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Il posto magico di Wormell | Recensione

Il posto magico 

Wormell 

Provate a immaginare una Grande Città Nera, avvolta da una coltre di fumo e fuliggine, dove i tetti si susseguono all’infinito. Laggiù, in una casetta lunga e stretta, vivono Clementine e i suoi perfidi zii. Confinata nell’umida cantina che le fa da cameretta, Clementine è felice solo quando sogna un posto lontano, molto lontano, dove al posto dei tetti ci sono colline, al posto delle strade ruscelli. Clementine è convinta che esista davvero, quel suo Posto Magico, e che prima o poi riuscirà a raggiungerlo. Così un giorno, con l’aiuto del suo migliore amico – un gatto molto intelligente di nome Gilbert – decide di scappare per sempre dalla città e di arrivare finalmente lì dove ha sempre sognato di stare. Un’avventura che commuove come un classico e fa ridere come le storie di Roald Dahl, scritta e illustrata dall’artista Chris Wormell.

Capita che l’apparenza inganni, è vero, ma non è questo il caso. Quei due erano dei mostri. Malvagi e crudeli, più di quanto possiate immaginare.

Ambientato nella Grande Città Nera, dove l’aria è resa pesante dal fumo e la fuliggine, il lettore scopre la storia di Clementine. Una bambina che vive chiusa nello scantinato di casa e viene maltrattata e sfruttata dagli zii che, per come si comportano, sembrano più dei mostri che degli esseri umani. Ad allietare in qualche modo le giornate tristi e grigie di Clementine, c’è Gilbert, un gatto che la aiuterà a trovare il suo posto magico.

Devo dire che mi aspettavo di più da questa lettura. La trama è molto semplice, lineare, non ci sono particolari intrecci o colpi di scena. La storia si alterna con Clementine, che vive segregata in casa e inizia a scoprire la bellezza del cielo e la sensazione piacevole del sole sulla  pelle, e i piani dei perfidi zii.

Mi è piaciuta molto l’ambientazione, mi ha rievocato l’atmosfera cupa di una Londra passata, e ho apprezzato alcuni elementi classici che sono presenti nel romanzo come: la bambina maltrattata che sogna un posto migliore e gli zii crudeli.

La presenza di Gilbert dà una nota “fantastica” alla storia. Il gatto si palesa sempre nel momento del bisogno. E’ un felino furbo, scaltro e intelligente. Ad accompagnare la storia ci sono delle illustrazioni che spesso sono inserite in sequenza per rappresentare al meglio alcune scene.

Un libro carino che si legge velocemente, dallo stile semplice e leggero.

Credo che sia una buona lettura per i bambini che si approcciano al passaggio dai libri per più piccoli a quelli per ragazzi, proprio perché la trama è molto semplice e le illustrazioni accompagnano la storia rendendola interessante e dinamica. 

#Prodottofornitoda @Rizzoli

Elric di Michael Moorcock | Recensione

Elric

Michael Moorcock

Questa è una storia di emozioni mostruose e di ambizioni sfrenate. È una storia di sortilegi, di tradimenti e d’ideali onorevoli, di sofferenze e piaceri spaventosi, di amore amaro e di dolce odio. Questa è la storia di Elric di Melniboné.

 

Ma le letture gli hanno insegnato anche a porre in discussione l’uso che si può fare del potere, a porre in discussione le proprie ragioni, a chiedersi se non sarebbe meglio non far uso del potere per nessuna causa. Le letture lo hanno portato a questa “morale”, che tuttavia lui comprende a malapena.

Un romanzo epico con un protagonista fuori dagli schemi.

Elric è una saga scritta da Micheal Moorcock negli anni 60/70. Ho comprato questo splendido volume della Oscar Vault, uscito a ottobre, che comprende i sei libri della serie e sono rimasta super soddisfatta di questa storia meravigliosa. 

Tutto ruota intorno a Elric, sovrano dell’antico impero di Melniboné. I melniboniani sono conosciuti per essere sovrani dei draghi, padroni della magia e soprattutto per essere persone che non hanno una morale; infatti non fanno distinzione tra bene e il male, vivono appagando i loro istinti. Elric è un sovrano diverso da quelli che lo hanno preceduto: è un albino, dal fisico debole e dalla salute cagionevole, ma è anche un filosofo e, a differenza degli altri, lui si pone delle domande sulla vita e cerca di capire quale sia il suo destino. Le cose si complicano quando suo cugino Yyrkoon mira al trono, mettendo a repentaglio la vita di una donna importante per Elric, Cymoril, sua cugina. 

In un’ambientazione fantastica, tra draghi, magia, battaglie  e i Signori del Caos, parte l’avventura di Elric alla ricerca di se stesso e del suo destino. 

Indipendentemente dalla storia che mi è piaciuta molto, sia per come è articolata e i colpi di scena, ma credo che il punto forte di questa saga sia il protagonista che è assolutamente fuori dagli schemi del fantasy di questo genere.

Elric è un protagonista complesso, pieno di sfaccettature: a volte è un eroe, altre volte è un anti eroe, è egoista, ma prova anche compassione, è intelligente, curioso e ha voglia di esplorare e ampliare la sua conoscenza. Questo mix non fa altro che permettere un’evoluzione costante del personaggio, libro dopo libro si scopre un lato nuovo di Elric e il lettore non può fare altro che amarlo. 

Adoro la caratterizzazione dei personaggi di Moorcock, qui non esiste il buono o il cattivo, il tutto non si concentra sulla solita lotta tra il bene e il male, ma si parla di sopravvivenza, di ambizione, di egoismo e di destino.

Anche se è una saga scritta un po’ di anni fa, mi aspettavo di trovare uno stile di scrittura lento, prolisso e pomposo, invece lo stile di Moorcock è  scorrevole. Ci sono alcuni termini che oggi non si usano più, ma a parte questo la lettura è veloce e  piacevole. 

Se volete lanciarvi in questa avventura, aspettatevi una storia intensa, con un protagonista tormentato e un destino crudele. 

Racconti illustrati dalla Cina | Recensione

Racconti illustrati dalla Cina

illustrati da Li Weiding

Vieni a scoprire principesse magiche, draghi possenti, scimmie dispettose e altro ancora in questa raccolta di racconti tradizionali cinesi, selezionati e adattati per i lettori di oggi.

Un bellissimo viaggio nel mondo fiabesco orientale. 

Non è la prima volta che collaboro con la Usborne Edizioni, una casa editrice che pubblica libri per bambini e ragazzi che trovo di alto livello, non solo per il contenuto delle storie, ma anche perché nei loro libri c’è sempre una parte didattica. 

Racconti Illustrati dalla Cina è una raccolta di racconti di fiabe orientali, alcune di esse sono attribuite a degli autori, ma la maggior parte sono racconti popolari che sono stati narrati di generazione in generazione. 

L’occidente e l’oriente sono molto diversi tra loro per la base storica, politica e culturale, ma mi sono meravigliata leggendo questa raccolta perché alcune fiabe cinesi mi hanno ricordato quelle che ci hanno accompagnato durante la nostra infanzia. Un esempio è “La zia tigre” che mi ha ricordato molto  “Cappuccetto Rosso”.

Ho trovato questi racconti alcuni delicati, altri più grotteschi, ma pur sempre fantasiosi e appassionanti. Il tutto è accompagnato dalle splendide illustrazioni di Li Weiding, artista che purtroppo non c’è più dall’anno scorso. 

Le illustrazioni sono eseguite nel metodo cinese classico, con l’utilizzo di un pennello tradizionale e dell’inchiostro. E così dragoni, tigri, topi, divinità ed esseri umani prendono corpo con linee delicate e colori vivaci, dando una marcia in più alle fiabe. 

Una raccolta di racconti che consiglio se siete amanti delle illustrazioni, se attraverso le fiabe volete scoprire qualcosa in più sulla cultura orientale e se volete tornare un po’ bambini.

#Profottofornitoda @Usborne Edizioni

Delicato è L’Equilibrio di Alice Chimera | Recensione

Delicato è l’Equilibrio
Alice Chimera

L’Equilibrio è la legge, il meccanismo che fa funzionare la realtà, grazie a un complesso sistema di pesi e contrappesile cui regole sono scritte nell’essenza stessa delle cose. Ma l’Equilibrio è delicato, e basta poco a comprometterlo.
Nina lo sa, perché è una lucubrante, una persona molto speciale, come ce ne sono poche al mondo, incaricata di preservarlo a ogni costo, facendo in modo che il conto dei vivi e dei morti continui a tornare, mentre aiuta le anime dei trapassati ad accettare il loro destino.
Nina però è stanca, e cerca qualcuno che prenda il suo posto.
Questa persona è Laura, una giovane lucubrante a malapena consapevole della sua natura, e del tutto ignara delle minacce che si profilano sul suo cammino.

I lucubranti furono creati per dare equilibrio: per la perfetta equivalenza si è generato qualcosa di complementare alla normalità, affinché si contrapponesse a essa.

Un fantasy che parla dell’equilibrio che governa il mondo.

Delicato è l’Equilibrio è un romanzo avvincente e introspettivo. Alice Chimera dà un’originale chiave di lettura sull’equilibrio tra il bene e il male, azioni giuste e sbagliate,  e dietro a questa precaria stabilità ci sono figure misteriose e originali come i lucubranti e i guardiani. 

In un’ambientazione Italiana, precisamente nella città di Pisa, si sviluppano le vicende di Laura e Nina, la prima ha capacità speciali e scoprirà il ruolo a cui è destinata, la seconda è la Lucubrante Massima della città. Entrambe sono ragazze forti, ma anche con le loro fragilità. Nina si presenta come una persona dal carattere spigliato, determinato e dall’abbigliamento stravagante. Laura è una ragazza che è alla ricerca di se stessa e verrà messa alla prova dalle persone che le sono più vicino. Entrambe sono molto diverse caratterialmente e fisicamente eppure, nella loro unicità, le ho trovate complementari. A bilanciare le due figure femminili, abbiamo due personaggi maschili ben articolati. Diego è il tipico ragazzo bello e maledetto che gode nel trasgredire le regole, mentre Maurizio è posato, elegante e serio. Insomma Alice crea dei personaggi ben caratterizzati e soprattutto variegati.

Il lettore conosce molto bene queste quattro figure e il ruolo che ricoprono nel mantenere l’equilibrio. La lettura risulta scorrevole e intrigante, l’autrice riesce a esaltare non solo i punti di forza di ogni personaggio, ma anche le debolezze e i difetti, e questo non ha fatto altro che renderli concreti a umani. 

Non so voi, ma a me fa sempre piacere leggere romanzi ambientati in Italia e grazie ad Alice sono riuscita un po’ a “visitare” Pisa, città che non ho mai visto e che nella storia non passa certo in secondo piano, anzi, l’autrice le dà la giusta importanza. 

Credo che il punto forte di questo romanzo sia non solo l’originalità sul concetto dell’equilibrio, ma anche la caratterizzazione dei personaggi. Alice fa un lavoro magistrale perché ognuno di essi si evolve e si scopre man, mano svelando al lettore ogni sfaccettatura che sia buona o cattiva. Personalmente ho amato Nina, dall’inizio fino alla fine sono sempre stata dalla sua parte, nel bene e nel male, perché non esistono le persone perfette e neanche il bene supremo e spesso bisogna vedersela con le emozioni che il più delle volte ci mettono alla prova. 

Alice realizza una storia intensa, avvincente e introspettiva che vi terrà incollati fino all’ultima pagina con un finale che non solo vi stupirà, ma vi lascerà anche con l’amaro in bocca. 

RP: I discendenti delle arti terrene di Ester Kokunja

I Discendenti delle Arti Terrene

Ester Kokunja

Lontano dagli uomini c’è una dimensione dominata dal sovrannaturale, dove solo i Discendenti della Magia possono controllare le quattro Arti Terrene. Ayra Selendor, un Erede senza più un titolo e con delle abilità magiche scarsissime, si prepara al suo primo anno all’Istituto Aühequos: un zolla di terra fluttuante nello spazio stellato della Sottointradimensione, un luogo neutrale, un rifugio per ogni discendenza. Questo solo durante il giorno. Di notte l’atmosfera muta drasticamente. La scuola si trasforma in un un campo di battaglia intriso di rune antiche, marchi letali, incantesimi arcani e trabocchetti a ogni angolo, dove le più oscure delle creature girano indisturbate, pronte a rivendicare il potere. Mentre il caos consuma e annebbia le menti degli studenti, Ayra dovrà trovare la forza di schierarsi dal lato giusto. E non è cosa facile quando i buoni diventano cattivi, i cattivi non lo sono mai stati e l’unico segreto della sua vita rischia di essere rivelato ad un mondo non poi così tollerante: nessuno deve sapere di Lazhar, l’essere che da sempre le è accanto, rinchiuso da troppo in uno specchio.

Levò lo sguardo quel tanto che bastava a incrociare gli occhi di un’altra pericolosa creatura. Ambrati e luminosi, erano solcati da piccole striature nere adornanti una pupilla serpentina. Non le servì altro per capire.

È con piacere che partecipo al review party di questo libro fantasy. Ringrazio tanto Marika di Libri Riflessi in uno Specchio per avermi coinvolta in questo evento 🙂 

I Discendenti delle Arti Terrene è un libro fantasy, primo di una saga, in cui sono presenti due elementi che adoro di questo genere: la magia e una scuola. 
La nostra protagonista è Ayra Selendor, una ragazza che si prepara a entrare all’Istituto Aühequos dove dovrà trovare la sua identità nel mondo magico. 

È molto difficile riuscire a creare una storia originale con queste dinamiche fantastiche, le quali sono spesso utilizzate nei libri di questo genere, ma nonostante tutto “I Discendenti delle Arti Terrene” è stata una piacevole lettura. Ester realizza una storia articolata, in un mondo in cui i Quattro Fondatori hanno deciso di distaccarsi dal Primo Mondo (ovvero quello umano) per vivere in tranquillità nel Secondo Mondo. 

Ho simpatizzato subito con Ayra. Una giovane orfana che si trova ad affrontare una situazione molto delicata insieme alla sorella Lunel. I loro genitori erano una delle famiglie che discendevano dai Quattro Fondatori, ma dopo essere caduti in disgrazia, le sorelle sono state abbandonate da tutti i loro parenti e si sono fatte forza da sole in un mondo di magia dove il sangue conta molto. Ayra si trova ad affrontare così non solo le malelingue e un ambiente magico ostile, ma deve fare i conti anche con se stessa e con le sue capacità.
Interessante ed enigmatico è Lazhar, un personaggio intrappolato negli specchi e che avrà un ruolo importante per la protagonista. 

In questo primo volume l’autrice crea una bella e interessante ambientazione, il personaggio di Ayra è ben delineato e nel corso della storia più che azione e colpi di scena ci sono molte spiegazioni riguardo al mondo magico in cui ci troviamo. Essendo il primo volume di una serie,  Ester mette le basi di questa trama articolata: introduce il mondo al lettore e dà forma ai suoi personaggi. 

Una lettura piacevole e scorrevole, a colpi di magia, mistero e lotta tra luci e ombre. 

 

Sei di Corvi di Leigh Bardugo | Recensione

Sei di Corvi

Leigh Bardugo

A Ketterdam, vivace centro di scambi commerciali internazionali, non c’è niente che non possa essere comprato e nessuno lo sa meglio di Kaz Brekker, cresciuto nei vicoli bui e dannati del Barile, la zona più malfamata della città, un ricettacolo di sporcizia, vizi e violenza. Kaz, detto anche Manisporche, è un ladro spietato, bugiardo e senza un grammo di coscienza che si muove con disinvoltura tra bische clandestine, traffici illeciti e bordelli, con indosso gli immancabili guanti di pelle nera e un bastone decorato con una testa di corvo. Uno che, nonostante la giovane età, tutti hanno imparato a temere e rispettare. Un giorno Brekker viene avvicinato da uno dei più ricchi e potenti mercanti della città e gli viene offerta una ricompensa esorbitante a patto che riesca a liberare lo scienziato Bo Yul-Bayur dalla leggendaria Corte di Ghiaccio, una fortezza considerata da tutti inespugnabile. Una missione impossibile che Kaz non è in grado di affrontare da solo. Assoldati i cinque compagni di avventura – un detenuto con sete di vendetta, un tiratore scelto col vizio del gioco, uno scappato di casa con un passato da privilegiato, una spia che tutti chiamano lo “Spettro”, una ragazza dotata di poteri magici -, ladri e delinquenti con capacità fuori dal comune e così disperati da non tirarsi indietro nemmeno davanti alla possibilità concreta di non fare più ritorno a casa, Kaz è pronto a tentare l’ambizioso quanto azzardato colpo. Per riuscirci, però, lui e i suoi compagni dovranno imparare a lavorare in squadra e a fidarsi l’uno dell’altro, perché il loro potenziale può sì condurli a compiere grandi cose, ma anche provocare grossi danni…

«Nessun rimpianto» disse Jesper mentre lanciava il suo fucile a Rotty.
«Nessun funerale» mormorò in risposta il resto degli Scarti. Tra di loro, valeva come un “buona fortuna”.

Un fantasy per ragazzi originale e travolgente!

Sei di Corvi è il primo volume di una dilogia scritta da Bardugo, la quale riprende un’ambientazione  già presente nella trilogia Grisha, che ha scritto precedentemente (serie che purtroppo non è presente in italia). Anche se l’ambientazione è la stessa, Sei di Corvi ha una storia che si discosta dalla trilogia e per questo si può leggere tranquillamente.

Kaz, detto anche Manisporche, accetta un accordo con un ricco mercante di Katterdam. Il giovane ladro deve liberare, dalla fortezza la Corte di Ghiaccio, lo scienziato  Bo Yul-Bayur che ha creato una droga che altera i poteri dei Grisha, amplificandoli. Kaz non è un tipo che si tira indietro quando ci sono per mezzo i soldi e così accetta questo incarico, ma per riuscire nell’impresa si circonderà di persone speciali che lo accompagneranno in questa missione.

La storia procede alternando i punti di vista dei personaggi principali, scelta che ho apprezzato molto perché così il lettore conosce bene il fantastico gruppo di malviventi.

Prendete l’ambientazione di Peaky Blinders, abbassate l’età dei protagonista da adulti a ragazzi adolescenti, aggiungete abilità sovrannaturali, spolverate il tutto con sparatorie, combattimenti, colpi di scena, amore e originalità, ed ecco che avrete Sei di Corvi.

Kaz Brekker è un ragazzo di diciassette anni che si comporta come un adulto, dato il passato turbolento e il suo andare e venire più volte in prigione. Ama i soldi ed è disposto a tutto per loro. Ambizioso e scaltro, Kaz è un protagonista magnetico che attira il lettore e per certi versi ho trovato qualche piccola somiglianza con il protagonista di  Peaky Blinders.

I personaggi sono caratterizzati alla perfezione, ma i due che ho amato alla follia sono Nina e Matthias. La prima è una ragazza in carne, sensuale, travolgente, ironica e sarcastica. Nina è un personaggio che è ben bilanciato ed è una Grisha, ovvero una combattente che ha l’abilità di manipolare gli stati d’animo e l’organismo umano. Infatti più di una volta viene in aiuto ai nostri amici che vengono feriti durante le battaglie. Non dirò molto su Matthias per non fare spoiler, ma vi posso anticipare che è un personaggio che per tutto il libro si sente combattuto tra la rabbia e un forte sentimento che prova per Nina.

La storia ha un ritmo serrato, non mi sono mai annoiata, ogni capitolo aggiunge un tassello alla trama o alla caratterizzazione dei personaggi. L’alternanza dei punti di vista dà un ritmo intimo e incalzante alla storia. Anche se l’ambientazione di Sei di Corvi riprende quella di un’altra trilogia, non ho avuto nessun problema nella lettura. Ci sono alcuni punti che avrei preferito approfondire, come la storia dei Grisha, di questi soldati dotati di capacità sovrannaturali, ma immagino che questo aspetto venga trattato nella Trilogia Grisha.

Se avete voglia di un fantasy per ragazzi originale e con personaggi meravigliosi, vi consiglio di iniziare subito questo primo volume della dilogia!

Il Priorato dell’Albero delle Arance di Shannon | Recensione

Il priorato dell’albero delle arance

Shannon

Il romanzo fantasy dell’anno. La casa di Berethnet ha regnato su Inys per mille anni ma ora sembra destinata a estinguersi se la regina Sabran IX non si sposerà e darà alla luce una figlia. I tempi sono difficili, gli assassini si nascondono nell’ombra della corte. A vegliare segretamente su Sabran c’è Ead Duryan, adepta di una società segreta che, grazie ai suoi incantesimi, protegge la sovrana. Ma la magia è ufficialmente proibita a Inys… Tra draghi, lotte per il potere e indimenticabili eroine, l’epico fantasy al femminile per il nuovo millennio.

La creatura fluttuò oltre il ponte con la grazia di un nastro di seta e si librò in cielo leggera e silenziosa come un aquilone.
Un drago.

Un epic fantasy con intrighi di corte, magia e draghi. 

Mi trovo veramente in difficoltà a dirvi di cosa tratta questo libro perché la storia è così immensa, così dettagliata e così particolare che rischierei o di fare spoiler o di essere troppo prolissa, quindi cercherò di stringere e di dire solo le cose che mi hanno colpito particolarmente.

I capitoli si alternano con due macro ambientazioni, una a Oriente e una a Occidente dove vengono trattate le varie storie, e in cui si scoprono i diversi regni.
Ci sono quattro narratori, ma vi parlerò di quelli che mi hanno più colpito.
Nella storia a Oriente il lettore conosce Tané, un’orfana seiikinese che studia per diventare un cavaliere di draghi. Un personaggio che mi ha molto incuriosito fin da subito, soprattutto per la sua tenacia nel realizzare il suo sogno. 
In Occidente abbiamo un’atmosfera, totalmente diversa dalla prima, che ricorda più le classiche corti medievali. Qui il lettore conosce Ead Duryan, che ha il compito di vegliare segretamente sulla regina Sabran, la quale non si è ancora sposata e il regno è in crisi proprio perché non ha dato alla luce ancora un erede. Il lettore scoprirà varie storie parallele che alla fine si intrecceranno in modo avvincente.

I draghi sono gli animali fantastici portanti della storia perché vengono visti in maniera diversa in base alla cultura del regno in cui ci troviamo. In alcuni regni, come in quello in cui si trova Tanè, i draghi vengono venerati, mentre su altri fronti queste bestie sono considerate il male.  Questo perché c’è la leggenda del Senza Nome, ovvero il drago più pericoloso e potente di tutti che ha creato scompiglio molti anni prima e che sembra stia per tornare. Tale leggenda è presente in ogni regno, ma in base alle credenze ci sono delle varianti.

Il world-building che crea Shannon è  particolare, dettagliato e variegato. Punto di forza sono sicuramente le ambientazioni, l’autrice crea più regni, ognuno con i propri usi e costumi, la propria storia e religione, dando una buona caratterizzazione delle varie società. Personalmente ho avuto molta difficoltà e entrare nella lettura perché Shannon introduce nello stesso momento tantissimi personaggi, spiegando le varie parentele e alcuni intrighi di corte. Non ho avuto il tempo di affezionarmi a qualcuno di loro proprio perché sono stata troppo impegnata nel cercare di ricordarmeli. Avrei preferito che i personaggi venissero introdotti man, mano nella storia, così da familiarizzare.

Il Priorato dell’Albero delle Arance è un libro che rievoca l’atmosfera del Trono di Spade, e ha tutti gli elementi essenziali che caratterizzano un Epic Fantasy con tanto di intrighi di corte. Ma qui, a differenza dei classici del genere che ricordiamo, c’è una bella presenza femminile con personaggi forti e determinati.

Si tratta di una lettura impegnativa, non solo per la moltitudine di personaggi che compaiono, ma anche per la quantità di informazioni che dà l’autrice. Personalmente ho dovuto spesso guardare la cartina, il glossario e l’elenco dei personaggi a fine libro, perché mi perdevo nelle descrizioni e nelle nozioni. Una storia sicuramente avvincente, che mi ha intrattenuto, ma che personalmente non mi ha fatto scattare l’amore, forse perché ho avuto questo rapporto con la storia un po’ complesso all’inizio. 

Il Priorato dell’Albero delle Arance è un intreccio di magia, avventura, cospirazioni, tradimenti e il “mai una gioia” è sempre dietro l’angolo. Ho apprezzato tantissimo i personaggi femminili che sono un bel mix di forza e debolezza, e ciò non fa altro che esaltarle. Ci sono dei bei messaggi femministi, si parla di amore e anche di lgbt. Insomma una storia piena di messaggi che intrattiene il lettore in questa avventura molto articolata. 

Se siete amanti delle storie con tantissimi personaggi dove ci sono draghi, magia, amore e dei bei messaggi importanti, allora Il Priorato dell’Albero delle Arance è sicuramente una lettura da fare. 

#Prodottofornitoda @OscarVault

L’avvelenatrice. Marie-Madeleine d’Aubray di Dumas | Recensione

L’avvelenatrice. Marie-Madeleine d’Aubray

Alexandre Dumas

Prima di conoscere la fama grazie alle sue opere più celebri, Alexandre Dumas si dedicò alla stesura di romanzi che narravano i crimini più efferati e storicamente noti. “L’avvelenatrice” fa parte proprio dei suoi “Crimes Célèbres” e racconta la storia della marchesa di Brinvilliers, spietata serial-killer del XVII secolo che per rendiconto personale non si fece scrupolo di uccidere, avvelenandoli, parenti e conoscenti.

A ventott’anni  la marchesa di Brinvilliers era in tutto lo splendore della beltà: di statura piccola, ma di forme perfette, aveva volto tondo, d’incantevole leggiadria. 

La cronaca di una serial killer del XVII. 

Tutti conoscono Dumas per le sue opere più celebri come Il Conte di Montecristo e I tre moschettieri, ma pochi sanno che ha realizzato anche una serie di racconti che narrano i crimini più efferati e storicamente noti. 

In uno scenario parigino del seicento, il racconto narra la storia della Marchesa Brinvilliers e del suo amante, di come la donna si avvicina all’arte dei veleni, dei suoi peccati e dei suoi vizi. Il lettore segue la vicenda e gli enigmi del caso.

Mi piacciono molto le storie che prendono spunto da avvenimenti storici e per quanto abbia trovato interessante  la storia della Marchesa, purtroppo il racconto non mi ha molto coinvolta. Più che un racconto Dumas fa una cronaca dei crimini, prendendo in considerazione fonti attendibili. Proprio per come sceglie di narrare la storia Dumas, i personaggi sembrano non avere molto corpo perché il tutto appare distante e per questo motivo non sono riuscita a farmi coinvolgere particolarmente dalla lettura. 

L’edizione realizzata dalla casa editrice AbEditore è spettacolare, pensata e lavorata nel minimo dettaglio e in linea con la storia cruenta e misteriosa. La grafica particolare di questo piccolo libro non riguarda solo la copertina, ma anche l’interno con un’impaginazione chiara e una attenta scelta dei font utilizzati. 

Anche se la lettura non mi ha particolarmente esaltata, trovo che sia comunque un libro da leggere per esplorare un Dumas non molto conosciuto, e poi questa edizione è uno spettacolo per gli occhi.