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Fairy Oak. La storia perduta di Elisabetta Gnone | Recensione

Il tempo è passato e molte cose sono cambiate a Fairy Oak, e così capita di immelanconirsi riguardando vecchie fotografie davanti a un tè, ricordando vecchi amici e grandi avventure. Ma quando i ricordi approdano all’anno della balena, i cuori tornano a battere e i visi a sorridere. Che anno fu! Cominciò tutto con una lezione di storia, proseguì con una leggenda e si complicò quando ciascun alunno della onorata scuola Horace McCrips dovette compilare il proprio albero genealogico. Indagando tra gli archivi, le gemelle Vaniglia e Pervinca, con gli amici di sempre, si mettono sulle tracce di una storia perduta e dei suoi misteriosi protagonisti. E mentre il loro sguardo ci riporta nella meravigliosa valle di Verdepiano, si consolidano vecchie amicizie, ne nascono di nuove, si dichiarano nuovi amori e si svelano sogni che diventano realtà.

Capita a volte, come non mai in questo periodo storico che stiamo vivendo, di avere l’esigenza di leggere una storia che ci faccia sentire a casa. Un romanzo che abbia il potere di farci sentire protetti dal mondo. Pochi libri riescono a farmi sentire così, ed Elisabetta Gnone è una di quelle autrici che ha questo potere, quello di rendere le parole dolci e confortanti come una cioccolata calda. 

A distanza di quindici anni dalla pubblicazione del primo volume, l’autrice torna con una nuova avventura a Fairy Oak. Già solo leggendo il primo capitolo mi ha preso una profonda nostalgia. Il lettore incontra dopo tanto tempo Vaniglia e Pervinca, le magiche sorelle che sono andate avanti con la loro vita. Per un attimo si ha come la sensazione di guardare un album di ricordi, si ritorna a Fairy Oak, alle storie, all’avventura, alla magia e all’incontro di vecchie conoscenze. 

Vaniglia e Pervinca si perdono nei loro ricordi e ci ritroviamo di nuovo tra i banchi di scuola, le sorelle scoprono della leggenda di una Balena e questo è solo l’inizio della loro avventura. 

Prassi della Gnone è quella di non fermarsi mai solo alla semplice avventura, ma regala al lettore (che sia grande o piccolo) una storia che fa riflettere e che lascia messaggi importanti. Si parla di amicizia, di amore per gli animali, di coraggio e dell’importanza del ricordo. Nota di merito, secondo me, è che questo libro può essere letto anche da chi non conosce bene tutta la storia di Fairy Oak, infatti l’autrice ha realizzato delle piccole note a fine libro per permettere al lettore di orientarsi al meglio.

La storia inoltre è impreziosita da delle belle e delicate illustrazioni che rendono la storia fiabesca e delicata. Un romanzo da non perdere se si ha voglia di vivere un’avventura magica e profonda.

#Prodottofornitoda @Salani

Ragazzi della tempesta di Elle Cosimano | Recensione

In una gelida notte d’inverno, Jack Sommers è chiamato a scegliere tra vivere per sempre, secondo le antiche leggi magiche di Gaia, o morire. Jack sceglie di vivere e in cambio da quel momento in poi sarà un Inverno. Come le altre Stagioni, ogni anno Jack deve dare la caccia e uccidere chi viene prima di lui. Le leggi di Gaia sono chiare: l’Inverno uccide l’Autunno, l’Autunno uccide l’Estate, l’Estate uccide la Primavera, la Primavera uccide l’Inverno. Questo significa che Jack uccide Amber. Amber uccide Julio. Julio uccide Fleur. E Fleur uccide Jack. Sono tutti addestrati a cacciare e uccidere, e tutti a turno muoiono. Ma quando Jack e Fleur – Inverno e Primavera – sono attratti l’uno dall’altra contro ogni buon senso e regola della natura, la legge spietata che governa le loro vite eterne a un tratto diventa qualcosa di personale e di doloroso. Fleur verrà bandita per sempre, se insieme non troveranno il modo per fermare il ciclo naturale delle cose. Quando le quattro Stagioni si coalizzano, mettendo a rischio la loro immortalità in cambio di amore e libero arbitrio, la loro fuga attraverso il Paese li condurrà in un luogo in cui saranno costretti a difendersi contro un creatore che vuole annientarli.

Un fantasy young adult con un’ambientazione originale. 

Ragazzi della tempesta è una lettura che mi ha intrattenuto e trovo che il punto di forza di questa storia sia proprio l’ambientazione originale. I nostri protagonisti, che rappresentano le quattro stagioni, si trovano a vivere in una sorta di Hunger Games premeditato. La stagione che arriva, per prendere il sopravvento, deve uccidere quella precedente. Di conseguenza Jack (inverno) deve uccidere Amber (autunno), Amber deve uccidere Julio (estate), Julio deve uccidere Fleur (primavera) e Fleur deve uccidere Jack. Un ciclo continuo che non ha mai fine perché a ogni morte, questi ragazzi adolescenti e immortali, ritornano in vita.  Non esistono solo loro quattro perché questo sistema coinvolge altri ragazzi che sono sparsi per il mondo, tutti sotto il controllo di Cronos. I giovani vivono nell’Osservatorio che è una struttura dove ci sono delle rigide regole e sono monitorati continuamente. Una delle regole principali è che ragazzi di stagioni diverse non devono fare amicizia, ma le cose si complicano quando Jack (inverno) capisce di essere innamorato di Fleur (primavera).

Come ho già detto all’inizio mi è piaciuto molto il mondo che ha costruito Cosimano: le regole, le restrizioni, la gerarchia che si trova nell’Osservatorio. E ho apprezzato anche la caratterizzazione dei quattro ragazzi che sono ben delineati. La storia si alterna con il punti di vista di Jack e Fleur, ma avrei preferito leggere anche qualche capitolo dal punti di vista di Julio e Amber che trovo che siano una coppia più interessante sia per la costruzione dei personaggi che per l’iter che percorrono durante la storia.

Personalmente ho apprezzato molto di più la prima parte della storia, ovvero la presentazione di questo universo e dei personaggi, la seconda parte si sofferma sulla fuga dei quattro ragazzi che cercano di scappare da questo sistema di Cronos. Quest’ultima parte l’ho trovata a tratti un po’ ripetitiva e spesso anche prevedibile, ma comunque scorrevole.  Il finale lascia dei punti interrogativi, personalmente non mi ha fatto impazzire, l’ho trovato un po’ forzato, ma ci sono delle questioni ancora aperte e sono curiosa di sapere come andrà avanti con la storia l’autrice. 

Ragazzi della tempesta è un fantasy che scorre con uno stile fluido, una storia che unisce magia, miti, leggende e un pizzico di fantascienza. 

 

#Prodottofornitoda @Rizzoli

Grishaverse – Tenebre e ossa di Bardugo | Review Party

Grishaverse – Tenebre e ossa

Bardugo

L’orfana Alina Starkov non ha grandi ambizioni nella vita, le basterebbe fare al meglio il suo lavoro di apprendista cartografa nell’esercito di Ravka, un tempo nazione potente e ora regno circondato dai nemici, e poter stare accanto al suo buon amico Mal, il ragazzo con cui è cresciuta e di cui è innamorata da molto tempo. Ma il destino ha in serbo ben altro per lei. Quando il loro reggimento attraversa la Faglia d’Ombra, la striscia di oscurità quasi impenetrabile che taglia letteralmente in due il regno di Ravka, lei e i suoi compagni vengono attaccati dagli esseri spaventosi e affamati che lì dimorano. E proprio nel momento in cui Alina si lancia in soccorso dell’amico Mal ferito gravemente, in lei si risveglia un potere enorme, come una luce improvvisa e intensa in grado di riempirle la testa, accecarla e sommergerla completamente. Subito viene arruolata dai Grisha, l’élite di creature magiche che, al comando dell’Oscuro, l’uomo più potente di Ravka dopo il re, manovra l’intera corte. Alina, infatti, è l’unica tra loro in grado di evocare una forza talmente potente da distruggere la Faglia e riunire di nuovo il regno, dilaniato dalla guerra, riportandovi finalmente pace e prosperità. Ma al sontuoso palazzo dove viene condotta per affinare il suo potere, niente è ciò che sembra e Alina si ritroverà presto ad affrontare sia le ombre che minacciano il regno, sia quelle che insidiano il suo cuore.

Rimasi a guardare, divisa tra paura e fascinazione.
“E’ troppo giovane” pensai. L’Oscuro comandava i Grisha da prima che io nascessi, mentre l’uomo seduto sulla pedana non sembrava molto più anziano di me. Aveva un viso affilato e bello, con una massa di folti capelli neri e chiari occhi grigi che scintillavano come quarzo. Io sapevo che i Grisha più potenti vivevano a lungo, e che gli Oscuri erano i Grisha più potenti di tutti, ma lo trovavo ingiusto e ripensai alle parole di Eva: “Non è un essere naturale. Nessuno di loro lo è.”

Dopo aver letto sei di Corvi, che ho adorato, come non immergermi in questa nuova storia di Bardugo?

Alina e Mal vengono accolti nell’orfanotrofio di Keramizin, e una volta cresciuti cominciano l’addestramento militare a Poliznay. Quando il loro reggimento attraversa la Faglia d’Ombra, Mal viene ferito gravemente durante un attacco, Alina corre in suo soccorso e all’improvviso tutto attorno a lei viene avvolto da una forte luce. Quando si risveglia viene arruolata nei Grisha, l’élite di creature magiche al comando dell’Oscuro.

Lo stile di Bardugo è scorrevole e semplice, anche in questo caso mi sono immersa nella storia facilmente. La trama è vista tutta dal punto di vista di Alina, una protagonista che però non mi ha particolarmente conquistata nella prima parte del libro. E’ una ragazza insicura di sé, in cerca del suo posto nel mondo, e all’inizio della storia mi aspettavo più uno spirito di ribellione per la situazione che le impone l’Oscuro, invece segue e si adatta semplicemente al corso degli eventi. L’ho apprezzata più verso la fine, dove c’è un’evoluzione che trovo realistica e anche adatta al suo personaggio. 

Il ritmo è ben cadenzato, ogni capitolo è un tassello per conoscere il mondo dei Grisha, esseri che hanno capacità speciali e che vivono più degli esseri umani. L’Oscuro è un personaggio enigmatico, il lettore rimane sempre nell’incertezza sulla veridicità delle sue azioni, mentre Mal, l’amico d’infanzia e primo amore di Alina, è una figura chiara, schietta e solare che ho adorato fin dalle prime pagine. Due personaggi maschili che sono il giorno e la notte, e che immagino riserveranno delle belle sorprese nei prossimi volumi.

Sono una lettrice un po’ particolare, perché tendenzialmente mi affeziono sempre di più ai personaggi secondari che a quelli principali, e questo è il caso con Genya, una Grisha che ha la capacità di migliorare l’aspetto delle persone, un potere che viene schernito dai suoi colleghi. Genya è una figura che apparentemente si presenta sempre allegra, solare, spesso frivola eppure, con poche battute e  scene, la Bardugo fa intendere che c’è molto di più dietro a questo personaggio che sono curiosa di conoscere meglio. 

L’universo che crea l’autrice è colmo di magia, intrighi politici e inganni. Un romanzo che ha la capacità di far staccare la mente dalla vita reale, che intrattiene fin dalle prime pagine, facendo immergere il lettore nel misterioso mondo dei Grisha. 

#Prodottofornitoda @Mondadori

Review Party | Il giorno dopo il lieto fine di Alice Chimera

Il giorno dopo il lieto fine

Alice Chimera

Nessun lieto fine. Detto così suona assai traumatico.
Ma se le favole non fossero proprio come ce le raccontano quando siamo bambini?
Cosa accadde realmente subito dopo il classico “happy end”?
Ce lo racconta Alice Chimera. Partendo dal noto finale disneyano, scopriremo cosa la sorte ha riservato alle varie protagoniste.
Le mele diverranno una vera e propria persecuzione per Biancaneve; Cenerentola si troverà sposata a un principe che la considera un giocattolo sessuale; Ariel non è diventata davvero umana e non potrà avere figli; Jasmine rimpiangerà la libertà perduta; Alice, che avrebbe voluto crescere e diventare donna, si ritroverà a rimpiangere il Paese delle Meraviglie e la spensieratezza dell’infanzia…
Alcune note esplicative accompagnano le favole e ne approfondiscono gli aspetti originari che hanno ispirato i lungometraggi.

Cosa succede nelle fiabe dopo il “e vissero per sempre felici e contenti”? C’è qualcosa dopo, quel qualcosa che nessuno ci ha mai raccontato, ed ecco che arriva Alice Chimera che ripropone in una nuova edizione la sua raccolta di racconti “Il giorno dopo il lieto fine”.

Ho avuto il piacere di leggere anni fa questo lavoro di Chimera, e come la prima volta ho divorato la lettura con piacere. 
L’autrice riprende le fiabe classiche Disney, va oltre la fine che tutti noi conosciamo e ci propone uno scenario spesso triste, altre volte ingiusto, ma anche realistico.
Una vetrina “realistica” che smonta il lieto fine delle fiabe con toni grotteschi. 

Sette racconti che vedono come protagoniste Biancaneve, Ariel, Belle, Cenerentola, Jasmine, Aurora e Alice.
La Bella e La Bestia è tra i classici della Disney che più adoro e indovinate? E’ anche il mio racconto preferito della raccolta di Alice Chimera perché inaspettato, originale e dalle sfumature gotiche. 
In questa storia troverete brividi, una punta di horror e un finale inaspettato.
Lo stile di scrittura è semplice e accurato, va dritto al punto non perdendosi in troppe descrizioni dando ampio campo d’azione alle principesse infelici.

Ogni racconto si apre con una delicata illustrazione e si chiude con una nota dell’autrice che fa un piccolo focus sulla fiaba. 


Se amate le rivisitazioni e siete pronti a conoscere il finale della storia delle nostre eroine Disney, allora tuffatevi in questa lettura.

#Prodottofornitoda @AliceChimera

 

La memoria di Babel. L’Attraversaspecchi 3 di Dabos | Recensione

La memoria di Babel. L’Attraversaspecchi 3

Christelle Dabos

Dopo due anni e sette mesi passati a mordere il freno su Anima, la sua arca, per Ofelia è finalmente arrivato il momento di agire, sfruttare quanto ha scoperto nel Libro di Faruk e saputo dai frammenti di informazioni divulgate da Dio. Con una falsa identità si reca su Babel, arca cosmopolita e gioiello di modernità. Basterà il suo talento di lettrice a sventare le trappole di avversari sempre più temibili? Ha ancora una minima possibilità di ritrovare le tracce di Thorn?

Era un individuo spigoloso sia di corpo che di carattere, senza mai una frase amorevole, un gesto galante o una battuta scherzosa, uno che preferiva la compagnia dei numeri a quella degli uomini. 
Doveva esserci un buon motivo per guardarlo in faccia. 
Ofelia ne aveva due. 

Presa dall’entusiasmo del secondo volume di questa saga, che ho apprezzato molto, mi sono immersa subito nella lettura del terzo capitolo.

Ofelia è da più di due anni che non vede Thorn e, quando riesce ad avere una pista da seguire, decide di partire per Babel alla ricerca di suo marito.  Tra inganni, nuovi incontri e vari pericoli, Ofelia si troverà ad avere a che fare con una società completamente diversa dalla sua dell’arca Anima e da quella del Polo. 

Se il secondo libro della saga mi aveva conquistato anche per il ritmo serrato, qui torniamo di nuovo alla lentezza del primo volume, se non anche di più. Lento, lento, lento. Per almeno metà del libro succede poco o niente. Credo che la pecca sia il fatto che ci troviamo in un’arca diversa con tutti personaggi nuovi e il lettore così si deve riabituare alla nuova arca, alle sue regole, fare nuove conoscenze e prendere confidenza con questo scenario distopico. 

Thorn continua a essere un personaggio bellissimo: sfaccettato, tormentato e ben studiato. Ne La memoria di Babel inizia un po’ a scoprirsi, a far vedere di più la sua fragilità, ma sempre troppo poco per i miei gusti.
Mentre tutti gli altri personaggi mi sembrano ben caratterizzati e naturali, l’unica che stona in tutta la storia è proprio Ofelia che, a mio parere, continua a essere troppo costruita, sembra che la Dabos la costringa a fare determinate cose che non hanno molto senso solo per allungare il brodo. 

La trama è interessante, ma l’ho trovata anche un po’ confusionaria, se non avessi sentito i commenti riguardo all’ultimo volume della saga sarei più fiduciosa nel comprendere la dinamica della storia, ma ahimé ho i miei dubbi a questo punto.

In conclusione, ho apprezzato gli ultimi capitoli di questo terzo volume, ma nel complesso non mi ha convinto per la lentezza, la confusione e l’incoerenza della protagonista. Verso la fine c’è quella vena romantica che tutte le lettrici aspettano di leggere dal primo volume, ma avrei preferito che l’autrice scrivesse qualche frase in più, proprio per scoprire meglio l’evoluzione del loro rapporto. 

 

Gli scomparsi di Chiardiluna. L’Attraversaspecchi: 2 di Dabos | Recensione

Gli scomparsi di Chiardiluna. L’Attraversaspecchi: 2 

Christelle Dabos 

Secondo volume della saga dell’Attraversaspecchi (dopo il primo, Fidanzati dell’inverno), Gli scomparsi di Chiardiluna trascina il lettore in una girandola di emozioni lasciandolo, alla fine, con una voglia matta di leggere il terzo volume.

Sulla gelida arca del Polo, dove Ofelia è stata sbattuta dalle Decane perché sposi suo malgrado il nobile Thorn, il caldo è soffocante. Ma è soltanto una delle illusioni provocate dalla casta dominante dell’arca, i Miraggi, in grado di produrre giungle sospese in aria, mari sconfinati all’interno di palazzi e vestiti di farfalle svolazzanti. A Città-cielo, capitale del Polo, Ofelia viene presentata al sire Faruk, il gigantesco spirito di famiglia bianco come la neve e completamente privo di memoria, che spera nelle doti di lettrice di Ofelia per svelare i misteri contenuti nel Libro, un documento enigmatico che nei secoli ha causato la pazzia o la morte degli incauti che si sono cimentati a decifrarlo. Per Ofelia è l’inizio di una serie di avventure e disavventure in cui, con il solo aiuto di una guardia del corpo invisibile, dovrà difendersi dagli attacchi a tradimento dei decaduti e dalle trappole mortali dei Miraggi. È la prima a stupirsi quando si rende conto che sta rischiando la pelle e investendo tutte le sue energie nell’indagine solo per amore di Thorn, l’uomo che credeva di odiare più di chiunque al mondo. Sennonché Thorn è scomparso…

 

«Quando volete che torni?»
«Io?» fece Ofelia, stupita che le chiedesse la sua opinione.
«Immagino che dipenda più che altro dai vostri impegni. Cercate soltanto di non dimenticare il matrimonio.»
Era chiaramente una battuta, ma Thorn le rispose con indecifrabile serietà.
«Non dimentico mai niente»

Solo la settimana scorsa vi ho parlato del primo volume della serie Attraversaspecchi, ho comprato subito il seguito e se il primo capitolo non mi aveva conquistata completamente, questo secondo volume mi ha rapita fin dalle prime pagine. 

Ofelia viene presentata a sire Faruk, lo spirito di famiglia dell’arca Polo, il quale aspira a far leggere a Ofelia il Libro, un manoscritto misterioso che sembra impossibile da decifrare. Nello stesso momento a Chiardiluna iniziano a esserci delle scomparse misteriose e la nostra protagonista indagherà su questi avvenimenti insieme a Thorn. 

Ne Gli Scomparsi di Chiardiluna ho trovato un ritmo molto più incalzante e veloce rispendo al primo volume. C’è sempre una base fantasy, ma questa volta con una vena investigativa e mistery. Le ambientazioni sono sempre particolari e ben curate, l’autrice dedica molta attenzione allo sfondo della storia e alla caratterizzazione fisica dei personaggi che sono tutti particolari e riconoscibili. 

Ofelia è un personaggio che purtroppo continua a non piacermi particolarmente, ma devo ammettere che verso la fine del libro si riscatta un po’ e l’ho trovata più coerente rispetto al primo volume. In questo secondo capitolo l’autrice pone una maggiore attenzione su Thorn, si scopre qualcosa in più sul suo passato, su sua madre e sulle sue abilità. Forse è questo uno dei motivi per cui ho amato questo libro, perché finalmente la Dabos racconta qualcosa in più su questo personaggio introverso e apparentemente freddo. La coppia protagonista farà dei piccoli passi in avanti, non ci sono scene romantiche plateali e forse è proprio questo uno degli aspetti che apprezzo di questo libro. La loro “relazione” non viene sminuita da situazioni già lette e sentite. 

Mano, mano che si va avanti con la storia vengono scoperte le carte, alcune fanno nascere altri punti interrogativi, altre invece danno rivelazioni interessanti. Il lettore viene trascinato dal turbinio di mistero e azione fino ad arrivare a un finale struggente che lascia con il fiato sospeso.

Cosa dire? Ho amato questo secondo volume, adoro Thorn che posso dire essere diventato uno dei miei personaggi letterari preferiti, e non vedo l’ora di andare avanti con la saga per scoprire cosa succederà. 

Good Luck girls di Davis | Recensione

Good Luck girls

di Davis

Le chiamano ragazze della Buona Fortuna, ma tutti ad Arketta sanno che quelle ragazze sono tutto tranne che fortunate: vendute ancora bambine a una “casa di benvenuto”, marchiate con un tatuaggio maledetto e intrappolate in una vita che non avrebbero mai scelto. Quando una di loro uccide accidentalmente un uomo per legittima difesa, fuggono in cinque dalla casa di benvenuto e intraprendono un viaggio pericoloso e impossibile alla ricerca della libertà, della giustizia e della vendetta, in un mondo che ha negato loro ogni diritto. Inseguite dai poteri più corrotti e malvagi di Arketta, la loro unica speranza è riposta in una storia della buonanotte tramandata da una ragazza della Buona Fortuna all’altra, una storia a cui solo le più giovani e disperate tra loro sono disposte a credere. Perché possano sopravvivere, non basterà la buona fortuna. Servirà tutta la forza della loro amicizia.

Ma un simbolo non solo ti marchiava a vita come proprietà di una casa di benvenuto. Era anche stregato.

Le chiamano ragazze della Buona Fortuna, ma sono tutto tranne che fortunate. 

Good Luck Girls è un libro che mescola l’atmosfera fantasy e western, e che parte con una base realistica. Ci troviamo in una casa di benvenuto in cui giovani ragazze hanno il compito di intrattenere gli uomini. Le cose si complicano quando Clementine uccide il suo primo cliente, così sua sorella Aster decide di scappare via dalla casa di benvenuto e con loro si uniscono anche altre tre ragazze. Il loro primo obiettivo, per conquistare la libertà, è quello di trovare Lady Ghost, una donna capace di eliminare il marchio stregato che portano sulla pelle e che le segna come ragazze di piacere. 

Non pensavo che il mix fantasy-western funzionasse, ma devo dire che Davis riesce a creare, con uno stile immediato e fluido, un’ambientazione che immerge il lettore in una storia colma di azione.

Inizialmente si potrebbe pensare che la protagonista indiscussa della storia sia Clementine, ma in verità la narrazione si sposta più sulla sorella maggiore Aster e la saccente e perfida Violet. Le due ragazze sono ben caratterizzate, a differenza di Clementine, Tansy e Mallow che sono personaggi che vengono un po’ più trascurate, ma essendo il primo volume di una serie mi aspetto di scoprire qualcosa in più su di loro nel prossimo libro. 

Punto forte del romanzo, secondo me, è l’ambientazione che parte da una base molto realistica perché si parla di una casa del piacere. Le ragazze vengono sottoposte a trattamenti non piacevoli per evitare possibili figli, il lettore avverte la loro la pressione e paura  nel ricevere un cliente, l’ansia nel chiudersi con lui nella stanza… insomma Davis affronta la dinamica della prostituzione in modo intenso senza mai essere volgare o cruda nello stile. 

Il romanzo è colmo di messaggi e critiche molto importanti, tra cui si parla di disparità di genere e di classe. In questo universo di sono i sanguepuro e i sanguesporco, quest’ultimi fruttati dai primi e facilmente riconoscibili perché sono privi di ombra. 

Il libro ha un ritmo serrato, forse c’è troppa azione, capitolo dopo capitolo le cinque ragazze insieme a Zee, un ragazzo che le aiuterà nella loro impresa, affronteranno mille peripezie e imprevisti. Forse questa eccessiva azione non permette di approfondire bene i personaggi, non c’è un attimo di pausa in cui il lettore si sofferma su di loro.

In conclusione Good Luck Girls l’ho trovato un romanzo piacevole e soprattutto diverso dal solito, il primo volume di questa serie mi ha convinto e sono curiosa di leggere il seguito. 

 

Fidanzati dell’inverno – L’attraversaspecchi di Dabos | Recensione

Fidanzati dell’inverno – L’attraversaspecchi

di Dabos

In un universo composto da ventuno arche, tante quanti sono i pianeti che orbitano intorno a quella che fu la Terra vive Ofelia. Originaria dell’arca “Anima”, è una ragazza timida, goffa e un po’ miope ma con due doni particolari: può attraversare gli specchi e leggere il passato degli oggetti. Lavora come curatrice di un museo finché le Decane della città decidono di darla in sposa al nobile Thorn, della potente famiglia dei Draghi. Questo significa trasferirsi su un’altra arca, “Polo”, molto più fredda e inospitale di Anima, abitata da bestie giganti e famiglie sempre in lotta tra loro. Ma per quale scopo è stata scelta proprio lei? Tra oggetti capricciosi, illusioni ottiche, mondi galleggianti e lotte di potere, Ofelia scoprirà di essere la chiave fondamentale di un enigma da cui potrebbe dipendere il destino del suo mondo. Fidanzati dell’inverno è il primo capitolo di una saga ricca e appassionante che sta conquistando migliaia di lettori giovani e adulti.

Le vecchie dimore hanno un’anima, si sente spesso dire. 
Su Anima, l’arca in cui gli oggetti prendono vita, le vecchie dimore avevano più che altro la tendenza a sviluppare un carattere orribile. 

Dopo averne sentito tanto parlare, ecco che mi immergo nella saga di Christelle Dabos. Fidanzati dell’inverno è una storia che ha riscosso molto successo tra i lettori e io sono una di quelle persone che più sente parlare bene di un libro e più preferisce evitare la lettura. 

Ci troviamo in un mondo in cui esistono le arche, la nostra protagonista Ofelia, vive nell’arca Anima, ed è una ragazza molto timida, introversa, che ama la lettura e soprattutto non ha alcun interesse nelle relazioni sentimentali. La sua vita viene stravolta quando le viene imposto un matrimonio con un uomo che viene dall’arca Polo, il giovane Thorn. 
Ofelia parte con Thorn per andare a vivere nel suo mondo, tanto freddo e diverso dal suo, e fino al giorno delle nozze non deve rivelare la sua identità perché il suo futuro marito è circondato da nemici che lo disprezzano. 

Partiamo col dire che mi è piaciuta molto l’ambientazione e soprattutto il contrasto degli usi e costumi tra le due arche. Ad Anima sono tutti una grande famiglia, si percepisce calore, amore, c’è la stessa atmosfera che crea una famiglia numerosa e chiassosa. Sull’arca Polo la situazione è completamente diversa, ci sono famiglie ben schierate, pronte ad accoltellarsi tra loro per realizzare le proprie ambizioni. Thorn è un figlio bastardo e per questo motivo non è visto di buon occhio dalle persone che lo circondano. L’ambientazione è ben delineata, particolare e originale, e gli intrighi tra le varie famiglie si susseguono andando avanti con la storia.

Il romanzo gioca di contrasti non solo con le atmosfere delle due arche, ma anche con i caratteri dei personaggi principali. Personalmente ho adorato Thorn, un figlio illegittimo che viene maltrattato fin da bambino dai suoi stessi fratellastri, allontanato dalla famiglia del padre e costretto a chiudersi in se stesso, trovando come suo unico obiettivo il lavoro da intendente amministrativo. Purtroppo l’autrice non si sofferma molto su di lui perché la storia si focalizza su Ofelia, ma è un personaggio che ha tante sfaccettature: all’apparenza freddo, austero e rude, ma in realtà è solo un ragazzo ferito che cerca di sopravvivere. Ofelia è una protagonista che non mi ha più di tanto convinta, spesso l’ho trovata troppo statica, ferma… si limita semplicemente a guardare ciò che succedere attorno a lei. 

Per quanto riguarda la dinamica amorosa non c’è nessun colpo di fulmine o amore travolgente. I due protagonisti si studiano, si guardano con sospetto, in alcuni momenti cercheranno di darsi fiducia a vicenda e mi domando, con il seguito dei libri, come evolverà la loro relazione. 

L’autrice scrive molto bene, ma ho trovato il ritmo troppo lento. Almeno per le prime duecento pagine non succede assolutamente nulla, e gli intrighi si susseguono lentamente, alcuni li ho trovati anche prevedibili. 

In conclusione questo primo capitolo della saga l’ho trovata piacevole. Non mi ha catturata più di tanto la storia, ma ho amato tantissimo il personaggio Thorn ed è solo per lui che mi sono convinta ad acquistare anche il secondo volume. 

Ne rimarrò delusa? Ve lo dirò quando inizierò il secondo capitolo XD