Le regole per essere felici in amore (entro Natale) di A. E. Moranelli

Le regole per essere felici in amore (entro Natale)

A. E. Moranelli

«Nessuno, neanche il topo di fogna più schifoso del pianeta, può lasciarti a una manciata di giorni dal Natale…Giusto?»

 

TITOLO: Le regole per essere felici in amore (entro Natale)
AUTORE: Angelica Elisa Moranelli
SERIE: Dafne & l’Amore #1
PREZZO: cartaceo 8 € | ebook 0.99 €

IL LIBRO: Dafne, 27 anni, vive in un’anonima e indefinita cittadina italiana, lavora (sottopagata) per un’agenzia di comunicazione e vorrebbe diventare una scrittrice. Mollata dallo storico fidanzato a soli venti giorni dal Natale, Dafne si mette in testa di trovare l’Uomo della Sua Vita in tempo per il cenone di Natale. Il problema è che l’uomo ideale per Dafne è un incrocio tra Mr Darcy e una rockstar: insomma, non esiste. Sboccata, imbranata e irresistibile, Dafne si ritroverà a spiare il suo ex su Facebook, a partecipare a noiosissimi appuntamenti al buio, a essere trasportata ubriaca a casa dall’onnipresente Jim e in una serie di situazioni paradossali che svelano il lato più comico e folle dell’amore.

 

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ESTRATTO:

Mia madre attraversa il salotto come se fosse la porta dell’Inferno: la seguo in cucina, facendo sparire di soppiatto, durante il percorso, abiti appallottolati per terra, pacchetti di sigarette vuoti e bottiglie di birra.
«Mio Dio, Dafne, ma cosa è successo?», dice, allargando le braccia e voltandosi verso di me.
Fino al momento in cui non vedo l’orrore sul suo volto, non mi rendo conto di dove ho vissuto finora.
Nel lavandino pieno d’acqua e detersivo alloggiano da tre giorni i piatti sporchi, il posacenere sul termosifone è una piramide di cicche puzzolenti e il pavimento è un Kandisky di macchie, briciole e cenere.
Non pulisco da un po’, in effetti.
Più o meno da quando ho litigato con Jim, la settimana scorsa, e anche prima non è che fosse uno specchio.
Non è venuto più nessuno a casa, da allora, e dunque non c’era l’esigenza sociale di vivere in un posto civile. Non mi sono accorta dello schifo che avevo intorno fino a oggi, cioè fino al momento in cui incrocio lo sguardo inorridito di mia madre, così perfetta nel suo cappottino bianco, con i capelli in ordine e il trucco impeccabile, talmente luminosa da sembrare la stella cometa su una vecchia capanna buia. È decisamente fuori posto, nel mio casino.
«Dafne, so che tu e Andrea vi siete lasciati», dice, sospirando, spazzando via dalla sedia alcune briciole.
Si siede, con aria circospetta, come se si stesse accomodando su braci accese.
Mi appoggio al frigorifero, con le braccia incrociate.
«Mamma…».
«Non sono qui per farti la predica», mi anticipa. «Sono solo preoccupata per te. Guardati: hai un aspetto orribile».
«Sei un angelo, mamma», replico, recuperando un pacchetto di sigarette da uno dei ripiani sulla mia testa.
Le sigarette di emergenza: e questa è chiaramente un’emergenza.
«Sai cosa intendo. Sei così bella, intelligente e spiritosa, anche se il novanta per cento delle volte non capisco le tue battute», continua mia madre, fissando allarmata una macchia sul tavolo, nel tentativo di capirne la natura.
«Mamma, io e Andrea non andavamo d’accordo, ci siamo lasciati. Non è un dramma», dico, aspirando dalla sigaretta, anche se devo avere proprio l’aria di una che porta la parola Dramma tatuata sulla fronte.
Mia madre tossisce in maniera esagerata e io capisco che devo avvicinarmi alla finestra e aprirla.
«Sì, ma… la cena di Natale? Ci sarà la nonna e poi zio Pietro e zia Leda e i tuoi cugini e…»
La rabbia comincia a farsi strada nel mio petto.
«Spero di non turbarli con le mie sfighe» dico.
«Oh, non devi preoccuparti, tesoro, loro capiscono…»
Mia madre e il Sarcasmo vivono in due pianeti diversi. Anzi, in due galassie diverse.
«Beh, potrei pagare un rent-boy che faccia finta di essere il mio nuovo fidanzato, che dici? Così sarebbero tutti più tranquilli» continuo. Mia madre mi guarda come se avessi appena iniziato a parlare in sanscrito. È seduta al tavolo della mia cucina con ancora il cappotto addosso e la borsa stretta al petto, come se fosse circondata da taccheggiatori.
«Un rent-che?».

 

 

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