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Grishaverse – Tenebre e ossa di Bardugo | Review Party

Grishaverse – Tenebre e ossa

Bardugo

L’orfana Alina Starkov non ha grandi ambizioni nella vita, le basterebbe fare al meglio il suo lavoro di apprendista cartografa nell’esercito di Ravka, un tempo nazione potente e ora regno circondato dai nemici, e poter stare accanto al suo buon amico Mal, il ragazzo con cui è cresciuta e di cui è innamorata da molto tempo. Ma il destino ha in serbo ben altro per lei. Quando il loro reggimento attraversa la Faglia d’Ombra, la striscia di oscurità quasi impenetrabile che taglia letteralmente in due il regno di Ravka, lei e i suoi compagni vengono attaccati dagli esseri spaventosi e affamati che lì dimorano. E proprio nel momento in cui Alina si lancia in soccorso dell’amico Mal ferito gravemente, in lei si risveglia un potere enorme, come una luce improvvisa e intensa in grado di riempirle la testa, accecarla e sommergerla completamente. Subito viene arruolata dai Grisha, l’élite di creature magiche che, al comando dell’Oscuro, l’uomo più potente di Ravka dopo il re, manovra l’intera corte. Alina, infatti, è l’unica tra loro in grado di evocare una forza talmente potente da distruggere la Faglia e riunire di nuovo il regno, dilaniato dalla guerra, riportandovi finalmente pace e prosperità. Ma al sontuoso palazzo dove viene condotta per affinare il suo potere, niente è ciò che sembra e Alina si ritroverà presto ad affrontare sia le ombre che minacciano il regno, sia quelle che insidiano il suo cuore.

Rimasi a guardare, divisa tra paura e fascinazione.
“E’ troppo giovane” pensai. L’Oscuro comandava i Grisha da prima che io nascessi, mentre l’uomo seduto sulla pedana non sembrava molto più anziano di me. Aveva un viso affilato e bello, con una massa di folti capelli neri e chiari occhi grigi che scintillavano come quarzo. Io sapevo che i Grisha più potenti vivevano a lungo, e che gli Oscuri erano i Grisha più potenti di tutti, ma lo trovavo ingiusto e ripensai alle parole di Eva: “Non è un essere naturale. Nessuno di loro lo è.”

Dopo aver letto sei di Corvi, che ho adorato, come non immergermi in questa nuova storia di Bardugo?

Alina e Mal vengono accolti nell’orfanotrofio di Keramizin, e una volta cresciuti cominciano l’addestramento militare a Poliznay. Quando il loro reggimento attraversa la Faglia d’Ombra, Mal viene ferito gravemente durante un attacco, Alina corre in suo soccorso e all’improvviso tutto attorno a lei viene avvolto da una forte luce. Quando si risveglia viene arruolata nei Grisha, l’élite di creature magiche al comando dell’Oscuro.

Lo stile di Bardugo è scorrevole e semplice, anche in questo caso mi sono immersa nella storia facilmente. La trama è vista tutta dal punto di vista di Alina, una protagonista che però non mi ha particolarmente conquistata nella prima parte del libro. E’ una ragazza insicura di sé, in cerca del suo posto nel mondo, e all’inizio della storia mi aspettavo più uno spirito di ribellione per la situazione che le impone l’Oscuro, invece segue e si adatta semplicemente al corso degli eventi. L’ho apprezzata più verso la fine, dove c’è un’evoluzione che trovo realistica e anche adatta al suo personaggio. 

Il ritmo è ben cadenzato, ogni capitolo è un tassello per conoscere il mondo dei Grisha, esseri che hanno capacità speciali e che vivono più degli esseri umani. L’Oscuro è un personaggio enigmatico, il lettore rimane sempre nell’incertezza sulla veridicità delle sue azioni, mentre Mal, l’amico d’infanzia e primo amore di Alina, è una figura chiara, schietta e solare che ho adorato fin dalle prime pagine. Due personaggi maschili che sono il giorno e la notte, e che immagino riserveranno delle belle sorprese nei prossimi volumi.

Sono una lettrice un po’ particolare, perché tendenzialmente mi affeziono sempre di più ai personaggi secondari che a quelli principali, e questo è il caso con Genya, una Grisha che ha la capacità di migliorare l’aspetto delle persone, un potere che viene schernito dai suoi colleghi. Genya è una figura che apparentemente si presenta sempre allegra, solare, spesso frivola eppure, con poche battute e  scene, la Bardugo fa intendere che c’è molto di più dietro a questo personaggio che sono curiosa di conoscere meglio. 

L’universo che crea l’autrice è colmo di magia, intrighi politici e inganni. Un romanzo che ha la capacità di far staccare la mente dalla vita reale, che intrattiene fin dalle prime pagine, facendo immergere il lettore nel misterioso mondo dei Grisha. 

#Prodottofornitoda @Mondadori

Io sono Zelda di MacDonald | Recensione

Io sono Zelda 
E  questa è la mia leggenda
Andrew David MacDonald

 Zelda adora i vichinghi: ne conosce a memoria tradizioni e miti, ne ammira il coraggio e la possibilità che offrivano a tutti di diventare eroi di una leggenda. Anche alle donne (le valchirie erano più forti di tutti). Anche alle persone quasi invisibili come lei. Zelda è invisibile perché è diversa, che, come è solita spiegare, «è un modo più carino per dire ritardata». È nata con un disturbo cognitivo per il quale gli altri non la ritengono in grado di decidere per se stessa, anche se ormai ha ventun anni e ha le idee molto chiare sulla vita, che organizza rigorosamente in liste da seguire. A prendersi cura di lei è Gert: il suo fratello, il suo guerriero, l’unica famiglia che le resti. Gert è bravissimo a sopravvivere alle battaglie della vita, ma anche a mettersi nei guai. Così, quando Zelda scopre che il fratello ha trovato un metodo discutibile e pericoloso per guadagnare i soldi necessari a mantenere entrambi, decide di prendere in mano la situazione.

Io sono venuto fuori sano, ma gli alcolici che nostra madre beveva sono stati un veleno per l cervello di Zelda, che così è nata con la sindrome alcolica fetale.
Dicevano che probabilmente non avrebbe mai imparato a leggere e che avrebbe dovuto essere seguita da qualcuno per tutta la vita. Si sbagliavano […]

Una storia che parla di diversità e di famiglia.

La protagonista della storia è Zelda, una ragazzina che nasce con un disturbo cognitivo. Zelda ama i vichinghi, si sente una vera e propria guerriera e vede come un eroe suo fratello Gert, il quale provvede a lei ed è la sua unica famiglia.
Le cose si complicano quando scopre che suo fratello entra in un giro losco. 

Io sono Zelda è un libro che mi ha sorpreso, mi aspettavo una lettura piacevole e si è rivelata qualcosa di più.
La storia è vista dal punto di vista della protagonista e trovo che l’autore abbia fatto un buon lavoro nel rendere così naturale e realistica Zelda, esaltando i suoi punti di forza, ma anche le sue debolezze e ricalcando le problematiche che tutte le ragazze hanno nel periodo dell’adolescenza. 

La storia non parla solo di lei, della sua crescita, del suo amore, della sua “diversità” che è vista come un peso più dagli altri che da lei stessa, ma la trama si articola anche con la storia di Gert che pur di provvedere alla sorella è disposto ad autodistruggersi, entrando in un giro losco che comprometterà non solo la sua vita. 

La scrittura è scorrevole e realistica, proprio perché è dal punto di vista di Zelda e questa scelta stilistica permette al lettore di entrare più in sintonia con la protagonista e con la sua storia. Inoltre ho trovato bellissimo e ben realizzato il rapporto di amore, di fiducia e di complicità che c’è tra i due fratelli.

Un libro dal ritmo ben cadenzato, con i giusti momenti di pausa. Una storia che va contro il pregiudizio verso la diversità, che parla di coraggio, di forza di volontà e del grande rapporto tra due fratelli. 

#Prodottofornitoda @Sperling&Kupfer

 

Fidanzati dell’inverno – L’attraversaspecchi di Dabos | Recensione

Fidanzati dell’inverno – L’attraversaspecchi

di Dabos

In un universo composto da ventuno arche, tante quanti sono i pianeti che orbitano intorno a quella che fu la Terra vive Ofelia. Originaria dell’arca “Anima”, è una ragazza timida, goffa e un po’ miope ma con due doni particolari: può attraversare gli specchi e leggere il passato degli oggetti. Lavora come curatrice di un museo finché le Decane della città decidono di darla in sposa al nobile Thorn, della potente famiglia dei Draghi. Questo significa trasferirsi su un’altra arca, “Polo”, molto più fredda e inospitale di Anima, abitata da bestie giganti e famiglie sempre in lotta tra loro. Ma per quale scopo è stata scelta proprio lei? Tra oggetti capricciosi, illusioni ottiche, mondi galleggianti e lotte di potere, Ofelia scoprirà di essere la chiave fondamentale di un enigma da cui potrebbe dipendere il destino del suo mondo. Fidanzati dell’inverno è il primo capitolo di una saga ricca e appassionante che sta conquistando migliaia di lettori giovani e adulti.

Le vecchie dimore hanno un’anima, si sente spesso dire. 
Su Anima, l’arca in cui gli oggetti prendono vita, le vecchie dimore avevano più che altro la tendenza a sviluppare un carattere orribile. 

Dopo averne sentito tanto parlare, ecco che mi immergo nella saga di Christelle Dabos. Fidanzati dell’inverno è una storia che ha riscosso molto successo tra i lettori e io sono una di quelle persone che più sente parlare bene di un libro e più preferisce evitare la lettura. 

Ci troviamo in un mondo in cui esistono le arche, la nostra protagonista Ofelia, vive nell’arca Anima, ed è una ragazza molto timida, introversa, che ama la lettura e soprattutto non ha alcun interesse nelle relazioni sentimentali. La sua vita viene stravolta quando le viene imposto un matrimonio con un uomo che viene dall’arca Polo, il giovane Thorn. 
Ofelia parte con Thorn per andare a vivere nel suo mondo, tanto freddo e diverso dal suo, e fino al giorno delle nozze non deve rivelare la sua identità perché il suo futuro marito è circondato da nemici che lo disprezzano. 

Partiamo col dire che mi è piaciuta molto l’ambientazione e soprattutto il contrasto degli usi e costumi tra le due arche. Ad Anima sono tutti una grande famiglia, si percepisce calore, amore, c’è la stessa atmosfera che crea una famiglia numerosa e chiassosa. Sull’arca Polo la situazione è completamente diversa, ci sono famiglie ben schierate, pronte ad accoltellarsi tra loro per realizzare le proprie ambizioni. Thorn è un figlio bastardo e per questo motivo non è visto di buon occhio dalle persone che lo circondano. L’ambientazione è ben delineata, particolare e originale, e gli intrighi tra le varie famiglie si susseguono andando avanti con la storia.

Il romanzo gioca di contrasti non solo con le atmosfere delle due arche, ma anche con i caratteri dei personaggi principali. Personalmente ho adorato Thorn, un figlio illegittimo che viene maltrattato fin da bambino dai suoi stessi fratellastri, allontanato dalla famiglia del padre e costretto a chiudersi in se stesso, trovando come suo unico obiettivo il lavoro da intendente amministrativo. Purtroppo l’autrice non si sofferma molto su di lui perché la storia si focalizza su Ofelia, ma è un personaggio che ha tante sfaccettature: all’apparenza freddo, austero e rude, ma in realtà è solo un ragazzo ferito che cerca di sopravvivere. Ofelia è una protagonista che non mi ha più di tanto convinta, spesso l’ho trovata troppo statica, ferma… si limita semplicemente a guardare ciò che succedere attorno a lei. 

Per quanto riguarda la dinamica amorosa non c’è nessun colpo di fulmine o amore travolgente. I due protagonisti si studiano, si guardano con sospetto, in alcuni momenti cercheranno di darsi fiducia a vicenda e mi domando, con il seguito dei libri, come evolverà la loro relazione. 

L’autrice scrive molto bene, ma ho trovato il ritmo troppo lento. Almeno per le prime duecento pagine non succede assolutamente nulla, e gli intrighi si susseguono lentamente, alcuni li ho trovati anche prevedibili. 

In conclusione questo primo capitolo della saga l’ho trovata piacevole. Non mi ha catturata più di tanto la storia, ma ho amato tantissimo il personaggio Thorn ed è solo per lui che mi sono convinta ad acquistare anche il secondo volume. 

Ne rimarrò delusa? Ve lo dirò quando inizierò il secondo capitolo XD 

 

Le intermittenze della morte di Saramago | Recensione

Le intermittenze della morte

Saramago

Un paese senza nome, 31 dicembre, scocca la mezzanotte. E arriva l’eternità, nella forma più semplice e quindi più inaspettata: nessuno muore più. La gioia è grande, la massima angoscia dell’umanità sembra sgominata per sempre. Ma non è tutto così semplice: chi sulla morte faceva affari per esempio perde la sua fonte di reddito. E cosa ne sarà della chiesa, ora che non c’è più uno spauracchio e non serve più nessuna resurrezione? I problemi, come si vede, sono tanti e complessi. Ma la morte, con fattezze di donna, segue i suoi imprendibili ragionamenti: dopo sette mesi annuncia, con una lettera scritta a mano, affidata a una busta viola e diretta ai media, che sta per riprendere il suo usuale lavoro, fedele all’impegno di rinnovamento dell’umanità che la vede da sempre protagonista. Da lì in poi le lettere viola partono con cadenza regolare e raggiungono i loro sfortunati (o fortunati?) destinatari, che tornano a morire come si conviene. Ma un violoncellista, dopo che la lettera a lui indirizzata è stata rinviata al mittente per tre volte, costringe la morte a bussare alla sua porta per consegnarla di persona.

Il giorno seguente non morì nessuno. 
Il fatto, poiché assolutamente contrario alle norme della vita, causò negli spiriti un enorme turbamento, cosa del tutto giustificata, ci basterà ricordare che non si riscontrava notizia nei quaranta volumi della storia universale […]

I libri dell’autore portoghese mi hanno sempre molto intrigata, ma per il suo stile particolare sono sempre stata restia a buttarmi nelle sue storie. 

La quarta di copertina spiega forse un po’ troppo della storia. Ci troviamo in un paese senza nome, all’improvviso la morte smette di fare il suo lavoro e per i seguenti sette mesi non muore nessuno. 

Per quanto la storia sia surreale, spesso grottesca, la cosa che ho adorato di questo libro è il fattore realistico delle dinamiche che si vanno a innescare per quanto riguarda la situazione politica, religiosa e dei comuni cittadini. Il lettore a questo punto si trova a pensare: se la morte non facesse più il suo lavoro, succederebbe quello che va a raccontare Saramago? E la risposta è: molto probabilmente sì. 

Il libro lo possiamo dividere in due parti, nella prima si affrontano le conseguenze di questa “apparente vita eterna”, nella seconda la morte ritorna, ma questa volta la protagonista indiscussa è proprio lei. Una figura ultraterrena che deciderà di fare visita a un violoncellista che a quanto pare non ha alcuna intenzione di morire. 

Saramago è un autore molto particolare, soprattutto per lo stile di scrittura. L’autore usa una punteggiatura non tradizionale, ovvero scrivere periodi molto lunghi, intervallati da virgole. Non ci sono altri simboli di punteggiatura, anche per quanto riguarda i dialoghi che sono introdotti dalla lettera maiuscola. Personalmente, a lungo andare, ho trovato questo stile un po’ impegnativo e spesso mi perdevo nella lettura. 

Stile di scrittura a parte ho apprezzato molto la trama, parliamo di una storia in cui l’autore non dà importanza al contesto, ma al contenuto. Un libro che non si perde in descrizioni, ma si sofferma su riflessioni molto attuali. 

Le intermittenze della morte è un libro che vi catapulterà in una situazione surreale e bizzarra, trattando però dinamiche molto realistiche e vicine alla nostra società. 

Tutto un altro pianeta di Claudio Rossi Marcelli | Recensione

Tutto un altro pianeta

Un alieno alla ricerca della famiglia perfetta

di Claudio Rossi Marcelli

Papà, mamma, figlio, figlia, un cane o un gatto. Il tutto tenuto insieme da una colla invisibile. È questa la famiglia terrestre secondo gli abitanti del fluorescente pianeta Ottta, che vivono immersi nella tristezza e sono destinati a completa solitudine. Decisi a salvare la loro civiltà dal declino, gli Otttiani mandano in missione il giovane Lotsi sulla Terra, durante la notte di Halloween, quando il suo aspetto da alieno passa del tutto inosservato. Lotsi si aggrega a due sorelle, Luna e Clio, e insieme a loro passa di casa in casa per chiedere: «Dolcetto o scherzetto?». Ogni volta che una porta si apre, lo sguardo ultrasensoriale dell’extraterrestre riesce ad attraversare microcosmi fatti di vite e affetti diversi e a leggere la storia delle famiglie. È così che tutto si ingarbuglia e le certezze dell’alieno sugli umani vanno in frantumi. Riuscirà Lotsi a scoprire qual è il segreto che tiene unite famiglie tanto diverse rendendole, ognuna a modo proprio, felici?

I due si presero per mano e si diressero verso gli altri che li stavano aspettando davanti alla prima porta, ignari del fatto che una creatura inquietante li stava osservando con le fauci spalancate e il respiro affannoso da dietro un albero. 
«Dolcetto o scherzetto?»

Una fiaba moderna che parla di famiglia. 

Protagonista della storia è Lotsi, un alieno del pianeta Ottta che viene inviato sulla terra per una missione: scoprire che cosa tiene unite le famiglie terrestri.
Quello che sa Lotsi è che la famiglia è composta da: madre, padre, figlio, figlia, cane o gatto. Ma quando l’alieno arriva sulla terra la notte di Halloween, scoprirà una cosa molto importante. 

Lotsi girerà per le case a fare “dolcetto o scherzetto” e in questa occasione conoscerà tante famiglie diverse: genitori divorziati, due padri, una madre single con un figlio e così via… 

Man, mano che si va avanti nella storia il lettore conosce la famiglia delle sorelle Luna e Clio che avranno un primo contatto con Lotsi, e l’alieno si renderà sempre più conto di qual è questa colla che tiene unite queste famiglie tante diverse tra loro. 

Tutto un altro pianeta è una storia molto carina, non aspettatevi un’avventura dinamica con colpi di scena, la trama è molto semplice, ma ciò che rende prezioso questo libro è come l’autore trasmette in modo genuino, originale e piacevole il concetto che “famiglia” è dove c’è amore, sostegno e rispetto. 

Una storia delicata che va contro il pregiudizio e l’ignoranza delle persone, spiegando in modo spontaneo i tanti colori che si possono trovare in una famiglia. 

#Prodottofornitoda @Mondadori

 

Follia di McGrath | Recensione

Follia

Patrick McGrath

Una grande storia di amore e morte e della perversione dell’occhio clinico che la osserva. Dall’interno di un tetro manicomio criminale vittoriano uno psichiatra comincia a esporre il caso clinico più perturbante della sua carriera: la passione tra Stella Raphael, moglie di un altro psichiatra, e Edgar Stark, artista detenuto per uxoricidio. Alla fine del libro ci si troverà a decidere se la “follia” che percorre il libro è solo nell’amour fou vissuto dai protagonisti o anche nell’occhio clinico che ce lo racconta.

Le storie d’amore catastrofiche contraddistinte da ossessione sessuale sono un mio interesse professionale ormai da anni. Si tratta di relazioni la cui durata e la cui intensità differiscono sensibilmente, ma che tendono ad attraversare fasi molto simili: riconoscimento, identificazione, organizzazione, struttura, complicazione, e così via. 

Un romanzo che esplora gli angoli più bui della psiche umana. 

Ho sentito molti pareri contrastanti su questo libro, c’è chi l’ha amato e chi l’ha trovato pesante. Io devo ammettere che al termine della lettura ho provato un senso di confusione, non sapendo bene come definire questo libro. Ebbene mi sono presa qualche giorno per ragionare a mente fredda e sono arrivata a una conclusione. 

La storia tratta di Stella Raphael, moglie del vicedirettore di un’istituto di igiene mentale, che prova una forte attrazione per Edgar Stark,  un paziente che ha ucciso la moglie per gelosia. La storia viene raccontata da Peter, uno psichiatra che lavora da parecchi anni nella struttura, il quale ha seguito fin dai primi giorni il caso di Edgar. Stella si sente così coinvolta dalla passione e dall’amore tormentato per Stark che è pronta a rinunciare a tutto pur di stare con lui. 

Sono rimasta molto colpita dallo stile di scrittura che è scorrevole, immediato e a volte crudo. La trama è molto lineare, a tratti l’ho trovata anche prevedibile, ma è affascinante come Patrick va a esaminare gli angoli più oscuri della mente umana. 

I personaggi sono caratterizzati in modo magistrale, non solo i protagonisti, ma anche i secondari. Il pazzo dichiarato all’inizio della storia è Edgar, ma man, mano che si va avanti si scopre che la storia va a delineare il personaggio di Stella e l’evoluzione della sua mente provocata dall’ossessione per Stark. Le vicende proseguono senza colpi di scena, ma ho apprezzato particolarmente il finale che conclude il cerchio di questa narrazione di menti folli, ognuna in modo diverso e con i propri punti deboli. 

Follia è una storia dalla scrittura potente e intima, che affronta la complessità della mente umana toccando temi come: la depressione, il disagio e la frustrazione. 

Anne Frank Diario a cura di Guia Risari | Recensione

Anne Frank Diario

a cura di Guia Risari

Illustrato da Giulia Tomai

Nell’Olanda sotto occupazione nazista la tredicenne Anne Frank inizia a raccontare in un diario intimo e personale la sua vita di ogni giorno: è il 1942 e le leggi antisemite colpiscono anche la sua famiglia, che per sfuggire alla deportazione si rifugia in un alloggio segreto, dove sopravvive grazie alla complicità di amici e conoscenti. Qui Anne, che sogna di diventare giornalista o scrittrice, non smette mai di scrivere. Quando nel 1944 il governo olandese lancia un appello per raccogliere testimonianze e documenti di guerra, Anne inizia a rielaborare il suo diario, in vista di una possibile pubblicazione: immagina che diventi un libro dal titolo “La casa sul retro” ma purtroppo non sopravvive abbastanza a lungo per vedere realizzato il suo sogno. Il “Diario”, invece, è arrivato fino a noi, e a tantissimi lettori nel mondo: oggi in un’edizione più che mai fedele alla spontaneità delle stesure originali, arricchita dalle illustrazioni di Giulia Tomai.

[…]perché, in passato e ancora oggi di frequente, nei popoli la donna ricopra sempre un ruolo così inferiore rispetto all’uomo. Chiunque può dire che ciò è ingiusto, ma non mi soddisfa, vorrei tanto sapere la causa di questa grande ingiustizia.

Un libro che bisogna leggere almeno una volta nella vita. 

Non è mai facile scrivere un commento su libri di questo genere, storie che toccano un periodo storico particolarmente buio e crudele. Ho letto il Diario di Anne Frank alle elementari, ma sinceramente non ricordavo la sensazione che mi aveva trasmesso, così, a distanza di anni, ho avuto la possibilità di rileggerlo in questa nuova edizione di Mondadori.

Anne era una ragazzina solare, allegra, vivace e come tutti i bambini aveva un sogno nel cassetto. Il desiderio che voleva realizzare era quello di diventare una giornalista e una scrittrice. Fin dall’inizio Anne si sente legata alle parole, al potere che possono avere se usate nel modo giusto. Tutto inizia quando le regalano il suo primo diario, un piccolo tesoro da custodire i propri segreti. Quando Anne prende tra le mani il diario sente di voler far scorrere le parole in quel piccolo scrigno, senza barriere, senza paletti, senza costrizioni dovute all’educazione e a quello che, all’epoca, era giusto o sbagliato per una donna.

Il testo scorre veloce e il lettore scopre la quotidianità di Anne, i suoi pensieri (a volte frivoli, propri di una ragazzina, altre volte molto profondi e maturi), le sue speranze, le informazioni riguardo la guerra e il suo cambiamento dovuto alla crescita.

Questa edizione la trovo bellissima con le illustrazioni di Giulia Tomai e ho amato sia la linea che i colori che sono in tema con il testo. Particolare che rende ancora più dinamica ed emotiva la storia sono le fotografie.

Il Diario di Anne Frank non è solo un importante documento storico, ma  è proprio un diario segreto scritto da una ragazzina, per cui ci sono dei momenti un po’ più lenti e ripetitivi, ma questo rende il libro più realistico. Personalmente ho preferito le pagine in cui Anne racconta della guerra, più che della quotidianità.

Rileggendo il Diario di Anne Frank ho provato tristezza e paura, a volte mi sono sentita molto vicina alla protagonista, mi sono rivista in alcuni suoi pensieri e credo che questa sia la potenza delle pagine del diario. 

#Profottofornitoda  @Mondadori

Il Priorato dell’Albero delle Arance di Shannon | Recensione

Il priorato dell’albero delle arance

Shannon

Il romanzo fantasy dell’anno. La casa di Berethnet ha regnato su Inys per mille anni ma ora sembra destinata a estinguersi se la regina Sabran IX non si sposerà e darà alla luce una figlia. I tempi sono difficili, gli assassini si nascondono nell’ombra della corte. A vegliare segretamente su Sabran c’è Ead Duryan, adepta di una società segreta che, grazie ai suoi incantesimi, protegge la sovrana. Ma la magia è ufficialmente proibita a Inys… Tra draghi, lotte per il potere e indimenticabili eroine, l’epico fantasy al femminile per il nuovo millennio.

La creatura fluttuò oltre il ponte con la grazia di un nastro di seta e si librò in cielo leggera e silenziosa come un aquilone.
Un drago.

Un epic fantasy con intrighi di corte, magia e draghi. 

Mi trovo veramente in difficoltà a dirvi di cosa tratta questo libro perché la storia è così immensa, così dettagliata e così particolare che rischierei o di fare spoiler o di essere troppo prolissa, quindi cercherò di stringere e di dire solo le cose che mi hanno colpito particolarmente.

I capitoli si alternano con due macro ambientazioni, una a Oriente e una a Occidente dove vengono trattate le varie storie, e in cui si scoprono i diversi regni.
Ci sono quattro narratori, ma vi parlerò di quelli che mi hanno più colpito.
Nella storia a Oriente il lettore conosce Tané, un’orfana seiikinese che studia per diventare un cavaliere di draghi. Un personaggio che mi ha molto incuriosito fin da subito, soprattutto per la sua tenacia nel realizzare il suo sogno. 
In Occidente abbiamo un’atmosfera, totalmente diversa dalla prima, che ricorda più le classiche corti medievali. Qui il lettore conosce Ead Duryan, che ha il compito di vegliare segretamente sulla regina Sabran, la quale non si è ancora sposata e il regno è in crisi proprio perché non ha dato alla luce ancora un erede. Il lettore scoprirà varie storie parallele che alla fine si intrecceranno in modo avvincente.

I draghi sono gli animali fantastici portanti della storia perché vengono visti in maniera diversa in base alla cultura del regno in cui ci troviamo. In alcuni regni, come in quello in cui si trova Tanè, i draghi vengono venerati, mentre su altri fronti queste bestie sono considerate il male.  Questo perché c’è la leggenda del Senza Nome, ovvero il drago più pericoloso e potente di tutti che ha creato scompiglio molti anni prima e che sembra stia per tornare. Tale leggenda è presente in ogni regno, ma in base alle credenze ci sono delle varianti.

Il world-building che crea Shannon è  particolare, dettagliato e variegato. Punto di forza sono sicuramente le ambientazioni, l’autrice crea più regni, ognuno con i propri usi e costumi, la propria storia e religione, dando una buona caratterizzazione delle varie società. Personalmente ho avuto molta difficoltà e entrare nella lettura perché Shannon introduce nello stesso momento tantissimi personaggi, spiegando le varie parentele e alcuni intrighi di corte. Non ho avuto il tempo di affezionarmi a qualcuno di loro proprio perché sono stata troppo impegnata nel cercare di ricordarmeli. Avrei preferito che i personaggi venissero introdotti man, mano nella storia, così da familiarizzare.

Il Priorato dell’Albero delle Arance è un libro che rievoca l’atmosfera del Trono di Spade, e ha tutti gli elementi essenziali che caratterizzano un Epic Fantasy con tanto di intrighi di corte. Ma qui, a differenza dei classici del genere che ricordiamo, c’è una bella presenza femminile con personaggi forti e determinati.

Si tratta di una lettura impegnativa, non solo per la moltitudine di personaggi che compaiono, ma anche per la quantità di informazioni che dà l’autrice. Personalmente ho dovuto spesso guardare la cartina, il glossario e l’elenco dei personaggi a fine libro, perché mi perdevo nelle descrizioni e nelle nozioni. Una storia sicuramente avvincente, che mi ha intrattenuto, ma che personalmente non mi ha fatto scattare l’amore, forse perché ho avuto questo rapporto con la storia un po’ complesso all’inizio. 

Il Priorato dell’Albero delle Arance è un intreccio di magia, avventura, cospirazioni, tradimenti e il “mai una gioia” è sempre dietro l’angolo. Ho apprezzato tantissimo i personaggi femminili che sono un bel mix di forza e debolezza, e ciò non fa altro che esaltarle. Ci sono dei bei messaggi femministi, si parla di amore e anche di lgbt. Insomma una storia piena di messaggi che intrattiene il lettore in questa avventura molto articolata. 

Se siete amanti delle storie con tantissimi personaggi dove ci sono draghi, magia, amore e dei bei messaggi importanti, allora Il Priorato dell’Albero delle Arance è sicuramente una lettura da fare. 

#Prodottofornitoda @OscarVault