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Myrna e il tocco della morte di S. Algozzino e D. Allo | Recensione

Myrna e il tocco della morte

Sergio Algozzino e Deborah Allo

Myrna nasce col tocco della morte, appena in braccio alla madre la uccide. Il padre fugge con la piccola cercando rifugio in mezzo al bosco. La ragazzina cresce in solitudine, con le mani fasciate, ma il padre le fa conoscere il mondo che la circonda e il suo problema, la istruisce facendole amare molti libri. Alla morte del padre Myrna decide di rimanere sola nella foresta, sia per abitudine che per un’inconscia paura. Il suo tocco è in grado di uccidere uomini e animali, ma non le piante delle quali da sempre la giovane si circonda, saranno proprio le piante un giorno a indicarle un sentiero: in fondo alla strada Myrna incontrerà un ragazzo.

 

 

«Tu dici che è “normale”… non essere normali?»
«Sì! Dico che la normalità è soltanto… lo specchio deformato della realtà.»

È la terza collaborazione che faccio con la casa editrice Tunué e anche questa volta il loro libro mi ha fatto battere il cuore.

Se siete amanti delle atmosfere di Tim Burton, apprezzerete sicuramente l’ambientazione gotica di Myrna con le meravigliose tavole dallo stile spigoloso e dai colori intensi di Deborah Allo. Gli scenari sono molto belli, lavorati nel minimo dettaglio.

Adoro come è stata realizzata la protagonista Myrna, che viene rappresentata esile, minuta, apparentemente debole, ma dal carattere forte e determinato.

Sergio Algozzino ha  dato vita a una storia che trasmette al lettore una moltitudine di emozioni.
Si entra subito in sintonia con la protagonista che possiede questo dono/maledizione perché le basta toccare un qualsiasi essere vivente per prosciugargli la vita, tranne per le piante le quali rinascono al suo tocco. E proprio così inizia la storia, con la nascita di Myrna che appena sfiora il viso della madre, la quale è gioiosa della nascita della bambina, ecco che qualche istante dopo la povera donna muore. La bambina cresce isolata dal mondo, coccolata dall’amore di un padre dolce e apprensivo che le insegna a non fidarsi degli estranei e a coprirsi le mani con le bende. La famiglia sembra aver trovato un equilibrio nel loro isolamento, fin quando il padre muore, lasciando la piccola Myrna da sola, circondata sempre da libri e dalla vegetazione del bosco.

Non mancano colpi di scena che vi lasceranno senza parole, vedrete che queste 152 pagine scorreranno velocemente perché sarete troppo presi a seguire  questa splendida graphic novel.

Il tema portante di tutta la narrazione è proprio il concetto della diversità, ma non mancano altri punti focali che smuovono la trama come la vendetta e l’ambizione. 

Myrna e il tocco della morte è una storia dall’atmosfera cupa che mi ha ricordato i classici scenari fiabeschi raccontati da Giambattista Basile e i Grimm. E come ogni fiaba che si rispetti tratta non solo di giusti messaggi, ma sottolinea le debolezze umane in uno sfondo oscuro e grottesco che non si può non amare. 

#Prodottofornitoda @Tunué

La ragazza che voleva salvare i libri di K. Hagerup | Recensione

La ragazza che voleva salvare i libri

K. Hagerup e L. Aisato

Anna adorava i libri. Leggeva tutto il giorno. Leggeva la mattina prima di alzarsi. Leggeva la sera prima di andare a letto. Leggeva la sera dopo essere andata a letto. Quando la mamma o il papà entravano nella sua camera, faceva finta di dormire. Ma non dormiva. Leggeva sotto il piumino. Attraverso i libri si faceva centinaia di nuovi amici. E qualche nemico. Ma, si sa, così è la vita. Un racconto magico sui libri, chi li abita e chi li ama fino a non volersene separare mai.

Anna non aveva nessuna voglia di diventare grande. 
L’idea di crescere la terrorizzava.
Più di tutto la tormentava il pensiero del suo prossimo compleanno.
Non mancava molto.
Avrebbe compiuto dieci anni.

Una storia dolce, fantasiosa e un po’ malinconica.

Anna è una bambina che ha paura di invecchiare e l’unica cosa che la conforta  sono i libri che li considera veri come la vita. Tra le pagine di un manoscritto non solo rivive avventure fantastiche, ma conosce anche tanti personaggi con cui fa amicizia.

Un giorno Anna va in biblioteca e scopre la terribile fine che fanno i libri quando nessuno li prende in prestito. Per evitare che questi vengano distrutti, decide di leggerne il più possibile, ma rimane incantata particolarmente da una storia a cui manca il finale. 

Ad accompagnare la trama ci sono delle meravigliose illustrazioni a colori che hanno uno stile delicato e sognante, proprio come la storia. La scrittura è semplice e scorrevole, e il lettore entra subito in sintonia con la piccola protagonista. 

Anna è una bambina di dieci anni che mi ha colpito particolarmente, proprio perché ho visto me stessa in alcuni suoi pensieri. Oltre lei ci sono altri due personaggi importanti che sono la Signorina Monsen, che lavora in biblioteca insieme a  Milton Berg, un uomo che ha spesso lo sguardo triste e malinconico. Due figure ben caratterizzate che accompagnano il percorso della bambina senza essere troppo invasivi, ma che rappresentano un ruolo chiave per la storia.

La ragazza che voleva salvare i libri non è solo una storia illustrata che tratta dell’amore per la lettura e del valore dei libri, ma soprattutto si sofferma sul non avere paura del futuro e dell’ignoto

#Prodottofornitoda @Rizzoli

Luce rubata al giorno di E. Altissimo | Recensione

Luce rubata al giorno 
Emanuele Altissimo

Questa è la storia di due fratelli e dell’estate che segna per sempre le loro esistenze. Diego, Olmo e il nonno sono in montagna, nella baita comprata dai genitori prima di morire. La speranza è che quei luoghi portino serenità nell’animo di Diego, il fratello maggiore, eternamente irrequieto. Ma appena si alza il vento le seggiovie tremano e le nubi proiettano sui valloni ombre profonde. Solo Olmo capisce che Diego sta scivolando in un universo dove non si può raggiungerlo, un delirio che sembra crescere fino a toccare il cielo. E darebbe tutto ciò che ha per salvarlo. In ingegneria si parla di tensione ammissibile: il punto massimo di sforzo a cui si può sottoporre un edificio prima che collassi. L’Empire State Building, per esempio, sopravvisse all’urto di un Bomber B-25. Giorno dopo giorno, Olmo costruisce proprio il modellino dell’Empire State: con infinita pazienza, consapevole che la forza dell’edificio sta nella posa di ogni singolo mattoncino. Ma qual è la tensione ammissibile per una famiglia, per l’amore che tiene insieme le persone? “I miei personaggi li ho immaginati come dei giganti” ha scritto l’autore. “Diego è un gigante incapace di farsi bastare il suo mondo, che sogna di scalare le montagne e prendersi il cielo. Ma soprattutto lo sono Olmo e il nonno. Giganti sono coloro che guardano in faccia il dolore senza più scuse. Che accettano dolori per i quali non c’è consolazione.” Alla sua prima prova, Emanuele Altissimo scrive un romanzo scabro eppure carico di emozione, e mette in scena personaggi in lentissima caduta libera, come fiocchi di neve. Il vento, le radure, il profilo fiero di un daino, l’aria sottile delle vette: tutto in queste pagine è vasto e misterioso come l’animo umano, capace di salvare una scheggia di luce anche nella notte più buia.

Il mondo non lo controlli. A un certo punto accetti che le persone possano deluderti, oppure ferirti. O tutte e due le cose. 

Emanuele Altissimo fa il suo esordio con un libro introspettivo, che ha il sapore dolce dell’innocenza e amaro della tragedia.

La storia tratta di Olmo e Diego, due fratelli che vanno a vivere dal nonno dopo la morte dei loro genitori. Olmo è il più piccolo, è un ragazzino di tredici anni che per quanto cerchi di vivere e adeguarsi alla nuova situazione, la sua vita viene stravolta dalla perdita di sua madre e suo padre, ma a turbare maggiormente i suoi pensieri è proprio il fratello maggiore Diego, il quale appare un personaggio fin da subito complesso e altalenante.

Con uno stile semplice lo scrittore racconta della sofferenza e delle difficoltà della vita attraverso gli occhi di un tredicenne, narrando le varie vicende in una chiave ovattata dettata dall’innocenza del ragazzino. Il ritmo è un po’ lento, ma in genere questo è un aspetto che accomuna tutte le storie introspettive che scavano nel profondo delle emozioni umane.

Inizialmente ho trovato Diego un personaggio irritante, proprio perché mi era difficile seguire il suo comportamento altalenante, ma man mano che si va avanti nella storia i tasselli del puzzle si compongono, rendendo più chiara questa figura. Non tutti affrontano allo stesso modo il dolore, soprattutto quando esso nasce a causa di un lutto. C’è chi lo assimila lentamente e chi invece viene divorato, ed è ciò che succede a Diego.

Ho amato la figura del nonno fin dall’inizio, un uomo saggio, paziente, che tenta di tenere insieme la famiglia e soprattutto i fratelli.

Interessanti e poetici i paragoni che fa spesso l’autore tra l’architettura e la famiglia, sulla solidità della struttura e sul concetto del nucleo familiare rapportato alla forza, all’equilibrio e alla collaborazione.

Le parti che ho preferito di più sono proprio quelle tra Olmo e Diego, le ho trovate intime, intense e strazianti. Olmo spesso assume il ruolo di fratello maggiore quando vede Diego in difficoltà ed è in questi momenti che si scopre qualcosa in più sulla figura della povera madre e del padre violento e alcolizzato. 

Luce rubata al giorno è un libro delicato che racconta di drammi familiari, di vita e del rapporto tra due fratelli. 

 #Prodottofornitoda @Bompiani

Il circo della vita di Antona e Jaqmin | Recensione

Il circo della vita

Antona e Jaqmin

Nella Francia dei primi anni ’60 Louis è un bambino sovrappeso, con gravi problemi di vista, che cresce in un orfanotrofio gesuita. I suoi problemi non lo favoriscono per l’adozione, i compagni si allontanano uno dopo l’altro mentre lui rimane lì fino alla maggiore età. Solo e senza amici, Louis è il capro espiatorio di tutti. Gli unici bei momenti che conosce sono quelli che passa nel circo Marcos, che si stabilisce in un terreno abbandonato della città. Sotto il tendone tutto gli sorride, la vita è luminosa, è felice; e poi c’è Clara, la bellissima domatrice di elefanti. Clara diventa la sua confidente, la sua amica, la sua amante. Insieme passeranno giorni felici e spensierati: Louis scoprirà così l’importanza dell’affetto, la fiducia, il calore di un sorriso, la felicità di un bacio. Il circo della vita è una storia d’amore, sul tempo che passa e sulla bellezza dell’aver qualcuno con cui vivere questi bellissimi momenti.

In libreria dal 21 febbraio

Sai, vecchio amico mio…
Qualcuno un giorno mi ha detto…
«La vita è fatta di tappe. La più dolce è l’amore. La più difficile, la separazione. La più dolorosa, gli adii. La più bella, ritrovarsi.»

 

Una trama intensa che trova la sua magia sotto un tendone da circo. 

Il circo della vita è più di una semplice graphic novel, è una storia che tratta di bullismo, di amore, di forza e speranza. 

Louis è un bambino che vive in un orfanotrofio e per il suo aspetto fisico viene maltrattato dai suoi compagni. Purtroppo non riesce a trovare il coraggio di ribellarsi e quindi si chiude nel suo bozzolo di sofferenza, ma tutto cambia quando arriva il circo Marcos. In quel posto magico, fatto di spettacoli divertenti e affascinanti, il protagonista trova il suo angolino di felicità e diventa anche il luogo dei primi palpiti di cuore quando incontra la dolce domatrice di elefanti, Clara. 

Il lettore segue la vita di Louis, la sua adolescenza, la crescita interiore e il suo tenero rapporto con Clara. 

Molto belli i disegni che sono caratterizzati da linee morbide, e le atmosfere create rispecchiano in pieno il senso della storia. Le figure risultano vibranti per l’effetto della grafite e i pochi colori che vengono inseriti fanno risaltare di più i personaggi e le ambientazioni.

La storia procede con un ritmo veloce, eppure con poche frasi e le giuste tavole non si può rimanere indifferenti dalla profondità della trama. Il lettore entra in sintonia con Louis, prova tenerezza per il protagonista che  cresce e matura, fino a diventare un adulto che prende le sue decisioni importanti, non per fare grandi cose nella vita, ma per seguire e costruire la sua piccola felicità. 

Il finale, anche se a un certo punto si intuisce, è coinvolgente e straziante. 

Il circo della vita non racconta solo una dolce e intensa storia d’amore, ma tratta anche del tempo della vita che è fugace come il batter d’ali di una farfalla.  

#Prodottofornitoda @Tunuè

La leggenda della Spada-Smeraldo A.E. Moranelli | Recensione

La leggenda della Spada-Smeraldo (Armonia di Pietragrigia #5)

A.E. Moranelli

Flavoria non è più la terra magica e bellissima di un tempo: la guerra ha portato distruzione, dolore e sospetti. La luce di Armonia è stata offuscata dalle perdite e le sue sicurezze distrutte dai tradimenti. Anche il cuore del coraggioso Evan è spezzato: si è visto portare via ciò che amava di più al mondo e ora credere in qualcosa è ancora più difficile. Eppure esiste ancora una debole speranza: è una strada solitaria che affonda nel buio e dalla quale, forse, non si può tornare indietro.L’ultimo capitolo della saga di Armonia di Pietragrigia, l’ultima battaglia da combattere.Così tutto finisce.Questa è l’ultima battaglia.Non ce ne sarà un’altra.Combatti con coraggio.

A volte sentiva il bisogno di frugare nel suo passato, succedeva sempre quando sentiva le forze venirle meno, quando suo padre la fissava senza vederla e il Veggente le rivolgeva un sorriso viscido, pieno di minacce.

 

Una storia magica che è difficile salutare con quest’ultimo volume della saga. 

Eccomi qui a parlarvi di nuovo di Armonia di Pietragrigia, una serie fantasy per ragazzi che ho amato dal primo momento, e per primo momento non intendo quando ho iniziato a leggere la storia, ma quando l’autrice me ne ha parlato. Successivamente ho “seguito”, attraverso gli sfoghi e le chiacchiere con Angelica, l’iter di pubblicazione dal primo volume. 

La storia di Armonia ha una grande evoluzione di libro in libro, non solo da un punto di vista di trama, ma anche per quanto riguarda la crescita dei personaggi che sono caratterizzati in modo magistrale. 

Sapete bene che non amo fare spoiler nelle mie recensioni, ma in questo caso (trattandosi del quinto volume) inevitabilmente dovrò dire qualcosa. Con La leggenda della spada smeraldo il lettore scopre una nuova Armonia che è diversa dalla coraggiosa e determinata Fanciulla-Guerriero, conosciamo la Signora di Fuoco, una donna fragile e forte allo stesso tempo, rinchiusa nel suo bozzolo di disperazione e di paura. Il desiderio di Armonia è quello di salvare la vita del padre, ma per farlo dovrà seguire le indicazioni del perfido Veggente. 

Se troviamo la nostra eroina diversa, allo stesso modo scopriamo anche il prode Evan che appare all’inizio completamente perso, insicuro delle sue capacità e alla ricerca della speranza nel riportare indietro Armonia. 

La trama è molto intricata e accattivante proprio perché le rivelazioni non mancano, come anche gli ultimi colpi di scena, perché all’autrice piace far soffrire il lettore fino alla fine. 

Lo stile di Angelica è fluido e immediato, ha creato una storia originale soffermandosi su ogni piccolo aspetto e realizzando un mondo che ricorda quello articolato di Harry Potter, ma allo stesso tempo completamente diverso.

Nella prima parte della storia, a capitoli alterni, si sviluppano le vicende della Fanciulla-Guerriero e di Evan. Per quanto riguarda Armonia ho amato tutti i momenti con suo padre trovandoli struggenti ed emotivamente intensi, mentre Evan viene spogliato dall’armatura da prode e forte cavaliere per apparire come un semplice ragazzo che cerca la forza di andare avanti nell’impresa. Nella seconda parte del libro il gruppo si riunisce e per un attimo ho provato un senso di nostalgia e tenerezza rileggendo di Sara, Martino e Lucrezia. L’autrice si sofferma molto sulla caratterizzazione dei personaggi, riesce a renderli reali e sono palpabili le loro emozioni. Non dirò altro, ma ci tengo a esprimere la grande soddisfazione per il finale che, ammetto, mi ha anche commosso. 

Armonia di Pietragrigia non è solo un’avventura originale, piena di magia, intrighi e colpi di scena, non ci sono solo mondi incantati, personaggi particolari e animali fantastici, non parla soltanto di coraggio, amicizia e  speranza, ma tratta anche  di una storia d’amore i cui protagonisti non sono un principe e una principessa, ma una semplice coppia di ragazzi che crescono, soffrono e combattono insieme per quello in cui credono. 

 

Il dottor Nabokov e la bicicletta alata di Claudia Perfetti | Recensione

Il dottor Nabokov e la bicicletta alata

Claudia Perfetti

A Jean Paul Sartre, filosofo tormentato, viene recapitato un oggetto misterioso. Nel tentativo di scoprire di cosa si tratta, si rivolge al dottor Benjamin Nabokov, professore e inventore di cui ha sentito parlare. I due, insieme a Nina, una studentessa del professore con il dono straordinario di vedere le cose del “mondo invisibile”, iniziano a indagare, consapevoli di dover andare oltre la realtà per capire da dove viene l’oggetto misterioso e cosa significano le visioni di Nina. E se la scienza non si limitasse a spiegare i fenomeni visibili? E se la filosofia riuscisse a ergersi oltre le cose del mondo? Il dottor Nabokov, Sartre e Nina uniranno le loro forze per scoprire che quell’universo misterioso esiste davvero, oltre l’essere, oltre il nulla.

 

Le cose assumono un senso solo se qualcuno le osserva e a seconda dei punti di vista cambiano: un quadro è un quadro, ma nello stesso tempo può essere incanto per qualcuno e paura per qualcun altro.

Il Dottor Nabokov e la bicicletta alata è una storia misteriosa e dinamica, in cui la filosofia e la scienza si intrecciano, creando un’ambientazione accattivante. 

Il lettore conosce subito il Dottor Nabokov, un sessantacinquenne che ha dedicato la sua vita alla ricerca della verità e che veste perfettamente i panni del professore di fisica e matematica. Il filosofo Jean Paul Sartre riceve uno strano oggetto e contatterà proprio Nabokov per chiedergli di aiutarlo nel capire qualcosa in più a riguardo. Nell’indagine e lo studio sulla natura di questo misterioso oggetto si unirà anche Nina, una studentessa che ha un dono molto particolare e che tiene nascosto.

Come ho detto prima, la storia è molto dinamica proprio perché si seguono non solo le varie situazioni dei tre personaggi citati, ma dalla seconda parte del romanzo si scopre un altro “mondo”, altre figure particolari e affascinanti che rendono il libro ancora più accattivante e la trama prende sempre più consistenza.

Lo stile di scrittura è scorrevole e poetico, l’autrice fa delle bellissime riflessioni anche filosofiche, prendendo a esempio temi attuali. Il ritmo della storia è veloce e devo dire che all’inizio non mi ha disturbato la cosa, anzi, Claudia Perfetti introduce in modo fluido e diretto molti concetti e situazioni interessanti, peccato che, nel corso della lettura, ho notato che ci sono alcuni momenti che si svolgono troppo velocemente. Per questo ritmo serrato non sono riuscita a entrare in sintonia con i personaggi che ho trovato un po’ freddi. Avrei preferito qualche pausa, anche perché l’autrice realizza una trama ben articolata e, secondo il mio punto di vista, rallentare il ritmo sarebbe servito ad assimilare meglio gli avvenimenti.

A parte questo particolare, Claudia Perfetti racconta una storia piacevole, avvolta dal magnetismo creato dalla filosofia, dalla scienza e con un pizzico di fantasia.

#Prodottofornitoda @BookaBook

Il canto di Penelope di Atwood | Recensione

Il canto di Penelope 
Margaret Atwood

Fedele e saggia, Penelope ha atteso per vent’anni il ritorno del marito che, dopo aver vinto la guerra di Troia, ha vagato per il Mar Mediterraneo sconfiggendo mostri e amoreggiando con ninfe, principesse e dee, facendo sfoggio di grande astuzia, coraggio e notevole fascino, e guadagnandosi così una fama imperitura. E intanto che cosa faceva Penelope, chiusa in silenzio nella sua reggia? Sappiamo che piangeva e pregava per il ritorno del marito, che cercava di tenere a bada l’impulsività del figlio adolescente, che si barcamenava per respingere le proposte dei Proci e conservare così il regno. Ma cosa le passava veramente per la testa? Dopo essere morta e finita nell’Ade, Penelope non teme più la vendetta degli dèi e desidera raccontare la verità, anche per mettere a tacere certe voci spiacevoli che ha sentito sul suo conto. La sua versione della storia è ricca di colpi di scena, dipana dubbi antichi e suggerisce nuovi interrogativi, mettendo in luce la sua natura tormentata, in contrasto con la sua abituale immagine di equilibrio e pacatezza. L’autrice di culto Margaret Atwood, con la sua scrittura poetica, ironica e anticonvenzionale, dà voce a un personaggio femminile di grande fascino, protagonista di uno dei racconti più amati della storia occidentale.

 

Che cosa può fare una donna quando una chiacchiera indecente viaggia attraverso il mondo? Se si difende sembra colpevole. Così ho aspettato ancora un po’. Ora che tutti gli altri hanno parlato a perdifiato, è giunto il mio turno. Lo devo a me stessa.

Una storia affascinante, triste e crudele, che cattura il lettore con uno stile raffinato. 

È il primo lavoro che leggo di Margaret Atwood, l’autrice che è conosciuta soprattutto per il romanzo “Il racconto dell’ancella”. La copertina semplice e di impatto ha catturato subito la mia attenzione e la trama affascinante mi ha spinto ad acquistare subito questo libro.

Tutti conoscono l’Odissea di Omero, una storia scandita dal carisma e dall’intelligenza di Ulisse, il quale affronta con astuzia e coraggio creature malvagie e pericolose battaglie. In questa storia l’autrice decide di raccontare di un personaggio dell’Odissea che merita giustizia, che ha voglia di narrare il suo punto di vista. 

Con un linguaggio elegante e poetico, Margaret Atwood dà voce a un personaggio femminile che è l’emblema della moglie devota e della fedeltà: Penelope. Una volta che Penelope inizia a raccontare la sua storia, seppur mantenendo la sua pacatezza e fragilità, ecco che le sue parole diventano un motivo di riflessione sull’essere femmina, partendo dai pregiudizi che nascono, soffermandosi sulle conseguenze delle azioni delle donne che, in un modo o nell’altro, qualsiasi cosa dicono o pensano determinano complicazioni. La vita non è facile se si nasce femmine e i problemi arrivano fin dalla tenera età. Attraverso Penelope, la Atwood tratta in modo critico e ponderato tutte le problematiche, prima citate, dell’universo femminile, evidenziando le crepe che sono presenti ancora nel nostro presente. 

Una storia che narra non solo i venti anni di estenuante attesa di Penelope che attende il ritorno del marito, ma si esplora la sua figura a tutto tondo, partendo dalla sua infanzia, dal comportamento freddo e disinteressato della madre, fino al rapporto complicato con il padre che tenta di ucciderla fin da piccola. 
Ho trovato interessato e ben delineato il rapporto tra la ingenua Penelope e la esuberante Elena, quest’ultima viene descritta come capricciosa e vanitosa, una persona che ama vedere cadere gli uomini ai suoi piedi.

I capitoli di Penelope si alternano con altri che trattano delle dodici ancelle che sono state uccise stesso da Ulisse perché avevano giaciuto con i Proci. Anche loro, come la protagonista, cercano di farsi valere nel romanzo, tentato di avere una minimo di giustizia dopo la loro morte. 

Il canto di Penelope è un romanzo lineare e scorrevole, che esplora le emozioni di uno dei personaggi più curiosi e taciturni dell’Odissea: una donna che non ha avuto la possibilità di dire la sua verità. 

Il mastino dei Baskervilles di Russell Punter | Recensione

Il mastino dei Baskervilles. Sherlock Holmes a fumetti

Russell Punter

La morte in circostanze misteriose di Sir Charles Baskerville diventa presto un caso per il più grande investigatore del mondo, Sherlock Holmes. Sir Charles è forse soltanto l’ultima vittima di una maledizione familiare che continua da generazioni? Holmes e il suo collega dottor Watson dovranno adoperare tutte le capacità e il coraggio che hanno se vogliono uscire vivi dall’incontro con il mostruoso mastino dei Baskerville! Il terrore e la suspense abbondano in questa versione a fumetti del più famoso caso di Sherlock Holmes.

Sono il dottor John Watson e per molti anni ho avuto il privilegio di condividere le avventure di Sherlock Holmes, il famosissimo investigatore. Il caso forse più noto fra tutti quelli sottoposti alla sua attenzione iniziò in un luminoso mattino di settembre, nel 1889.

Buongiorno Cricche!
Oggi sono qui per parlarvi del secondo volume che mi ha inviato la Usborne Edizioni, una casa editrice che si interessa di pubblicare libri rivolti a bambini e ragazzi.

Qualche giorno fa vi ho parlato di un loro libro che tratta dell’arte occidentale, questa volta vi presento un classico della letteratura dei gialli, Il Mastino dei Baskerville, un adattamento di Punter ispirato al romanzo di Conan Doyle.
Non mi sono mai avvicinata alle storie di Sherlock proprio perché non sono una grande appassionata del genere, ma appena ho visto la copertina accattivante non ho resistito alla curiosità di vedere la trasformazione di un classico romanzo in questa chiave grafica a fumetto.

Il Mastino dei Baskerville è uno dei più celebri romanzi della serie diThis image has an empty alt attribute; its file name is Il-mastino-dei-Baskerville-di-Conan-Doyle-stefania-siano-official-cricche-mentali.jpg Sherlock in cui si tratta di una maledizione di famiglia che dura da generazioni. Una storia che nasconde rancori familiari e feroci omicidi, in cui per un attimo sembra che il soprannaturale si intrecci con la realtà. Il fumetto si apre con Watson che introduce la storia, la quale è ben articolata con la giusta dose di mistero e adrenalina. Sherlock non può farsi sfuggire un caso così particolare e subito si fionda nelle indagini. Il protagonista è spettacolare, Holmes è intelligente, schietto e l’ho trovato anche ironico nel suo essere saccente, mentre Watson è il personaggio più equilibrato della coppia che comunque riesce a tenere testa al suo collega. Non ho letto il romanzo quindi non posso fare un paragone, ma trovo che sia stato fatto un buon lavoro in questa versione a fumetto  perché la storia scorre veloce e intrattiene il lettore.

Durante i dialoghi ci sono dei piccoli riquadri che spiegano alcuni gesti e alcune situazioni che non vengono rappresentati graficamente, ciò rende il tutto più particolare, dettagliato e fluido, permettendo una piacevole lettura.

Graficamente il lavoro è rappresentato in modo chiaro, a partire dalla disposizione delle vignette fino al font utilizzato per i dialoghi e le brevi descrizioni, il tutto per agevolare la lettura. La linea del disegno è semplice e delicata con un lieve gioco di luci e ombre, un chiaro scuro appena accennato. Devo dire che sono rimasta un po’ delusa dalla scelta dei  colori, lì ho trovati un po’ piatti, avrei preferito vedere dei toni più intensi e vivaci al fine di enfatizzare maggiormente l’atmosfera particolare ed enigmatica creata dallo stesso Sherlock, ma questo è un punto dettato dal semplice gusto personale.

Questa versione a fumetto de Il Mastino dei Baskerville l’ho trovata piacevole, veloce e scorrevole, adatto a un lettore che si vuole avvicinare per la prima volta al mondo di Sherlock e a chi vuole sperimentare questa nuova veste grafica del classico.

#Prodottofornitoda @Usborne Edizioni