Auren è la favorita di re Mida, l’uomo dal tocco d’oro, che la tiene in una gabbia dorata, simbolo del suo potere. Questa «gabbia» copre l’intero piano superiore del castello, con gabbie integrate in ogni stanza e passerelle sbarrate collegate tra loro, in modo che Auren possa girare liberamente per il castello. La prigioniera si sente protetta e al sicuro nella sua gabbia. Ma da cosa? Ha avuto una vita molto dura, ha vissuto per strada fino a quando Mida non l’ha salvata. Auren lo conosce da prima che diventasse re, il che spiega molto sul loro rapporto. Ma la sua vita, le sue sicurezze, stanno per cambiare brutalmente…
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Ho iniziato il primo volume di questa serie senza grandi aspettative, e invece mi ha conquistata fin dalle prime pagine.
La prigioniera d’oro è il capitolo iniziale di una saga dark fantasy romance. Trattandosi di un dark, include tematiche delicate: in questo caso, l’attenzione si concentra sulla violenza, sull’abuso e sulle relazioni tossiche. Il mio timore era che questi argomenti venissero banalizzati; invece, l’autrice si prende il giusto tempo per introdurli e sviscerarli con la dovuta sensibilità.
Tutto parte da Auren, la nostra protagonista che è “prigioniera” non solo fisicamente, ma soprattutto emotivamente. Questo primo volume può risultare a tratti lento, ma è una lentezza che non mi è pesata: è servita ad approfondire e delineare la psicologia di Auren, un personaggio che, per non risultare stereotipato, aveva bisogno di spazio.
Un personaggio che mi è entrato nel cuore è Digby, la guardia del corpo personale di Auren. È un uomo burbero, estremamente silenzioso e dall’aria inflessibile, e spicca in modo delicato il suo lato paterno nei confronti della ragazza: in un mondo in cui tutti vedono Auren solo come un oggetto prezioso o una proprietà di Mida.
La trama scorre con un ritmo ben scandito. L’autrice imposta abilmente le dinamiche politiche del mondo e, fin dalle prime pagine, ci regala i primi colpi di scena e l’introduzione di personaggi che spero troveranno più spazio nei prossimi volumi.
Questo retelling del mito di Re Mida è avvincente e intrigante. Mida è un personaggio frivolo, egoista e perverso, che si rispecchia perfettamente nell’opulenza fredda del suo castello d’oro. La Regina Malina, invece, è una figura con cui sono entrata subito in empatia: una donna che cerca la propria rivalsa e che, ho l’impressione, riserverà molte sorprese in futuro.
Dopo il primo colpo di scena, dove le sorti politiche si ribaltano, Auren affronta un viaggio verso un altro regno, ed è proprio durante questo tragitto, tra pericoli e pirati, che il suo mondo dorato inizia a vacillare.
La prigioniera d’oro è un volume introduttivo che getta le basi per una storia di crescita, emancipazione e oscuri intrighi di potere. Consigliatissimo a chi cerca un fantasy psicologico e non ha paura dei toni cupi.
