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Perché dovresti leggere libri per ragazzi anche se sei vecchio e saggio di Rundell | Recensione

Perché dovresti leggere libri per ragazzi anche se sei vecchio e saggio 

Katherine Rundell

«La letteratura per ragazzi ha una lunga e nobile storia di scarsa considerazione. Sul volto di certe persone si disegna un sorrisetto particolare quando racconto loro che cosa faccio, più o meno lo stesso che mi aspetterei di vedere se dicessi che costruisco minuscoli mobili da bagno per elfi. Scrivo narrativa per ragazzi da oltre dieci anni ormai, e faccio ancora fatica a darne una definizione. Ma so con certezza che cosa non è: non è solo per ragazzi.» Katherine Rundell firma un’appassionata difesa della letteratura per ragazzi, contro i pregiudizi e gli snobismi di chi pensa che leggerla dopo una certa età sia bandito. Ma chi lo ha detto che c’è un’unica direzione di lettura nella vita? Che non si possa andare avanti e indietro, mischiare i generi, leggere contemporaneamente Joyce e Dahl, i saggi di Derrida e le avventure di Mary Poppins? Leggere libri per ragazzi da adulti non è regredire, non è tornare indietro, ci spiega Rundell con puntuta saggezza, al contrario se li abbandoniamo del tutto «lo facciamo a nostro rischio e pericolo, perché rinunciamo a uno scrigno di meraviglie che, guardate con occhi adulti, possiedono una magia completamente nuova.»

Quando scrivo, scrivo per due persone: la me di quando avevo dodici anni e la me di oggi, e il libro deve soddisfare desideri diversi ma intrecciati. 

Katherine Rundell è un’autrice di libri per ragazzi e in questo saggio non solo si sofferma sul come si è avvicinata al genere, ma sottolinea l’importanza di queste storie. 

Da dove arriva la letteratura per ragazzi?
In questo saggio ho scoperto che i primi libri per ragazzi in lingua inglese erano manuali di buone maniere. Così parte l’analisi di Rundell: in modo sintetico, con interessanti riferimenti letterari e critici, percorre l’evoluzione di questo genere.

Interessante e costruttiva la parte delle favole, analizza in particolar modo le rivisitazioni della fiaba di Cenerentola prendendo in considerazione la più conosciuta, ovvero quella della Disney, per toccare anche le versioni più tradizionali e antiche.

Io per prima adoro la letteratura per ragazzi e in questo genere si possono identificare due tipologie di storie: quelle che si limitano alla semplice avventura, e quelle che hanno una doppia chiave di lettura adatte quindi non solo a un pubblico per più piccoli, ma anche ai grandi. 

Ho apprezzato molto questa lettura, anche se forse troppo breve, ma  trovo che sia un ottimo testo se si vuole conoscere meglio questo genere letterario. 

Un piccolo saggio che esalta i libri per ragazzi e che spiega a chiare lettere che questo genere non ha limiti di età. 

#Prodottofornitoda @Rizzoli

Finché il caffè è caldo di Toshikazu Kawaguchi | Recensione

Finché il caffè è caldo 

Toshikazu Kawaguchi

ECCO LE 5 REGOLE DA SEGUIRE:
1. Sei in una caffetteria speciale. C’è un unico tavolino e aspetta solo te.
2. Siediti e attendi che il caffè ti venga servito.
3. Tieniti pronto a rivivere un momento importante della tua vita.
4. Mentre lo fai ricordati di gustare il caffè a piccoli sorsi.
5. Non dimenticarti la regola fondamentale: non lasciare per alcuna ragione che il caffè si raffreddi.

In Giappone c’è una caffetteria speciale. È aperta da più di cento anni e, su di essa, circolano mille leggende. Si narra che dopo esserci entrati non si sia più gli stessi. Si narra che bevendo il caffè sia possibile rivivere il momento della propria vita in cui si è fatta la scelta sbagliata, si è detta l’unica parola che era meglio non pronunciare, si è lasciata andare via la persona che non bisognava perdere. Si narra che con un semplice gesto tutto possa cambiare. Ma c’è una regola da rispettare, una regola fondamentale: bisogna assolutamente finire il caffè prima che si sia raffreddato. Non tutti hanno il coraggio di entrare nella caffetteria, ma qualcuno decide di sfidare il destino e scoprire che cosa può accadere. Qualcuno si siede su una sedia con davanti una tazza fumante. Fumiko, che non è riuscita a trattenere accanto a sé il ragazzo che amava. Kotake, che insieme ai ricordi di suo marito crede di aver perso anche sé stessa. Hirai, che non è mai stata sincera fino in fondo con la sorella. Infine Kei, che cerca di raccogliere tutta la forza che ha dentro per essere una buona madre. Ognuna di loro ha un rimpianto. Ognuna di loro sente riaffiorare un ricordo doloroso. Ma tutti scoprono che il passato non è importante, perché non si può cambiare. Quello che conta è il presente che abbiamo tra le mani. Quando si può ancora decidere ogni cosa e farla nel modo giusto. La vita, come il caffè, va gustata sorso dopo sorso, cogliendone ogni attimo.

Kazu è ancora convinta che, se vuole, la gente troverà sempre la forza di superare tutte le difficoltà che si presentano. Serve solo cuore. E se quella sedia ha il potere di cambiare il cuore delle persone, di sicuro un senso deve averlo. 

Una storia dai toni orientali intensa, profonda e magica. 

Finché il caffè è caldo è l’opera di esordio di Kawaguchi, un romanzo che apparentemente si presenta come una lettura leggera e di intrattenimento, ma in realtà, come gran parte delle opere di autori orientali, scopre i punti sensibili dell’animo umano.

In una caffetteria che ha più di cento anni, il lettore scopre quattro storie che parlano di quattro relazioni diverse. Nel primo racconto Fumiko è una donna che viene lasciata senza una motivazione dell’amore della sua vita, nel secondo Fusagi è un uomo che non ricorda il nome della moglie, nel terzo c’è la storia complicata tra due sorelle e nell’ultimo si parla di una madre e di una figlia. Queste persone hanno una cosa in comune:  vogliono tornare indietro nel tempo per rivivere un dato momento. Questo può succedere solo in questa caffetteria che ha delle regole ben precise sul viaggio nel tempo. 

La narrazione è fluida, a tratti un po’ descrittiva, ma mai noiosa. Lo stile di Kawaguchi è scorrevole e intimo, e ciò permette al lettore di comprendere al meglio ogni personaggio.

La caffetteria è un luogo che trasporta il lettore in un’ambientazione surreale, magica, sospesa tra lo spazio e il tempo.  Un posto ovattato e isolato dal resto del mondo, dove emergono le debolezze umane e i rimorsi. 

La struttura dei racconti è ben articolata perché come filo che li unisce non c’è solo l’ambientazione, ma anche alcuni personaggi che compaiono di racconto in racconto, entrando nel cuore del lettore. 

L’autore narra in modo approfondito, ma mai prolisso, le storie dei personaggi: chi sono, da dove vengono, i loro sogni, le loro speranze e le loro relazioni. Questo modo di raccontare permette di tenere bene a mente la complessità del viaggiatore che si appresta a tornare indietro nel tempo. 

Finché il caffè è caldo è una storia che mi ha fatto sorridere, mi ha stupito e mi ha commosso più volte, soprattutto con il racconto “Marito e Moglie” e “Madre e Figlia”. Una storia delicata e dai toni orientali che parla di persone che si sentono smarrite, abbandonate e di come riescono a sollevarsi dinanzi a una tazza di caffè. 

#Prodottofornitoda @Garzanti

Vite di gatti straordinari di Perez e Lacombe | Recensione

Vite di gatti straordinari

Perez e Lacombe

I gatti, che mistero. Vi siete mai chiesti quali pensieri si nascondano dietro quegli occhi maliardi? E quali avventure vivono, i misteriosi, mentre noi non li guardiamo? Quindici vite segrete di gatti straordinari messe in poesia da Sébastien Perez e magnificamente illustrate da Benjamin Lacombe.

Vite di gatti straordinari è un magico albo illustrato da Lacombe e scritto da Perez. 

In questo volume Sébastien Perez racconta con la poesia le vite di quindici gatti straordinari. L’autore prova a dare una risposta ai suoi interrogativi riguardo il mondo felino: si domanda quali pensieri nascondono e quali sono i loro atteggiamenti appena noi umani non li guardiamo. 

Ad accompagnare le poesie ci sono le meravigliose illustrazioni di Benjamin Lacombe. Le tavole, che sembrano realizzate con tecnica tradizionale, sono lavorate nel minimo dettaglio. Ogni gatto ha una propria definizione non solo dal punto di vista caratteriale, ma anche fisico. 

Il lettore così conosce la bella Evita che avrà a che fare un un pesce rosso, il povero gatto Socrate perseguitato per il colore del pelo, Ippolito che deve vedersela con il fidanzato della sua padrona e così via. Storie ordinarie che vengono affrontate da gatti straordinari. 

Leggendo questo albo non ho potuto fare a meno di rivedere alcuni comportamenti dei miei gatti e, al termine della lettura, mi sono domanda se anche Aki e Jack vivono le stesse avventure raccontate da Perez e Lacombe. 

Vite di gatti straordinari non è solo un albo adatto agli amanti dei gatti, ma anche a chi ama collezionare questi libri realizzati in modo impeccabile nel minimo dettaglio e per chi, come Perez, vuole provare a capire alcuni atteggiamenti dei felini. 

#Prodottofornitoda @Rizzoli

Il ragazzo di 1000 anni di Ross Welford | Recensione

Il ragazzo di 1000 anni

Ross Welford

Alfie Monk sembra un normalissimo adolescente. Solo che ha mille anni e ricorda perfettamente l’ultima invasione dei vichinghi in Inghilterra. Quando un incendio distrugge tutto ciò che ama e conosce, Alfie è costretto a chiedere aiuto a due suoi coetanei. O meglio, a due veri undicenni. Grazie a loro il ragazzo millenario scoprirà un modo di vivere diverso, un modo di vivere che non dura per sempre.

Vi piacerebbe vivere per sempre? Purtroppo, non me la sento di consigliarlo. Ormai ci sono abituato e mi rendo conto che è una cosa speciale. Solo che ora voglio smettere. Voglio crescere come tutti voi.

Un romanzo avventuroso e originale.

Protagonista indiscusso è Alfie, un ragazzino che ha perso il padre e che vive nel 1014 a.C. con il gatto Biffa e sua madre. In un momento critico Alfie decide ci usare le viperle (le perle della vita che gli ha lasciato in eredità il padre) per ottenere la vita eterna. Scelta che fa di nascosto dalla madre, la quale avrebbe voluto che usasse queste perle una volta raggiunta la maggiore età. Passano gli anni, Alfie insieme a Biffa (anch’essa immortale) e sua madre vivono cercando di limitare i contatti sociali con le persone. Una tragedia colpisce il protagonista che si troverà ad allacciare un rapporto di amicizia con due veri undicenni Aidan e Roxy.

Il ragazzo di 1000 anni è  un libro avventuroso con un’alternanza di episodi presenti e passati. Nel corso della lettura si conosce bene Alfie e la sua storia. 
I capitoli si alternano con due punti di vista, quello di Alfie e quello di Aidan. Quest’ultimo è un ragazzino introverso che sta affrontando un periodo particolarmente difficile per le incomprensioni e i litigi tra i suoi genitori. La vita di Aidan prende una via diversa quando incontra Roxy e Alfie.

Lo stile di Welford è semplice e fluido, la storia è scorrevole e dinamica, non ci sono tempi morti, e i personaggi sono ben caratterizzati. Personalmente ho apprezzato particolarmente Alfie, il piccolo vichingo eternamente bloccato nel corpo di un undicenne. 

Il ragazzo di 1000 anni è una storia avventurosa e originale che parla di coraggio, di amicizia e dei piccoli piaceri della vita. Adatto non solo a un pubblico per più piccoli, ma anche ai grandi che vogliono leggere qualcosa di leggero e frizzante. 

#Prodottofornitoda @HarperCollins

Il canto dell’usignolo di Hearn | Recensione

Il canto dell’usignolo. La saga degli Otori: 1

Lian Hearn

In un Giappone medievale mitologico, il giovane Takeo cresce in seno a una comunità pacifica che condanna la violenza ma che sarà massacrata dagli uomini di Iida, il signore del clan dei Tohan. Takeo è salvato dal nobile Shigeru, del clan degli Otori, si troverà al centro delle lotte sanguinarie tra i signori della guerra e dovrà arrendersi al proprio destino. Ma chi è davvero Takeo? Contadino, nobile o assassino? Da dove arrivano i suoi prodigiosi poteri? In un mondo fuori dal tempo, dominato da codici d’onore e da rigidi rituali di una tradizione millenaria, Takeo incontrerà per la prima volta l’amore: dovrà forse scegliere tra quest’amore, la sua devozione al nobile Shigeru e il suo desiderio di vendetta? La sua ricerca lo condurrà fino alla fortezza di Inuyama, a camminare sul “pavimento dell’usignolo”. Ma quella notte l’usignolo canterà?

E poi, a voce alta, lesse per me: «Il Clan Otori dà il benvenuto ai giusti e ai leali. Gli ingiusti e gli sleali stiano in guardia».
Sotto i caratteri era inciso lo stemma, raffigurante un airone.

La saga degli Otori è il primo volume di una serie orientale, ambientato in un Giappone feudale e immaginario. 

Protagonista indiscusso è Takeo, un ragazzo di sedici anni che fa parte del Clan degli Occulti. Quando il suo villaggio viene attaccato dal Clan Tohan, Takeo trova rifugio e protezione da Shigeru, erede del Clan Otori. 

Da questo momento in poi Takeo cambia identità e da ragazzo pacifico, nato e cresciuto in un Clan che rifiuta ogni tipo di violenza, ecco che si trova ad apprendere tutto ciò che riguarda la lotta, la guerra e la strategia. Ma Takeo non è un comune ragazzino perché ha delle abilità speciali. 

Il lettore segue anche le vicende di Kaeda, una quindicenne tenuta in ostaggio nel castello di Noguchi, un importante alleato del Clan Tohan. Kaeda sa cosa comporta essere un ostaggio, soprattutto per una donna che fa parte del Clan Seishuu. Il suo destino si intreccerà con quello di Takeo, dando vita a un sentimento forte. 

Il romanzo si apre con una precisazione dell’autrice, la quale chiarisce che, il carattere dell’opera è totalmente immaginario e non ci sono corrispondenze di avvenimenti storici e luoghi geografici. Ho apprezzato questo appunto, ma devo ammettere che la storia non mi ha molto conquistata, forse ero partita con troppe alte aspettative. 
Ho trovato lo stile di scrittura scorrevole, ma un po’ troppo descrittivo. Lian Hearn preferisce più raccontare che far agire i suoi personaggi e ciò non permette di provare empatia con loro, che appaiono distanti. Per quanto riguarda la dinamica amorosa l’ho trovata purtroppo frettolosa e poco approfondita. 

La trama è lineare, non ci sono particolari intrecci o colpi di scena, ed essendo il primo volume di una saga mi sento di dire che parliamo più di un capitolo introduttivo. 
Ho apprezzato l’ambientazione ben delineata e affascinante. All’inizio si fa un po’ fatica a entrare nella storia, ma grazie a un breve elenco, a inizio libro, con i nomi dei personaggi e dei vari Clan, la lettura risulta più fluida.

Nel complesso ho trovato il libro piacevole, anche se mi aspettavo molto di più. Una storia a sfondo orientale con battaglie, intrighi ed elementi fantastici dove non manca l’avventura e l’amore. 

 

Hated. Gli occhi del demone di A. E. Moranelli | Recensione

Hated. Gli occhi del demone

Angelica Elisa  Moranelli

Le strade di Isy e Veil si sono incrociate in una notte di sangue e tempesta e, da allora, non si sono più separate. Isy era solo una bambina il giorno in cui i demoni hanno fatto a pezzi sua madre: suo padre l’ha addestrata perché diventasse una Cacciatrice, come lui. Veil aveva solo undici anni quando suo padre è stato ucciso da un Cacciatore: ora segue in catene la figlia dell’assassino del padre e sarà venduto ai Monaci, diventando carne da macello per i loro esperimenti. Costretti da un destino beffardo, la cacciatrice e il demone affrontano da anni, uniti dalle catene e separati dai pregiudizi, l’estenuante viaggio in un mondo brutale in cui la Natura si è riappropriata del pianeta, seppellendo le città e la maggior parte delle creazioni umane. Ruderi di case e carcasse di automobili, luna park abbandonati e cimiteri dimenticati fanno da sfondo a una guerra sanguinosa che dura da secoli, quella fra gli Uomini e la loro Nemesi: i Demoni. In questo mondo in rovina, dominato dalla superstizione e da una feroce teocrazia, Isy e Veil dovranno affrontare l’odio dei nemici, il disprezzo dei loro simili, le atrocità di esseri senza scrupoli e i tranelli di una Natura crudele che li ha messi al mondo nell’odio ma non li ha resi immuni all’amore.

Non lasciarti sedurre dalla sua bellezza. Un Thulir non scende a patti, non nutre affetto.

Un urban fantasy dove l’amore supera ogni cosa.

Ho avuto la possibilità di leggere Hated in anteprima e di parlarne con Angelica proprio quando questa storia era in fase di stesura. Finalmente ho riletto il romanzo, ma questa volta in una veste diversa perché pubblicato dalla casa editrice Homo Scrivens.

Angelica ambienta la storia in un futuro post apocalittico e il nostro mondo, quello in cui viviamo, è solo una favola che Isy sente narrare.
Isy è una protagonista che costantemente combatte contro se stessa, divisa tra ciò che prova e il dovere. E’ una semplice ragazza alle prese con le emozioni suscitate dal suo demone taciturno, ma è anche una Cacciatrice che prova a reprimere questi sentimenti proprio perché vanno contro il ruolo che riveste. 

Veil l’ho amato fin da subito. Lui è un Thulir, un demone del vento. E’ un personaggio taciturno, introverso, eppure nei suoi silenzi c’è un passato difficile che lo ha condotto a Isy, alla loro fuga e ai loro sentimenti. Angelica sa benissimo quanto io ami Veil, che non appare solo come il bello e il maledetto perché ciò che affascina è la struttura realistica che lo rende  un personaggio enigmatico.

Ho apprezzato anche tantissimo l’ambientazione. Isy cammina per le strade, le descrive e ricorda le favole che le raccontava la madre riguardo al mondo com’era prima. Dove c’erano negozi, strade e case ora c’è solo una natura selvaggia che avvolge i ruderi.
Adoro lo stile di scrittura di Angelica, semplice e fluido, e ogni parola, ogni virgola è al posto giusto per dare la perfetta carica emotiva. 

La narrazione si incentra principalmente su Isy e Veil, ma durante il loro viaggio incontreranno altri demoni, amici, nemici e persone del passato. La storia è un crescendo di emozioni e di azioni che tengono incollato il lettore alle pagine. Hated è il perfetto esempio di come anche quando si parla di una storia fantasy sia tutto molto realistico e attuale, leggendo tra le righe si scoprono anche messaggi che l’autrice trasmette e che fanno riferimento alla nostra società.

Un fantasy avventuroso che parla di amore, di pregiudizio, di esclusione e del coraggio di prendere le decisioni giuste per noi stessi.

Anne Frank Diario a cura di Guia Risari | Recensione

Anne Frank Diario

a cura di Guia Risari

Illustrato da Giulia Tomai

Nell’Olanda sotto occupazione nazista la tredicenne Anne Frank inizia a raccontare in un diario intimo e personale la sua vita di ogni giorno: è il 1942 e le leggi antisemite colpiscono anche la sua famiglia, che per sfuggire alla deportazione si rifugia in un alloggio segreto, dove sopravvive grazie alla complicità di amici e conoscenti. Qui Anne, che sogna di diventare giornalista o scrittrice, non smette mai di scrivere. Quando nel 1944 il governo olandese lancia un appello per raccogliere testimonianze e documenti di guerra, Anne inizia a rielaborare il suo diario, in vista di una possibile pubblicazione: immagina che diventi un libro dal titolo “La casa sul retro” ma purtroppo non sopravvive abbastanza a lungo per vedere realizzato il suo sogno. Il “Diario”, invece, è arrivato fino a noi, e a tantissimi lettori nel mondo: oggi in un’edizione più che mai fedele alla spontaneità delle stesure originali, arricchita dalle illustrazioni di Giulia Tomai.

[…]perché, in passato e ancora oggi di frequente, nei popoli la donna ricopra sempre un ruolo così inferiore rispetto all’uomo. Chiunque può dire che ciò è ingiusto, ma non mi soddisfa, vorrei tanto sapere la causa di questa grande ingiustizia.

Un libro che bisogna leggere almeno una volta nella vita. 

Non è mai facile scrivere un commento su libri di questo genere, storie che toccano un periodo storico particolarmente buio e crudele. Ho letto il Diario di Anne Frank alle elementari, ma sinceramente non ricordavo la sensazione che mi aveva trasmesso, così, a distanza di anni, ho avuto la possibilità di rileggerlo in questa nuova edizione di Mondadori.

Anne era una ragazzina solare, allegra, vivace e come tutti i bambini aveva un sogno nel cassetto. Il desiderio che voleva realizzare era quello di diventare una giornalista e una scrittrice. Fin dall’inizio Anne si sente legata alle parole, al potere che possono avere se usate nel modo giusto. Tutto inizia quando le regalano il suo primo diario, un piccolo tesoro da custodire i propri segreti. Quando Anne prende tra le mani il diario sente di voler far scorrere le parole in quel piccolo scrigno, senza barriere, senza paletti, senza costrizioni dovute all’educazione e a quello che, all’epoca, era giusto o sbagliato per una donna.

Il testo scorre veloce e il lettore scopre la quotidianità di Anne, i suoi pensieri (a volte frivoli, propri di una ragazzina, altre volte molto profondi e maturi), le sue speranze, le informazioni riguardo la guerra e il suo cambiamento dovuto alla crescita.

Questa edizione la trovo bellissima con le illustrazioni di Giulia Tomai e ho amato sia la linea che i colori che sono in tema con il testo. Particolare che rende ancora più dinamica ed emotiva la storia sono le fotografie.

Il Diario di Anne Frank non è solo un importante documento storico, ma  è proprio un diario segreto scritto da una ragazzina, per cui ci sono dei momenti un po’ più lenti e ripetitivi, ma questo rende il libro più realistico. Personalmente ho preferito le pagine in cui Anne racconta della guerra, più che della quotidianità.

Rileggendo il Diario di Anne Frank ho provato tristezza e paura, a volte mi sono sentita molto vicina alla protagonista, mi sono rivista in alcuni suoi pensieri e credo che questa sia la potenza delle pagine del diario. 

#Profottofornitoda  @Mondadori

Storia di un supereroe gentile di Rhys Thomas | Recensione

Storia di un supereroe gentile 

Rhys Thomas

Notte fonda, strade tenebrose di città. Acquattato nell’ombra, invisibile al mondo, il Fantasma si prepara a proteggere i cittadini ignari dei pericoli che li attendono. Una maschera gli copre il viso, una pettorina gli protegge le spalle e il torace, il suo fido destriero è la bicicletta. Nel suo mirino: un gruppo di teppistelli di quart’ordine che sta per lanciare dei sassi dalla ferrovia. Il Fantasma avanza deciso, rimprovera i malfattori e si dilegua nell’oscurità… senza aver spaventato proprio nessuno e senza aver sortito alcun effetto. Già, perché sotto il costume da supereroe improvvisato si cela Sam Holloway, un ventiseienne goffo e abitudinario, che tre notti a settimana si lascia alle spalle la sua esistenza grigia e assolutamente ordinaria per agire da paladino della giustizia estemporaneo, a beneficio di vecchiette, cani e senzatetto. Per Sam, la maschera di Fantasma è una sorta di valvola di sfogo che gli permette di affrontare la solitudine e la sua vita insignificante, scandita da una ferrea routine e da un lavoro banale in un’azienda che rivende componenti elettronici giapponesi. Finché, un giorno, conosce Sarah, bibliotecaria che gli fa battere il cuore. Pur di conquistarla, Sam è disposto a gettare al vento ogni cautela, e la sua quotidianità semi-tranquilla piomba nel caos. Privato delle sue certezze e in balia degli eventi, Sam dovrà decidere se continuare a nascondersi nell’ombra o se togliersi la maschera, compiendo per amore il suo più grande atto di coraggio. Un romanzo che ci ricorda quanto eroismo possa esserci in un piccolo gesto di gentilezza e ci conquista con il suo protagonista atipico e di gran cuore, impossibile da dimenticare.

Sam era un supereroe da cinque mesi. Le ragioni che spingono chiunque a fare qualcosa sono innumerevoli e sfuggenti, ma lui giudicava il proprio destino di supereroe nell’Inghilterra del Ventunesimo secolo come un fatto inevitabile. Era stato il corso della vita a condurlo fin li. 

Un romanzo delicato e intimo.

Il protagonista è Sam Holloway, un ragazzo di ventisei anni goffo e introverso che ha una vita ordinaria, per nulla esaltante, ma almeno tre notti a settimana, indossa il costume da supereroe e così si trasforma nel Fantasma. Un paladino della giustizia che aiuta vecchiette in difficoltà e cani smarriti. La vita di Sam prende una via diversa quando incontra Sarah, una bibliotecaria che sembra molto interessata a lui.

Era da tanto che un libro non mi conquistava con tanta dolcezza. Sam è un protagonista adorabile, un ragazzo estremamente sensibile e di buon cuore. Quando veste i panni del Fantasma, Sam riesce a voltare le spalle al se stesso che vive la vita ordinaria. Come paladino della giustizia si sente forte, coraggioso, pronto a qualsiasi cosa. Un aspetto che ho trovato molto realistico perché quanti si rifugiano nelle proprie passioni per esternare ciò che non riescono a fare nella vita di tutti i giorni?

Eppure, dietro a questo passatempo bizzarro che Sam prende con dedizione e professionalità, c’è un grande scoglio, un peso enorme che porta nel cuore e che non riesce a superare. 

Lo stile di Thomas scorre veloce e fluido. I capitoli procedono in un’alternanza tra le missioni che affronta il Fantasma e la vita di Sam, fatta di pochi amici con i quali condivide le stesse passioni e una nuova conoscenza, la misteriosa Sarah. 

Nella storia si fanno molti riferimenti a film, libri e fumetti come Batman, Harry Potter, Sandman di Neil Gaiman, Il mio vicino Totoro questo perché fin da piccolo Sam trova la sua dimensione in queste storie.

E così, pagina dopo pagina, il lettore segue il cambiamento di Sam: a volte si ha a che fare con il ragazzo introverso e timido, altre con il paladino della giustizia. 

Ho adorato questo libro non solo per la dolcezza della trama, per i riferimenti letterari e cinematografici, ma soprattutto per alcuni concetti importanti come la gentilezza. Altro aspetto che ho apprezzato riguarda la storia d’amore che non è per nulla banale, anzi, è un rapporto che evolve e muta i personaggi in maniera concreta e con i giusti tempi.

Storia di un supereroe gentile non è solo una storia romantica tra un supereroe particolare e una bibliotecaria, ma è un libro che parla di gentilezza, di buoni sentimenti, di lutto, di traumi e di voglia di migliorare la propria vita. 

#Prodottofornitoda @Sperling&Kupfer