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Le cronache dell’acero e del ciliegio. La maschera di No di Monceaux | Recensione

Le cronache dell’acero e del ciliegio. La maschera di No di Monceaux | Recensione

Le cronache dell’acero e del ciliegio formano una tetralogia ambientata nel Giappone del XVII secolo. Seguiamo due eroi, Ichirō, giovane samurai dal favoloso destino, e la misteriosa Hiinahime, una sconosciuta che si nasconde dietro una maschera nō. Nei primi due volumi l’io narrante è Ichirō, negli altri due toccherà all’eroina Hiinahime raccontare la vicenda. Il primo tomo, intitolato “La maschera di No”, ripercorre la vita di Ichirō dall’infanzia all’adolescenza. Abbandonato, Ichirō viene cresciuto come un figlio da un ignoto samurai che gli insegna la via della spada. Il ragazzo vivrà un’esistenza solitaria tra le montagne, nel cuore di una natura selvaggia e al ritmo delle stagioni, tra momenti di beatitudine e spensieratezza e un apprendistato che richiede costanza e coraggio. Ma in una tragica notte, la vita di Ichirō viene sconvolta dall’attacco di loschi samurai. Il destino lo porterà allora a Edo (l’antica Tokyo), dove inizierà a esibirsi nei teatri kabuki; lì stringerà le prime amicizie e incontrerà Hiinahime, la sconosciuta con la maschera Nō. Il secondo tomo della tetralogia, La spada dei Sanada, sarà pubblicato ad ottobre.

Adoro le storie che hanno il sapore orientale, quindi appena ho visto questo nuovo libro edito Ippocampo non ho resistito e l’ho subito acquistato.

Partiamo con il dire che ci ho messo più tempo del solito nel finire di leggere questa storia, che è il primo volume di una saga. 

Ambientato nel Giappone del XVII secolo, il lettore conosce Ichirō, un orfano che viene allevato fin da bambino da un samurai, che si è ritirato dalla sua vita di battaglie, e una donna, la quale segue l’uomo da anni. Il bambino cresce circondato dalla vegetazione delle montagne, isolato dal mondo, ma con Oba che lo accudisce come se fosse una mamma/nonna e il suo maestro che gli insegna la via della spada. Un avvenimento tragico sconvolge la vita del ragazzino che è costretto a intraprendere un viaggio verso Edo, dove scoprirà finalmente il mondo, la cattiveria delle persone, la sofferenza, il dolore sulla sua pelle, ma anche l’amicizia e il teatro. 

Ho amato l’ambientazione, si vede che l’autrice ha studiano per bene gli usi e i costumi (ci sono poche note a fondo pagina che spiegano alcuni termini degli abiti e delle strutture), e ho amato anche la tematica del teatro. In questo periodo storico ci sono due tipologie di teatro, quello No, che ha un pubblico altolocato e dove gli attori sono tutti maschi (infatti interpretano anche ruoli femminili), poi c’è il teatro Kabuki, quello nato per intrattenere il popolo dove anche le donne possono esibirsi e dove il nostro protagonista Ichirō si troverà a lavorare. Quest’ultimo teatro è considerato illegale e immorale proprio per la presenza delle donne.

Ho trovato molto interessante il personaggio di Ichirō, un ragazzino innocente che viene preso subito di mira da persone maligne che vogliono approfittarsi di lui, ma conoscerà anche l’amicizia con Shin, un ragazzo che ama l’arte e il teatro, e proverà sentimenti particolari e più intimi con la misteriosa Hiinahime.  Hiinahime è una ragazzina che vive anche lei isolata dal mondo e con una maschera di No che le copre il viso. Si tratta di un personaggio tenero e forte allo stesso tempo, ho amato il colpo di scena che la riguarda e anche se compare verso la fine del libro, quel poco mi è bastato per affezionarmi a lei. Insomma quei pochi personaggi a mio parere vengono caratterizzati bene, anche se non sono completamente approfonditi, ma immagino sia normale visto che si tratta solo del primo volume. 

Ma parliamo della trama. Perché prima ho detto che ci ho messo più tempo del solito nel leggere questo libro? Perché per le prime 200 pagine l’ho trovato tremendamente prolisso, pieno di descrizioni e di situazioni che, secondo me, non portano a nulla alla storia. Un esempio? All’inizio ci sono almeno una ventina di pagine che raccontano della quotidianità del protagonista. Ora, per quanto questo possa introdurre l’ambientazione e far capire al lettore l’epoca in cui ci troviamo, sinceramente l’ho trovato un po’ troppo. Fortunatamente da metà libro la trama inizia a decollare per poi conquistarmi. 

In conclusione è un libro che consiglio, ma preparatevi al fatto che la trama prende forza da metà libro in poi. Comprerò il secondo volume? Sì, ora devo assolutamente sapere cosa succedere dopo un finale del genere 🙂 

 

Stefania Siano

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