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La moglie coreana di Min Jin Lee | Recensione

La moglie coreana 

Min Jin Lee

Corea, anni Trenta. Quando Sunja sale sul battello che la porterà a Osaka, in Giappone, verso una vita di cui non sa nulla, non immagina di star cambiando per sempre il destino del figlio che porta in grembo e delle generazioni a venire. Sa solo che non dimenticherà mai il suo Paese, la Corea colpita a morte dall’occupazione giapponese, e in cui tuttavia la vita era lenta, semplice, e dolce come le torte di riso di sua madre. Dolce come gli appuntamenti fugaci sulla spiaggia con l’uomo che l’ha fatta innamorare per poi tradirla, rivelandosi già sposato. Per non coprire di vergogna la locanda che dà da vivere a sua madre, e il ricordo ancora vivo dell’amatissimo padre morto troppo presto, Sunja lascia così la sua casa, al seguito di un giovane pastore che si offre di sposarla. Ma anche il Giappone si rivelerà un tradimento: quello di un Paese dove non c’è posto per chi, come lei, viene dalla penisola occupata. Perché essere coreani nel Giappone del XX secolo, attraverso tutte le tempeste che la Storia riserverà a quegli anni densi e implacabili, è come giocare al gioco giapponese proibito, il pachinko: un azzardo, una battaglia contro forze più grandi che solo uno sfacciato, imprevedibile colpo di fortuna può ribaltare.

 

Sunja era una bambina normale, dalla risata pronta e argentina, ma agli occhi del padre era una bellezza, e lui era incantato dalla sua perfezione. Pochi padri al mondo amavano la propria figlia quanto la amava Hoonie, che sembrava vivere per farla sorridere.

Una storia intima e straziante, che tiene incollato il lettore fino all’ultima pagina. 

La moglie coreana è un romanzo che parla di storie di vita di ben quattro generazioni, eppure, il personaggio che appare predominante nella storia, e da cui parte tutto, è Sunja. 

Sunja è una ragazza adolescente che porta avanti una modesta pensione insieme alla madre in un paese nella Corea del Sud. Ci troviamo in un periodo storico molto particolare, in cui il Giappone si impone sul paese e tratta tutti i coreani come se fossero i peggiori delinquenti. In questo scenario, che è accompagnato da una profonda crisi economica, Sunja conosce un giovane e aitante uomo di nome Hansu, con il quale ha una relazione clandestina ed esce incinta. Dopo aver scoperto che l’uomo di cui si è innamorata ha una moglie e due figlie in Giappone, la ragazza decide di rompere ogni rapporto. Nello stesso periodo arriva alla pensione Isak, un giovane protestante che viene dalla Corea del Nord, il quale è in viaggio per raggiungere il fratello in Giappone a Osaka. Isak cade malato, essendo un uomo molto cagionevole di salute, ma grazie alle cure di Sunja e di sua madre si riprede e per sdebitarsi decide di sposare la ragazzina, riconoscendo come suo anche il figlio che porta in grembo. I due partono per il Giappone, cercando di cambiare la loro vita.

Questo è solo l’inizio di questa fantastica storia, piena di drammi, amori e speranze. Min Jin Lee con uno stile accattivante ed elegante racconta di un periodo storico molto travagliato che parte dai primi anni del 1900, fino al 1989. Si parla di storia, si toccano problematiche politiche e religiose. Ogni personaggio è rappresentato in modo magistrale, l’autrice ci racconta in modo interessante e approfondito del background di ognuno di loro e il lettore non può far altro comprenderli e amarli nei loro pregi, nei loro difetti e soprattutto nelle loro fragilità.

Personalmente ho adorato il padre di Sunja, Hoonie, un uomo che ha problemi fisici e che viene deriso per questo motivo, ma è il personaggio che per me rappresenta la bontà, la gentilezza e l’umiltà. 

Sunja è una ragazza ingenua che viene ferita dal suo primo amore e per questo suo errore si impone di cambiare e di dedicare anima e corpo alla sua nuova famiglia. Una figura femminile che ho apprezzato proprio perché è reale e coerente in ogni difficoltà in cui si trova. Per quanto riguarda Hansu, che all’inizio ho detestato, devo dire che man mano sono riuscita ad apprezzarlo, c’è qualcosa in lui che inevitabilmente attira il lettore. Sarà il suo carattere o forse i suoi desideri di cui non farò menzione per non svelare troppo.

Le storie raccontante da Min Jin Lee mi hanno coinvolta tanto da farmi provare non solo rabbia, tristezza e gioia, ma al termine del libro ho sentito un enorme vuoto che non mi ha permesso di avvicinarmi subito a un’altra lettura. Mi sentivo ancora troppo coinvolta dalle vicende de La moglie coreana e sono stata qualche giorno in pausa, a rileggere i passaggi che mi sono più piaciuti e a dare un ultimo saluto ai personaggi che ho apprezzato di più.

Se proprio devo trovare una “pecca” in questo romanzo meraviglioso, devo dire che avrei preferito avere qualche riferimento storico in più, ma per il resto la storia scorre veloce con un ritmo incalzante. 

La moglie coreana affronta ogni sfaccettatura dell’animo umano, racconta di personaggi che cercano di vivere nel migliore dei modi e di sopravvivere alla crisi che ha portato la guerra e alle discriminazioni.

Il circo della vita di Antona e Jaqmin | Recensione

Il circo della vita

Antona e Jaqmin

Nella Francia dei primi anni ’60 Louis è un bambino sovrappeso, con gravi problemi di vista, che cresce in un orfanotrofio gesuita. I suoi problemi non lo favoriscono per l’adozione, i compagni si allontanano uno dopo l’altro mentre lui rimane lì fino alla maggiore età. Solo e senza amici, Louis è il capro espiatorio di tutti. Gli unici bei momenti che conosce sono quelli che passa nel circo Marcos, che si stabilisce in un terreno abbandonato della città. Sotto il tendone tutto gli sorride, la vita è luminosa, è felice; e poi c’è Clara, la bellissima domatrice di elefanti. Clara diventa la sua confidente, la sua amica, la sua amante. Insieme passeranno giorni felici e spensierati: Louis scoprirà così l’importanza dell’affetto, la fiducia, il calore di un sorriso, la felicità di un bacio. Il circo della vita è una storia d’amore, sul tempo che passa e sulla bellezza dell’aver qualcuno con cui vivere questi bellissimi momenti.

In libreria dal 21 febbraio

Sai, vecchio amico mio…
Qualcuno un giorno mi ha detto…
«La vita è fatta di tappe. La più dolce è l’amore. La più difficile, la separazione. La più dolorosa, gli adii. La più bella, ritrovarsi.»

 

Una trama intensa che trova la sua magia sotto un tendone da circo. 

Il circo della vita è più di una semplice graphic novel, è una storia che tratta di bullismo, di amore, di forza e speranza. 

Louis è un bambino che vive in un orfanotrofio e per il suo aspetto fisico viene maltrattato dai suoi compagni. Purtroppo non riesce a trovare il coraggio di ribellarsi e quindi si chiude nel suo bozzolo di sofferenza, ma tutto cambia quando arriva il circo Marcos. In quel posto magico, fatto di spettacoli divertenti e affascinanti, il protagonista trova il suo angolino di felicità e diventa anche il luogo dei primi palpiti di cuore quando incontra la dolce domatrice di elefanti, Clara. 

Il lettore segue la vita di Louis, la sua adolescenza, la crescita interiore e il suo tenero rapporto con Clara. 

Molto belli i disegni che sono caratterizzati da linee morbide, e le atmosfere create rispecchiano in pieno il senso della storia. Le figure risultano vibranti per l’effetto della grafite e i pochi colori che vengono inseriti fanno risaltare di più i personaggi e le ambientazioni.

La storia procede con un ritmo veloce, eppure con poche frasi e le giuste tavole non si può rimanere indifferenti dalla profondità della trama. Il lettore entra in sintonia con Louis, prova tenerezza per il protagonista che  cresce e matura, fino a diventare un adulto che prende le sue decisioni importanti, non per fare grandi cose nella vita, ma per seguire e costruire la sua piccola felicità. 

Il finale, anche se a un certo punto si intuisce, è coinvolgente e straziante. 

Il circo della vita non racconta solo una dolce e intensa storia d’amore, ma tratta anche del tempo della vita che è fugace come il batter d’ali di una farfalla.  

#Prodottofornitoda @Tunuè

La leggenda della Spada-Smeraldo A.E. Moranelli | Recensione

La leggenda della Spada-Smeraldo (Armonia di Pietragrigia #5)

A.E. Moranelli

Flavoria non è più la terra magica e bellissima di un tempo: la guerra ha portato distruzione, dolore e sospetti. La luce di Armonia è stata offuscata dalle perdite e le sue sicurezze distrutte dai tradimenti. Anche il cuore del coraggioso Evan è spezzato: si è visto portare via ciò che amava di più al mondo e ora credere in qualcosa è ancora più difficile. Eppure esiste ancora una debole speranza: è una strada solitaria che affonda nel buio e dalla quale, forse, non si può tornare indietro.L’ultimo capitolo della saga di Armonia di Pietragrigia, l’ultima battaglia da combattere.Così tutto finisce.Questa è l’ultima battaglia.Non ce ne sarà un’altra.Combatti con coraggio.

A volte sentiva il bisogno di frugare nel suo passato, succedeva sempre quando sentiva le forze venirle meno, quando suo padre la fissava senza vederla e il Veggente le rivolgeva un sorriso viscido, pieno di minacce.

 

Una storia magica che è difficile salutare con quest’ultimo volume della saga. 

Eccomi qui a parlarvi di nuovo di Armonia di Pietragrigia, una serie fantasy per ragazzi che ho amato dal primo momento, e per primo momento non intendo quando ho iniziato a leggere la storia, ma quando l’autrice me ne ha parlato. Successivamente ho “seguito”, attraverso gli sfoghi e le chiacchiere con Angelica, l’iter di pubblicazione dal primo volume. 

La storia di Armonia ha una grande evoluzione di libro in libro, non solo da un punto di vista di trama, ma anche per quanto riguarda la crescita dei personaggi che sono caratterizzati in modo magistrale. 

Sapete bene che non amo fare spoiler nelle mie recensioni, ma in questo caso (trattandosi del quinto volume) inevitabilmente dovrò dire qualcosa. Con La leggenda della spada smeraldo il lettore scopre una nuova Armonia che è diversa dalla coraggiosa e determinata Fanciulla-Guerriero, conosciamo la Signora di Fuoco, una donna fragile e forte allo stesso tempo, rinchiusa nel suo bozzolo di disperazione e di paura. Il desiderio di Armonia è quello di salvare la vita del padre, ma per farlo dovrà seguire le indicazioni del perfido Veggente. 

Se troviamo la nostra eroina diversa, allo stesso modo scopriamo anche il prode Evan che appare all’inizio completamente perso, insicuro delle sue capacità e alla ricerca della speranza nel riportare indietro Armonia. 

La trama è molto intricata e accattivante proprio perché le rivelazioni non mancano, come anche gli ultimi colpi di scena, perché all’autrice piace far soffrire il lettore fino alla fine. 

Lo stile di Angelica è fluido e immediato, ha creato una storia originale soffermandosi su ogni piccolo aspetto e realizzando un mondo che ricorda quello articolato di Harry Potter, ma allo stesso tempo completamente diverso.

Nella prima parte della storia, a capitoli alterni, si sviluppano le vicende della Fanciulla-Guerriero e di Evan. Per quanto riguarda Armonia ho amato tutti i momenti con suo padre trovandoli struggenti ed emotivamente intensi, mentre Evan viene spogliato dall’armatura da prode e forte cavaliere per apparire come un semplice ragazzo che cerca la forza di andare avanti nell’impresa. Nella seconda parte del libro il gruppo si riunisce e per un attimo ho provato un senso di nostalgia e tenerezza rileggendo di Sara, Martino e Lucrezia. L’autrice si sofferma molto sulla caratterizzazione dei personaggi, riesce a renderli reali e sono palpabili le loro emozioni. Non dirò altro, ma ci tengo a esprimere la grande soddisfazione per il finale che, ammetto, mi ha anche commosso. 

Armonia di Pietragrigia non è solo un’avventura originale, piena di magia, intrighi e colpi di scena, non ci sono solo mondi incantati, personaggi particolari e animali fantastici, non parla soltanto di coraggio, amicizia e  speranza, ma tratta anche  di una storia d’amore i cui protagonisti non sono un principe e una principessa, ma una semplice coppia di ragazzi che crescono, soffrono e combattono insieme per quello in cui credono. 

 

Il canto di Penelope di Atwood | Recensione

Il canto di Penelope 
Margaret Atwood

Fedele e saggia, Penelope ha atteso per vent’anni il ritorno del marito che, dopo aver vinto la guerra di Troia, ha vagato per il Mar Mediterraneo sconfiggendo mostri e amoreggiando con ninfe, principesse e dee, facendo sfoggio di grande astuzia, coraggio e notevole fascino, e guadagnandosi così una fama imperitura. E intanto che cosa faceva Penelope, chiusa in silenzio nella sua reggia? Sappiamo che piangeva e pregava per il ritorno del marito, che cercava di tenere a bada l’impulsività del figlio adolescente, che si barcamenava per respingere le proposte dei Proci e conservare così il regno. Ma cosa le passava veramente per la testa? Dopo essere morta e finita nell’Ade, Penelope non teme più la vendetta degli dèi e desidera raccontare la verità, anche per mettere a tacere certe voci spiacevoli che ha sentito sul suo conto. La sua versione della storia è ricca di colpi di scena, dipana dubbi antichi e suggerisce nuovi interrogativi, mettendo in luce la sua natura tormentata, in contrasto con la sua abituale immagine di equilibrio e pacatezza. L’autrice di culto Margaret Atwood, con la sua scrittura poetica, ironica e anticonvenzionale, dà voce a un personaggio femminile di grande fascino, protagonista di uno dei racconti più amati della storia occidentale.

 

Che cosa può fare una donna quando una chiacchiera indecente viaggia attraverso il mondo? Se si difende sembra colpevole. Così ho aspettato ancora un po’. Ora che tutti gli altri hanno parlato a perdifiato, è giunto il mio turno. Lo devo a me stessa.

Una storia affascinante, triste e crudele, che cattura il lettore con uno stile raffinato. 

È il primo lavoro che leggo di Margaret Atwood, l’autrice che è conosciuta soprattutto per il romanzo “Il racconto dell’ancella”. La copertina semplice e di impatto ha catturato subito la mia attenzione e la trama affascinante mi ha spinto ad acquistare subito questo libro.

Tutti conoscono l’Odissea di Omero, una storia scandita dal carisma e dall’intelligenza di Ulisse, il quale affronta con astuzia e coraggio creature malvagie e pericolose battaglie. In questa storia l’autrice decide di raccontare di un personaggio dell’Odissea che merita giustizia, che ha voglia di narrare il suo punto di vista. 

Con un linguaggio elegante e poetico, Margaret Atwood dà voce a un personaggio femminile che è l’emblema della moglie devota e della fedeltà: Penelope. Una volta che Penelope inizia a raccontare la sua storia, seppur mantenendo la sua pacatezza e fragilità, ecco che le sue parole diventano un motivo di riflessione sull’essere femmina, partendo dai pregiudizi che nascono, soffermandosi sulle conseguenze delle azioni delle donne che, in un modo o nell’altro, qualsiasi cosa dicono o pensano determinano complicazioni. La vita non è facile se si nasce femmine e i problemi arrivano fin dalla tenera età. Attraverso Penelope, la Atwood tratta in modo critico e ponderato tutte le problematiche, prima citate, dell’universo femminile, evidenziando le crepe che sono presenti ancora nel nostro presente. 

Una storia che narra non solo i venti anni di estenuante attesa di Penelope che attende il ritorno del marito, ma si esplora la sua figura a tutto tondo, partendo dalla sua infanzia, dal comportamento freddo e disinteressato della madre, fino al rapporto complicato con il padre che tenta di ucciderla fin da piccola. 
Ho trovato interessato e ben delineato il rapporto tra la ingenua Penelope e la esuberante Elena, quest’ultima viene descritta come capricciosa e vanitosa, una persona che ama vedere cadere gli uomini ai suoi piedi.

I capitoli di Penelope si alternano con altri che trattano delle dodici ancelle che sono state uccise stesso da Ulisse perché avevano giaciuto con i Proci. Anche loro, come la protagonista, cercano di farsi valere nel romanzo, tentato di avere una minimo di giustizia dopo la loro morte. 

Il canto di Penelope è un romanzo lineare e scorrevole, che esplora le emozioni di uno dei personaggi più curiosi e taciturni dell’Odissea: una donna che non ha avuto la possibilità di dire la sua verità. 

I figli del re di S. Hartnett | Recensione

I figli del re

Sonya Hartnett

Inghilterra, 1940. Cecily, dodici anni, e suo fratello Jeremy, quattordici, sono stati mandati in campagna nella lussuosa dimora di famiglia per sfuggire all’ormai imminente e temuto grande bombardamento di Londra. Insieme a loro c’è May, una piccola sfollata che la famiglia ha accolto per il periodo della guerra. Durante le loro scorribande, le due ragazzine scoprono le rovine di un castello su cui aleggia un’antica leggenda. È una storia crudele e terribile, per nulla adatta alle orecchie di tre ragazzi, ma che proprio per questo loro vogliono conoscere. Una storia dalle atmosfere shakesperiane che narra di un Duca assetato di potere vissuto diversi secoli prima e di due principi scomparsi. Nella rievocazione di quel tempo lontano e nei drammatici giorni di guerra che i ragazzi stanno vivendo, passato e presente si fondono per dare vita a una storia avventurosa e piena di mistero, come sprofondate nel mistero sono le rovine di Snow Castle.

Snow Castle era stato costruito nel silenzio per custodire il silenzio, e in silenzio era caduto a pezzi.

Una storia per ragazzi che racconta, con un linguaggio raffinato, il disagio della guerra.

Ci troviamo nel 1940, l’Inghilterra è minacciata dai bombardamenti e così Jeremy, Cecily e loro madre vanno in campagna, nella tenuta dello zio Peregrine Lockwood. Prima di arrivare a Heron Hall, il luogo che in quel momento sembra più sicuro dalle minacce della guerra, la signora Lockwood decide di dare rifugio a una piccola sfollata di nome May. In questa atmosfera di paura e agitazione Cecily si avvicina molto alla nuova arrivata, che considera come una migliore amica. Un giorno le due si allontanano dalla tenuta per giocare e scoprono le rovine di un castello, conosciuto con il nome di Snow Castle, il quale è il rifugio di due strani bambini.

Il lettore segue le vicende di Cecily e May che sono molto diverse tra loro: la prima ha un atteggiamento infantile, è una bambina viziata, spesso non pensa prima di parlare, ma allo stesso tempo l’ho trovato molto genuina. May è il personaggio che più mi ha conquistata, è una bambina taciturna, coraggiosa, molto intelligente, dai suoi silenzi e dalle poche risposte si percepisce fin da subito che è più matura dell’età che ha. Poi abbiamo Jeremy, il fratello maggiore di Cecily, il ragazzo che si sente uomo, pronto ad affrontare la guerra e ad aiutare il padre che è rimasto da solo a Londra.
Tre ragazzini che affrontano questa situazione in modo diverso, con pensieri e azioni in linea con il loro carattere.

Tra ansie, paure e le orrende notizie della guerra, lo zio Peregrine, un uomo burbero che porta sempre negli occhi una profonda tristezza per il suo passato, racconta ai ragazzi una leggenda che tratta di re, regine, intrighi di corte, piani atroci e tradimenti. Una storia che ha il sapore della tragedia shakesperiana, in cui le cospirazioni non badano neanche ai legami di sangue perché l’unico obiettivo è il potere. 

Il linguaggio di Sonya Hartnett è fluido e delicato, non entra nel dettaglio sulle atrocità della guerra, ma con poche parole rende perfettamente la situazione, creando la giusta atmosfera. Ho trovato, personalmente, la storia un po’ lenta e la conclusione troppo frettolosa, ma devo dire che il finale è elegante e in linea con l’atmosfera dolce-amara del libro.

La storia gioca sugli intrecci tra presente e passato, realtà e fantasia, divertimento e tragedia, elementi che si combinano alla perfezione in una chiave elegante e delicata.

Punto forte sono sicuramente i personaggi che sono ben caratterizzati, vengono trattati molto bene i tre ragazzini, ma mi sarebbe piaciuto leggere di più sullo zio Peregrine, un uomo solido nel suo essere, ma che nasconde molte fragilità.

Accattivante e deliziosamente tragica è la storia del duca che è disposto a tutto pur di ottenere il trono, un dramma storico ben articolato, crudele e pieno di mistero fino alla fine.

Tra giochi infantili, litigi, bombardamenti e la storia narrata da zio Peregrine, si snoda la trama avvinghiando il lettore in un intreccio tra passato e presente. 

 

#Prodottofornitoda @Rizzoli

DERSHING – Gli ultimi draghi di D. Cencini e R. Micozzi

Dershing – Gli ultimi draghi

D. Cencini e R. Micozzi

Una guerriera, un topo che vuole diventare un mago, uno scultore, un re dei draghi, una mente geniale che sprofonda nella follia. Sono i protagonisti di una storia lunga mille anni, che plasmerà il destino di Oma, mondo a lungo dominato dai draghi, portati però sull’orlo dell’estinzione da una malattia che li ha resi sterili.
Quando i draghi scopriranno che esistono donne in grado di generare figli con loro, le dershing, non tutti accetteranno il cambiamento.
Sarà l’inizio di una nuova specie… o l’inizio della fine?

Sua madre era una semplice dershi, cioè un’ancella nella lingua dei draghi. Fu la prima di una stirpe di esseri umani in grado di accoppiarsi con i draghi, che prese appunto il nome di dershing.

Dershing è un romanzo che si sviluppa in quattro racconti che hanno personaggi diversi, ma con lo stesso filo che li unisce.

L’abilità dell’autore  sta non solo nel creare una trama originale con personaggi ben caratterizzati, ma soprattutto nella struttura della storia in cui non si percepisce un senso di disorientamento quando si passa da un racconto a un altro, ma sembra di leggere un’unica storia che scorre perfettamente.

Neebia, che è rappresentato sulla copertina, è la costante nei racconti e il lettore impara a conoscerlo man mano, entrando sempre di più nella sua psiche contorta e affascinante.

La scrittura è fluida e con poche parole l’autore rende perfettamente le dinamiche e le atmosfere, creando suspense e colpi di scena. Il tutto è accompagnato dalle splendide illustrazioni realizzate da Rita Micozzi che fanno immergere sempre di più il lettore nella storia. 

Se amate il fantasy non potete farvi scappare questa lettura che tratta dei draghi in modo originale e avvincente!

Per saperne di più vi lascio alla video recensione 🙂

CYRANO di Taï-Marc Le Thanh | RECENSIONE

CYRANO

Taï-Marc Le Thanh, Rébecca Dautremer

Cyrano aveva un grosso naso. Cyrano era innamorato di sua cugina Rossana. Ma non osava dirglielo (a causa del suo grosso naso). Fortunatamente Cyrano era un poeta. Il racconto delle rocambolesche avventure di Cyrano tratte molto liberamente (e un po’ a briglia sciolta) dal Cyrano de Bergerac di Edmond Rostand.

Avere un grosso naso non impedisce di condurre una vita normale: mangiare (senza esagerare con il pepe), bere (con la cannuccia), dormire (non a pancia in giù) e innamorarsi (ebbene sì).
Cyrano era innamorato.
Di sua cugina Rossana.

Piano, piano sto uscendo dal blocco del lettore e questo albo illustrato mi ha tenuto compagnia con le sue meravigliose illustrazioni.

Tutti sanno, a grandi linee, la storia di Cyrano e del suo grande naso, dell’amore che prova per Rosssana e del suo amico Cristiano.

Il tipico triangolo amoroso che viene raccontato con uno stile poetico, dolce e malinconico dalla penna di Taï-Marc Le Thanh. Parole semplici che accostate sembrano dare voce a una melodia.

Taï-Marc Le Thanh riesce a raccontare in modo sintetico e semplice, ma allo stesso tempo con enfasi ed emozione, la triste storia dell’amore del povero Cyrano.

Il racconto è accompagnato dalle illustrazioni meravigliose di Rébecca Dautremer, disegni favolistici e dettagliati nei minimi particolari, dal naso di Cyrano, fino alle vesti affascinanti.

Un libro che consiglio a chi ama gli albi illustrati e le opere teatrali.

CONTRONATURA – LA CACCIA – #2 di Mirka Andolfo | Recensione

CONTRONATURA – LA CACCIA – #2

Mirka Andolfo

Leslie nasconde dentro di sé un potere che sono in molti a bramare. Dopo aver perso i suoi migliori amici per mano di un’organizzazione che la bracca, Leslie si ritrova in fuga sola e spaesata insieme a un gruppo di rivoltosi. Riuscirà a unirsi alla lotta contro un governo che bolla come contro natura i rapporti interpersonali che giudica sbagliati, quando ha difficoltà a tenere a bada il lupo che vive dentro di lei?

Eppure, lui non aveva tutto. I mortali avevano qualcosa che lui non avrebbe mai potuto avere. Lui… era solo. 

Se il primo volume mi è piaciuto tantissimo, il secondo di Contronatura l’ho amato alla follia.

Contronatura – La caccia – inquadra meglio il personaggio rimasto avvolto nel mistero nel primo volume, ovvero Khal, il lupo bianco dall’aspetto affascinante e dai modi aggressivi. Mirka ci fa scoprire il suo passato, sul perché del suo aspetto e sulla sua immensa forza, talmente devastante che gli ha creato problemi fin dalla nascita.

La dolce Leslie incontra nuovi personaggi e per gran parte della storia è disperata per la perdita dei suoi migliori amici, confusa perché non sa di chi fidarsi, impaurita per colpa dell’organizzazione che si occupa di “sanare” chi è contronatura e per finire ha una continua battaglia interiore per non essere sopraffatta dall’Albino, una creatura tremenda e mortale.

Come nel primo volume anche qui si sottolinea il pilastro portante della trama, ovvero questa società malata che vuole controllare tutto ciò che è contronatura, un aspetto messo in chiave fantastica che denuncia la società in cui viviamo.

Contronatura è una storia avvincente, accompagnata dal bellissimo stile della disegnatrice che rende ogni tavola spettacolare con colori intensi e linee pulite. Altra abilità che apprezzo di Mirka è la sua capacità di creare scene “piccanti” senza mai essere volgare.

Ho apprezzato tantissimo la figura di Khal, un personaggio che nonostante abbia avuto un passato difficile, ha un carattere grintoso e carismatico. Leslie appare un po’ sotto tono per tutta la storia, si dispera e piange, forse troppo, ma verso le ultime scene ecco che ritorna la protagonista che abbiamo conosciuto nel primo volume.

Il lettore inizia a comporre i tasselli della storia, ma il colpo di scena finale lascia senza fiato con la sola voglia di leggere il terzo e ultimo volume di questa meravigliosa trilogia.

Una storia avventurosa che tratta di temi sociali, di amore, di diversità e di coraggio in uno scenario distopico e fantastico. 

Vi lascio la video recensione del PRIMO volume di Contronatura 🙂