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Prima cosa il Rispetto

Prima cosa il Rispetto

Mi capita spesso di leggere commenti che mi danno un pò fastidio:
-blogger contro blogger
-scrittori contro scrittori
-scrittori contro blogger

Ovviamente tutti commenti negativi che sputano giudizio su altri.
Sinceramente, anche se si esordisce col dire “non sono invidioso ma…” (o frasi simili) per me è il contrario, e mi hanno colpito tre casi:

1) Adoro le blogger che recensiscono i libri, soprattutto di esordienti, perchè cercano di dare una valutazione e una critica che può essere di aiuto all’autore. Ci sono blogger che hanno un modo più delicato o comunque meno aggressivo per esporre la propria idea, ed altre che scrivono nero su bianco ciò che pensano, ma la cosa che contesto è la critica NON costruttiva.
Che senso ha dire in una recensione (ad esempio) “Fa schifo!” ?
Si dovrebbe esprime il concetto  in modo professionale e si avanzano delle critiche costruttive perchè ovviamente un racconto o un romanzo non può certo piacere a tutti, fortunatamente abbiamo gusti diversi.

2) Trovo assurdo leggere commenti e sapere di autori che litigano con la blogger perchè non ha fatto una recensione positiva o che mandano e.mail di protesta alle case editrici perchè è stato rifiutato il lavoro.
Stiamo diventando matti?
Non avete mai ricevuto un NO in vita vostra?
Conoscete la parola umiltà?
E soprattutto, cos’è per voi scrivere?
Mi meraviglio quando leggo queste cose perchè per quanto abbia ricevuto dei no o delle critiche ho sempre cercato di prendere il meglio da queste situazioni. Va benissimo essere sicuri di quello che si scrive ed è normalissimo rimanerci male per dei no, ma da questo ad arrivare ad accanirsi contro blogger, case editrici, giurie di concorsi… mi sembra assurdo.

3) In ultimo trovo una cosa estremamente triste leggere commenti, non molto leggeri, di scrittori che criticano altri autori per vari motivi: come per il romanzo, o perchè “tizio” ha pubblicato con  “caio” o perchè la copertina di “cicci” è brutta eccetera… Ci sono modi e modi per esprimere un’opinione.

Questo post è stato scritto non solo per sfogo, perchè è assurdo leggere certe cose, ma spero che serva anche per far riflettere.

Stefania 🙂

Stefania Siano

Blogger di "Cricche mentali di un'aspirante scrittrice", un piccolo spazio web dove essere informati sulle nuove uscite delle case editrici, sulle segnalazioni degli autori italiani e sulle mie recensioni (www.stefaniasiano.com) Non sono una giornalista e neanche una critica letteraria, sono semplicemente una ragazza che ama leggere e adora il mondo letterario. Il mio sogno nel cassetto? Pubblicare le mie storie fantasy e appassionare tanti lettori. Le mie pubblicazioni: 2017 - Aki il Bakeneko autopubblicato (http://www.stefaniasiano.com/aki-il-bakeneko/) 2015 - Dov'è Alice? edito da Lettere Animate (http://www.stefaniasiano.com/dove-alice/)

2 pensieri su “Prima cosa il Rispetto

Stefania SianoPubblicato in data7:46 pm - Ago 1, 2014

Non è mai piacevole ricevere una lettera di rifiuto, ma sinceramente la preferisco al silenzio più totale. Almeno queste e.mail, in genere, ti dicono perchè non è stato scelto il lavoro e in alcuni casi danno anche dei consigli 🙂

Grazie per il commento e per essere passata 🙂

Stefania

Giordana GradaraPubblicato in data7:34 pm - Ago 1, 2014

Sottoscrivo tutto.

In particolare avrei molto da dire sul secondo punto. Perdonatemi, perché so già che verrà un papiro.
Un editore che motiva un rifiuto (e che si grazia quindi anche di rispondere sì o no a uno scrittore) lo fa per gentilezza e, di certo, per una forte propensione al masochismo.
In quasi tre anni ne ho viste di tutti i colori: scrittori che mi rispondono dicendo che non ho capito nulla (classica), altri che provano a insegnarmi come va valutato davvero un manoscritto, qualcuno che si è detto felice della cosa perché tanto non avrebbe mai pubblicato con noi, uno(a) che ha deciso di regalare la sua versione dei fatti riveduta e corretta a facebook avendo cura di bloccarmi la lettura del post specifico, ma lasciandola in visione a tutti i 130 contatti che abbiamo in comune, che mi hanno riportato il fatto.
Su tutto, mi dà fastidio il non riconoscere la professionalità di chi ha operato la scelta. Non si può pubblicare tutto, mi sembra ovvio. Noi pubblichiamo il 3% delle opere che accettiamo in valutazione e penso che i miei colleghi facciano più o meno altrettanto. Una valutazione non è né un gioco né un impulso del momento. È la parte più ponderata del nostro lavoro, quella che ci permette di andare avanti e di non cadere nel baratro.
Il dato allarmante (e lo dico da ex scrittrice) è che ogni tanto si leggono questi messaggi:
"Questo week end abbiamo dovuto mandare, ahinoi, una lunga lista di lettere di rifiuto a tanti autori che ci hanno inviato il loro manoscritto. E' sempre uno spiacevole momento, ma fa parte del nostro lavoro dover selezionare con così tanta severità. E' l'unico modo che abbiamo di poter proporre solo romanzi che abbiano la qualità e le caratteristiche che noi riteniamo imprescindibile per i nostri lettori. Ebbene, è L'ULTIMA VOLTA che manderemo mail di rifiuto. Oggi, infatti, abbiamo ricevuto una valanga di lettere arrabbiate in cui venivamo tacciati di non capire, di essere incompetenti, che se i loro amici lo avevano trovato così fantastico noi non potevamo trovarlo "non idoneo". Ci dispiace. I rifiuti, lo sappiamo, possono essere spesso difficili da digerire, ma possono rappresentare un importante momento di crescita, ma non devono e non possono, invece, essere solo una scusa per sfogare la propria frustrazione".
Nello specifico il pezzo riportato è stato scritto da un mio collega non più di una settimana fa. E un altro editore disponibile ha dovuto cedere il passo all'ignoranza e alla mancanza di dialogo. E ha preservato il suo fegato.
Che un rifiuto si viva negativamente è un dato di fatto. Noi editori non chiediamo neanche di far finta che così non sia (io accetto sempre di buon grado tutte le risposte dispiaciute, purché nei limiti della tollerabilità, e per fortuna ce ne sono). Chiediamo solo un poco di rispetto e riconoscimento per il nostro lavoro.

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