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Il posto magico di Wormell | Recensione

Il posto magico 

Wormell 

Provate a immaginare una Grande Città Nera, avvolta da una coltre di fumo e fuliggine, dove i tetti si susseguono all’infinito. Laggiù, in una casetta lunga e stretta, vivono Clementine e i suoi perfidi zii. Confinata nell’umida cantina che le fa da cameretta, Clementine è felice solo quando sogna un posto lontano, molto lontano, dove al posto dei tetti ci sono colline, al posto delle strade ruscelli. Clementine è convinta che esista davvero, quel suo Posto Magico, e che prima o poi riuscirà a raggiungerlo. Così un giorno, con l’aiuto del suo migliore amico – un gatto molto intelligente di nome Gilbert – decide di scappare per sempre dalla città e di arrivare finalmente lì dove ha sempre sognato di stare. Un’avventura che commuove come un classico e fa ridere come le storie di Roald Dahl, scritta e illustrata dall’artista Chris Wormell.

Capita che l’apparenza inganni, è vero, ma non è questo il caso. Quei due erano dei mostri. Malvagi e crudeli, più di quanto possiate immaginare.

Ambientato nella Grande Città Nera, dove l’aria è resa pesante dal fumo e la fuliggine, il lettore scopre la storia di Clementine. Una bambina che vive chiusa nello scantinato di casa e viene maltrattata e sfruttata dagli zii che, per come si comportano, sembrano più dei mostri che degli esseri umani. Ad allietare in qualche modo le giornate tristi e grigie di Clementine, c’è Gilbert, un gatto che la aiuterà a trovare il suo posto magico.

Devo dire che mi aspettavo di più da questa lettura. La trama è molto semplice, lineare, non ci sono particolari intrecci o colpi di scena. La storia si alterna con Clementine, che vive segregata in casa e inizia a scoprire la bellezza del cielo e la sensazione piacevole del sole sulla  pelle, e i piani dei perfidi zii.

Mi è piaciuta molto l’ambientazione, mi ha rievocato l’atmosfera cupa di una Londra passata, e ho apprezzato alcuni elementi classici che sono presenti nel romanzo come: la bambina maltrattata che sogna un posto migliore e gli zii crudeli.

La presenza di Gilbert dà una nota “fantastica” alla storia. Il gatto si palesa sempre nel momento del bisogno. E’ un felino furbo, scaltro e intelligente. Ad accompagnare la storia ci sono delle illustrazioni che spesso sono inserite in sequenza per rappresentare al meglio alcune scene.

Un libro carino che si legge velocemente, dallo stile semplice e leggero.

Credo che sia una buona lettura per i bambini che si approcciano al passaggio dai libri per più piccoli a quelli per ragazzi, proprio perché la trama è molto semplice e le illustrazioni accompagnano la storia rendendola interessante e dinamica. 

#Prodottofornitoda @Rizzoli

Racconti illustrati dalla Cina | Recensione

Racconti illustrati dalla Cina

illustrati da Li Weiding

Vieni a scoprire principesse magiche, draghi possenti, scimmie dispettose e altro ancora in questa raccolta di racconti tradizionali cinesi, selezionati e adattati per i lettori di oggi.

Un bellissimo viaggio nel mondo fiabesco orientale. 

Non è la prima volta che collaboro con la Usborne Edizioni, una casa editrice che pubblica libri per bambini e ragazzi che trovo di alto livello, non solo per il contenuto delle storie, ma anche perché nei loro libri c’è sempre una parte didattica. 

Racconti Illustrati dalla Cina è una raccolta di racconti di fiabe orientali, alcune di esse sono attribuite a degli autori, ma la maggior parte sono racconti popolari che sono stati narrati di generazione in generazione. 

L’occidente e l’oriente sono molto diversi tra loro per la base storica, politica e culturale, ma mi sono meravigliata leggendo questa raccolta perché alcune fiabe cinesi mi hanno ricordato quelle che ci hanno accompagnato durante la nostra infanzia. Un esempio è “La zia tigre” che mi ha ricordato molto  “Cappuccetto Rosso”.

Ho trovato questi racconti alcuni delicati, altri più grotteschi, ma pur sempre fantasiosi e appassionanti. Il tutto è accompagnato dalle splendide illustrazioni di Li Weiding, artista che purtroppo non c’è più dall’anno scorso. 

Le illustrazioni sono eseguite nel metodo cinese classico, con l’utilizzo di un pennello tradizionale e dell’inchiostro. E così dragoni, tigri, topi, divinità ed esseri umani prendono corpo con linee delicate e colori vivaci, dando una marcia in più alle fiabe. 

Una raccolta di racconti che consiglio se siete amanti delle illustrazioni, se attraverso le fiabe volete scoprire qualcosa in più sulla cultura orientale e se volete tornare un po’ bambini.

#Profottofornitoda @Usborne Edizioni

Sei di Corvi di Leigh Bardugo | Recensione

Sei di Corvi

Leigh Bardugo

A Ketterdam, vivace centro di scambi commerciali internazionali, non c’è niente che non possa essere comprato e nessuno lo sa meglio di Kaz Brekker, cresciuto nei vicoli bui e dannati del Barile, la zona più malfamata della città, un ricettacolo di sporcizia, vizi e violenza. Kaz, detto anche Manisporche, è un ladro spietato, bugiardo e senza un grammo di coscienza che si muove con disinvoltura tra bische clandestine, traffici illeciti e bordelli, con indosso gli immancabili guanti di pelle nera e un bastone decorato con una testa di corvo. Uno che, nonostante la giovane età, tutti hanno imparato a temere e rispettare. Un giorno Brekker viene avvicinato da uno dei più ricchi e potenti mercanti della città e gli viene offerta una ricompensa esorbitante a patto che riesca a liberare lo scienziato Bo Yul-Bayur dalla leggendaria Corte di Ghiaccio, una fortezza considerata da tutti inespugnabile. Una missione impossibile che Kaz non è in grado di affrontare da solo. Assoldati i cinque compagni di avventura – un detenuto con sete di vendetta, un tiratore scelto col vizio del gioco, uno scappato di casa con un passato da privilegiato, una spia che tutti chiamano lo “Spettro”, una ragazza dotata di poteri magici -, ladri e delinquenti con capacità fuori dal comune e così disperati da non tirarsi indietro nemmeno davanti alla possibilità concreta di non fare più ritorno a casa, Kaz è pronto a tentare l’ambizioso quanto azzardato colpo. Per riuscirci, però, lui e i suoi compagni dovranno imparare a lavorare in squadra e a fidarsi l’uno dell’altro, perché il loro potenziale può sì condurli a compiere grandi cose, ma anche provocare grossi danni…

«Nessun rimpianto» disse Jesper mentre lanciava il suo fucile a Rotty.
«Nessun funerale» mormorò in risposta il resto degli Scarti. Tra di loro, valeva come un “buona fortuna”.

Un fantasy per ragazzi originale e travolgente!

Sei di Corvi è il primo volume di una dilogia scritta da Bardugo, la quale riprende un’ambientazione  già presente nella trilogia Grisha, che ha scritto precedentemente (serie che purtroppo non è presente in italia). Anche se l’ambientazione è la stessa, Sei di Corvi ha una storia che si discosta dalla trilogia e per questo si può leggere tranquillamente.

Kaz, detto anche Manisporche, accetta un accordo con un ricco mercante di Katterdam. Il giovane ladro deve liberare, dalla fortezza la Corte di Ghiaccio, lo scienziato  Bo Yul-Bayur che ha creato una droga che altera i poteri dei Grisha, amplificandoli. Kaz non è un tipo che si tira indietro quando ci sono per mezzo i soldi e così accetta questo incarico, ma per riuscire nell’impresa si circonderà di persone speciali che lo accompagneranno in questa missione.

La storia procede alternando i punti di vista dei personaggi principali, scelta che ho apprezzato molto perché così il lettore conosce bene il fantastico gruppo di malviventi.

Prendete l’ambientazione di Peaky Blinders, abbassate l’età dei protagonista da adulti a ragazzi adolescenti, aggiungete abilità sovrannaturali, spolverate il tutto con sparatorie, combattimenti, colpi di scena, amore e originalità, ed ecco che avrete Sei di Corvi.

Kaz Brekker è un ragazzo di diciassette anni che si comporta come un adulto, dato il passato turbolento e il suo andare e venire più volte in prigione. Ama i soldi ed è disposto a tutto per loro. Ambizioso e scaltro, Kaz è un protagonista magnetico che attira il lettore e per certi versi ho trovato qualche piccola somiglianza con il protagonista di  Peaky Blinders.

I personaggi sono caratterizzati alla perfezione, ma i due che ho amato alla follia sono Nina e Matthias. La prima è una ragazza in carne, sensuale, travolgente, ironica e sarcastica. Nina è un personaggio che è ben bilanciato ed è una Grisha, ovvero una combattente che ha l’abilità di manipolare gli stati d’animo e l’organismo umano. Infatti più di una volta viene in aiuto ai nostri amici che vengono feriti durante le battaglie. Non dirò molto su Matthias per non fare spoiler, ma vi posso anticipare che è un personaggio che per tutto il libro si sente combattuto tra la rabbia e un forte sentimento che prova per Nina.

La storia ha un ritmo serrato, non mi sono mai annoiata, ogni capitolo aggiunge un tassello alla trama o alla caratterizzazione dei personaggi. L’alternanza dei punti di vista dà un ritmo intimo e incalzante alla storia. Anche se l’ambientazione di Sei di Corvi riprende quella di un’altra trilogia, non ho avuto nessun problema nella lettura. Ci sono alcuni punti che avrei preferito approfondire, come la storia dei Grisha, di questi soldati dotati di capacità sovrannaturali, ma immagino che questo aspetto venga trattato nella Trilogia Grisha.

Se avete voglia di un fantasy per ragazzi originale e con personaggi meravigliosi, vi consiglio di iniziare subito questo primo volume della dilogia!

Tutti giù per aria di Rosella Postorino | Recensione

Tutti giù per aria

Rosella Postorino

Tina non sa cosa le è saltato in mente quel pomeriggio, quando ha accettato di giocare a pallavolo con i compagni. Di solito fa solo le cose che sa fare bene, perché ha sempre paura di sbagliare. Gli altri bambini la chiamano ‘perfettina’ e non la trovano molto divertente: la perfezione non ha mai fatto ridere nessuno! La palla cadrà nel fume, Tina per riprenderla precipiterà giù da una cascata e da qui tutto avrà inizio. Recuperata da un’enorme signora-mongolfera, viene portata in volo fino a uno strano paese, pieno di personaggi strampalati, quel giorno in festa per la Fiera degli Scarti e l’annuale Caccia al Tesoro. Chi arriverà primo? Ma soprattutto, cosa vinceranno gli altri? Perché, quando si gioca insieme, nessuno perde mai.

Tina faceva tutto bene, e quello che non sapeva fare bene preferiva non farlo. Per esempio non raccontava mai le barzellette e neppure si avvicinava al gruppo quando i compagni se le raccontavano. Aveva sempre paura di non capirle, di ridere al momento sbagliato o di fare scena muta quand’erano finite. 

Una storia per ragazzi avventurosa e fantasiosa.

Rossella Postorino è un’autrice che tutti conoscono per “Le assaggiatrici”, romanzo che ha vinto il Premio Campiello, ma con “Tutti giù per aria” l’autrice fa il suo esordio nella letteratura per ragazzi. 

La protagonista è Tina, una bambina di otto anni che ha paura di sbagliare e che per questo motivo fa solo ciò che le riesce bene. Per il suo essere “perfettina” non è ben vista dai suoi compagni di scuola. Un giorno si troverà a giocare a pallavolo con gli altri bambini, la palla cadrà nel fiume e Tina, per riprenderla, precipiterà da una cascata che la porterà in un mondo surreale con personaggi bizzarri. 

Tutti giù per aria è una storia leggera e fantasiosa. Tina è una protagonista deliziosa e, leggendo di lei, mi sono ricordata di alcune situazioni di quando ero bambina. La storia prende corpo quando Tina viene salvata da Gianna Baloon, la signora mongolfiera, e questa è solo una delle persone bizzarre che Tina incontrerà nella sua avventura. 

Punto forte del romanzo è sicuramente la fantasiosa caratterizzazione dei personaggi. Oltre alla signora mongolfiera, un altro personaggio fantastico è Giangi, il parrucchiere che taglia i capelli a forma di frutta e ortaggi. Ci sono tante altre figure strambe e fantasiose, ma non ve le descrivo per non rovinarmi la sorpresa nella lettura. Ho trovato la storia piacevole, anche se mi aspettavo qualcosa in più, ma sicuramente è un ottimo esordio nella letteratura per ragazzi. 

Il lettore si trova in una specie di Paese delle Meraviglie con personaggi bizzarri. La storia è molto carina, dallo stile scorrevole, e tratta del tema dell’imperfezione e della paura di sbagliare.

Nel libro sono presenti delle deliziose illustrazioni, realizzate da Alessandra Cimatoribus, sia a matita che a colori, che rappresentano i personaggi surreali che incontra la piccola Tina. 

Un’avventura che che catapulta una bambina perfetta in un mondo imperfetto. 

#Prodottofornitoda @Salani

 

Nella bocca del lupo di Morpurgo | Recensione

Nella bocca del lupo

Morpurgo

Francis e Pieter, due fratelli molto uniti eppure così diversi. Quando scoppia la seconda guerra mondiale scelgono strade opposte: Pieter si arruola nell’aviazione britannica e va a combattere, mentre Francis, convinto pacifista, fa obiezione di coscienza e si ritira nella campagna francese. Le loro idee sembrano guidarli, ma la guerra travolge tutto e Francis si ritroverà solo di fronte al nemico. Uno dei più grandi autori per ragazzi contemporanei attinge alla storia vera dei suoi zii per dar voce alla lunga e commovente lettera di un uomo che, nel giorno del suo novantesimo compleanno, ricorda il fratello scomparso settant’anni prima. Il testo è accompagnato dalle raffinate ed evocative illustrazioni di barroux.

Eri sempre stato così sicuro di te. Volevi essere un grande attore ed è ciò che eri diventato. Quanto a me, i ritrovai un giorno davanti a una classe di quaranta bambini, cercando di fare l’insegnante.

Una storia dai toni malinconici che ripercorre, attraverso i ricordi di Francis, alcuni momenti della seconda guerra mondiale.

La storia si apre con Francis che festeggia il suo novantesimo compleanno. Al termine della festa, prima di addormentarsi, l’anziano si perde nei ricordi del passato e si sofferma sulle persone che non ci sono più.

Con uno stile dolce e nostalgico, il lettore ripercorre le tappe e i legami più importanti della vita di Francis, dal rapporto con il fratello Pieter, al primo incontro con la moglie, fino ad affrontare le scelte che lo hanno portato a contatto con la guerra.

La storia è accompagnata da delle delicate illustrazioni in bianco e nero di Barroux che enfatizzano ogni ricordo del protagonista, lasciando un velo di tristezza nel lettore.

La trama ha un buon ritmo, le parole scorrono velocemente con uno stile semplice e delicato, e ciò non va a sminuire l’atrocità della guerra. Ciò che dà una marcia in più a questo libro è la presenza delle foto delle persone che vengono nominate. Questa chicca, presente alla fine del volume non solo rende la trama più concreta, ma il trasporto emotivo sale quando si focalizza che la storia è un omaggio che fa l’autore ai suoi parenti. 

Nella bocca del lupo non è solo un libro per ragazzi che racconta di come la guerra abbia condizionato la vita di Francis, ma è anche un omaggio di un nipote che decide di raccontare la storia dei suoi zii.

#Prodottofornitoda @Rizzoli

La Congregazione dei Fantasmi di Will Mabbitt | Recensione

La Congregazione dei Fantasmi

Will Mabbitt

Quando Jake riceve per errore un pacco con all’interno un dito mozzato, capisce subito di essersi cacciato in un bel guaio: i terribili Ossolupi, creature misteriose e crudeli, si sono messi sulle sue tracce, guidati da un Mietitore intenzionato a spedire la sua anima nel Vuoto Eterno! Per fortuna Jake non è solo. Lo spettro del becchino Stiffkey, la giovane fantasmina Cora e la volpe fantasma Zorro lo accompagneranno in una pericolosissima missione: raggiungere la Congregazione dei Fantasmi e restituire la Dannata Cosa prima che sia troppo tardi per Jake, e per il mondo intero! 

Jake Green era decisamente vivo. Vivo al risveglio, vivo per tutta la giornata di scuola, ancora vivo adesso, mentre arrancava verso casa attraversando il piccolo villaggio di Elmbury. Essere vivo era qualcosa che dava per scontato. Perché, per quanto potesse ricordare, era sempre stato così. Jake lo trovava piuttosto facile. Bastava non morire, e per ora gli era venuto naturale. 

Un’avventura frizzante e dai toni grotteschi. 

Jake è un bambino di dodici anni che vive una situazione molto delicata perché i genitori sono separati. Il ragazzino sta con al madre, la quale lo riempie di attenzioni e premure, mentre con il padre ha un rapporto problematico. Un giorno Jake incontra un individuo dall’aspetto lugubre di nome Stiffkey, il quale gli consegna per sbaglio una scatola con all’interno un dito mozzato. Per questo errore Jake verrà perseguitato dalla Congregazione dei Fantasmi che vuole portarlo al Vuoto Eterno perché ormai conosce troppe cose del mondo dei morti. Stiffkey si scoprirà essere un fantasma e cercherà di aiutare il povero Jake a risolvere la situazione.

La Congregazione dei Fantasmi è un romanzo per ragazzi dai toni cupi che tratta della morte e degli spiriti in una chiave leggera e avventurosa, adatto soprattutto a un pubblico giovane, ma anche a persone più grandi che vogliono una lettura leggera e veloce. Lo stile di Mabbitt è fresco e frizzante come la storia. 

Jake inizia un viaggio con Stiffkey e in questo percorso il ragazzino incontrerà  nuovi personaggi che hanno un legame con il mondo dei morti e che lo aiuteranno a crescere e a comprendere le sue capacità. Più che la caratterizzazione del protagonista ho apprezzato molto lo studio e la descrizione del mondo degli spiriti e delle sue personalità. Si parla di sedute spiritiche, di Sbrogliatori che sono persone che aiutano i fantasmi a risolvere le questioni in sospeso per poi passare nell’Aldilà. 

Il romanzo non si sofferma solo sull’avventura fantastica dai toni cupi, ma affronta anche la crescita di Jake, il quale si trova ad affrontare un mondo tanto diverso, ma per certi versi simile al nostro e ciò lo aiuterà a comprendere dell’immenso affetto che prova per i genitori.

In un turbino di magia, fughe e scene divertenti si aggiunge anche Cora, un fantasma che legherà molto con il protagonista e che ho subito amato. Ci tengo a dire che il libro è anche molto curato graficamente, con illustrazioni in bianco e nero e impaginazione accattivante. 

Una storia leggera che parla di coraggio e della vita, ed è solo il primo capitolo di un’avventura che si prospetta molto interessante. 

#Prodottofornitoda @FabbriEditori

Il castello invisibile di Mizuki Tsujimura | Recensione

Il castello invisibile

 Mizuki Tsujimura

A tredici anni Kokoro trascorre le giornate nella sua stanza, affidando al brusio della televisione il compito di attutire i pensieri e i rumori della vita di fuori. Da quando le cose a scuola si sono fatte troppo difficili, e cosi che ha deciso di rispondere al disagio e al dolore. Scomparendo. Fino al giorno in cui una luce improvvisa dentro lo specchio la rapisce per trascinarla altrove: in un castello abitato da una strana Bambina e da sei ragazzi che come lei hanno smarrito qualcosa. L’innocenza dei sogni. Le istruzioni per vivere. Il coraggio che serve per accettare se stessi. Solo raccogliendo la sfida che la Bambina dalla faccia di lupo propone loro, Kokoro e gli altri potranno scoprire che cosa li ha portati fin lì. E ritrovare ognuno a suo modo la strada del mondo. 

 

Era così per ogni cosa.
Tutto quello che da principio le trasmetteva piacere o sollievo, presto o tardi finiva per apparirle inopportuno, senza bisogno che qualcuno la giudicasse o glielo facesse pesare. Dietro le regole che governavano il funzionamento del mondo c’era sempre un perché, un motivo in grado di giustificare la loro esistenza e validità. 

Un romanzo per ragazzi pieno di messaggi intensi e di fantasia come i film di Miyazaki.

Ci troviamo in Giappone, precisamente a Tokyo, dove il lettore conosce Kororo, una ragazzina di tredici anni che da un momento all’altro decide di non andare più a scuola e di chiudersi nella sua solitudine in casa. La protagonista fa i conti con i suoi disagi interiori e con il dispiacere e la preoccupazione dei suoi genitori. Un giorno, magicamente, lo specchio nella sua stanza si illumina e Kokoro decide di oltrepassarlo scoprendo un mondo fantastico con un castello. Ad accoglierla c’è una bambina con una maschera da lupo e altri sei ragazzini più o meno suoi coetanei. La “bambina lupo” (così chiamata) spiega ai nuovi arrivati che il mondo surreale in cui si trovano ha delle regole ben precise e che, entro un anno, hanno la possibilità di trovare una chiave, la quale dà accesso alla stanza dei desideri. Cosa a stuzzicare maggiormente la curiosità del lettore è che questi ragazzini hanno in comune una cosa: tutti hanno smesso di andare a scuola.

Se mi seguite sapete che amo la cultura orientale e ultimamente sto leggendo vari autori giapponesi e coreani, e dalle loro storie traspare sempre un mondo affascinante con dei punti focali che riconducono sempre alla loro società, indipendentemente dal genere della storia. 

Mizuki Tsujimura con uno stile semplice e chiaro racconta, nel romanzo Il castello invisibile, non solo l’avventura fantastica di questi ragazzini che si trovano in un mondo surreale, ma si sofferma su un fenomeno sociale purtroppo molto diffuso in Giappone che si chiama hikikomori. Con questo termine si indicano le persone, generalmente adolescenti, che decidono di chiudersi nelle loro camere e si rifiutano di affrontare la società. Ovviamente tutto parte da un disagio ed è proprio questo che affronta l’autrice con delicatezza, ma allo stesso tempo con estrema crudeltà, trattando del bullismo, della violenza fisica e psicologica, e di altre dinamiche molto delicate.

La narrazione scorre in modo fluido e il lettore segue tutta la vicenda dal punto di vista della tenera e introversa Kokoro, la quale cercherà di superare i suoi problemi e di fare nuove amicizie. Come la protagonista, anche gli altri ragazzini sono ben caratterizzati, ognuno di loro ha una propria storia, una propria identità e dei desideri. E quando sembra chiara e intuibile la linea della trama, ecco che arrivano dei colpi di scena originali che danno corpo alla classica atmosfera fiabesca di Miyazaki.

Una storia che salta tra fantasia e realtà, un mondo surreale che trascina il lettore in un’avventura magica con una base molto realistica e con un colpo di scena fiabesco.

#Prodottofornitoda @DeAPlanetaLibri

 

La leggenda della Spada-Smeraldo A.E. Moranelli | Recensione

La leggenda della Spada-Smeraldo (Armonia di Pietragrigia #5)

A.E. Moranelli

Flavoria non è più la terra magica e bellissima di un tempo: la guerra ha portato distruzione, dolore e sospetti. La luce di Armonia è stata offuscata dalle perdite e le sue sicurezze distrutte dai tradimenti. Anche il cuore del coraggioso Evan è spezzato: si è visto portare via ciò che amava di più al mondo e ora credere in qualcosa è ancora più difficile. Eppure esiste ancora una debole speranza: è una strada solitaria che affonda nel buio e dalla quale, forse, non si può tornare indietro.L’ultimo capitolo della saga di Armonia di Pietragrigia, l’ultima battaglia da combattere.Così tutto finisce.Questa è l’ultima battaglia.Non ce ne sarà un’altra.Combatti con coraggio.

A volte sentiva il bisogno di frugare nel suo passato, succedeva sempre quando sentiva le forze venirle meno, quando suo padre la fissava senza vederla e il Veggente le rivolgeva un sorriso viscido, pieno di minacce.

 

Una storia magica che è difficile salutare con quest’ultimo volume della saga. 

Eccomi qui a parlarvi di nuovo di Armonia di Pietragrigia, una serie fantasy per ragazzi che ho amato dal primo momento, e per primo momento non intendo quando ho iniziato a leggere la storia, ma quando l’autrice me ne ha parlato. Successivamente ho “seguito”, attraverso gli sfoghi e le chiacchiere con Angelica, l’iter di pubblicazione dal primo volume. 

La storia di Armonia ha una grande evoluzione di libro in libro, non solo da un punto di vista di trama, ma anche per quanto riguarda la crescita dei personaggi che sono caratterizzati in modo magistrale. 

Sapete bene che non amo fare spoiler nelle mie recensioni, ma in questo caso (trattandosi del quinto volume) inevitabilmente dovrò dire qualcosa. Con La leggenda della spada smeraldo il lettore scopre una nuova Armonia che è diversa dalla coraggiosa e determinata Fanciulla-Guerriero, conosciamo la Signora di Fuoco, una donna fragile e forte allo stesso tempo, rinchiusa nel suo bozzolo di disperazione e di paura. Il desiderio di Armonia è quello di salvare la vita del padre, ma per farlo dovrà seguire le indicazioni del perfido Veggente. 

Se troviamo la nostra eroina diversa, allo stesso modo scopriamo anche il prode Evan che appare all’inizio completamente perso, insicuro delle sue capacità e alla ricerca della speranza nel riportare indietro Armonia. 

La trama è molto intricata e accattivante proprio perché le rivelazioni non mancano, come anche gli ultimi colpi di scena, perché all’autrice piace far soffrire il lettore fino alla fine. 

Lo stile di Angelica è fluido e immediato, ha creato una storia originale soffermandosi su ogni piccolo aspetto e realizzando un mondo che ricorda quello articolato di Harry Potter, ma allo stesso tempo completamente diverso.

Nella prima parte della storia, a capitoli alterni, si sviluppano le vicende della Fanciulla-Guerriero e di Evan. Per quanto riguarda Armonia ho amato tutti i momenti con suo padre trovandoli struggenti ed emotivamente intensi, mentre Evan viene spogliato dall’armatura da prode e forte cavaliere per apparire come un semplice ragazzo che cerca la forza di andare avanti nell’impresa. Nella seconda parte del libro il gruppo si riunisce e per un attimo ho provato un senso di nostalgia e tenerezza rileggendo di Sara, Martino e Lucrezia. L’autrice si sofferma molto sulla caratterizzazione dei personaggi, riesce a renderli reali e sono palpabili le loro emozioni. Non dirò altro, ma ci tengo a esprimere la grande soddisfazione per il finale che, ammetto, mi ha anche commosso. 

Armonia di Pietragrigia non è solo un’avventura originale, piena di magia, intrighi e colpi di scena, non ci sono solo mondi incantati, personaggi particolari e animali fantastici, non parla soltanto di coraggio, amicizia e  speranza, ma tratta anche  di una storia d’amore i cui protagonisti non sono un principe e una principessa, ma una semplice coppia di ragazzi che crescono, soffrono e combattono insieme per quello in cui credono.