzare il suo sogno. 
In Occidente abbiamo un’atmosfera, totalmente diversa dalla prima, che ricorda più le classiche corti medievali. Qui il lettore conosce Ead Duryan, che ha il compito di vegliare segretamente sulla regina Sabran, la quale non si è ancora sposata e il regno è in crisi proprio perché non ha dato alla luce ancora un erede. Il lettore scoprirà varie storie parallele che alla fine si intrecceranno in modo avvincente.

I draghi sono gli animali fantastici portanti della storia perché vengono visti in maniera diversa in base alla cultura del regno in cui ci troviamo. In alcuni regni, come in quello in cui si trova Tanè, i draghi vengono venerati, mentre su altri fronti queste bestie sono considerate il male.  Questo perché c’è la leggenda del Senza Nome, ovvero il drago più pericoloso e potente di tutti che ha creato scompiglio molti anni prima e che sembra stia per tornare. Tale leggenda è presente in ogni regno, ma in base alle credenze ci sono delle varianti.

Il world-building che crea Shannon è  particolare, dettagliato e variegato. Punto di forza sono sicuramente le ambientazioni, l’autrice crea più regni, ognuno con i propri usi e costumi, la propria storia e religione, dando una buona caratterizzazione delle varie società. Personalmente ho avuto molta difficoltà e entrare nella lettura perché Shannon introduce nello stesso momento tantissimi personaggi, spiegando le varie parentele e alcuni intrighi di corte. Non ho avuto il tempo di affezionarmi a qualcuno di loro proprio perché sono stata troppo impegnata nel cercare di ricordarmeli. Avrei preferito che i personaggi venissero introdotti man, mano nella storia, così da familiarizzare.

Il Priorato dell’Albero delle Arance è un libro che rievoca l’atmosfera del Trono di Spade, e ha tutti gli elementi essenziali che caratterizzano un Epic Fantasy con tanto di intrighi di corte. Ma qui, a differenza dei classici del genere che ricordiamo, c’è una bella presenza femminile con personaggi forti e determinati.

Si tratta di una lettura impegnativa, non solo per la moltitudine di personaggi che compaiono, ma anche per la quantità di informazioni che dà l’autrice. Personalmente ho dovuto spesso guardare la cartina, il glossario e l’elenco dei personaggi a fine libro, perché mi perdevo nelle descrizioni e nelle nozioni. Una storia sicuramente avvincente, che mi ha intrattenuto, ma che personalmente non mi ha fatto scattare l’amore, forse perché ho avuto questo rapporto con la storia un po’ complesso all’inizio. 

Il Priorato dell’Albero delle Arance è un intreccio di magia, avventura, cospirazioni, tradimenti e il “mai una gioia” è sempre dietro l’angolo. Ho apprezzato tantissimo i personaggi femminili che sono un bel mix di forza e debolezza, e ciò non fa altro che esaltarle. Ci sono dei bei messaggi femministi, si parla di amore e anche di lgbt. Insomma una storia piena di messaggi che intrattiene il lettore in questa avventura molto articolata. 

Se siete amanti delle storie con tantissimi personaggi dove ci sono draghi, magia, amore e dei bei messaggi importanti, allora Il Priorato dell’Albero delle Arance è sicuramente una lettura da fare. 

#Prodottofornitoda @OscarVault

La notte dei bambini cometa di P. Vettori | Recensione

La notte dei bambini cometa

Pierpaolo Vettori

Zeno Vivaldi ha un amico immaginario molto speciale, che lo accompagna per tutta l’infanzia: un mostro di nome Ulmer, che racconta al lettore la sua storia in prima persona. Un romanzo d’iniziazione contemporaneo dalle atmosfere fantastiche e ironiche e dal linguaggio ammaliante. Vampiri e fantasmi, i mostri della tradizione gotica, spuntano discretamente tra una riga e l’altra, accompagnati da nuove inquietanti apparizioni reali, come i poeti maledetti della musica punk, dando voce ai turbamenti della preadolescenza. La storia di uno di quei bambini troppo sensibili da cui spesso fuggiamo, narrata con estrema delicatezza, cogliendo proprio il momento in cui Zeno sta per diventare adulto: meravigliato di fronte al mondo reale, ai suoi misteri, agli imprevisti e alle situazioni incomprensibili che è naturalmente destinato a incontrare. Un piccolo classico dell’autore, che torna in versione riveduta e ampliata.

Zeno si sentiva bene e male allo stesso tempo.
Forse era quello essere adulti. Quando diventi grande non ci sono più misteri, solo problemi. 

Una storia delicata e intensa, che ha la nota nostalgica dell’infanzia. 

La notte dei bambini cometa è il libro di esordio dell’autore pubblicato nel 2011, questa è la versione ampliata e riproposta da Bompiani nel mese di agosto di quest’anno. 

Il protagonista è Zeno, un bambino così sensibile che quando sta male emotivamente sta male anche fisicamente. Zeno è introverso, timido e ha una grande fantasia, talmente tanto da avere un amico immaginario di nome Ulmer il quale ci racconta le vicende di Zeno.

Come si può ipotizzare dalla quarta di copertina, si tratta di una storia di formazione e di crescita, del classico passaggio dall’infanzia all’adolescenza. Mi aspettavo le tipiche tematiche “leggere” di questa fase di crescita, ma ho trovato temi molto più maturi di quelli che mi aspettavo. Zeno si trova ad affrontare non solo le problematiche del primo amore non corrisposto per la cugina, gli episodi di bullismo, le prime domande sulla vita, ma anche problemi che lo avvicinano al mondo adulto: come la depressione, la morte e il suicidio. 

Il protagonista è la dolcezza e l’ingenuità in persona, mi sono affezionata subito a lui e, in alcuni momenti, mi sono rivista in alcune situazioni e pensieri. L’idea di far raccontare tutto all’amico immaginario con un linguaggio semplice, ma spesso anche scanzonato, fa in modo che anche un adulto possa approcciarsi con piacere alla lettura. 

Altro personaggio che ho apprezzato nella sua complessità e “pazzia” è Irene, una ragazzina che avrà un ruolo importante nella crescita di Zeno. Irene è un personaggio dall’umore altalenante che, anche con i suoi sbalzi giustificati e ben bilanciati nella storia, è riuscita a catturarmi. Mi sono sentita vicino a lei, alla sua situazione drammatica e molti momenti che passa con Zeno li ho trovati alcuni divertenti e altri toccanti. 

La notte dei bambini cometa è un libro che ti accoglie con il sorriso e la spensieratezza di un amico immaginario, il quale ti saluterà al termine della lettura lasciandoti un velo di malinconia.

#Giftedby @Bompiani

La Congregazione dei Fantasmi di Will Mabbitt | Recensione

La Congregazione dei Fantasmi

Will Mabbitt

Quando Jake riceve per errore un pacco con all’interno un dito mozzato, capisce subito di essersi cacciato in un bel guaio: i terribili Ossolupi, creature misteriose e crudeli, si sono messi sulle sue tracce, guidati da un Mietitore intenzionato a spedire la sua anima nel Vuoto Eterno! Per fortuna Jake non è solo. Lo spettro del becchino Stiffkey, la giovane fantasmina Cora e la volpe fantasma Zorro lo accompagneranno in una pericolosissima missione: raggiungere la Congregazione dei Fantasmi e restituire la Dannata Cosa prima che sia troppo tardi per Jake, e per il mondo intero! 

Jake Green era decisamente vivo. Vivo al risveglio, vivo per tutta la giornata di scuola, ancora vivo adesso, mentre arrancava verso casa attraversando il piccolo villaggio di Elmbury. Essere vivo era qualcosa che dava per scontato. Perché, per quanto potesse ricordare, era sempre stato così. Jake lo trovava piuttosto facile. Bastava non morire, e per ora gli era venuto naturale. 

Un’avventura frizzante e dai toni grotteschi. 

Jake è un bambino di dodici anni che vive una situazione molto delicata perché i genitori sono separati. Il ragazzino sta con al madre, la quale lo riempie di attenzioni e premure, mentre con il padre ha un rapporto problematico. Un giorno Jake incontra un individuo dall’aspetto lugubre di nome Stiffkey, il quale gli consegna per sbaglio una scatola con all’interno un dito mozzato. Per questo errore Jake verrà perseguitato dalla Congregazione dei Fantasmi che vuole portarlo al Vuoto Eterno perché ormai conosce troppe cose del mondo dei morti. Stiffkey si scoprirà essere un fantasma e cercherà di aiutare il povero Jake a risolvere la situazione.

La Congregazione dei Fantasmi è un romanzo per ragazzi dai toni cupi che tratta della morte e degli spiriti in una chiave leggera e avventurosa, adatto soprattutto a un pubblico giovane, ma anche a persone più grandi che vogliono una lettura leggera e veloce. Lo stile di Mabbitt è fresco e frizzante come la storia. 

Jake inizia un viaggio con Stiffkey e in questo percorso il ragazzino incontrerà  nuovi personaggi che hanno un legame con il mondo dei morti e che lo aiuteranno a crescere e a comprendere le sue capacità. Più che la caratterizzazione del protagonista ho apprezzato molto lo studio e la descrizione del mondo degli spiriti e delle sue personalità. Si parla di sedute spiritiche, di Sbrogliatori che sono persone che aiutano i fantasmi a risolvere le questioni in sospeso per poi passare nell’Aldilà. 

Il romanzo non si sofferma solo sull’avventura fantastica dai toni cupi, ma affronta anche la crescita di Jake, il quale si trova ad affrontare un mondo tanto diverso, ma per certi versi simile al nostro e ciò lo aiuterà a comprendere dell’immenso affetto che prova per i genitori.

In un turbino di magia, fughe e scene divertenti si aggiunge anche Cora, un fantasma che legherà molto con il protagonista e che ho subito amato. Ci tengo a dire che il libro è anche molto curato graficamente, con illustrazioni in bianco e nero e impaginazione accattivante. 

Una storia leggera che parla di coraggio e della vita, ed è solo il primo capitolo di un’avventura che si prospetta molto interessante. 

#Prodottofornitoda @FabbriEditori