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Il gufo e la bambina di Beppe Tosco | Recensione

Il gufo e la bambina

Beppe Tosco

Stella è preoccupata che il suo amico gufo Cocò stia invecchiando troppo in fretta e insieme ai comuni amici, un merlo e un porcello, è decisa a trovare un rimedio allo scorrere del tempo, anche a costo di imbarcarsi in un’avventura popolata di creature bizzarre e spaventose. Intanto l’autore della storia è a sua volta alle prese con l’indisciplinato illustratore Leandro, che dovrebbe riempire le pagine di disegni seguendo le sue indicazioni. Peccato che le idee di Leandro non sempre coincidano con quelle dello scrittore…

“Tutti nella vita perdiamo il tempo,” esordì il mago.
“E come facciamo a perderlo?” chiese Stella.
“Non imparando quando se ne ha l’occasione, non studiando, non osservando ciò che andrebbe osservato, cincischiando, lasciando passare le opportunità di diventare migliori, oziando.”

Un romanzo che fin dalla trama si comprende un messaggio importante e profondo che viene stemperato dallo stile frizzante e i “battibecchi” divertenti tra l’autore e l’illustratore. 

Stella è una bambina preoccupata per il suo amico Cocò che sta invecchiando velocemente. Un giorno incontra un mago del tempo dall’aspetto singolare e bizzarro e, solo dopo avergli parlato del problema di Cocò, sembra trovare una soluzione. Così Stella, insieme ai suoi amici animali,  partono in un’avventura per raggiungere la Sala del Tempo Perso.

Si tratta di una favola per bambini di poche pagine, colma di fantasia e con uno stile di scrittura scorrevole ed esilarante. La storia ha come base un messaggio importante e delicato, tratta del tempo che ha da vivere ogni essere vivente e si sofferma anche sul rifiuto nell’accettare che questo tempo passi, infatti da qui parte la volontà di Stella di fare tutto il possibile per tenere con sé il suo amico Cocò.

Il tutto viene stemperato e alleggerito non solo dalla fantasia dell’autore, ma anche dalle scaramucce che nascono con l’illustratore Leandro che spesso accompagna il testo con immagini dettate non tanto dalle parole, ma dal suo estro creativo che spesso va in conflitto con l’idea dello scrittore.

Un romanzo divertente che intrattiene il lettore tra sorrisi e risate, in un’avventura fiabesca che parla di coraggio, amicizia e solidarietà.

#Prodottofornitoda @Bompiani

 

Jack Bennet e la chiave di tutte le cose di F. Manni | Recensione

Jack Bennet e la chiave di tutte le cose

Fiore Manni

Jack Bennet è un bambino di dieci anni come tanti altri, forse solo un pochino più basso e più magro della media. Ogni mattina si alza, si avvolge intorno al collo la lunga sciarpa a righe azzurre che gli ha lasciato suo padre ed esce per le fumose vie di Londra. Come molti ragazzi del suo tempo lavora in fabbrica, perché la mamma è malata, e in famiglia non c’è nessun altro che possa provvedere a loro. Una mattina, sulla strada del lavoro, Jack incontra un curioso personaggio che pare sbucato dal nulla; un uomo del tutto fuori luogo, con il suo elegante completo viola nel bel mezzo della grigia città. Jack lo osserva incuriosito e lo saluta educato, poi lo ascolta con attenzione. E fa bene, perché la più grande delle avventure può cominciare in un giorno qualunque. L’uomo gli consegna una chiave, e con quella Jack inizia a viaggiare per mondi sconosciuti e bislacchi, dove incontra pappagalli tipografi, libri magici per tutte le occasioni, navi pirata, una ragazzina spavalda ma non troppo, un drago che sputa vapore e colleziona tesori. E molto, molto altro.

La vasta sala in cui si trovavano, con le pareti d’oro brillante e il soffitto che si perdeva fra le pigre nuvole rosa, era riempita di telai d’oro zecchino, su cui una grande quantità di conigli bianchi tesseva con rapidità e precisione enormi tele colorate.
L’Architetto dei Sogni mise una mano sulla spalla di JAck, indicandogli la scena che aveva davanti con il bastone di nuvole.
«Questi» disse con orgoglio «sono i conigli che tessono i sogni di tutti i mondi.»

In una Londra passata, tra la nebbia pesante e i fumi delle fabbriche, conosciamo Jack Bennet.
Jack è un bambino di dieci anni che, dopo la morte del padre, passa un periodo particolarmente difficile con la madre. La signora Bennet si ammala e così il piccolo Jack decide di provvedere a lei e trova lavoro presso una tipografia. La sua mansione è quella di recuperare la carta che si incastra nei macchinari, un ruolo perfetto per le sue mani infantili.

Un giorno incontra uno strano individuo che si presenta come il Padre di Tutte le Cose, una persona ambigua e particolare che mi ha molto affascinato per la sua caratterizzazione. Lui gli consegna una chiave capace di aprire qualsiasi serratura per accedere a mondi fantastici e così inizia l’avventura del nostro protagonista.

Lo stile di Fiore Manni è leggero e scorrevole, così delicato e sognante che sembra di leggere una favola. La storia ha un ritmo veloce, capitolo dopo capitolo il lettore affronta, insieme a Jack, mondi magici con personaggi bizzarri e particolari. 

Jack è adorabile, un bambino dolce e di buon cuore, ma che non ha fiducia in se stesso. Pensa di non avere alcuna qualità, di non essere bravo in nulla, ma in questo viaggio scoprirà quanto vale. Il lettore segue il percorso di crescita del protagonista, un cammino che lo porterà ad affrontare con coraggio le avversità e a prendere importanti decisioni.

La dinamica fantasy si sviluppa man, mano  perché si parte da un’ambientazione realistica per poi scoprire, insieme a Jack, i mondi magici che ha creato l’autrice. E così si incontrano pappagalli con il senso dell’umorismo, pirati agguerriti, creature incantate, conigli che tessono sogni e tanti altri elementi originali. Uno dei punti forti di questo libro è la caratterizzazione dei personaggi, ognuno di loro è unico e curato nel dettaglio. Personalmente ho adorato l’Architetto dei Sogni, una figura che mi ha incantato per la dolcezza del suo lavoro e ho apprezzato molto anche il Padre di Tutte le Cose, un personaggio che mantiene questo alone di mistero fino alla fine, ma che inevitabilmente affascina il lettore.

Una storia incantevole e colma di fantasia che parla di amicizia e coraggio. Una lettura adatta ai più piccoli, ma anche ai grandi che hanno voglia di un’avventura che risvegli il bambino che è in loro. 

#Prodottofornitoda @Rizzoli

CICALA di Shaun Tan | Recensione

CICALA 

Shaun Tan

La storia di un impiegato che passa le sue giornate in ufficio e di tutti i collaboratori che non lo apprezzano. La cicala lavora faticosamente, giorno dopo giorno, i suoi capi non la stimano ed è vittima di bullismo da parte dei suoi collaboratori. Ma un giorno la cicala sale sul tetto dell’ufficio qui accade qualcosa di veramente straordinario. Un racconto dedicato a tutti coloro che almeno una volta si sono sentiti poco considerati, trascurati o oberati di lavoro, firmato dal più acclamato creatore di libri illustrati australiano.

Cicala racconta storia.
Storia buona. Storia semplice.
Storia comprensibile anche agli umani.
Tok! Tok! Tok!

Spesso mi chiedono: perché leggi i libri illustrati?
Perché le immagini accompagnate da poche parole hanno il potere di raccontare una storia intensa e potete.

Cicala è un albo illustrato che narra, con poche parole essenziali, la storia di Cicala, un impiegato che dedica diciassette anni della sua vita al lavoro senza avere alcun riconoscimento, anzi, viene preso di mira dai suoi colleghi che lo maltrattano.

La storia procede fluida con illustrazioni monotonali, le quali intensificano le emozioni cupe e claustrofobiche che trasmette la storia. Le tinte fredde richiamano molto il concetto della metropoli, del lavoro opprimente e della triste vita che vive il protagonista.

Una storia con uno stile poetico e dal sapore amaro che può avere più chiavi di lettura.

Molti si posso immedesimare nel protagonista: una persona che ha dato, o che continua a dare, molto nel campo lavorativo, ma che nonostante i mille sforzi non viene gratificato. Non c’è un sistema di meritocrazia e nonostante tutto si continua la propria vita con il capo chino.

Altro punto che ho notato è il continuo confronto tra natura e uomo. Cicala scopre il nostro mondo che è fatto di soprusi, violenze, egoismo, un posto in cui non si ha rispetto per la vita altrui. Eppure lui ci osserva, ci studia in atteggiamento remissivo fino a deriderci nel momento della sua liberazione.

Shaun Tan colpisce il lettore con una storia molto reale che trae origine dalla vita comune e viene enfatizzata da elementi surreali, ponendo punti di riflessione sulla nostra esistenza.

 

#Prodottofornitoda @Tunué

IL PRINCIPE CRUDELE di Holly Black | Recensione

IL PRINCIPE CRUDELE

Holly Black

Jude era solo una bimba quando i suoi genitori furono brutalmente assassinati. Fu allora che sia lei che le sue sorelle vennero rapite e condotte nel profondo della foresta, nel mondo magico. Dieci anni dopo, l’orrore e i ricordi di quel giorno lontano e terribile ormai sfocati, Jude, ora diciassettenne, è stanca di essere maltrattata da tutti e soprattutto vuole sentirsi finalmente parte del luogo in cui è cresciuta, poco importa se non le scorre nemmeno una goccia di sangue magico nelle vene. Ma le creature che le stanno intorno disprezzano gli umani. E in particolare li disprezza il principe Cardan, il figlio più giovane e crudele del Sommo Re. Per ottenere un posto a corte, perciò, Jude sarà costretta a scontrarsi proprio con lui, e nel farlo, a mano a mano che si ritroverà invischiata negli intrighi e negli inganni di palazzo, scoprirà la sua propensione naturale per l’inganno e gli spargimenti di sangue. Quando però si affaccia all’orizzonte il pericolo di una guerra civile che potrebbe far sprofondare la corte in una spirale di violenza, Jude non ha esitazioni. Per salvare il mondo in cui vive è pronta a rischiare il tutto per tutto.

Le creature del mondo magico compensano la loro incapacità di mentire con una panoplia di perfidie e crudeltà. Cattiverie, scherzi, omissioni, enigmi, scandali, per non parlare delle vendette reciproche per vecchie ruggini oramai quasi dimenticate. Le tempeste sono meno instabili di loro, i mari meno capricciosi.

Un’avventura che lascia sulle spine tra intrighi di corte, tradimenti e perversioni del mondo magico. 

Ho sentito tante opinioni positive riguardo Il principe crudele e proprio per questo entusiasmo ho affrontato la lettura con un certo distacco. Ebbene, non posso che unirmi ai commenti positivi perché la Black ha fatto un buon lavoro con questa storia.

L’autrice ci racconta di creature magiche perverse, egoiste, cattive e aggressive.
Il lettore segue le vicende di Jude, una ragazza che, insieme alle sue sorelle, viene portata nel mondo magico dove cerca di ambientarsi e di sopportare i soprusi e le molestie che le riservano le fate di alto rango. Per le creature incantate lei e sua sorella gemella Taryn sono solo umane e quindi una razza mortale e inferiore. Proprio per questo motivo Jude cercherà in tutti i modi di elevarsi di posizione e per questa sua decisione si troverà a scoprire i complotti e i misteri della corte delle fate.

Con questa storia si entra subito nell’azione già dal primo capitolo perché la vita tranquilla di Jude viene sconvolta quando un generale del mondo magico, Madoc, fa irruzione nella sua casa e uccide i suoi genitori a sangue freddo, per poi portarla con sé, insieme a Taryn e sua sorella maggiore Vivi, nel mondo incantato. Solo poco dopo scopriamo che in realtà Vivi è la figlia di Madoc, il quale era andato a riprendere sua moglie umana che lo aveva lasciato per ricrearsi una vita con un altro uomo. Per una questione di onore il generale decide di cresce le due gemelle mortali. La Black fin dalle prime pagine crea una storia colma di suspense, nulla è lasciato al caso. Si tratta della tipica storia a puzzle in cui l’autore dissemina informazioni e rivelazioni nei capitoli, e man mano che si va avanti nella lettura si collocano i tasselli, scoprendo una trama originale.

Con uno stile accattivante e avvincente, il lettore viene coinvolto nell’avventura di Jude, una protagonista che ho apprezzato per la determinazione e il coraggio. Taryn è un personaggio che rimane più all’oscuro, dallo spirito più mite, sottomesso, ma che allo stesso modo mi ha incuriosito.

In questa storia ci sono molti personaggi che hanno catturato la mia attenzione, come il crudele principe Cardan che non perde occasione per deridere la razza umana, il violento Valerian, la maligna Nicasia e il pacato Locke. Ognuno di loro caratterizzato molto bene, con lati oscuri e una storia complessa e tragica. Non fatevi ingannare dal titolo perché in questa storia non esiste un solo principe crudele. Cardan è un personaggio che si svela di più verso la fine del libro, purtroppo non c’è una sua grande evoluzione, ma confido che questo sviluppo ci sia nel prossimo volume.

Ho riscontrato un ritmo un po’ lento per metà storia, ci sono situazioni che vanno un po’ per le lunghe, ma verrete sicuramente sconvolti dai colpi di scena.

Il principe crudele è una storia contorta, piena di personaggi maligni, situazioni ingiuste e tragiche. Non posso che consigliarvi di farvi ammaliare dalla corte del Sommo Re, dal contorto Cardan e dalla coraggiosa Jude.

#Prodottofornitoda @Mondadori

L’amuleto di Samarcanda di Stroud | Recensione

L’amuleto di Samarcanda (#1)

Jonathan Stroud

Il millenario jinn Bartimaeus, il demone che costruì le mura di Uruk, Karnak e Praga, che parlò con re Salomone, che cavalcò per le praterie con i padri dei bisonti, viene improvvisamente richiamato dal mondo degli spiriti ed evocato a Londra. Una Londra tetra e cupa dove la magia consiste in un’unica capacità: quella di evocare e asservire demoni, i quali, loro malgrado, obbediranno a ogni ordine del mago che li tiene in suo potere. Bartimaeus deve compiere una missione difficilissima: rubare l’Amuleto di Samarcanda al temibile e ambizioso Simon Lovelace…

Il ragazzino parlò con un filo di voce.
«Io ti ordino di… di… » E sbrigati! «… d-d-dirmi il t-tuo nome».
Di solito i più giovani iniziano sempre così. Inutili manfrine. Sia lui che io sapevamo che lo conosceva benissimo, il mio nome. Altrimenti come avrebbe potuto convocarmi? Bisogna conoscere le formule giuste, i segni giusti e soprattutto il nome giusto. Voglio dire, qui non stiamo parlando di taxi: quando chiami non arriva il primo che capita.
Scelsi un tono di voce profondo, ricco, denso e scuro come cioccolata, del tipo che risuona ovunque eppure in nessun luogo particolare e fa rizzare i peli sulle nuche più inesperte.

«BARTIMEUS»  

Ormai erano due anni che la Tetralogia di Stroud si trovava nella mia libreria e con il 2018 ho deciso di iniziare questa nuova e “impegnativa” avventura.

L’amuleto di Samarcanda è il primo volume della trilogia di Stroud che trascina il lettore in un mondo magico simile a quello di Harry Potter, ma in un’ambientazione che ho trovato più cupa e affascinante.

I maghi non esercitano la magia nel classico modo che tutti conosciamo (tramite bacchette o gesti delle mani), ma invocano i demoni che agiscono per loro. La storia si apre con Nathaniel, un ragazzino apprendista mago, che di nascosto dal suo maestro chiama attraverso un rito il demone Batimeus per portare a termine una missione.

I capitoli si alternano dal punto di vista del demone sfacciato, divertente, ironico ed egocentrico e al testardo e impulsivo Nathaniel.

Inutile dire che ho amato Bartimeus, l’autore ha fatto un lavoro eccellette nella sua caratterizzazione. La storia è piena di colpi di scena con personaggi dalle varie sfaccettature.

In un susseguirsi di avventura, intrighi, magia e battute ironiche, l’amuleto di Samarcanda coinvolge il lettore, ricreando la stessa magia della Rowling con Harry Potter.

Una storia che parla di magia e di demoni in chiave originale e spassosa. 

Ve ne parlo meglio nella video recensione 🙂


 

PENNY BERRY E LA POZIONE MAGICA di Prats | Recensione

PENNY BERRY E LA POZIONE MAGICA 

Lluís Prats | Giada Carboni 

Penny Berry vive a Londra con gli zii da quando i suoi genitori sono morti in un incidente e sta per prendere un treno che la porterà in Scozia, a conoscere la nonna Octavia. Quello che non sa è che la nonna e la sua villa nascondono molti segreti. I Berry infatti sono una dinastia di maghi che da tempo immemorabile proteggono dalle forze del male i boschi della Scozia e le loro fantastiche creature.

Penny si troverà immediatamente coinvolta nella lotta contro il potere distruttivo dell’Innominabile e mettendosi alla prova scoprirà di avere facoltà straordinarie.

Ti sto parlando di prima che re Artù e si suoi cavalieri della tavola rotonda cavalcassero per queste contrade. Comunque, fra uomini e animali si è stabilito una specie di vincolo. Suppongo che tu abbia sentito parlare degli antichi druidi, no? Lo immaginavo. Loro hanno imparato come curarli.

 Un’avventura originale e magica. 

Penny è un’ adolescente di dodici anni e, come tutti i ragazzini della sua età, non è proprio entusiasta di passare del tempo con la nonna. Dopo le prime peripezie e disavventure, la piccola Berry si trova a vivere a Berry Manor, la casa della dolce nonna Octavia, la quale si scoprirà essere una guaritrice, una persona che si occupa di guarire gli animali fantastici dei boschi della Scozia.

Nell’ambito della letteratura fantasy i punti che riguardano la magia e gli animali fantastici sono abbastanza saturi, ma trovo che Prats sia riuscito a raccontare questa storia in modo originale. Crea un’atmosfera che ricorda quella incantevole di Harry Potter, ma allo stesso tempo è diversa e unica.

La piccola Penny impara il mestiere di guaritrice, segue gli insegnamenti della nonna e di altri personaggi simpatici che lavorano nello stesso campo. Man mano la storia diventa sempre più interessante, il lettore inizia a scoprire gli intrighi e un mistero che avvolge la sua famiglia.

Una storia capace di far vivere una fantastica avventura ai ragazzi e di far tornare un po’ bambini gli adulti. 

Vi lascio alla video recensione.

 

Recensione: L’INGANNO di THOMAS CULLINAN

L’INGANNO

THOMAS CULLINAN

Data di uscita: 5 settembre
pp. 480 – euro 17,00
traduzione di Elena e Letizia Sacchini

Cinque allieve appena, le uniche rimaste. E un nome che “ci metti di più a pronunciarlo che a fare l’appello”, il Collegio per signorine di Miss Martha Farnsworth. Nella Virginia insanguinata dalla Guerra civile, tra l’eco dei cannoni e la paura che come un’ombra si addensa contro i muri del giardino, la vita della scuola diretta dall’austera Miss Martha scorre lenta e sempre uguale. Lezioni di cucito, musica e francese. Le incombenze domestiche, i pasti, le preghiere. È in questo mondo angusto e tutto al femminile che irrompe il caporale John McBurney, disertore dell’esercito nordista gravemente ferito. Nella fuga dall’inferno dei campi di battaglia, McBurney ha perso il fucile e forse l’orgoglio, ma non l’astuzia che è da sempre la sua arma più affilata. Assediate dalla guerra e dalla noia, soffocate dal morso dei corsetti e dei loro stessi desideri, le donne della scuola decidono di accogliere il nemico e di prendersene cura. Un po’ alla volta, inevitabilmente, intrecciano con lui una danza sottile fatta di sfida, di potere e seduzione. Diffidenti, audaci, tenere, gelose, spaventate e possessive, le ragazze di Miss Farnsworth svelano una dopo l’altra la propria vera natura. E intanto, come falene attratte dalla fiamma, soccombono al fascino di un gioco dall’esito imprevedibile e fatale.

Una storia affascinante e dalle sfumature gotiche.

L’inganno è uno di quei libri che fin dalle prime frasi trascina il lettore nella storia, lasciandolo intrappolato tra le mura del collegio di Miss Martha.

La scrittura semplice e incisiva è resa intensa dall’alternanza dei punti di vista dei personaggi femminili. Il lettore conosce la loro psiche, il loro passato, l’evoluzione del loro carattere e dei sentimenti.

Un personaggio che ho apprezzato fin dall’inizio è proprio Miss Martha, l’austera direttrice del collegio dai modi severi e dal carattere forte e determinato.

Cullinan realizza delle protagoniste femminile realistiche, ognuna con un carattere diverso: c’è la romantica e introversa, la spigliata e allegra, la ragazza che nasconde le sue debolezze dietro una maschera di freddezza… insomma l’autore costruisce degli universi femminili diversi e ben realizzati. 

John è il personaggio che più di tutti mi ha stupito, mi aspettavo un uomo dai modi fini ed eleganti e invece si dimostra un uomo rozzo, dal carattere birichino che riesce con giochi di parole a far cadere nella sua rete di lusinghe alcune delle giovani donne. Sembra un arlecchino che gioca con delle bambole.

“E’ strano come non ti fermi mai a pensare al male che, giorno dopo giorno, si accumula nel tuo cuore. A come i cattivi pensieri si ammucchiano l’uno sull’altro, finché ti ritrovi con il petto che scoppia di malvagità. E a quel punto basta una parola di troppo per accendere la miccia… una sciocchezza, qualcosa che in qualunque altro momento avresti liquidato con un’alzata di spalle. Allora perdiamo la testa. Facciamo cose che, Dio mi è testimone, mai e poi mai saremmo state capaci di fare.”

A turbare la quiete delle giovani donne non è tanto la guerra civile, ma gli inganni che attua il giovane caporale John McBurney.

Non vi aspettate grande azione, ma fini giochi di parole, inganni, scenate di gelosia e di disperazione nel claustrofobico collegio di Miss Martha. 

Vi lascio alla video recensione 🙂