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Feroce devozione di Rebecca Ross | Recensione

Il vero amore è più sacro di qualsiasi spietata divinità.

Nata nell’oscurità sotterranea, Matilda è la divinità più giovane del suo clan. Trascorre un’infanzia solitaria, preparandosi a esercitare l’umile magia di messaggera, e impara presto a comprendere le dinamiche spietate ed egoiste che regolano le gerarchie divine, sia sottoterra che nel regno celestiale, dove risiede il padre che non ha mai conosciuto. Matilda consegna parole e lettere attraverso i vari regni, ma nasconde un segreto che non può rivelare neanche ai suoi più fidati alleati. E a complicare le cose, c’è un ragazzo mortale che la sogna sebbene non l’abbia mai incontrata nel mondo reale.

Nel frattempo, nella notte più buia della sua vita, Vincent di Beckett chiede aiuto a Matilda in nome dell’amicizia che li lega nel mondo dei sogni, ma quando non riceve risposta decide di dimenticarla per sempre… finché un giorno, dieci anni dopo, la giovane messaggera appare nella sua camera da letto per consegnargli una lettera.

Il destino ha voluto che Matilda e Vincent si incontrassero al di là di ogni sogno. Matilda potrebbe avere la possibilità di riscrivere le leggi sanguinose degli dèi, ma pagando un caro prezzo. Dovrà affrontare la sua più grande paura: accettare di essere vulnerabile e permettersi finalmente di essere amata.

«Eravamo condannati. Entrambi. Un giorno, io sarei morto e lei avrebbe continuato a vivere, eterna come le stelle».

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Adoro la penna di Rebecca Ross, le sue ambientazioni oniriche e delicate, come sviluppa le relazioni tra i personaggi, ma devo ammettere che questo volume mi ha un po’ delusa. 

Feroce Devozione si presenta come il prequel di Divini Rivali, e anche se nella quarta di copertina si parla di Matilda, la messaggera delle divinità, e della sua relazione con l’umano Vincent, mi aspettavo che in questo libro si parlasse molto di più della guerra e soprattutto di Enva e di Dacre.

Avrei voluto leggere il punto di vista di Enva, di come è entrata attivamente nella corte del sottoterra, mi sarebbe piaciuto approfondire l’ossessione di Dacre e  di questa relazione forzata che poi ha portato a una serie di eventi nefasti già accennati in Divini Rivali. 

Con Feroce Devozione il lettore si affaccia sul mondo di queste divinità egoiste e tutto è visto dal punto di vista di Matilda. Tutta la storia si incentra sul suo essere, sulla sua crescita, sulla sua identità, sulla sua scoperta delle emozioni che prova per lo sfortunato e umano Vincent. Sarà che ero affamata di sapere altro e forse per questo non mi sono goduta per bene questa lettura che mi ha lasciata un po’ insoddisfatta.

Punto a favore come sempre è lo stile di scrittura poetico e scorrevole, le ambientazioni ben delineate e incantate, e soprattutto la presenta di un personaggio: il dio della guerra Bade. Ho adorato la sua caratterizzazione fin dalle prime righe, il suo essere burbero, schietto, grezzo, la sua evoluzione quando si avvicina di più alla sfera umana con un personaggio in particolare, e mi sono anche commossa per il rapporto paterno che instaura con Matilda, ecco, questo elemento per me salva l’intero libro.

Matilda si presenta come un personaggio forte, fiero, sa bene che deve mettere da parte i sentimenti se vuole sopravvivere tra le divinità perché chi soccombe all’amore è perduto. Il suo essere messaggera le permette anche di viaggiare tra i due mondi divini e quello mortale, e ha anche una parte attiva nella guerra tra gli umani. Il suo rapporto con Vincent è dolce e romantico, una storia quasi da fiaba, ma personalmente mi ha attirato molto di più la storia tra Bade e un personaggio nel libro.

Nel complesso, dopo aver capito che l’autrice non avrebbe soddisfatto le mie curiosità su Enva, ho cercato di liberare la mente e di godermi la lettura che è stata comunque piacevole. 

 

La luce degli incendi a dicembre – Matteo Bussola

«Sorseggiarono il caffè, l’uno davanti all’altra, fra le macerie della vita passata di lui e i frammenti di quella presente di lei, agitati da una dolce eccitazione per quel supplemento di vita cui sentivano di avere diritto, da una feroce nostalgia per una vita che non c’era mai stata». Questa è la storia vera di un amore possibile. O forse è la storia possibile di un amore vero. Margherita e Marcello si conoscono su un treno. Lei sta scappando dalla sua famiglia, lui vi sta facendo ritorno. Seduti l’una di fronte all’altro, su un vagone affollato, tra bambini che giocano e anziani che hanno voglia di chiacchierare, i due si prendono le misure. All’inizio sono cauti; poi, quasi senza accorgersene, si ritrovano a confidarsi. Parlano di rapporti di coppia, di figli, di sogni e fragilità, di promesse mantenute oppure dimenticate. Come in un film d’autore, nell’intimità di un’inquadratura fissa, Matteo Bussola mette in scena un dialogo a cuore aperto tra una donna che ha uno sguardo schietto e disilluso e un uomo che non smette di credere negli altri. Due persone dalle esistenze apparentemente ordinarie, familiari al punto che ci sembrano le nostre. E che, nella realtà parallela del viaggio, scoprono una parte inedita, inconfessabile, di sé. Un incendio fuori stagione che forse neppure il destino riuscirà a spegnere. Come sarebbe “Prima dell’alba” se i protagonisti, anziché una ragazza e un ragazzo, fossero due adulti che si sentono traditi dal mondo? Sarebbe “La luce degli incendi a dicembre”. La storia di uno di quegli inattesi spiragli con cui la vita ci ricorda che siamo ancora in tempo.
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È il primo libro che leggo di Matteo Bussola ed è stata una scoperta meravigliosa! 📚✨
Una storia semplice e intensa: due persone adulte che si incontrano per caso su un treno, si aprono l’una all’altra, e da questo nasce un legame.

Parliamo di due adulti, due persone che hanno nel nome il “mare”: lui è Marcello e sta per ricongiungersi con i suoi affetti, lei è Margherita che invece è in fuga dalla sua famiglia. Due anime con due storie e percorsi di vita diversi, eppure si completano a vicenda.

Dalle confidenze di Marcello e Margherita nascono belle riflessioni che danno modo al lettore di riflettere. Sul treno non ci sono solo loro, ma anche altre persone di passaggio che si introducono nella loro vicenda in punta di piedi dando al lettore una storia più fiabesca e corposa, ricca di emozioni e introspezione.

Lo stile di Bussola è intimo e delicato, una pagina tira l’altra trasmettendo al lettore leggerezza, malinconia, speranza, anche un po’ di rabbia, ma soprattutto dolcezza.

Il libro è veramente una piccola chicca, una lettura secondo me perfetta da fare se si ha voglia di una lettura “coccola” che lasci al lettore una bella sensazione di calore e tenerezza. Insomma dopo questa lettura ho deciso che recupererò sicuramente altro dell’autore.

La vera magia? L’ultimo capitolo, che trasforma il romanzo in una vera lettera d’amore. ❤️

Alchemised di SenLin Yu | Recensione

In un mondo intriso di negromanzia e alchimia devastato dalla guerra, una donna senza ricordi combatte per la propria sopravvivenza contro chi vuole portare alla luce i segreti più profondi del suo passato. Un tempo brillante alchimista, Helena Marino è ora una prigioniera di guerra, intrappolata dai suoi carcerieri, ma anche dalla sua stessa mente. I suoi amici e compagni della Resistenza sono stati brutalmente assassinati, le sue abilità annientate e il mondo che conosceva ridotto in cenere. Ora, all’indomani della lunga guerra, Helena è nelle mani della nuova classe dirigente di Paladia: potenti famiglie di gilde corrotte e spietati negromanti, vittoriosi grazie alla creazione di orrende creature non-morte. Secondo gli archivi della Resistenza, Helena era una guaritrice di scarsa importanza. Tuttavia la sua inspiegabile perdita di memoria nei mesi precedenti la cattura solleva un dubbio inquietante tra i suoi nemici: è davvero così insignificante come sembra, o nei ricordi sepolti della sua mente si nasconde l’ultima, vitale mossa della Resistenza? Per scoprirlo, Helena viene affidata all’Alto Reeve, uno dei negromanti più potenti e temuti del nuovo regime. Chiusa nella sua tenuta decadente, dovrà lottare per proteggere la verità e conservare ciò che resta di sé. Ma la sua prigione e il suo aguzzino celano oscuri segreti… segreti che Helena dovrà svelare, a qualunque costo.
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Una storia che mi ha conquistata e devastata!

Alchemised è un  libro super chiacchierato, fin dai primi giorni dell’uscita, non solo perché trae origine da una famosa fanfiction dell’universo Potteriano (che vede come protagonisti la coppia Dramione), ma anche perché la storia è stata oggetto di polemiche su vari canali social.

Non ci sono mezzi termini per questo libro, o piace, o non piace, fatto rimanere che secondo me non è una storia adatta a tutti.
Non è una storia per chi vuole un semplice romantasy.
Non è una storia per chi non riesce a sostenere dei temi delicati.
Non è una storia per chi tende ad annoiarsi con l’analisi psicologica dei protagonisti.

Alchemised parla di sopravvivenza, di guerra, di dolore, di abusi religiosi, traumi, aggressioni, allusioni alla necrofilia e altri temi delicati. L’autrice reinventa un universo complesso e dettagliato di alchimisti che si discosta in modo netto dall’universo di Harry Potter, e infatti non ho percepito nessun elemento che potesse riportarmi al mondo creato da Rowling.

Il libro si divide in tre parti, la prima l’ho trovata un po’ ostica per la compressione non solo delle dinamiche dell’alchimia, ma anche per la linea narrativa dato che ci sono dei flash e frammenti di ricordi da parte di Helena (la protagonista) che non sono ben chiari, ma con la seconda parte tutti i tasselli tornano al loro posto dando una trama lineare, dinamica e piena di enfasi. Non c’è una grande caratterizzazione dei personaggi secondari e per questo non ho molto empatizzato con gli eventi tragici che li coinvolgono, eppure, arrivata al termine del libro, ho compreso del perché l’autrice abbia preferito focalizzare tutta la sua attenzione sull’analisi dei personaggi principali: Helena e Kaine.

SenLin Yu racconta la storia di due anime spezzate, logorate, distrutte dagli eventi della guerra, ne traccia un ritratto psicologico così dettagliato e viscerale da sollevare anche i lati più oscuri, quelli eticamente non corretti, eppure completamente coerenti con i personaggi stessi e gli eventi della storia. La relazione che ne nasce è un qualcosa che va oltre un semplice legame sentimentale, si parla di due anime rotte che si appoggiano l’una all’altra. Non è una storia d’amore sana, ma in questo libro, che trovo rispecchi molto la vita reale forse con uno sguardo un po’ più  crudo e cinico, tutto è incastrato bene. L’autrice non alleggerisce i traumi, non insabbia le colpe, anzi, le evidenzia e le analizza, mettendo dinanzi i personaggi a scelte razionali, arrivando anche al concetto scomodo “scegliamo il male minore”, ma con le basi estreme e di guerra tutto risulta chiaro e coerente.

Insomma questo libro mi ha così coinvolta che a distanza di una settimana l’ho riletto perché continuavo a pensarci. Il finale in particolare, e per finale sottolineo proprio l’ultima frase dell’ultima pagina, è la ciliegina sulla torta, l’autrice dà un vero e proprio schiaffo al lettore, ricordandogli che la storia è sempre scritta dai vincitori, ma sarà la vera storia? 

 

Rose in chains. Come una rosa senza spine di Julie Soto

Quando il regno di Evermore viene conquistato dal nemico e lei viene catturata, Briony Rosewood si rende conto che il suo mondo è cambiato per sempre e che il luogo che chiamava casa non è più un rifugio sicuro. Dopo la vittoria delle forze del male, schiavitù, prigionia e morte sono il triste destino del suo popolo. Privata della magia e della libertà, Briony stessa viene scelta per essere venduta al miglior offerente e, in quanto principessa di Evermore, è il premio più ambito. Dopo un’asta accesissima, è Toven Hearst, l’erede di una famiglia nota per la sua crudeltà, ad aggiudicarsela. Tuttavia, nonostante gli orrori della nuova realtà che è costretta ad affrontare e del nuovo ruolo che deve imparare a ricoprire, Briony si accorge che non tutto è perduto. E che la speranza e un volto amico si possono trovare anche nei posti più impensabili…

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Una storia che ha diviso l’opinione dei lettori. Io ho amato questo libro!

Rose in Chains è il primo volume di una trilogia fantasy che nasce come fanfiction DraMione dell’universo di Harry Potter. 

Parto con il dire che secondo me il punto di forza del libro è che l’autrice, per ovvie ragioni, si è trovata a dover modificare ed elaborare alcuni passaggi della trama in fase di pubblicazione, e ci è riuscita così bene da fare sua la storia.
Il pericolo dietro l’angolo era un un copia e incolla fatto male, delle situazioni di trama forzate, e invece credo che Soto sia riuscita a rendere personale la storia, amalgamandola in modo tutto suo senza far avvertire al lettore in modo prepotente che questo progetto in realtà nasce da una rielaborazione dell’universo ben consolidato di Harry Potter. 

Il sistema magico non è particolarmente elaborato e forse in alcuni passaggi risulta un po’ confusionario, ma mano mano che si va avanti si delinea il tutto. La narrazione salta dal presente al passato in modo da conoscere bene la relazione tra la studiosa e coraggiosa Briony (originariamente Hermione) e il freddo e tagliente Toven (Draco). Ho amato molto la relazione tra i due che mantengono effettivamente un po’ la caratterizzazione di Hermione e Draco.

Questo primo volume risulta un po’ lento per due motivi secondo me: il primo è perché l’autrice va a impostare ed evolvere il rapporto dei due protagonisti, il secondo motivo è che la storia ha comunque un andamento da fanfiction, quindi effettivamente ci sono dei capitoli che potevano essere ridotti, se non proprio eliminati, ma personalmente questo ritmo un po’ me lo aspettavo e comunque l’ho apprezzato perché mi ha permesso di entrare molto in sintonia con la coppia protagonista.

Molto belli anche i personaggi secondari: i genitori di Toven, ho apprezzato molto la presuntuosa e bellissima Larissa, anche la stessa antagonista Mallow mi ha incuriosito, e spero che nel volume due ci sia un approfondimento maggiore su queste figure.

Non ci sono colpi di scena particolari, anzi, la trama scorre in modo quasi scontato, eppure sono rimasta ammaliata e catturata da questa storia che mi ha intrattenuto ed emozionata. Insomma non vedo l’ora di leggere il secondo volume che spero arrivi presto in Italia!

E voi avete mai letto fanfiction DraMione? 

Dragon Heart (vol. 1 e 2) di Amabile Giusti

Gea è l’ultima delle Madri, una stirpe di donne dotate di rari poteri in grado di influire sugli elementi naturali e far germogliare nuova vita. Ha diciotto anni, vive in una casa per orfani e fa di tutto per passare inosservata, pur di non finire nelle mani sbagliate. Argon è l’ultimo domatore di draghi esistente. Il suo nome suscita terrore a ogni latitudine del Regno. Il suo esercito di draghi è fonte di distruzione e di morte. È a lui che il tirannico e perverso principe Keagorl affida l’incarico di scovare la ragazza e condurla al Palazzo Reale: in una terra diventata arida, sterile e ostile assicurarsi il raro potere di una Madre rappresenta la garanzia di avere risorse e mantenere la supremazia. A Gea è stato insegnato, fin da bambina, a temere i draghi e il loro terribile cavaliere. Ad Argon è stato ordinato di catturarla a ogni costo. Per giungere a destinazione li attende un lungo viaggio. Cosa può accadere quando una giovane donna innocente si ritrova alla mercé di un guerriero col cuore di ghiaccio? Chi vincerà lo scontro di forze tra la purezza e la crudeltà?
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Un romance fantasy ricco di colpi di scena e con un protagonista maschile indimenticabile!

Sto passando un periodo non molto sereno, ho anche un mezzo blocco del lettore e sentivo la necessità di trovare un fantasy che mi prendesse dalla prima all’ultima pagina, che mi coinvolgesse e mi facesse staccare la spina.

Ho iniziato per curiosità il primo volume della dilogia romance fantasy Dragon Heart e appena terminato ho divorato anche il secondo libro.

In un’ambientazione medievale, dove la natura si è ribellata all’uomo e la civiltà umana vive di stenti e privazioni, il Principe ordina ad Argon, il Patronus dei draghi, di trovare l’ultima madre e portarla al Palazzo Reale. La Madre è una donna, in questo caso una ragazza di diciotto anni, che è capace di governare gli elementi della natura. Quando Argon trova Gea (la Madre) inizia il loro viaggio fatto di avventure, scaramucce, imprevisti e momenti intimi. Ma Argon non è fedele al  Principe e il suo obiettivo non è quello di rispettare gli ordini.

Il primo volume potrebbe risultare un po’ lento perché si sofferma sul viaggio di Argon e Gea, e in questo frangente iniziano a conoscersi, si scoprono altri personaggi e si delinea il mondo in cui è ambientata la storia. Con il secondo volume si entra nel vivo della trama, delle dinamiche politiche, e dei vari intrecci tra i personaggi.

Punta di diamante della storia è sicuramente il personaggio maschile perché se all’inizio il lettore potrebbe pensare che la vera protagonista è Gea, in realtà fin dal primo volume si scopre e si analizza maggiormente l’animo sfaccettato e complesso di Argon. Argon nasce privo di un occhio, da una famiglia umile, e questa deformità lo debilita sia fisicamente che emotivamente, ma quando a un avvenimento in particolare si intuisce che lui potrebbe essere il prossimo Patronus, colui che viene riconosciuto come custode/cavaliere dei draghi, le cose cambiano. La vita di Argon viene forgiata da delusioni, tristezza, violenze, cresce come un uomo burbero, dedito solo alla lotta e allo sfogo sessuale, ma quando incontra Gea, che invece è un mix di ingenuità e ottimismo, inizia a vedere il mondo con occhi diversi.

Gea è un personaggio che personalmente non mi ha ispirato molta simpatia, ma risulta una figura coerente per come è cresciuta e per il suo passato. È una ragazza buona, ottimista, con un animo ingenuo e un po’ infantile a volte, ma forse è proprio questo contrasto così netto con Argon a dare chimica alla coppia.

La storia si svolge in modo scorrevole e avvincente, con il secondo volume si entra nel vivo della trama e c’è una grande crescita del personaggio di Argon che risulta essere dall’inizio alla fine una figura bellissima, sfaccettata, piena di luci e ombre, forte, ma allo stesso tempo anche debole.

I personaggi secondari sono ben delineati, ma avrei tanto voluto un approfondimento proprio perché sono interessanti. Lo stile di scrittura è scorrevole, dinamico, rendendo la lettura ancora più piacevole.

Insomma se avete voglia di leggere un bel fantasy romance con colpi scena e con un personaggio maschile indimenticabile e ben strutturato, correte a recuperare questa dilogia! 

Il monologo della speziale vol. 1 e 2 di Natsu Hyuuga

La nascita di una grande detective. Maomao, una ragazza modesta cresciuta nel quartiere a luci rosse dal padre speziale, sogna una vita spensierata quando viene rapita e venduta alla Corte Interna, l’hougong, ovvero l’harem imperiale. Decide di passare inosservata, ma degli strani avvenimenti coinvolgono i figli dell’Imperatore, i bambini hanno i giorni contati! Riuscirà ad usare le sue conoscenze e la sua astuzia per indagare sulla causa e salvare queste giovani vite?

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Mi sono approcciata a questa storia all’uscita del primo volume del manga “I Diari della Speziale”, ma solo ultimamente ho capito che in realtà tutto nasce dalla light novel “Il Monologo della Speziale”, quindi appena ho visto i primi volumi tradotti in italiano mi sono catapultata anche in questa avventura.

E’ la prima volta che mi approccio alla light novel e devo dire che ho apprezzato più questa versione a quella del manga, che è molto fedele all’opera originale, ma sicuramente il testo scritto dà più introspezione a questi personaggi ben caratterizzati e dinamici. 

Il punto forte di tutta questa seria non è solo l’ambientazione storica della corte antica cinese, gli intrighi politici e i casi da risolvere, ma trovo che la punta di diamante sia proprio la protagonista. Maomao è una ragazza semplice, che prende seriamente il suo lavoro, ama la conoscenza e i veleni, ed ha un atteggiamento distaccato, spesso freddo con il mondo che la circonda, il più delle volte sembra proprio la personificazione di un gatto, ed è proprio questo mix rende la protagonista realistica, divertente, ironica e unica.

Nella light ho apprezzato anche di più l’introspezione di Jinshi, il co-protagonista maschile che è avvolto nel mistero fin dall’inizio. I casi da risolvere sono ben organizzati, se all’inizio sembrano situazioni isolate, mano mano che si va avanti si nota come alcuni di essi si collegano tra loro. Ho letto solo i primi due volumi, quindi devo assolutamente recuperare anche i prossimi. La serie è ancora in corso, spero che non sia infinita!

Se vi piacciono le ambientazioni orientali antiche, gli intrighi di corte, le scaramucce tra concubine, i misteri da risolvere con una punta di romance (ma proprio punta), allora vi straconsiglio questa serie!

La città sospesa di Charlie N. Holmberg | Recensione

Dopo anni di fuga, Lark è allo stremo. Braccata e senza rifugio, può contare solo sul suo potere maledetto: instillare terrore puro e annientare chiunque la minacci. In cerca di salvezza, trova asilo a Cagmar, la città dei troll, nemici giurati degli umani. Accettata come cacciatrice di mostri, dovrà sottostare a leggi spietate e affrontare il disprezzo di un potente troll, il cui odio si intreccia pericolosamente a un’attrazione proibita. Tra alleanze inaspettate, minacce implacabili e il peso di un potere che rischia di consumarla, Lark lotterà per scoprire chi è davvero e se merita un posto in un mondo che la teme.

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Qual è stato l’ultimo libro che vi ha stupito?

La città sospesa è un romance fantasy che vede come protagonisti un’umana e un troll. Con queste premesse, lo ammetto, mi aspettavo una lettura leggera, un po’ trash (nel senso positivo del termine) con qualche cliché e una trama un po’ superficiale o comunque unicamente concentrata sulla storia d’amore, e invece mi sono trovata a leggere una storia non solo con personaggi studiati e ben costruiti, ma anche con un worldbuilding interessante.

La nostra protagonista è Lark, una ragazza che ha un dono/maledizione, ovvero instillare la paura negli altri, questo però la debilità anche perché è lei stessa a vivere nella costante paura. In uno scenario in cui gli umani sono allo stremo per la siccità, Lark viaggia di villaggio in villaggio con la speranza di essere accettata, amata e di crearsi una famiglia, fin quando il suo percorso la porterà a Cagmar la città dei Troll.

Cagmar è una società di Troll con le proprie leggi e una rigida gerarchia, Lark allaccerà relazioni con alcuni di loro, si creerà nemici e ci saranno vari imprevisti che colpiranno la nostra protagonista e la metteranno a dura prova.

Lark è un mix di tenerezza e forza, è una ragazza timida, buona, che desidera essere accettata, trovare un luogo dove sentirsi al sicuro e sa bene della sua situazione precaria in una società di Troll che odiano gli umani, ma cercherà in tutti i modi di crearsi il suo posto. Ho apprezzato anche il co-protagonista maschile, Azmar, un Troll non incline alla violenza, taciturno e molto tenero, un personaggio che si trova a combattere tra il rispettare la sua società e quello che realmente desidera.

Ho apprezzato molto la gerarchia dei Troll e la struttura della loro società, forse è proprio il punto che mi è piaciuto di più, l’interesse amoroso parte verso metà libro e questo permette al lettore di concentrarsi sul worldbuilding e le relazioni che instaura Lark. Il finale l’ho trovato un po’ sbrigativo e rimangono in sospeso alcuni punti della trama (mi chiedo se mai ci sarà un seguito), ma nel complesso è un libro che mi ha intrattenuto dalla prima all’ultima pagina con degli elementi interessanti e originali. 

Hunger games. L’alba sulla mietitura di S. Collins

All’alba dei cinquantesimi Hunger Games, i distretti di Panem sono in preda al panico. Quest’anno, infatti, per l’Edizione della Memoria, verrà sottratto alle famiglie un numero doppio di tributi rispetto al solito. Intanto, nel Distretto 12, Haymitch Abernathy cerca di non pensarci troppo, l’unica cosa che gli interessa è arrivare vivo a fine giornata e stare con la ragazza che ama. Quando viene chiamato il suo nome, però, il ragazzo vede infrangersi tutti i suoi sogni. Strappato alla sua famiglia e ai suoi affetti, viene portato a Capitol City con gli altri tre tributi del Distretto 12: una ragazza che per lui è quasi una sorella, un esperto in scommesse e la ragazza più presuntuosa della città. Non appena gli Hunger Games hanno inizio, Haymitch comprende che tutto è stato predisposto per farlo fallire. Eppure qualcosa in lui preme per combattere… e far sì che la lotta si estenda ben oltre l’arena.

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Può un libro prequel superare la trilogia principale? Per me, sì.

Parlo da amante della trilogia Hunger Games ed essendo Haymitch un personaggio interessante, ma poco approfondito nella serie, attendevo con ansia il libro dei suoi giochi. Avevo alte aspettative? Sì, e sono state superate.

L’autrice fa un lavoro impeccabile, tutto si incastra perfettamente tra il libro precedente di Snow e la trilogia. Ma non solo, ho notato una cattiveria ben più marcata nei colpi di scena e il tutto non fa che enfatizzare e amplificare l’emotività. La penna della Collins è scorrevole e incisiva, la trama fila perfettamente, anche ogni scambio di battuta è pensato, nulla è lasciato al caso perché questi sono gli Hunger Games.

Ho amato la caratterizzazione di Haymitch, un ragazzino irriverente, sbruffone, che ama l’ozio, la sua famiglia e soprattutto la sua ragazza Lenor. Gli echi della rivolta iniziano a trapelare già da questo volume e per quanto Haymitch provi a mettercela tutta, il suo percorso contro Capitol lo porterà alla distruzione. La crudeltà dei giochi, la cattiveria di Snow, non lasciano spazio alla speranza eppure, al termine della lettura, il lettore scopre che sì, nella trilogia principale Katniss è la fiamma della rivolta, ma Haymitch è la scintilla. 

In questo volume compaiono tanti personaggi che si ritrovano nella trilogia, di questi non dirò nulla per non fare spoiler, ma vi assicuro che leggendo alcuni nomi proverete una stretta al cuore.

L’autrice racconta di giochi particolarmente cruenti, i tributi vengono trattati peggio delle bestie, la dissolutezza di Capitol regna sovrana, è tutto più brutale, estremo ed enfatizzato rispetto alla trilogia, probabilmente perché al periodo di Haymitch il sistema era ancora in fase di evoluzione. Conosciamo bene anche i tributi del distretto 12 che accompagneranno il nostro protagonista nella sua avventura, ognuno caratterizzato in modo perfetto, anche se avrei preferito leggere qualcosa in più su altri personaggi dei distretti.

L’alba sulla mietitura non è solo un prequel che aggiunge e completa la grande storia dei giochi, ma è un volume intenso, emotivo, brutale, terribilmente struggente che vi incollerà alla lettura dalla prima all’ultima pagina e non vi farà uscire emotivamente indenni.