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Il libraio che non credeva più alle storie di Kevin Lecathelinais

Vivian, ragazzo solitario, arriva in un paesino di campagna con l’intento di aprire una libreria dell’usato. Preso in affitto un locale malmesso, inizia a predisporre il negozio dove troveranno posto migliaia di volumi ereditati dalla madre di cui intende liberarsi in fretta. Il luogo attira subito la curiosità dei residenti ma Vivian si rivela un libraio atipico: non legge più né può dare consigli letterari perché da tempo non crede più nelle storie che avevano riempito la sua infanzia e che considera responsabili di una bruciante delusione. Ciononostante, la libreria diventa un crocevia di bizzarri clienti, un luogo quieto che invita alle confidenze e che, lentamente, porterà il protagonista a sentirsi parte di una comunità e a ritrovare un nuovo legame con la lettura. In questo sorprendente romanzo di esordio, l’autore – libraio egli stesso – ha saputo raccontare la solitudine, l’innocenza e la speranza con una prosa arguta che regala momenti di pura comicità.
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✨ Avete voglia di un libro ironico, con un libraio atipico? ✨

Il protagonista Vivian non legge più, sa poco o niente dei libri e delle storie, ma decide di aprire una libreria dell’usato in un tranquillo paesino di campagna.

L’obiettivo di Vivian è quello di vendere i libri e stare per conto suo, ma le cose non vanno come previsto: suo malgrado, viene coinvolto nelle vite e nelle eccentricità degli abitanti del paese. Giorno dopo giorno la libreria malmessa diventa un punto di ritrovo per clienti bizzarri e anime in cerca di risposte. Senza quasi rendersene conto, il protagonista si ritroverà ad aprirsi agli altri, a riscoprire il senso di comunità e, chissà, magari anche a fare pace con le storie…

E così il lettore conosce Alice, un’adolescente amante della lettura, il socievole e simpatico Roberto con la sua consorte e tanti altri personaggi che non voglio svelarvi perché questa è una di quelle letture da godersi semplicemente pagina dopo pagina.

È il classico libro che parla di storie di vita  e di come l’incontro e l’interazione tra le persone possano portare sollievo, conforto e bene reciproco, facendoci riscoprire l’importanza del raccontarsi.

Il libraio che non credeva più alle storie di Kevin Lecathelinais è un piccolo gioiellino che parte come una lettura di intrattenimento: leggera, ironica, a tratti cinica, e mano, mano che si va avanti si affrontano  tematiche di vita in modo poetico e intimo. Una storia perfetta per chi cerca una lettura di svago, ma che allo stesso tempo è anche profonda.

Una storia perfetta per chi cerca uno svago che sappia anche scaldare il cuore.

Il sole nelle pozzanghere di Matteo Bussola | Recensione

Il signor Pi apre sempre alle otto e dieci del mattino, mai alle otto in punto, perché dice che le cose importanti hanno bisogno di qualche minuto di ritardo per farsi desiderare. Il suo negozio sta in una via piccola, laterale, e sull’insegna c’è scritto solo «Rigattiere». Il mestiere del signor Pi è recuperare oggetti usati, rotti o difettosi, per rimetterli in circolo: e sí, per lui è una cosa importante. Perché sa che ciascuno di questi oggetti porta con sé un carico affettivo, la traccia delle famiglie, delle stanze in cui ha vissuto, delle relazioni cui ha partecipato, come dono, scenario, o come semplice testimone: cucine, orologi, cartelle, chitarre, orecchini… Sa che questi oggetti contengono sogni, desideri realizzati oppure no, amori finiti, parenti perduti, una memoria che non si può cancellare. Sa che, in fondo, tutti siamo «la storia abbandonata di qualcun altro». Quando tocca quelle cose, al signor Pi sembra di sentire la storia che racchiudono. Ed ecco che in questo romanzo fiabesco eppure pieno di vita vera – pieno di tutte le nostre vite, che leggendo riconosciamo – si dipana un universo variegato di voci e personaggi, che davanti al suo bancone si incrociano, intrecciandosi. Il negozio diventa cosí un luogo per le seconde occasioni. Non soltanto per gli oggetti, ma anche per coloro che, con i propri rimpianti e ferite, lo frequentano. Compreso il signor Pi.

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Ormai è confermato: sono completamente innamorata delle storie di Matteo Bussola. 🤍

Il sole nelle pozzanghere è uno di quei libri che, racconto dopo racconto, ti entra in punta di piedi nel cuore, lasciandoti addosso un’infinità di emozioni.

“Ogni oggetto custodisce una storia.” Ed è proprio da questo incipit che prendono vita una serie di racconti, legati da un filo conduttore: il Signor Pi. È lui il signore che raccoglie, e accoglie, oggetti vissuti e cerca di dare loro nuova vita nella sua piccola bottega.

Il personaggio del Signor Pi conquista lentamente, con la sua gentilezza e la sua capacità di ascoltare riesce a rimettere insieme anche i pezzi delle persone che incontra. Perché, a volte, non sono gli oggetti ad aver bisogno di essere aggiustati, ma le persone.

Matteo Bussola scrive con una delicatezza che ormai è il suo tratto distintivo. Le sue storie parlano di legami, di perdite, di seconde possibilità e del bisogno, profondamente umano, di essere visti e accolti. 

È una lettura che sa rallentare il rumore dei pensieri e ricordarci quanto siano preziosi i legami e le persone che incontriamo lungo il cammino.

Se avete voglia di regalarvi una coccola, o state attraversando un periodo stressante e cercate un libro che sappia abbracciarvi, questo è il titolo che vi consiglio. ❤️📖

La preda scintillante di Raven Kennedy | Recensione

Auren è la favorita di re Mida, l’uomo dal tocco d’oro, che la tiene in una gabbia dorata, simbolo del suo potere.

Questa «gabbia» copre l’intero piano superiore del castello, con gabbie integrate in ogni stanza e passerelle sbarrate collegate tra loro, in modo che Auren possa girare liberamente per il castello. La prigioniera si sente protetta e al sicuro nella sua gabbia. Ma da cosa?

Ha avuto una vita molto dura, ha vissuto per strada fino a quando Mida non l’ha salvata. Auren lo conosce da prima che diventasse re, il che spiega molto sul loro rapporto. Ma la sua vita, le sue sicurezze, stanno per cambiare brutalmente…
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Se il primo volume della serie, La Prigioniera d’Oro, l’ho divorato in tre giorni, questo l’ho terminato in quattro. La storia riprende esattamente da dove si era concluso il libro precedente.

Ne La Preda Scintillante, Auren inizia finalmente a mettere in discussione il rapporto tossico che la lega a Mida, grazie agli interventi del comandante Rip. In questo volume l’autrice introduce nuovi personaggi appartenenti al Quarto Regno, approfondisce alcuni degli aspetti più crudeli del passato di Auren e aggiunge ulteriori rivelazioni, alcune delle quali risultano intuibili dopo il colpo di scena del primo libro.

Auren continua a essere una protagonista che apprezzo molto per la coerenza con cui viene caratterizzata. Non è semplice rappresentare una donna intrappolata in un sentimento profondo verso una persona idealizzata e accompagnarla in un percorso di consapevolezza. Man mano che procede nella sua introspezione, Auren si spezza pezzo dopo pezzo; una rottura dolorosa, ma necessaria per permetterle di rinascere.

Rip è una figura silenziosa, austera e diretta. Fin dai primi momenti emerge un legame particolare con Auren, da cosa nasca questo è ancora presto per dirlo, anche se qualche teoria me la sono già fatta.

I personaggi secondari completano perfettamente il quadro emotivo della protagonista e contribuiscono a rendere più sfaccettato il racconto.

A livello di trama non accade moltissimo, perché gran parte del volume è incentrata sul risveglio di Auren. La vediamo avvicinarsi alle Selle Reali e stringere un’inaspettata alleanza con Rissa, che sogna una vita diversa e una maggiore libertà.

Un plauso particolare va ai capitoli dedicati a Malina. La regina, ormai stanca del comportamento di Mida, sta finalmente trovando il coraggio di alzare la testa e riprendere il controllo del Sesto Regno.

Se dovessi riassumere questo libro con una sola parola, sceglierei “risveglio”.

Il risveglio di Auren, che prende coscienza della propria condizione.
Il risveglio di Malina, determinata a riprendersi ciò che le appartiene.
Il risveglio di Rissa, che inizia a intravedere un futuro diverso.

In una storia in cui il potere è saldamente nelle mani degli uomini, questo volume dà l’impressione che le protagoniste femminili stiano finalmente preparando la propria rivincita.

La prigioniera d’oro di Raven Kennedy | Recensione

Auren è la favorita di re Mida, l’uomo dal tocco d’oro, che la tiene in una gabbia dorata, simbolo del suo potere. Questa «gabbia» copre l’intero piano superiore del castello, con gabbie integrate in ogni stanza e passerelle sbarrate collegate tra loro, in modo che Auren possa girare liberamente per il castello. La prigioniera si sente protetta e al sicuro nella sua gabbia. Ma da cosa? Ha avuto una vita molto dura, ha vissuto per strada fino a quando Mida non l’ha salvata. Auren lo conosce da prima che diventasse re, il che spiega molto sul loro rapporto. Ma la sua vita, le sue sicurezze, stanno per cambiare brutalmente…
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Ho iniziato il primo volume di questa serie senza grandi aspettative, e invece mi ha conquistata fin dalle prime pagine.

La prigioniera d’oro è il capitolo iniziale di una saga dark fantasy romance. Trattandosi di un dark, include tematiche delicate: in questo caso, l’attenzione si concentra sulla violenza, sull’abuso e sulle relazioni tossiche. Il mio timore era che questi argomenti venissero banalizzati; invece, l’autrice si prende il giusto tempo per introdurli e sviscerarli con la dovuta sensibilità.

Tutto parte da Auren, la nostra protagonista che è “prigioniera” non solo fisicamente, ma soprattutto emotivamente. Questo primo volume può risultare a tratti lento, ma è una lentezza che non mi è pesata: è servita ad approfondire e delineare la psicologia di Auren, un personaggio che, per non risultare stereotipato, aveva bisogno di spazio.

Un personaggio che mi è entrato nel cuore è Digby, la guardia del corpo personale di Auren. È un uomo burbero, estremamente silenzioso e dall’aria inflessibile, e spicca in modo delicato il suo lato paterno nei confronti della ragazza: in un mondo in cui tutti vedono Auren solo come un oggetto prezioso o una proprietà di Mida.

La trama scorre con un ritmo ben scandito. L’autrice imposta abilmente le dinamiche politiche del mondo e, fin dalle prime pagine, ci regala i primi colpi di scena e l’introduzione di personaggi che spero troveranno più spazio nei prossimi volumi.

Questo retelling del mito di Re Mida è avvincente e intrigante. Mida è un personaggio frivolo, egoista e perverso, che si rispecchia perfettamente nell’opulenza fredda del suo castello d’oro. La Regina Malina, invece, è una figura con cui sono entrata subito in empatia: una donna che cerca la propria rivalsa e che, ho l’impressione, riserverà molte sorprese in futuro.

Dopo il primo colpo di scena, dove le sorti politiche si ribaltano, Auren affronta un viaggio verso un altro regno, ed è proprio durante questo tragitto, tra pericoli e pirati, che il suo mondo dorato inizia a vacillare.

La prigioniera d’oro è un volume introduttivo che getta le basi per una storia di crescita, emancipazione e oscuri intrighi di potere. Consigliatissimo a chi cerca un fantasy psicologico e non ha paura dei toni cupi.

Il principe del lutto di Bennett Jenn | Recensione

New York, 1873 Molly O’Rinn, una diciottenne di origine irlandese orfana di entrambi i genitori, sta realizzando il suo sogno. Selezionata tra un centinaio di candidate, è entrata a far parte del primo programma di formazione per infermiere all’ospedale di Bellevue. E qui, poiché è la più brava del suo corso, le viene affidata una missione speciale. Diventerà l’infermiera privata dell’affascinante figlio di un magnate di Wall Street, malato gravemente, e per assisterlo dovrà trasferirsi nella sua dimora fuori città. Fin dal suo arrivo, Molly percepisce un che di inquietante tanto nella villa quanto nelle persone che la frequentano. Una notte, mentre si aggira tra i corridoi silenziosi del palazzo, decide di contravvenire all’unico divieto della casa e di scendere nel seminterrato. Qui trova Nin, un ragazzo apparentemente della sua età, una creatura che non pare appartenere a questo mondo. Nin, infatti, altri non è che il Principe del Lutto, colui che protegge i ricordi dei defunti e dà conforto ai viventi. O meglio, che proteggeva, prima di ritrovarsi imprigionato nella villa. Molly sa che dovrebbe stargli lontana, ma non ci riesce. Nin è un essere tanto terrificante quanto magneticamente attraente e, di visita in visita, Molly si ritrova a condividere con lui momenti di confidenza e intimità, alimentando un legame a cui nessuno dei due può opporsi. Ma mentre i due scivolano lentamente in una relazione proibita, intorno a loro iniziano ad assieparsi ostacoli e nemici che minacciano la vita di entrambi…
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✨ Il principe del lutto di Jenn Bennett è stata una vera scoperta, un piccolo gioiellino dalle atmosfere gotiche, con dei bei colpi di scena e una storia d’amore dal sapore dolce-amaro.🖤
Molly è una protagonista che entra subito nel cuore del lettore, è una ragazza dal passato difficile, ama la sua professione da infermiera, è affamata di conoscenza e fin da piccola ha un dono: riesce a vedere gli spiriti. Quando diventa l’infermiera privata del figlio di un magnate di Wall Street scoprirà segreti inquietanti nella sua tenuta e incontrerà Nin, una creatura che non appartiene al suo mondo.

Nin è il Principe del Lutto e in questo volume scopriamo la sua storia, la sua famiglia, i suoi fratelli tutti collegati alla morte, insomma l’autrice mette un bel po’ di carne sul fuoco, ma il tutto rimane superficiale perché la storia si concentra molto sul lato mistery che è ben articolato con colpi di scena che mi hanno sorpreso.
Non sono una grande amante delle serie, preferisco gli autoconclusivi, eppure questo è uno di quei casi in cui vorrei un seguito non solo per il finale, ma anche perché questa storia ha ancora tanto da raccontare, soprattutto per quanto riguarda la famiglia di Nin.

La trama si sviluppa attorno a un mondo segnato da segreti, magie, lutti e verità nascoste, dove nulla è come sembra. I colpi di scena sono distribuiti con intelligenza lungo tutto il romanzo: arrivano nei momenti giusti e riescono a sorprendere. Punto debole del libro è che ci sono molti aspetti lasciati in sospeso e proprio per questo spero che l’autrice decida di continuare la storia.

Uno degli elementi più riusciti è il legame tra Nin e Molly che si sviluppa in modo lento e realistico. All’inizio Nin è chiuso e misterioso, mentre Molly è incuriosita, ma prudente. Non è una relazione immediata, ma cresce attraverso silenzi, sguardi e tensione emotiva. Segreti e fragilità rendono il loro legame complesso, ma autentico.

Il lato mistery che si intreccia a omicidi e magia è ben riuscito, creando belle scene di suspense e momenti di azione. E’ da tanto che non leggevo un fantasy dai tocchi di originalità e che soprattutto mi sorprendesse con i colpi di scena, solo per questo per me vale più di quattro stelle. 🙂

The Wolf King di Lauren Palphreyman | Recensione

Doveva essere una pedina.
È diventata il suo punto debole.
E l’errore che nessuno poteva permettersi.

Un romantasy enemies to lovers, feroce e sensuale, tra clan di lupi, terre selvagge e una passione che potrebbe scatenare una guerra.

La principessa Aurora non è destinata all’amore.
Abituata a essere una pedina nelle mani del potere, la sua vita cambia per sempre la notte in cui decide di risparmiare un giovane Lupo prigioniero, attirando l’attenzione di un alfa che la rapisce per usarla come merce di scambio nella feroce guerra tra umani e Lupi. Callum la porta al castello del Re Lupo, nelle terre selvagge a nord del confine, dove clan di Lupi storicamente nemici stanno iniziando a far fronte comune. Ma più i due trascorrono del tempo insieme, e più l’alfa dagli occhi profondi e dal corpo scolpito dalla guerra si rivela un protettore leale e dal cuore indomito. In breve tempo, l’adrenalina della battaglia non è niente in confronto alla tensione che divampa tra loro. Ma il castello del Re Lupo è un nido di vipere, e l’attrazione è un lusso che nessuno può permettersi. Mentre lotta per la propria indipendenza, sempre in guardia sia dai suoi nemici sia da chi pare voglia offrirle aiuto, Aurora riscopre la sua forza e il suo potere più selvaggio. Perché per vincere la guerra servono coraggio, passione… e l’audacia di infrangere ogni regola.
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Prendete alcuni elementi di Acotar, le ambientazioni di Outlander, aggiungete la figura dei licantropi e una principessa che si sente imprigionata nelle costrizioni dell’essere donna in un’epoca antica, concludete con una manciata di romanticismo e intrighi di corte, ed ecco che avrete The Wolf King.

Avevo bisogno di una lettura leggera che mi intrattenesse, così ho iniziato questo libro senza troppe pretese e, invece, pagina dopo pagina l’ho divorato.

Non si tratta del libro del secolo: ci sono alcuni punti che non mi hanno convinta, ma se cercate un fantasy di intrattenimento e, soprattutto, se cercate degli echi della serie Acotar della Maas, allora è la lettura che fa per voi.

La storia è molto semplice: non c’è un worldbuilding complesso. Il lettore entra subito nella narrazione fin dalle prime pagine, con l’incontro di Aurora, una principessa cresciuta per essere la moglie perfetta di un nobile: silenziosa, umile e devota. Eppure Aurora si sente soffocare dalle costrizioni sociali, senza contare che non stima il suo futuro sposo. Il suo cammino incrocia quello di Callum, un alfa, un licantropo possente e dallo sguardo intimidatorio che però, quando è con Aurora, mostra anche un lato più timido e “normale”

Il secondo licantropo è Blake: un alfa, un guaritore, una figura oscura e subdola, che non espone mai chiaramente le proprie idee e le cui azioni fanno tutte parte di un piano ben delineato nella sua mente.

Le ambientazioni mi hanno ricordato quelle di Outlander, mentre ho ritrovato echi di Acotar non solo nei personaggi di Callum e Blake — che rimandano a Tamlin e Rhysand — ma anche in alcune scene incentrate su Aurora.
Nonostante questi richiami siano evidenti, l’autrice ha fatto un buon lavoro nel caratterizzare i due personaggi maschili. Aurora, invece, è quella che mi ha convinta meno,  non sono riuscita a entrare in connessione.

La storia si legge tutta d’un fiato, tra momenti intensi tra Callum e Aurora, gli intrighi di corte degli umani e dei licantropi e la figura ambigua e costante di Blake.

Essendo il primo volume di una trilogia, alcune risposte non vengono date: c’è molta carne al fuoco e spero di trovarne sviluppo nei seguiti.

Una lettura scorrevole e di intrattenimento, che consiglio soprattutto se avete bisogno di una storia che vi aiuti a staccare la spina. 🙂

Non scrivere di me di Veronica Raimo | Recensione

Dennis May è morto. Per il mondo è una notizia tra le tante, per S. è il finale sbagliato della propria storia. Dennis è stato l’oggetto della sua devozione e l’artefice della sua umiliazione, la possibilità di immaginare un’altra vita e l’infinito autoinganno. Se oggi S. fa la cameriera e disprezza quasi tutto è a lui che lo deve. O forse è solo un alibi. Con una voce magnetica, tenera e spiazzante, Veronica Raimo racconta lo scandalo del desiderio che si annida nel trauma, il ridicolo che si accompagna alla tragedia, il dubbio che a definire la nostra storia – più ancora di quanto è accaduto – sia quello che, nell’ottundimento della rabbia o dell’amore, continuiamo ad aspettare.
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“Non scrivere di me” non è un libro semplice né da leggere e né da raccontare. 

Parliamo di una di quelle storie un po’ controverse, che tirano fuori i lati più grigi dell’animo umano, aspetti di cui non sempre se ne parla, ma che esistono, e io quando vedo libri così mi incuriosisco e devo leggerli. 

La protagonista è S., una ragazza che viene sconvolta dalla notizia della morte di Dannis May, un uomo che ha segnato particolarmente la sua vita. Dannis è stato il suo amore, le sue “prime volte”, la sua ossessione, la sua divinità, il focus della vita. Quando S. scopre della sua scomparsa, la mente la porta indietro nel tempo: a quando l’ha visto la prima volta, a quanto tutto ha avuto inizio.

Raimo accompagna il lettore nell’interiorità della protagonista, facendogli provare una serie di sentimenti contrastanti, spesso ho provato compassione per la storia di S. altre volte fastidio e rabbia, fin quando si arriva alla scena di violenza, dove tutto si rompe e si colloca nello stesso istante. Parola dopo parole si segue l’evoluzione, la disfatta e la ricomposizione della protagonista, i suoi tentativi di tornare alla normalità, poi di sparire, di evadere da quella realtà che non vuole accettare.

Non è un libro facile da leggere da un punto di vista morale, e secondo me è proprio questo il bello: è una storia. Svela una realtà che purtroppo esiste, delle fragilità che vengono scoperte e messe in mostra attraverso la storia di S.

Una corte di spine e rose di Sarah J. Maas | Recensione

Feyre, cacciatrice diciannovenne, ha ucciso un enorme lupo nella foresta e ora una creatura bestiale irrompe in casa sua per chiederle conto di ciò che ha fatto. Trascinata in una terra magica e ingannevole di cui fino a quel momento aveva sentito solamente leggende, Feyre scopre che il suo rapitore, Tamlin, non è un mostro – quantomeno, non è sempre un mostro -, ma un Fae, uno degli esseri immortali e pericolosi che un tempo dominavano questo regno. Man mano che si adatta alla sua nuova vita, i sentimenti per Tamlin mutano da una gelida ostilità a una dirompente passione, che divampa nonostante tutte le falsità che le sono state raccontate sul bellissimo, insidioso mondo dei Fae. Ma qualcosa non va. Un’antica ombra malvagia si estende minacciosa sul regno fatato, e Feyre deve trovare un modo per fermarla, o per Tamlin, e tutto il suo popolo, sarà la fine.

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Sono una lettrice “di pancia”, ovvero non organizzo tbr o mi prefisso di leggere un libro in particolare, però quest’anno mi sono posta l’obiettivo di recuperare un serie fantasy già uscita da un bel po’ di tempo e che conoscono anche i sassi. C’è chi ha amato questa storia, chi non l’ha particolarmente apprezzata, ma nel bene o nel male rientra tra le serie più lette del genere fantasy.

Sto parlando di ACOTAR di Maas.

Partiamo dal presupposto che so di cosa parla “Una corte di rose e spine” e la serie in generale perché è una storia uscita da un bel po’ di tempo e ovviamente ci sono spoiler e fanart in giro, e con tutto che so determinate cose, quando ho terminato la lettura mi sono detta “perché non l’ho letto prima?”.

Non stiamo parlando del fantasy dell’anno, però è una lettura che intrattiene con un giusto equilibrio tra dinamica romantica e storia di base con intrecci interessanti e colpi di scena. “Una corte di rose e spine” è praticamente un retelling della favola della Bella e la Bestia. La nostra Feyre è una ragazza cacciatrice che vive di stenti con la sua famiglia e il fato vuole che, per aver ucciso un lupo nella foresta, deve scontare la sua colpa rispettando il Trattato dei Fae e vivere per il resto della sua vita al fianco di Tamlin.

Molto bello e dettagliato il worldbuilding che in questo primo volume si concentra particolarmente sulla Corte della Primavera, ma spero di scoprire anche le altre corti nei prossimi volumi. Ho apprezzato soprattutto la caratterizzazione dei personaggi, partendo da Tamlin che è l’eroe maledetto, il carismatico e ambiguo Rhysand, l’impertinente e fedele Lucien, l’astuta e malvagia Amarantha… insomma anche con poco l’autrice riesce a delineare molto bene sia i personaggi secondarti e quelli di contorno. 

La protagonista Feyre risulta molto umana, con i suoi eccessi, le sue fragilità, i suoi difetti, a volte prende decisioni un po’ “sciocche”, ma trovandosi in una corte fatata piena di magnetismo e incanti l’ho anche giustificata.

La prima parte del romanzo potrebbe risultare un po’ lenta, almeno questo mi è stato detto quando ho intrapreso questa lettura, ma personalmente la lentezza di cui si parla non mi ha disturbato perché la Maas dà informazioni, introduce il worldbuilding e fa prendere confidenza con i personaggi. 

Verso la fine la storia mette il turbo in cui succedono una serie di eventi tragici che sicuramente avranno una grande ripercussione sulla protagonista nel secondo volume.

Insomma avevo bisogno di una lettura che mi intrattenesse in questo periodo di fuoco, che mi coinvolgesse tanto da farmi dire “non vedo l’ora di trovare un attimo di tempo per continuare a leggere”, se è questa la storia che state cercando vi straconsiglio Una corte di rose e spine.

Sono super curiosa di andare avanti 🙂