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Uova di Tsuji Hitonari | Recensione

Attorno al bancone di un izakaya le vite delle persone si sfiorano, si incrociano per il tempo di una birra per poi uscire dalla porta e tornare ognuna sulla sua strada. Sera dopo sera i volti si ritrovano e si salutano con un cenno del capo, familiari e sconosciuti allo stesso tempo. Il locale Yururi a Tokyo non fa eccezione e diventa spettatore paziente di Satoji e Mayo che partiti da mondi distanti – lui un impacciato e introverso ex chef, lei una madre single con un passato burrascoso – si scoprono con il tempo alleati e complici. Sarà la passione per le uova di Oeuf, la figlia dodicenne di Mayo, che permetterà a Satoji di entrare in punta di piedi nella vita di entrambe, lasciando parlare al posto suo piatti buonissimi cucinati con cura, amore e sincerità. Perché quando si mangia qualcosa di buono, l’animo si acquieta. Quando si ha la pancia piena, si è felici. Gli esseri umani sono fatti così. “Uova” è popolato da un’umanità vivace e colorata, è una storia d’amore ma è anche e soprattutto una storia di vita che trova nella cucina e nella preparazione di piatti e ricette un veicolo unico e poetico per esprimere emozioni e sentimenti e scoprire, ognuno a modo suo, la strada per la felicità.

Uova è una storia dolce e delicata che parla di un amore maturo, della ricerca della serenità e della propria strada.

Protagonista del libro è Satoji che rimane colpito a prima vista dalla delicata Mayo, peccato che la ragazza sia già una giovane moglie e madre, ma il tempo verrà in aiuto a Satoji perché successivamente incontrerà la donna dei suoi sogni libera ormai da un marito violento, ma con l’animo provato dalla relazioni tossica che ha avuto.

Se siete abituati al mood orientale allora adorerete questa storia fatta di sentimenti sospesi nel tempo perché il nostro Satoji ci metterà dodici anni per rivelare il suo amore a Mayo. Ho adorato il protagonista che fisicamente è caratterizzato come un omone che spesso incute timore, in realtà è una persona timida, gentile e impacciata che ha una grande passione per la cucina, soprattutto quando si tratta di piatti che hanno come ingrediente principale le uova!
E sarà proprio questo elemento a congiungere la coppia protagonista.

Il lettore entra subito in empatia con Mayo, la quale all’inizio rimane colpita dalla dolcezza dell’uomo, ma ha anche paura di “buttarsi” in una relazione, soprattutto perché la sua preoccupazione principale è la figlia dodicenne che sta vivendo un periodo particolare dovuto all’adolescenza e non solo.

Inoltre Uova non parla solo della relazione amorosa, ma si affronta anche il tema del bullismo con la figlia di Mayo, si parla di famiglia, di amicizia, di vita e di cucina.

Insomma se avete voglia di una storia dolce, tenera che arriva a toccare le corde del cuore, vi consiglio a occhi chiusi questa tenera lettura che non vi lascerà insoddisfatti! 

#Prodottofornitoda @Rizzoli

Lemon di Yeo-sun Kwon | Recensione

Kim Hae-on muore il giorno dopo la finale dei mondiali di calcio in Corea del Sud. Il suo corpo, vestito solo di un abito giallo, viene ritrovato nel parco del suo liceo; il cranio spaccato da una pietra. La polizia individua subito due sospetti tra i compagni di scuola: il rampollo Shin Jeong-jun, sulla cui macchina la ragazza è stata vista salire la sera del delitto, e Han Manu, che afferma di averla incrociata di ritorno da una consegna in motorino. Ma i due hanno un alibi e così il caso si chiude senza un colpevole. C’è però qualcuno che non si arrende. Qualcuno convinto che la soluzione si nasconda proprio nei segreti degli studenti. Qualcuno talmente sconvolto dalla morte della ragazza da modellare il volto e il fisico fino ad assomigliarle. Il suo nome è Da-on, Hae-on era sua sorella, e la sua ricerca non avrà termine fino a quando non avrà scoperto la verità; in qualunque modo e a qualunque prezzo.

Lemon è un romanzo breve e particolare, ed è proprio per questi due elementi che riesce a catturare il lettore. 

Kim Hae-on è una diciottenne che muore il giorno dopo la finale dei mondiali di calcio in Corea del Sud. La polizia individua subito due sospetti, compagni di scuola della vittima che però hanno un alibi. A distanza di anni la sorella minore della vittima, Da-on, cercherà ancora le risposte sull’omicidio di Hae-on.

Data la trama un lettore si aspetta un romanzo thriller che si basa sull’investigazione del colpevole, in realtà l’autrice scrive molto più di questo. I capitoli del libro si alternano con vari punti di vista di persone che sono state coinvolge dall’omicidio e proprio per questo dramma le loro vite hanno subito delle conseguenze.

Yeo-Sun parla della paura di una vita non equa, di esistenze complicate e tormentate.
Inizialmente ho provato un po’ di confusione per i punti di vista diversi, un lettore potrebbe avere difficoltà all’inizio nell’orientarsi tra i vari avvenimenti, ma andando avanti si prende il ritmo.

Lemon è uno di quei libri dove è doveroso fare una seconda lettura perché la prima ti porta alla scoperta della storia, con la seconda lettura si ha un approccio più diretto e quindi si potrebbero cogliere anche delle sfumature che non si sono colte all’inizio.

Un romanzo breve e intenso, dove si va a indagare nell’animo umano. 

#Prodottofornitoda @IlSaggiatore

Catturiamo la fiamma. Le sabbie di Arawiya di Hafsah Faizal | Recensione

Zafira è il Cacciatore: vestita da uomo, si procaccia il cibo perché la sua gente non muoia di fame nella foresta maledetta dell’Arz. Nasir è il Principe della Morte, incaricato di uccidere chiunque sia tanto folle da sfidare suo padre, il dispotico sultano. Se qualcuno scoprisse che Zafira è una ragazza, tutto ciò che ha guadagnato andrebbe perduto; se Nasir dovesse dimostrare compassione, suo padre lo punirebbe nel modo più feroce. Entrambi sono leggende nel regno di Arawiya. Loro malgrado.

Catturiamo la fiamma è il primo volume di una dilogia fantasy con un’ambientazione araba. 

I protagonisti principali sono Nasir e Zafira. Il primo è conosciuto come il Principe della Morte, principe perché è l’erede al trono, ed è associato alla morte perché è un assassino che ha il compito di uccidere tutti coloro che vanno contro suo padre, il sultano. Zafira è una ragazza che si traveste da uomo, questo perché la società maschilista in cui vive la vorrebbe in un ruolo ben preciso, ma lei è forte e determinata a non voler sottostare a questo. Lei è il Cacciatore che procaccia il cibo alla sua gente per non farla morire di fame.

Da una parte abbiamo una persona che porta alla morte, dall’altra una che porta alla vita, eppure Nasir e Zafira non sono poi così diversi e i loro destini si incroceranno quando accetteranno una missione: quella di trovare un libro che riporterà la magia nel regno.

Ho apprezzato molto l’alternanza del punto di vista dei due personaggi, in questo modo il lettore entra in sintonia con entrambi, anche se ho apprezzato molto di più il punto di vista di Nasir: un principe temuto da tutti, eppure maltrattato e umiliato dal padre. Ho amato il rapporto tra lui e il generale Altair, un personaggio sfacciato e irriverente, con la parlantina sempre pronta che catturerà i cuori di tutti i lettori. Zafira è un personaggio che nel corso della storia ha una sua evoluzione (come anche Nasir), anche se è una figura già vista ed elaborata in altri romanzi del genere.

Ammetto di aver fatto un po’ fatica a ingranare con la lettura perché, anche se molto affascinata per l’ambientazione, ho faticato a entrare in sintonia con la storia proprio per alcuni termini usati, partendo dalla tipologia degli abiti che indossano i personaggi che hanno, giustamente, un proprio termine. Ma a fine volume c’è un glossario che aiuta.

Catturiamo la fiamma è più un libro di presentazione dell’ambientazione orientale e dei personaggi, non mancano i colpi di scena che sono verso la fine della storia e per come termina si preannuncia un secondo volume avvincente.

Un romanzo particolare per l’ambientazione, esotico, con dei personaggi ben caratterizzati. 

#Prodottofornitoda @Mondadori

La principessa delle ceneri di Laura Sebastian | Recensione

Theodosia aveva sei anni quando il suo Paese fu invaso, e sua madre, la Regina del Fuoco, fu assassinata davanti ai suoi occhi. Dieci anni dopo, Theo ha imparato a sopravvivere ai continui abusi del kaiser e della sua corte nelle vesti della ridicola Principessa delle Ceneri. Poi, un giorno, il kaiser la costringe a fare ciò che non avrebbe mai immaginato. Con le mani insanguinate e persa ogni speranza di reclamare il suo trono perduto, si rende conto che sopravvivere non è più sufficiente: deve seppellire nel profondo la ragazza che era un tempo. Ma ha ancora un’arma: la sua mente è più acuta di qualsiasi spada e il potere non si ottiene solo sul campo di battaglia. Per dieci anni, la Principessa delle Ceneri ha visto la sua terra saccheggiata e il suo popolo ridotto in schiavitù. Non può più ignorare i suoi sentimenti e i suoi ricordi. Decide di giurare vendetta, orchestrando un complotto per sedurre e uccidere il figlio guerriero del kaiser grazie all’aiuto di un gruppo di ribelli volubili e dotati di poteri magici. Ma Theo non si aspetta di provare sentimenti per il principe… Costretta a fare scelte impossibili e incapace di fidarsi anche di coloro che sono dalla sua parte, Theo dovrà decidere fino a che punto è disposta a spingersi per salvare il suo popolo, e quanto di sé stessa è pronta a sacrificare per diventare regina.

Un libro young adult fantasy che promette bene!

Theodosia ha solo sei anni quando il kaiser uccide sua madre e invade il suo regno, e per i seguenti dieci anni vive come ostaggio di guerra subendo abusi fisici e morali. Una morte, di cui è responsabile, la turba particolarmente e capisce che non può continuare a solo a sopravvivere, così, insieme a dei suoi alleati, cercherà di attaccare il kaiser puntando al principe Søren.

Ci troviamo in un’ambientazione fantasy medievale in cui il sistema magico è organizzato in base alle gemme degli Spiriti che racchiudono i poteri dei quattro elementi. Questo aspetto viene solo accennato in questo volume e spero che ci sia un approfondimento nel seguito.

Ho apprezzato molto il lavoro che ha fatto l’autrice sulla definizione della protagonista. Theodosia viene resa prigioniera dal kaiser a soli sei anni e vive per i seguenti dieci anni con un atteggiamento remissivo, si limita a subire nel tentativo di sopravvivere. Ma nel corso della storia il suo comportamento muta. La sedicenne impaurita e smarrita capisce che deve prendere in mano la situazione per riscattare se stessa e i pochi sopravvissuti del suo popolo.

Il libro è scritto dal punto di vista della protagonista e per questo motivo non c’è una grande introspezione dei personaggi secondari, ma ho amato molto anche Søren che nonostante sia cresciuto con l’educazione discutibile del padre che è un sovrano tiranno e violento, il giovane principe prova compassione e soffre quando deve uccidere. Una figura combattuta tra “ciò che gli ordina il padre” e “quello che vuole fare”.

La trama è un po’ lenta all’inizio, come è normale che sia per un primo volume di una trilogia, ma a me non è dispiaciuto. Ho apprezzato il ritmo, gli intrecci e la situazione politica. Non manca il lato romantico, anzi, c’è un accenno a un triangolo amoroso, ma nulla di invasivo perché il coinvolgimento che c’è tra Søren e Theodosia è molto più intenso. 

Lo stile di scrittura è un po’ descrittivo per i miei gusti e devo dire che nelle prime 100-150 pagine l’autrice tende a ripetere troppe volte gli stessi concetti e alcuni pensieri di Theodosia, ma fortunatamente andando avanti con la lettura la storia prende a scorrere meglio.

Insomma, La principessa delle Ceneri è un inizio di serie promettente tra intrighi di corte, personaggi combattuti, cattivi interessanti e una possibile storia d’amore tra due nemici. Sono curiosa di sapere come proseguirà la storia!

#Prodottofornitoda @Fanucci Editore

Palazzo di Sangue di Jane Hur | Recensione

Essere figlia illegittima nella Corea del 1700 significa non avere futuro. E infatti nessuno scommetterebbe su Hyeon, diciotto anni e una passione per la medicina. Neanche chi l’ha messa al mondo. Eppure, la sua determinazione la porta fino al palazzo del principe, dove trova lavoro come infermiera di corte. Non diventerà mai medico, certo, perché è solo una donna, ma se non farà troppo rumore forse riuscirà a ottenere almeno il rispetto di suo padre. Nel palazzo, però, niente è come sembra. Jeongsu, la sua mentore, la mette in guardia fin da subito: i pettegolezzi possono essere pericolosi. Possono esplodere… In una sola notte vengono assassinate quattro donne, i loro corpi sono rinvenuti nell’ambulatorio di Jeongsu. Nessuno ha visto nulla, ma per la polizia trovare un capro espiatorio tra le donne non è difficile. È Jeongsu la colpevole. E merita la morte. Hyeon è certa che la sua amica non abbia commesso quegli omicidi ed è intenzionata a provarlo. Anche se per farlo potrebbe attirare su di sé il biasimo di tutti. Ricostruire i fatti che hanno portato al massacro, però, è più pericoloso del previsto e nemmeno la strana alleanza che Hyeon stringe con Eojin, giovane ispettore dai modi autoritari e lo sguardo intenso, può proteggere la ragazza dalla rovina. Soprattutto perché… la scia di sangue non accenna ad arrestarsi. June Hur dà vita a un romanzo basato su fatti storici reali, l’inquietante storia di un Jack lo Squartatore coreano.

Se mi seguite sapete che amo tutto ciò che è orientale e da qualche anno mi sono avvicinata anche alla cultura coreana (in particolar modo ai k-drama – serie tv coreane). Ebbene quando ho letto la trama di Palazzo di Sangue non sono riuscita a trattenermi e mi sono immersa nella lettura.

Ci troviamo nel regno Joseon, più precisamente intorno al 1700, e l’autrice imposta la storia, che mescola il giallo con un po’ di thriller e un pizzico di romanticismo, su un personaggio storico realmente esistito: il principe ereditario Jangheon (noto anche con il nome di principe ereditario “Sado”).

La protagonista è Hyeon, una diciottenne che riesce a entrare nel palazzo reale come infermiera di corte. La sua vita già costellata di sacrifici per il suo essere una figlia illegittima, viene turbata maggiormente da un omicidio di quattro donne che avviene nel palazzo. Hyeon si troverà a indagare sul caso e la sua vita si intreccerà con il giovane ispettore Eojin.

Non sono una grande amante dei gialli, eppure questa storia mi ha conquistata, credo soprattutto per l’ambientazione coreana. La maggior parte delle vicende sono ambientate nel palazzo, ma non solo perché spesso Hyeon e Eojin si troveranno a indagare anche fuori le mura della corte, e in questi momenti i due si avvicineranno sempre di più.

La dinamica dell’omicidio è interessante, ma devo ammettere che sono stata presa soprattutto dalla coppia protagonista! Lei è una ragazza intelligente, caparbia e dall’animo puro, mentre Eojin è un giovane autoritario che mette al primo posto la giustizia, concetto che non sempre viene portato avanti nella corte.

Tra i due l’intesa cresce piano piano. Se siete già esperti di serie coreane saprete il tipo di romanticismo che troverete, ovvero quello delicato, fatto da piccoli gesti che però per l’epoca erano grandi.

Oltre l’ambientazione, ho amato il fatto che nei dialoghi ci fossero dei termini coreani che a me sono familiari, (ma tranquilli perché alla fine del libro c’è un glossario) comprese anche le consuete loro esclamazioni. E’ stata una lettura piacevole, avvolta nel mistero eppure non è mancato il lato romantico che non guasta mai in storie del genere.

#Prodottofornitoda @Deagostini 

Sangue e cenere di Armentrout | Recensione

UNA FANCIULLA…
Scelta dalla nascita per dare vita a una nuova era, Poppy non è mai stata padrona della propria vita. La sua è un’esistenza solitaria, in cui tutto le è proibito: nessuno può guardarla, né toccarla o rivolgerle la parola.
Non è nemmeno libera di usare il proprio dono… Può solo aspettare il giorno della sua Ascensione, chiedendosi che cosa accadrà, mentre preferirebbe di gran lunga stare con le guardie, a combattere il male che ha distrutto la sua famiglia. Ma lei, la Vergine, non ha mai potuto decidere per se stessa.
UN DOVERE…
Il futuro del regno è sulle sue spalle, anche se lei quel fardello non lo ha mai voluto. Perché anche la Vergine ha un cuore, un’anima, dei desideri. E quando nella sua vita entra Hawke, la guardia incaricata di proteggerla e sorvegliarla, il destino e il dovere si intrecciano inesorabilmente con il desiderio. Quel giovane dagli occhi dorati alimenta la sua rabbia, la spinge a mettere in discussione tutto ciò in cui ha sempre creduto, la sfida a provare sensazioni nuove e inesplorate.
UN REGNO…
Abbandonato dagli dei e temuto dai mortali, un nuovo regno sta risorgendo dalle ceneri. Determinato a riprendersi ciò che gli spetta, l’Oscuro avanza assetato di vendetta. Ma più l’ombra del male si avvicina, più il confine tra ciò che è giusto o sbagliato diventa sottile. E quando la trama insanguinata che tiene insieme il suo mondo inizia a sfaldarsi, Poppy non rischia soltanto di essere ritenuta indegna dagli dei, ma anche di perdere il proprio cuore e la sua stessa vita.

Sangue e Cenere è il primo volume di una serie young adult – fantasy.
Dico subito che non avevo alte aspettative su questo libro, mi aspettavo una lettura che mi intrattenesse, un po’ “trash”, e devo dire che alla fine nella sua semplicità mi ha coinvolta.

La protagonista è Poppy, una  quasi diciannovenne che è considerata la Vergine, la prescelta. Lei ha un dono particolare e per questo motivo deve attendere il giorno della sua Ascensione. Fin da piccola vive lontana dal mondo, deve seguire regole molto rigide, non le è permesso neanche leggere un semplice libro di narrativa. Tutto cambia quando Hawke diventa la sua guardia del corpo, con lui inizierà a sentirsi capita e non solo.

L’autrice crea un’ambientazione medievale con la sua storia, le sue radici, creature fantastiche e mostruose (tra cui vampiri e licantropi). Dopo la Guerra dei Due Re, il regno di Solis si consolida, sconfiggendo il regno avversario e gli Atlantiani, ma non tutti sono scomparsi, ci sono ancora i sostenitori di questo regno e l’Oscuro è pronto a rapire la Vergine che tanto custodisce il regno di Solis.

Questo primo volume possiamo definirlo introduttivo, c’è più azione verso la fine del volume eppure devo dire che la “lentezza” iniziale non mi è dispiaciuta, anzi. I personaggi principali sono Poppy e Hawke e mi sono piaciuti molto all’inizio: lei ha vissuto per tutta la sua vita in una prigione d’oro, fatta di regole e di umiliazioni, ma nonostante questo è anche una ragazza molto combattiva che però è anche premurosa e compassionevole. Verso la fine del volume non mi ha molto convinta, avrei preferito una maggior fermezza in alcuni suoi gesti e scelte, ma sono curiosa di sapere come evolverà il personaggio nel secondo volume.
Ho trovato particolare e intrigante all’inizio Hawke, una guardia sfrontata e smaliziata, eppure non fa mistero di un lato premuroso che riserva soltanto a Poppy. I due insieme creano un bel mix di momenti di tensione e di dolcezza.

Nota di merito va al mio personaggio preferito: Vikter! Una delle prime guardie del corpo di Poppy che ha un atteggiamento paterno e protettivo nei suoi confronti.

Per quanto riguarda la trama l’ho trovata un po’ scontata, insomma il grande “colpo di scena” l’avevo capito alle prime trenta pagine del libro, quindi nel momento della rivelazione finale non ho provato quelle sensazioni sconvolgenti che avrei dovuto provare.

Colpi di scena prevedibili a parte, questo libro mi ha intrattenuto tenendomi incollata alle pagine. Se avete voglia di un libro leggero, intenso, scorrevole, con una storia d’amore enemies to lovers e con un po’ di scene spicy, allora è la lettura giusta 🙂

Questa violenta fine di Chloe Gong | Recensione

Corre l’anno 1927 e Shanghai pare ormai sull’orlo della rivoluzione. Dopo aver fatto credere a Roma di aver commesso un crimine terribile pur di allontanarlo da sé e proteggerlo da una faida sanguinaria, Juliette si è lanciata in una nuova missione. Una mossa sbagliata, però, e metterà a rischio il suo ruolo al comando della Gang Scarlatta, dove già qualcuno è pronto a prendere il suo posto. Roma intanto non si dà pace: se lui non avesse permesso a Juliette di rientrare nella sua vita, niente di quel che è successo sarebbe accaduto. E, in preda alla disperazione e determinato a sistemare la situazione, arriva persino a maturare un’idea estrema. Quando però un nuovo mostruoso pericolo si manifesta in città, nonostante i tanti segreti che li separano, Juliette e Roma si ritrovano un’altra volta faccia a faccia. Shanghai, poi, è ormai sull’orlo del collasso: i nazionalisti stanno marciando sulla città, le voci di una guerra civile imminente si fanno sempre più insistenti e la leadership delle due gang rischia il totale annientamento. Roma e Juliette non hanno scelta: devono unire le loro forze se vogliono anche solo sperare di sconfiggere ciò che minaccia loro e la città. Ma i due ragazzi sono preparati a tutto tranne che al compito più difficile: proteggere i loro cuori l’uno dall’altra.

Sarò sincera… quando ho iniziato questa serie già sapevo cosa aspettarmi. Insomma, rivisitazione di Romeo e Giulietta più aggiungiamo il titolo dell’ultimo volume “questa violenta fine” che tipo di conclusione potevo aspettarmi? Eppure non ero pronta al COME!

Con quest’ultimo volume della dilogia, Gong è stata capace di trascinarmi in un turbinio di azione, mistero, scene toccanti per arrivare a una conclusione “violenta”, che mi ha lasciata senza parole e con un groviglio di emozioni che mi ha fatto compagnia per almeno i seguenti due giorni, ma andiamo per gradi.

Non è passato molto tempo dagli avvenimenti del primo volume. Il comportamento di Roma è completamente cambiato dopo l’omicidio che ha commesso Juliette e l’erede dei Fiori Bianchi è deciso a vendicare la morte del suo amico. Shanghai sta per crollare per una guerra civile imminente e a peggiorare le cose è la “follia” che ritorna. Proprio per questo motivo saranno i capi delle due gang a far collaborare di nuovo Roma e Juliette dato che avevano iniziato insieme le indagini su questa malattia.

Premettendo che trovo sempre lo stile dell’autrice troppo descrittivo per i miei gusti e per questo mi ha rallentato la lettura, ma questo secondo volume ha una marcia in più proprio per le relazioni che si evolvono e per i protagonisti, soprattutto i secondari, che si approfondiscono e che hanno maggiore campo di azione.

Se nel primo volume la sfera romantica viene messa in secondo piano per dare più spazio alle indagini, qui non rimarrete delusi. L’astio che prova Roma nei confronti di Juliette lo mette a dura prova, soprattutto quando deve collaborare spalla a spalla con la sua nemica. Ho amato il conflitto interiore di Roma, trovandolo realistico, umano e per nulla costruito. Non è il classico uomo alfa della situazione, anzi, mentre Juliette continua a essere una ragazza forte, determinata, che ha le sue fragilità, ma che riesce a reagire andando anche contro ciò che desidera realmente. Un personaggio femminile ben costruito e secondo me il migliore scritto negli ultimi tempi nel panorama fantasy.

Oltre alla coppia protagonista che mi ha fatto soffrire e palpitare il cuore, ho adorato anche una seconda coppia che in questo volume ha avuto più “respiro” e sto parlando del sensibile Benedikt e del carismatico e sfrontato Marshall. Una relazione impensabile negli anni ’20, anche pericolosa, eppure ho adorato l’evoluzione dei due! Ma oltre loro abbiamo anche un approfondimento sulle cugine di Juliette e sulla sorella di Roma. Insomma un volume conclusivo che a livello di trama è impegnativo per i vari intrecci e i subbugli di Shanghai che però vi lascerà senza fiato!

Inoltre l’autrice ha ambientato la storia su eventi storici realmente accaduti nel 1927, dove i comunisti e i nazionalisti hanno giocato un ruolo importante per l’inizio della guerra civile cinese.

Se avete voglia di una serie diversa dalle solite, intensa e originale che vi catturi per l’intreccio e la caratterizzazione dei personaggi, allora vi consiglio di iniziare subito questa dilogia!

#Prodottofornitoda @Mondadori

Queste gioie violente di Chloe Gong | Recensione

Corre l’anno 1926 e a Shanghai, scintillante come non mai, si respira un’aria di dissolutezza. Una faida sanguinosa tra due gang nemiche tinge di rosso le strade, lasciando la città inerme nella morsa del caos. Al centro di tutto c’è la diciottenne Juliette Cai che, dopo un passato lontano dagli affari di famiglia, ha deciso ora di prenderne in mano le redini e assumere il ruolo che le spetta di diritto nella Gang Scarlatta, un’organizzazione di criminali completamente al di sopra della legge. Ma non sono gli unici a voler imporre il proprio controllo sulla città. A contendere il loro potere, infatti, ci sono i Fiori Bianchi, nemici da generazioni. E dietro ogni loro mossa, c’è il loro rampollo, Roma Montagov, il primo amore di Juliette… ma anche il primo ad averla tradita. Quando gli affiliati di entrambe le gang iniziano a mostrare segni di instabilità, che culminano in suicidi cruenti, si diffondono strane voci. Si parla di contagio, di follia, di mostri nascosti nell’ombra. A mano a mano che le morti si accumulano, Juliette e Roma sono costretti a mettere da parte le armi – e il rancore che provano l’una per l’altro – e a iniziare a collaborare. Se non riusciranno a fermare il caos che sta sconvolgendo la loro gente e Shanghai, non resterà più nulla su cui esercitare il loro dominio. In questa originalissima rivisitazione del classico di Shakespeare, Chloe Gong conduce i lettori in un viaggio avventuroso e commovente durante il quale violenza e passione si mescolano nei destini dei giovani protagonisti.

Queste gioie violente è un romanzo che viene pubblicizzato come rivisitazione del classico di Shakespeare “Romeo e Giulietta” e seppur ci siano, ovviamente, degli elementi in comune, aspettatevi una storia molto più intricata e stimolante.

Il lettore scopre una Shanghai turbolenta e dilaniata dalla faida di due gang nemiche che porta il caos per le strade: la Gang Scarlatta e i Fiori Bianchi. I rispettivi eredi Juliette Cai e Roma Montagov si innamorano da adolescenti, ma la faida tra le famiglie è così profonda che i due da amanti diventano nemici. Eppure, quando compare un mostro a Shanghai che trascina alla “follia” tra le persone, i due eredi metteranno da parte l’astio per collaborare.

Ho trovato l’ambientazione ben dettagliata, la Shanghai dei anni ’20 appare grigia, oscura, peccaminosa per i traffici e i loschi affari delle due gang. Oltre agli Scarlatti e ai Fiori Bianchi che popolano la città ci sono anche  i comunisti e le forze straniere, insomma una città popolata da varie personalità che cercano di avere il loro tornaconto.

Gong riesce a concretizzare non solo questa Shanghai divisa, ma anche la struttura delle due gang che sono molto diverse tra loro. Da una parte abbiamo gli Scarlatti di cui fanno parte principalmente i componenti della famiglia Cai, quindi c’è una struttura gerarchica familiare composta da zii, cugini ecc. I Fiori Bianchi hanno un’organizzazione che opera più nel caso, dove la maggior parte sono russi.

Punto forte secondo me sono le atmosfere e l’ambientazione, peccato che non mi abbia convinto lo stile dell’autrice che per i miei gusti è troppo descrittivo e spesso mi perdevo nella narrazione e dovevo tornare indietro.

La trama principale l’ho trovata interessante, ben articolata, anche se la parte della follia e di questo mostro a tratti mi hanno lasciata un po’ perplessa, ma nel complesso fila, mentre la storia d’amore tra i due protagonisti è un qualcosa che rimane di sfondo perché l’autrice crea il focus sull’aspetto thriller e investigativo. Se vi aspettate scene d’amore appassionate e romantiche, non è quello che succede, almeno in questo primo volume. Parlando proprio della sfera romantica mi sarebbe piaciuto leggere qualche capitolo ambientato anni prima, quando Roma e Juliette stavano insieme, per entrare più in sintonia con la loro storia, invece l’autrice si limita a raccontare qualche frammento attraverso i ricordi dei personaggi. Ecco Gong è un’autrice che predilige più raccontare invece di far agire i personaggi secondo me.

I personaggi sono ben caratterizzati  e ho apprezzato molto il contrasto tra Juliette e Roma.
La prima è una ragazza fiera, tenace, forte, molto coraggiosa, pronta a prendere decisioni anche difficili per difendere la sua famiglia, poi abbiamo Roma, un ragazzo dalla corazza dura, ma non aspettatevi il tipico maschio alfa, in realtà è sensibile e fedele a chi ama. Un contrasto che ho apprezzato molto!

In più ho trovato ben caratterizzati anche i personaggi secondari, come le cugine di Juliette e, in particolar modo, Benedikt e Marshall e il loro rapporto fatto di esitazioni di cose dette e non dette.

Queste gioie violente vi catapulterà in una Shanghai violenta, avvolta dai fumi degli eccessi e della malavita, tra intrighi, misteri e colpi di scena.

#prodottofornitoda @Mondadori