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L’orso e l’usignolo di Arden | Recensione

L’orso e l’usignolo

Katherine Arden

In uno sperduto villaggio ai confini della tundra russa, l’inverno dura la maggior parte dell’anno e i cumuli di neve crescono più alti delle case. Ma a Vasilisa e ai suoi fratelli Kolja e Alëša tutto questo piace, perché adorano stare riuniti accanto al fuoco ascoltando le fiabe della balia Dunja. Vasja ama soprattutto la storia del re dell’inverno, il demone dagli occhi blu che tutti temono ma che a lei non fa alcuna paura. Vasilisa, infatti, non è una bambina come le altre, può “vedere” e comunicare con gli spiriti della casa e della natura. Il suo, però, è un dono pericoloso che si guarda bene dal rivelare, finché la sua matrigna e un prete da poco giunto nel villaggio, proibendo i culti tradizionali, compromettono gli equilibri dell’intera comunità: le colture non danno più frutti, il freddo si fa insopportabile, le persone vengono attaccate da strane creature e la vita di tutti è in pericolo. Vasilisa è l’unica che può salvare il villaggio dal Male, ma per farlo deve entrare nel mondo degli antichi racconti, inoltrarsi nel bosco e affrontare la più grande minaccia di sempre: l’Orso, lo spaventoso dio che si nutre della paura degli uomini.

Vasilisa Petrovna era una bambina brutta: secca come una canna con le dita delle mani lunghe e affusolate e i piedi grandissimi. Gli occhi e la bocca erano sproporzionati rispetto al resto del corpo. Ol’ga la chiamava ‘rana’, e non le dava mai retta. Ma gli occhi avevano il colore della foresta durante una tempesta d’estate, e la grande bocca era adorabile. Sapeva essere sensibile quando voleva, e intelligente, a tal punto che i suoi familiari restavano sbigottiti ogni qualvolta dimenticava il buonsenso ed escogitava l’ennesima trovata folle. 

Una storia avventurosa e avvincente che mi ha preso fin dalle prime pagine. 

L’orso e l’usignolo è il primo volume di una trilogia fantasy, ambientato in una Russia medievale, in un villaggio situato ai confini della tundra. Vasja è una bambina che cresce circondata da tanto affetto, dai suoi fratelli, da un padre amorevole e vive immersa nella vegetazione che sa di magia e fiaba. La nostra protagonista è diversa da tutti gli altri perché fin da piccola riesce a vedere gli spiriti che la circondano, alcuni di questi sono buoni, altri sono dispettosi e altri cattivi, ma il peggiore di essi sta per arrivare, portando morte e paura ovunque.

La storia è molto più articolata di quello che sembra e possiamo dividerla in due parti. Nella prima vengono messe le basi di alcune dinamiche politiche riguardo al successore del Gran Principe di Mosca, in questi intrecci si insinua anche il potere religioso che ovviamente tende a portare l’acqua al suo mulino. Questo aspetto, che ho trovato molto interessante, viene appena accennato, immagino che si svilupperà meglio nel secondo volume. Nella seconda parte il romanzo si concentra più su Vasja, ormai ragazzina sempre più consapevole delle sue capacità e pronta a difendere le persone che ama. 

Vasja viene descritta non come la tipica ragazza bella (particolare che ho apprezzato dato che in questi libri sono tutte bellissime), ma selvaggia, genuina, gentile e intelligente. Una protagonista che non accetta le etichette e si butta nelle situazioni per raggiungere il suo obiettivo. Una figura femminile forte e determinata che, soprattutto, rimane coerente con se stessa dall’inizio alla fine. 

I personaggi che realizza Arden sono ben caratterizzati e sfaccettati. Ho apprezzato molto Padre Konstantin, un uomo dedito alla fede che spesso sfiora la follia e l’egocentrismo, ho adorato la dolcezza di Petr, il padre della protagonista, la tenera balia Dunja e molti altri. 

Personalmente ho trovato un po’ lenta la parte finale, ma nel complesso il libro ha un buon ritmo che intrattiene fino alla fine della storia. 

L’orso e l’usignolo è un romanzo che parla di libertà e di determinazione in un’ambientazione affascinante con dei tocchi di magia e di fiabe russe. 

La principessa Baciarospi di Garth Nix | Recensione

La principessa Baciarospi 

Garth Nix

L’ultima cosa di cui ha bisogno è un principe… ancor peggio se tramutato in rospo! La Principessa Anya è in fuga dal Duca Rikard, malvagio patrigno che vuole eliminarla per impossessarsi del Regno. Insieme a una stramba compagnia che include un cane parlante, un ragazzino-tritone e un principe tramutato in rospo, Anya cerca alleati per sconfiggere il Duca e salvare il Regno.

In genere i principi respinti se ne tornavano a casa a scrivere poesie illeggibili e a rimuginare davanti al camino. O scoprivano che anche a loro piaceva qualcun’altra. O venivano mangiati da un drago. Comunque, che fossero a casa a scrivere pessime poesie o nello stomaco di qualche creatura, non tornavano mai.

Un libro ironico e avventuroso. 

La principessa Biaciarospi narra di Anya, principessa di Trallonia che ha non solo una matrigna, ma anche un patrigno. Il personaggio pericoloso tra i due è proprio quest’ultimo, il Duca Rikard, uno stregone che vuole impossessarsi del regno. Tutto parte con la sorella maggiore di Anya che si dispera perché il patrigno ha tramutato in un rospo il suo principe. La nostra protagonista partirà per cercare gli ingredienti al fine di creare un burrocacao magico per ritrasformare il rospo in principe e cercherà alleati per combattere contro Rikard. 

Una storia divertente e avvincente, Anya è una protagonista ironica, intelligente e altruista. Nella cornice fiabesca compaiono streghe, druidi, ladri, tritoni… e non mancano battute sarcastiche e prese in giro  al classico mondo delle fiabe. Qui la principessa è una vera guerriera che non si perde d’animo al primo problema, ma si alza con le sue sole forze per puntare al suo obiettivo. 

I personaggi sono ben caratterizzati a partire da Ardent, il Cane Reale che segue le avventure della principessa fin dall’inizio, e ho apprezzato particolarmente il carattere forte, ma allo stesso tempo fragile, del ladro Shrub, un ragazzino che è stato tramutato in un tritone. 

La trama ha le classiche tematiche come il viaggio, la ricerca di se stessi, l’amicizia e ho trovato geniali alcuni elementi fantastici inseriti da Nix che ha uno stile scorrevole e semplice. 

Un libro che mi ha tenuto compagnia in questo periodo di quarantena, anche se, al termine della lettura, ho avuto la sensazione che mancasse quel qualcosa in più per rendere questo libro ancora più coinvolgente. Per chi è interessato alla storia d’amore vi avviso che qui non c’è, il tutto è focalizzato su Anya, su come affronta le difficoltà e su come impara ad assumersi le proprie responsabilità.

Se avete voglia di una storia avventurosa, fiabesca ma non troppo, che prenda un po’ in giro il mondo delle favole, vi consiglio La Principessa Biaciarospi. 

Il ragazzo di 1000 anni di Ross Welford | Recensione

Il ragazzo di 1000 anni

Ross Welford

Alfie Monk sembra un normalissimo adolescente. Solo che ha mille anni e ricorda perfettamente l’ultima invasione dei vichinghi in Inghilterra. Quando un incendio distrugge tutto ciò che ama e conosce, Alfie è costretto a chiedere aiuto a due suoi coetanei. O meglio, a due veri undicenni. Grazie a loro il ragazzo millenario scoprirà un modo di vivere diverso, un modo di vivere che non dura per sempre.

Vi piacerebbe vivere per sempre? Purtroppo, non me la sento di consigliarlo. Ormai ci sono abituato e mi rendo conto che è una cosa speciale. Solo che ora voglio smettere. Voglio crescere come tutti voi.

Un romanzo avventuroso e originale.

Protagonista indiscusso è Alfie, un ragazzino che ha perso il padre e che vive nel 1014 a.C. con il gatto Biffa e sua madre. In un momento critico Alfie decide ci usare le viperle (le perle della vita che gli ha lasciato in eredità il padre) per ottenere la vita eterna. Scelta che fa di nascosto dalla madre, la quale avrebbe voluto che usasse queste perle una volta raggiunta la maggiore età. Passano gli anni, Alfie insieme a Biffa (anch’essa immortale) e sua madre vivono cercando di limitare i contatti sociali con le persone. Una tragedia colpisce il protagonista che si troverà ad allacciare un rapporto di amicizia con due veri undicenni Aidan e Roxy.

Il ragazzo di 1000 anni è  un libro avventuroso con un’alternanza di episodi presenti e passati. Nel corso della lettura si conosce bene Alfie e la sua storia. 
I capitoli si alternano con due punti di vista, quello di Alfie e quello di Aidan. Quest’ultimo è un ragazzino introverso che sta affrontando un periodo particolarmente difficile per le incomprensioni e i litigi tra i suoi genitori. La vita di Aidan prende una via diversa quando incontra Roxy e Alfie.

Lo stile di Welford è semplice e fluido, la storia è scorrevole e dinamica, non ci sono tempi morti, e i personaggi sono ben caratterizzati. Personalmente ho apprezzato particolarmente Alfie, il piccolo vichingo eternamente bloccato nel corpo di un undicenne. 

Il ragazzo di 1000 anni è una storia avventurosa e originale che parla di coraggio, di amicizia e dei piccoli piaceri della vita. Adatto non solo a un pubblico per più piccoli, ma anche ai grandi che vogliono leggere qualcosa di leggero e frizzante. 

#Prodottofornitoda @HarperCollins

Hated. Gli occhi del demone di A. E. Moranelli | Recensione

Hated. Gli occhi del demone

Angelica Elisa  Moranelli

Le strade di Isy e Veil si sono incrociate in una notte di sangue e tempesta e, da allora, non si sono più separate. Isy era solo una bambina il giorno in cui i demoni hanno fatto a pezzi sua madre: suo padre l’ha addestrata perché diventasse una Cacciatrice, come lui. Veil aveva solo undici anni quando suo padre è stato ucciso da un Cacciatore: ora segue in catene la figlia dell’assassino del padre e sarà venduto ai Monaci, diventando carne da macello per i loro esperimenti. Costretti da un destino beffardo, la cacciatrice e il demone affrontano da anni, uniti dalle catene e separati dai pregiudizi, l’estenuante viaggio in un mondo brutale in cui la Natura si è riappropriata del pianeta, seppellendo le città e la maggior parte delle creazioni umane. Ruderi di case e carcasse di automobili, luna park abbandonati e cimiteri dimenticati fanno da sfondo a una guerra sanguinosa che dura da secoli, quella fra gli Uomini e la loro Nemesi: i Demoni. In questo mondo in rovina, dominato dalla superstizione e da una feroce teocrazia, Isy e Veil dovranno affrontare l’odio dei nemici, il disprezzo dei loro simili, le atrocità di esseri senza scrupoli e i tranelli di una Natura crudele che li ha messi al mondo nell’odio ma non li ha resi immuni all’amore.

Non lasciarti sedurre dalla sua bellezza. Un Thulir non scende a patti, non nutre affetto.

Un urban fantasy dove l’amore supera ogni cosa.

Ho avuto la possibilità di leggere Hated in anteprima e di parlarne con Angelica proprio quando questa storia era in fase di stesura. Finalmente ho riletto il romanzo, ma questa volta in una veste diversa perché pubblicato dalla casa editrice Homo Scrivens.

Angelica ambienta la storia in un futuro post apocalittico e il nostro mondo, quello in cui viviamo, è solo una favola che Isy sente narrare.
Isy è una protagonista che costantemente combatte contro se stessa, divisa tra ciò che prova e il dovere. E’ una semplice ragazza alle prese con le emozioni suscitate dal suo demone taciturno, ma è anche una Cacciatrice che prova a reprimere questi sentimenti proprio perché vanno contro il ruolo che riveste. 

Veil l’ho amato fin da subito. Lui è un Thulir, un demone del vento. E’ un personaggio taciturno, introverso, eppure nei suoi silenzi c’è un passato difficile che lo ha condotto a Isy, alla loro fuga e ai loro sentimenti. Angelica sa benissimo quanto io ami Veil, che non appare solo come il bello e il maledetto perché ciò che affascina è la struttura realistica che lo rende  un personaggio enigmatico.

Ho apprezzato anche tantissimo l’ambientazione. Isy cammina per le strade, le descrive e ricorda le favole che le raccontava la madre riguardo al mondo com’era prima. Dove c’erano negozi, strade e case ora c’è solo una natura selvaggia che avvolge i ruderi.
Adoro lo stile di scrittura di Angelica, semplice e fluido, e ogni parola, ogni virgola è al posto giusto per dare la perfetta carica emotiva. 

La narrazione si incentra principalmente su Isy e Veil, ma durante il loro viaggio incontreranno altri demoni, amici, nemici e persone del passato. La storia è un crescendo di emozioni e di azioni che tengono incollato il lettore alle pagine. Hated è il perfetto esempio di come anche quando si parla di una storia fantasy sia tutto molto realistico e attuale, leggendo tra le righe si scoprono anche messaggi che l’autrice trasmette e che fanno riferimento alla nostra società.

Un fantasy avventuroso che parla di amore, di pregiudizio, di esclusione e del coraggio di prendere le decisioni giuste per noi stessi.

Elric di Michael Moorcock | Recensione

Elric

Michael Moorcock

Questa è una storia di emozioni mostruose e di ambizioni sfrenate. È una storia di sortilegi, di tradimenti e d’ideali onorevoli, di sofferenze e piaceri spaventosi, di amore amaro e di dolce odio. Questa è la storia di Elric di Melniboné.

 

Ma le letture gli hanno insegnato anche a porre in discussione l’uso che si può fare del potere, a porre in discussione le proprie ragioni, a chiedersi se non sarebbe meglio non far uso del potere per nessuna causa. Le letture lo hanno portato a questa “morale”, che tuttavia lui comprende a malapena.

Un romanzo epico con un protagonista fuori dagli schemi.

Elric è una saga scritta da Micheal Moorcock negli anni 60/70. Ho comprato questo splendido volume della Oscar Vault, uscito a ottobre, che comprende i sei libri della serie e sono rimasta super soddisfatta di questa storia meravigliosa. 

Tutto ruota intorno a Elric, sovrano dell’antico impero di Melniboné. I melniboniani sono conosciuti per essere sovrani dei draghi, padroni della magia e soprattutto per essere persone che non hanno una morale; infatti non fanno distinzione tra bene e il male, vivono appagando i loro istinti. Elric è un sovrano diverso da quelli che lo hanno preceduto: è un albino, dal fisico debole e dalla salute cagionevole, ma è anche un filosofo e, a differenza degli altri, lui si pone delle domande sulla vita e cerca di capire quale sia il suo destino. Le cose si complicano quando suo cugino Yyrkoon mira al trono, mettendo a repentaglio la vita di una donna importante per Elric, Cymoril, sua cugina. 

In un’ambientazione fantastica, tra draghi, magia, battaglie  e i Signori del Caos, parte l’avventura di Elric alla ricerca di se stesso e del suo destino. 

Indipendentemente dalla storia che mi è piaciuta molto, sia per come è articolata e i colpi di scena, ma credo che il punto forte di questa saga sia il protagonista che è assolutamente fuori dagli schemi del fantasy di questo genere.

Elric è un protagonista complesso, pieno di sfaccettature: a volte è un eroe, altre volte è un anti eroe, è egoista, ma prova anche compassione, è intelligente, curioso e ha voglia di esplorare e ampliare la sua conoscenza. Questo mix non fa altro che permettere un’evoluzione costante del personaggio, libro dopo libro si scopre un lato nuovo di Elric e il lettore non può fare altro che amarlo. 

Adoro la caratterizzazione dei personaggi di Moorcock, qui non esiste il buono o il cattivo, il tutto non si concentra sulla solita lotta tra il bene e il male, ma si parla di sopravvivenza, di ambizione, di egoismo e di destino.

Anche se è una saga scritta un po’ di anni fa, mi aspettavo di trovare uno stile di scrittura lento, prolisso e pomposo, invece lo stile di Moorcock è  scorrevole. Ci sono alcuni termini che oggi non si usano più, ma a parte questo la lettura è veloce e  piacevole. 

Se volete lanciarvi in questa avventura, aspettatevi una storia intensa, con un protagonista tormentato e un destino crudele. 

RP: I discendenti delle arti terrene di Ester Kokunja

I Discendenti delle Arti Terrene

Ester Kokunja

Lontano dagli uomini c’è una dimensione dominata dal sovrannaturale, dove solo i Discendenti della Magia possono controllare le quattro Arti Terrene. Ayra Selendor, un Erede senza più un titolo e con delle abilità magiche scarsissime, si prepara al suo primo anno all’Istituto Aühequos: un zolla di terra fluttuante nello spazio stellato della Sottointradimensione, un luogo neutrale, un rifugio per ogni discendenza. Questo solo durante il giorno. Di notte l’atmosfera muta drasticamente. La scuola si trasforma in un un campo di battaglia intriso di rune antiche, marchi letali, incantesimi arcani e trabocchetti a ogni angolo, dove le più oscure delle creature girano indisturbate, pronte a rivendicare il potere. Mentre il caos consuma e annebbia le menti degli studenti, Ayra dovrà trovare la forza di schierarsi dal lato giusto. E non è cosa facile quando i buoni diventano cattivi, i cattivi non lo sono mai stati e l’unico segreto della sua vita rischia di essere rivelato ad un mondo non poi così tollerante: nessuno deve sapere di Lazhar, l’essere che da sempre le è accanto, rinchiuso da troppo in uno specchio.

Levò lo sguardo quel tanto che bastava a incrociare gli occhi di un’altra pericolosa creatura. Ambrati e luminosi, erano solcati da piccole striature nere adornanti una pupilla serpentina. Non le servì altro per capire.

È con piacere che partecipo al review party di questo libro fantasy. Ringrazio tanto Marika di Libri Riflessi in uno Specchio per avermi coinvolta in questo evento 🙂 

I Discendenti delle Arti Terrene è un libro fantasy, primo di una saga, in cui sono presenti due elementi che adoro di questo genere: la magia e una scuola. 
La nostra protagonista è Ayra Selendor, una ragazza che si prepara a entrare all’Istituto Aühequos dove dovrà trovare la sua identità nel mondo magico. 

È molto difficile riuscire a creare una storia originale con queste dinamiche fantastiche, le quali sono spesso utilizzate nei libri di questo genere, ma nonostante tutto “I Discendenti delle Arti Terrene” è stata una piacevole lettura. Ester realizza una storia articolata, in un mondo in cui i Quattro Fondatori hanno deciso di distaccarsi dal Primo Mondo (ovvero quello umano) per vivere in tranquillità nel Secondo Mondo. 

Ho simpatizzato subito con Ayra. Una giovane orfana che si trova ad affrontare una situazione molto delicata insieme alla sorella Lunel. I loro genitori erano una delle famiglie che discendevano dai Quattro Fondatori, ma dopo essere caduti in disgrazia, le sorelle sono state abbandonate da tutti i loro parenti e si sono fatte forza da sole in un mondo di magia dove il sangue conta molto. Ayra si trova ad affrontare così non solo le malelingue e un ambiente magico ostile, ma deve fare i conti anche con se stessa e con le sue capacità.
Interessante ed enigmatico è Lazhar, un personaggio intrappolato negli specchi e che avrà un ruolo importante per la protagonista. 

In questo primo volume l’autrice crea una bella e interessante ambientazione, il personaggio di Ayra è ben delineato e nel corso della storia più che azione e colpi di scena ci sono molte spiegazioni riguardo al mondo magico in cui ci troviamo. Essendo il primo volume di una serie,  Ester mette le basi di questa trama articolata: introduce il mondo al lettore e dà forma ai suoi personaggi. 

Una lettura piacevole e scorrevole, a colpi di magia, mistero e lotta tra luci e ombre. 

 

Sei di Corvi di Leigh Bardugo | Recensione

Sei di Corvi

Leigh Bardugo

A Ketterdam, vivace centro di scambi commerciali internazionali, non c’è niente che non possa essere comprato e nessuno lo sa meglio di Kaz Brekker, cresciuto nei vicoli bui e dannati del Barile, la zona più malfamata della città, un ricettacolo di sporcizia, vizi e violenza. Kaz, detto anche Manisporche, è un ladro spietato, bugiardo e senza un grammo di coscienza che si muove con disinvoltura tra bische clandestine, traffici illeciti e bordelli, con indosso gli immancabili guanti di pelle nera e un bastone decorato con una testa di corvo. Uno che, nonostante la giovane età, tutti hanno imparato a temere e rispettare. Un giorno Brekker viene avvicinato da uno dei più ricchi e potenti mercanti della città e gli viene offerta una ricompensa esorbitante a patto che riesca a liberare lo scienziato Bo Yul-Bayur dalla leggendaria Corte di Ghiaccio, una fortezza considerata da tutti inespugnabile. Una missione impossibile che Kaz non è in grado di affrontare da solo. Assoldati i cinque compagni di avventura – un detenuto con sete di vendetta, un tiratore scelto col vizio del gioco, uno scappato di casa con un passato da privilegiato, una spia che tutti chiamano lo “Spettro”, una ragazza dotata di poteri magici -, ladri e delinquenti con capacità fuori dal comune e così disperati da non tirarsi indietro nemmeno davanti alla possibilità concreta di non fare più ritorno a casa, Kaz è pronto a tentare l’ambizioso quanto azzardato colpo. Per riuscirci, però, lui e i suoi compagni dovranno imparare a lavorare in squadra e a fidarsi l’uno dell’altro, perché il loro potenziale può sì condurli a compiere grandi cose, ma anche provocare grossi danni…

«Nessun rimpianto» disse Jesper mentre lanciava il suo fucile a Rotty.
«Nessun funerale» mormorò in risposta il resto degli Scarti. Tra di loro, valeva come un “buona fortuna”.

Un fantasy per ragazzi originale e travolgente!

Sei di Corvi è il primo volume di una dilogia scritta da Bardugo, la quale riprende un’ambientazione  già presente nella trilogia Grisha, che ha scritto precedentemente (serie che purtroppo non è presente in italia). Anche se l’ambientazione è la stessa, Sei di Corvi ha una storia che si discosta dalla trilogia e per questo si può leggere tranquillamente.

Kaz, detto anche Manisporche, accetta un accordo con un ricco mercante di Katterdam. Il giovane ladro deve liberare, dalla fortezza la Corte di Ghiaccio, lo scienziato  Bo Yul-Bayur che ha creato una droga che altera i poteri dei Grisha, amplificandoli. Kaz non è un tipo che si tira indietro quando ci sono per mezzo i soldi e così accetta questo incarico, ma per riuscire nell’impresa si circonderà di persone speciali che lo accompagneranno in questa missione.

La storia procede alternando i punti di vista dei personaggi principali, scelta che ho apprezzato molto perché così il lettore conosce bene il fantastico gruppo di malviventi.

Prendete l’ambientazione di Peaky Blinders, abbassate l’età dei protagonista da adulti a ragazzi adolescenti, aggiungete abilità sovrannaturali, spolverate il tutto con sparatorie, combattimenti, colpi di scena, amore e originalità, ed ecco che avrete Sei di Corvi.

Kaz Brekker è un ragazzo di diciassette anni che si comporta come un adulto, dato il passato turbolento e il suo andare e venire più volte in prigione. Ama i soldi ed è disposto a tutto per loro. Ambizioso e scaltro, Kaz è un protagonista magnetico che attira il lettore e per certi versi ho trovato qualche piccola somiglianza con il protagonista di  Peaky Blinders.

I personaggi sono caratterizzati alla perfezione, ma i due che ho amato alla follia sono Nina e Matthias. La prima è una ragazza in carne, sensuale, travolgente, ironica e sarcastica. Nina è un personaggio che è ben bilanciato ed è una Grisha, ovvero una combattente che ha l’abilità di manipolare gli stati d’animo e l’organismo umano. Infatti più di una volta viene in aiuto ai nostri amici che vengono feriti durante le battaglie. Non dirò molto su Matthias per non fare spoiler, ma vi posso anticipare che è un personaggio che per tutto il libro si sente combattuto tra la rabbia e un forte sentimento che prova per Nina.

La storia ha un ritmo serrato, non mi sono mai annoiata, ogni capitolo aggiunge un tassello alla trama o alla caratterizzazione dei personaggi. L’alternanza dei punti di vista dà un ritmo intimo e incalzante alla storia. Anche se l’ambientazione di Sei di Corvi riprende quella di un’altra trilogia, non ho avuto nessun problema nella lettura. Ci sono alcuni punti che avrei preferito approfondire, come la storia dei Grisha, di questi soldati dotati di capacità sovrannaturali, ma immagino che questo aspetto venga trattato nella Trilogia Grisha.

Se avete voglia di un fantasy per ragazzi originale e con personaggi meravigliosi, vi consiglio di iniziare subito questo primo volume della dilogia!

Il Priorato dell’Albero delle Arance di Shannon | Recensione

Il priorato dell’albero delle arance

Shannon

Il romanzo fantasy dell’anno. La casa di Berethnet ha regnato su Inys per mille anni ma ora sembra destinata a estinguersi se la regina Sabran IX non si sposerà e darà alla luce una figlia. I tempi sono difficili, gli assassini si nascondono nell’ombra della corte. A vegliare segretamente su Sabran c’è Ead Duryan, adepta di una società segreta che, grazie ai suoi incantesimi, protegge la sovrana. Ma la magia è ufficialmente proibita a Inys… Tra draghi, lotte per il potere e indimenticabili eroine, l’epico fantasy al femminile per il nuovo millennio.

La creatura fluttuò oltre il ponte con la grazia di un nastro di seta e si librò in cielo leggera e silenziosa come un aquilone.
Un drago.

Un epic fantasy con intrighi di corte, magia e draghi. 

Mi trovo veramente in difficoltà a dirvi di cosa tratta questo libro perché la storia è così immensa, così dettagliata e così particolare che rischierei o di fare spoiler o di essere troppo prolissa, quindi cercherò di stringere e di dire solo le cose che mi hanno colpito particolarmente.

I capitoli si alternano con due macro ambientazioni, una a Oriente e una a Occidente dove vengono trattate le varie storie, e in cui si scoprono i diversi regni.
Ci sono quattro narratori, ma vi parlerò di quelli che mi hanno più colpito.
Nella storia a Oriente il lettore conosce Tané, un’orfana seiikinese che studia per diventare un cavaliere di draghi. Un personaggio che mi ha molto incuriosito fin da subito, soprattutto per la sua tenacia nel realizzare il suo sogno. 
In Occidente abbiamo un’atmosfera, totalmente diversa dalla prima, che ricorda più le classiche corti medievali. Qui il lettore conosce Ead Duryan, che ha il compito di vegliare segretamente sulla regina Sabran, la quale non si è ancora sposata e il regno è in crisi proprio perché non ha dato alla luce ancora un erede. Il lettore scoprirà varie storie parallele che alla fine si intrecceranno in modo avvincente.

I draghi sono gli animali fantastici portanti della storia perché vengono visti in maniera diversa in base alla cultura del regno in cui ci troviamo. In alcuni regni, come in quello in cui si trova Tanè, i draghi vengono venerati, mentre su altri fronti queste bestie sono considerate il male.  Questo perché c’è la leggenda del Senza Nome, ovvero il drago più pericoloso e potente di tutti che ha creato scompiglio molti anni prima e che sembra stia per tornare. Tale leggenda è presente in ogni regno, ma in base alle credenze ci sono delle varianti.

Il world-building che crea Shannon è  particolare, dettagliato e variegato. Punto di forza sono sicuramente le ambientazioni, l’autrice crea più regni, ognuno con i propri usi e costumi, la propria storia e religione, dando una buona caratterizzazione delle varie società. Personalmente ho avuto molta difficoltà e entrare nella lettura perché Shannon introduce nello stesso momento tantissimi personaggi, spiegando le varie parentele e alcuni intrighi di corte. Non ho avuto il tempo di affezionarmi a qualcuno di loro proprio perché sono stata troppo impegnata nel cercare di ricordarmeli. Avrei preferito che i personaggi venissero introdotti man, mano nella storia, così da familiarizzare.

Il Priorato dell’Albero delle Arance è un libro che rievoca l’atmosfera del Trono di Spade, e ha tutti gli elementi essenziali che caratterizzano un Epic Fantasy con tanto di intrighi di corte. Ma qui, a differenza dei classici del genere che ricordiamo, c’è una bella presenza femminile con personaggi forti e determinati.

Si tratta di una lettura impegnativa, non solo per la moltitudine di personaggi che compaiono, ma anche per la quantità di informazioni che dà l’autrice. Personalmente ho dovuto spesso guardare la cartina, il glossario e l’elenco dei personaggi a fine libro, perché mi perdevo nelle descrizioni e nelle nozioni. Una storia sicuramente avvincente, che mi ha intrattenuto, ma che personalmente non mi ha fatto scattare l’amore, forse perché ho avuto questo rapporto con la storia un po’ complesso all’inizio. 

Il Priorato dell’Albero delle Arance è un intreccio di magia, avventura, cospirazioni, tradimenti e il “mai una gioia” è sempre dietro l’angolo. Ho apprezzato tantissimo i personaggi femminili che sono un bel mix di forza e debolezza, e ciò non fa altro che esaltarle. Ci sono dei bei messaggi femministi, si parla di amore e anche di lgbt. Insomma una storia piena di messaggi che intrattiene il lettore in questa avventura molto articolata. 

Se siete amanti delle storie con tantissimi personaggi dove ci sono draghi, magia, amore e dei bei messaggi importanti, allora Il Priorato dell’Albero delle Arance è sicuramente una lettura da fare. 

#Prodottofornitoda @OscarVault