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Il gufo e la bambina di Beppe Tosco | Recensione

Il gufo e la bambina

Beppe Tosco

Stella è preoccupata che il suo amico gufo Cocò stia invecchiando troppo in fretta e insieme ai comuni amici, un merlo e un porcello, è decisa a trovare un rimedio allo scorrere del tempo, anche a costo di imbarcarsi in un’avventura popolata di creature bizzarre e spaventose. Intanto l’autore della storia è a sua volta alle prese con l’indisciplinato illustratore Leandro, che dovrebbe riempire le pagine di disegni seguendo le sue indicazioni. Peccato che le idee di Leandro non sempre coincidano con quelle dello scrittore…

“Tutti nella vita perdiamo il tempo,” esordì il mago.
“E come facciamo a perderlo?” chiese Stella.
“Non imparando quando se ne ha l’occasione, non studiando, non osservando ciò che andrebbe osservato, cincischiando, lasciando passare le opportunità di diventare migliori, oziando.”

Un romanzo che fin dalla trama si comprende un messaggio importante e profondo che viene stemperato dallo stile frizzante e i “battibecchi” divertenti tra l’autore e l’illustratore. 

Stella è una bambina preoccupata per il suo amico Cocò che sta invecchiando velocemente. Un giorno incontra un mago del tempo dall’aspetto singolare e bizzarro e, solo dopo avergli parlato del problema di Cocò, sembra trovare una soluzione. Così Stella, insieme ai suoi amici animali,  partono in un’avventura per raggiungere la Sala del Tempo Perso.

Si tratta di una favola per bambini di poche pagine, colma di fantasia e con uno stile di scrittura scorrevole ed esilarante. La storia ha come base un messaggio importante e delicato, tratta del tempo che ha da vivere ogni essere vivente e si sofferma anche sul rifiuto nell’accettare che questo tempo passi, infatti da qui parte la volontà di Stella di fare tutto il possibile per tenere con sé il suo amico Cocò.

Il tutto viene stemperato e alleggerito non solo dalla fantasia dell’autore, ma anche dalle scaramucce che nascono con l’illustratore Leandro che spesso accompagna il testo con immagini dettate non tanto dalle parole, ma dal suo estro creativo che spesso va in conflitto con l’idea dello scrittore.

Un romanzo divertente che intrattiene il lettore tra sorrisi e risate, in un’avventura fiabesca che parla di coraggio, amicizia e solidarietà.

#Prodottofornitoda @Bompiani

 

L’arte occidentale di Rosie Dickins | Recensione

L’arte occidentale

Rosie Dickins

La storia della pittura occidentale dall’antico Egitto all’arte moderna spiegata in maniera semplice e chiara e accompagnata da riproduzioni di oltre 160 tra le più famose opere d’arte al mondo. Una splendida introduzione alla storia dell’arte che comprende una linea del tempo, biografie degli artisti, informazioni sulla conservazione delle opere e sui materiali utilizzati per realizzarle. Pubblicato in collaborazione con la National Gallery di Londra.

L’uomo si chiede da secoli che cosa sia l’arte e perché rivesta tanta importanza: artisti e esperti del settore hanno avuto e hanno tuttora opinioni contrastanti, che talvolta portano a vere e proprie dispute […]. Il problema è che le risposte ai molti interrogativi non sono né giuste e né sbagliate; ognuno ha un diverso punto di vista e gusti personali, quindi sta a te vedere come la pensi.

Il mese scorso sono stata contattata dall’ufficio stampa della Usborne Edizioni, una casa editrice che pubblica libri per bambini e ragazzi.

Due libri mi hanno incuriosito particolarmente e oggi sono qui per parlarvi di uno di questi che fa parte della collana “arte”: L’arte occidentale.

Si tratta di un volume che ripercorre in sintesi, con un linguaggio semplice e immediato, l’arte occidentale che va dall’arte dell’antico Egitto fino a quella del XX secolo.  

Il libro è indirizzato ai bambini dai nove anni ed è stato realizzato in collaborazione con la National Gallery di Londra. Si parte con una introduzione sul concetto di arte e si analizza il suo scopo e il suo valore. Ogni capitolo affronta le correnti artistiche in modo cronologico, trattando brevemente, ma in modo preciso e chiaro, i concetti più importanti riguardo l’evoluzione dello stile e delle tecniche, soffermandosi sugli artisti e le opere più conosciuti.

Trovo questo libro realizzato benissimo, non solo per la scelta dei giusti concetti da trasmettere a un bambino, ma anche perché le nozioni vanno oltre il semplice spiegare la storia dell’arte perché si insegna a “leggere” un quadro. Si tratta dell’analisi dell’opera a partire dalla composizione, all’introduzione dei simboli, allo studio delle differenti pennellate, insomma si insegna al bambino a guardare il quadro con occhi diversi, non soffermandosi unicamente sulla bellezza e sulla prima apparenza. Il volume si conclude con capitoli che introducono la materia del  restauro, i casi sui falsi e sulle tecniche degli artisti.

La lettura scorre in modo piacevole e veloce, con delle glosse che fanno dei piccoli approfondimenti, il tutto è accompagnato da una chiara impaginazione con le foto delle opere d’arte prese in considerazione e delle piccole illustrazioni. Un ottimo lavoro, anche se avrei preferito qualche accenno in più riguardo lo sfondo storico perché ogni corrente artistica nasce e viene influenzata dalla situazione socio, politico e culturale del periodo.

Una sintesi fruibile e ben precisa dell’arte occidentale, con un linguaggio immediato e mai banale. Consigliatissimo ai bambini per un giusto approccio alla materia.

#Prodottofornitoda @Usborne Edizioni

I figli del re di S. Hartnett | Recensione

I figli del re

Sonya Hartnett

Inghilterra, 1940. Cecily, dodici anni, e suo fratello Jeremy, quattordici, sono stati mandati in campagna nella lussuosa dimora di famiglia per sfuggire all’ormai imminente e temuto grande bombardamento di Londra. Insieme a loro c’è May, una piccola sfollata che la famiglia ha accolto per il periodo della guerra. Durante le loro scorribande, le due ragazzine scoprono le rovine di un castello su cui aleggia un’antica leggenda. È una storia crudele e terribile, per nulla adatta alle orecchie di tre ragazzi, ma che proprio per questo loro vogliono conoscere. Una storia dalle atmosfere shakesperiane che narra di un Duca assetato di potere vissuto diversi secoli prima e di due principi scomparsi. Nella rievocazione di quel tempo lontano e nei drammatici giorni di guerra che i ragazzi stanno vivendo, passato e presente si fondono per dare vita a una storia avventurosa e piena di mistero, come sprofondate nel mistero sono le rovine di Snow Castle.

Snow Castle era stato costruito nel silenzio per custodire il silenzio, e in silenzio era caduto a pezzi.

Una storia per ragazzi che racconta, con un linguaggio raffinato, il disagio della guerra.

Ci troviamo nel 1940, l’Inghilterra è minacciata dai bombardamenti e così Jeremy, Cecily e loro madre vanno in campagna, nella tenuta dello zio Peregrine Lockwood. Prima di arrivare a Heron Hall, il luogo che in quel momento sembra più sicuro dalle minacce della guerra, la signora Lockwood decide di dare rifugio a una piccola sfollata di nome May. In questa atmosfera di paura e agitazione Cecily si avvicina molto alla nuova arrivata, che considera come una migliore amica. Un giorno le due si allontanano dalla tenuta per giocare e scoprono le rovine di un castello, conosciuto con il nome di Snow Castle, il quale è il rifugio di due strani bambini.

Il lettore segue le vicende di Cecily e May che sono molto diverse tra loro: la prima ha un atteggiamento infantile, è una bambina viziata, spesso non pensa prima di parlare, ma allo stesso tempo l’ho trovato molto genuina. May è il personaggio che più mi ha conquistata, è una bambina taciturna, coraggiosa, molto intelligente, dai suoi silenzi e dalle poche risposte si percepisce fin da subito che è più matura dell’età che ha. Poi abbiamo Jeremy, il fratello maggiore di Cecily, il ragazzo che si sente uomo, pronto ad affrontare la guerra e ad aiutare il padre che è rimasto da solo a Londra.
Tre ragazzini che affrontano questa situazione in modo diverso, con pensieri e azioni in linea con il loro carattere.

Tra ansie, paure e le orrende notizie della guerra, lo zio Peregrine, un uomo burbero che porta sempre negli occhi una profonda tristezza per il suo passato, racconta ai ragazzi una leggenda che tratta di re, regine, intrighi di corte, piani atroci e tradimenti. Una storia che ha il sapore della tragedia shakesperiana, in cui le cospirazioni non badano neanche ai legami di sangue perché l’unico obiettivo è il potere. 

Il linguaggio di Sonya Hartnett è fluido e delicato, non entra nel dettaglio sulle atrocità della guerra, ma con poche parole rende perfettamente la situazione, creando la giusta atmosfera. Ho trovato, personalmente, la storia un po’ lenta e la conclusione troppo frettolosa, ma devo dire che il finale è elegante e in linea con l’atmosfera dolce-amara del libro.

La storia gioca sugli intrecci tra presente e passato, realtà e fantasia, divertimento e tragedia, elementi che si combinano alla perfezione in una chiave elegante e delicata.

Punto forte sono sicuramente i personaggi che sono ben caratterizzati, vengono trattati molto bene i tre ragazzini, ma mi sarebbe piaciuto leggere di più sullo zio Peregrine, un uomo solido nel suo essere, ma che nasconde molte fragilità.

Accattivante e deliziosamente tragica è la storia del duca che è disposto a tutto pur di ottenere il trono, un dramma storico ben articolato, crudele e pieno di mistero fino alla fine.

Tra giochi infantili, litigi, bombardamenti e la storia narrata da zio Peregrine, si snoda la trama avvinghiando il lettore in un intreccio tra passato e presente. 

 

#Prodottofornitoda @Rizzoli

Jack Bennet e la chiave di tutte le cose di F. Manni | Recensione

Jack Bennet e la chiave di tutte le cose

Fiore Manni

Jack Bennet è un bambino di dieci anni come tanti altri, forse solo un pochino più basso e più magro della media. Ogni mattina si alza, si avvolge intorno al collo la lunga sciarpa a righe azzurre che gli ha lasciato suo padre ed esce per le fumose vie di Londra. Come molti ragazzi del suo tempo lavora in fabbrica, perché la mamma è malata, e in famiglia non c’è nessun altro che possa provvedere a loro. Una mattina, sulla strada del lavoro, Jack incontra un curioso personaggio che pare sbucato dal nulla; un uomo del tutto fuori luogo, con il suo elegante completo viola nel bel mezzo della grigia città. Jack lo osserva incuriosito e lo saluta educato, poi lo ascolta con attenzione. E fa bene, perché la più grande delle avventure può cominciare in un giorno qualunque. L’uomo gli consegna una chiave, e con quella Jack inizia a viaggiare per mondi sconosciuti e bislacchi, dove incontra pappagalli tipografi, libri magici per tutte le occasioni, navi pirata, una ragazzina spavalda ma non troppo, un drago che sputa vapore e colleziona tesori. E molto, molto altro.

La vasta sala in cui si trovavano, con le pareti d’oro brillante e il soffitto che si perdeva fra le pigre nuvole rosa, era riempita di telai d’oro zecchino, su cui una grande quantità di conigli bianchi tesseva con rapidità e precisione enormi tele colorate.
L’Architetto dei Sogni mise una mano sulla spalla di JAck, indicandogli la scena che aveva davanti con il bastone di nuvole.
«Questi» disse con orgoglio «sono i conigli che tessono i sogni di tutti i mondi.»

In una Londra passata, tra la nebbia pesante e i fumi delle fabbriche, conosciamo Jack Bennet.
Jack è un bambino di dieci anni che, dopo la morte del padre, passa un periodo particolarmente difficile con la madre. La signora Bennet si ammala e così il piccolo Jack decide di provvedere a lei e trova lavoro presso una tipografia. La sua mansione è quella di recuperare la carta che si incastra nei macchinari, un ruolo perfetto per le sue mani infantili.

Un giorno incontra uno strano individuo che si presenta come il Padre di Tutte le Cose, una persona ambigua e particolare che mi ha molto affascinato per la sua caratterizzazione. Lui gli consegna una chiave capace di aprire qualsiasi serratura per accedere a mondi fantastici e così inizia l’avventura del nostro protagonista.

Lo stile di Fiore Manni è leggero e scorrevole, così delicato e sognante che sembra di leggere una favola. La storia ha un ritmo veloce, capitolo dopo capitolo il lettore affronta, insieme a Jack, mondi magici con personaggi bizzarri e particolari. 

Jack è adorabile, un bambino dolce e di buon cuore, ma che non ha fiducia in se stesso. Pensa di non avere alcuna qualità, di non essere bravo in nulla, ma in questo viaggio scoprirà quanto vale. Il lettore segue il percorso di crescita del protagonista, un cammino che lo porterà ad affrontare con coraggio le avversità e a prendere importanti decisioni.

La dinamica fantasy si sviluppa man, mano  perché si parte da un’ambientazione realistica per poi scoprire, insieme a Jack, i mondi magici che ha creato l’autrice. E così si incontrano pappagalli con il senso dell’umorismo, pirati agguerriti, creature incantate, conigli che tessono sogni e tanti altri elementi originali. Uno dei punti forti di questo libro è la caratterizzazione dei personaggi, ognuno di loro è unico e curato nel dettaglio. Personalmente ho adorato l’Architetto dei Sogni, una figura che mi ha incantato per la dolcezza del suo lavoro e ho apprezzato molto anche il Padre di Tutte le Cose, un personaggio che mantiene questo alone di mistero fino alla fine, ma che inevitabilmente affascina il lettore.

Una storia incantevole e colma di fantasia che parla di amicizia e coraggio. Una lettura adatta ai più piccoli, ma anche ai grandi che hanno voglia di un’avventura che risvegli il bambino che è in loro. 

#Prodottofornitoda @Rizzoli

Misteriosa. Le storie di Olga di carta di E. Gnone | Recensione

Misteriosa. Le storie di Olga di carta

Elisabetta Gnone

Per diventare splendidi adulti bisogna restare un po’ bambini.
Il terzo libro della serie “Le storie di Olga di carta”: una grande avventura tra realtà e fantasia

Cosa significa diventare grandi? E come si fa? «Crescere è una faccenda complicata» direbbe il professor Debrìs, e Olga lo sa bene: per rassicurare una giovane amica, che di crescere non vuole sentire parlare, le racconta la storia di una bambina a cui i vestiti stavano sempre troppo grandi, anche se l’etichetta riportava la sua età, o la sua taglia, e che saltava nei disegni per fuggire dalla realtà. La storia di Misteriosa è la storia di chi fatica a trovare il proprio posto nel mondo, fugge da responsabilità e doveri, incapace di assumersene il carico, e combatte strenuamente per restare fanciullo. È anche, però, la storia di una bambina che non si arrende. Una storia che farà ridere, pensare e spalancare gli occhi per lo stupore; e che rassicurerà Olga, i suoi amici e i lettori di tutte le età su un punto, che è certo: per diventare splendidi adulti occorre restare un po’ bambini.

 

Non fosse stato per i vestiti che le stavano grandi, sarebbe sembrata una bambina come tante: né alta né bassa, né magra né grassa, non brutta e forse anche un po’ bella, intelligente, sì, ma non un genio, insomma un tipo comune. Possedeva anche un nome comune, uno come tanti, ma tutti la chiamavano Misteriosa.

Ogni volta che leggo un libro di Elisabetta Gnone ritorno bambina.

Olga di Carta ha il potere di farmi rivivere i momenti felici della mia infanzia, spesso mi rivedo in lei, nelle sue storie e nelle sue parole. Ormai sento un legame profondo con questo personaggio e non potete immaginare la gioia che ho provato quando ho iniziato a leggere Misteriosa, il terzo capitolo della serie della giovane Papel.

Mimma invita a Balicò la sua amica  Mirina, una bambina di città che si sente un pesce fuor d’acqua nel paese pieno di vegetazione e gente genuina. Mirina è molto capricciosa e soprattutto non sopporta tutto ciò che è sporco, non apprezza sedersi a terra per la poca igiene e non ama le lunghe camminate. Nonostante il suo carattere un po’ difficile Olga cerca di fare amicizia e le racconta dell’avventura di Misteriosa, una bambina che si rifugia nella fantasia quando vuole prendere una pausa dalla realtà.

Ho amato molto la storia di Misteriosa, mi sono affezionata a lei, ho provato tenerezza e anche un po’ di tristezza in alcuni momenti. La piccola protagonista della storia di Olga non è sola, ad accompagnarla nelle sue avventure ci sono i suoi amici dai nomi singolari.
Piccola è romantica e fantasiosa, Dura è la bambina con la testa sulla spalle e i piedi ancorati a terra, Bravo ama la lettura e poi c’è il bel Selvatico.

Elisabetta Gnone ha uno stile delicato che trascina il lettore in un mondo ovattato e incantato. Olga è una ragazzina che ha il potere di incantare chiunque quando racconta le sue fantastiche storie e dietro a ogni avventura si cela un messaggio.

In questo terzo capitolo della serie, l’autrice si sofferma sull’importanza della fantasia e sul fatto che per diventare dei bravi adulti non bisogna mai lasciare andare completamente il bambino che c’è in noi. La fantasia, la spensieratezza, vedere il mondo con occhi diversi, con lo sguardo di un bambino, ecco la chiave per affrontare la vita con il sorriso. 

Ma non è tutto perché questa storia affronta anche la paura di crescere, il timore dell’ignoto e del cambiamento. In ultimo, ma non meno importante, lancia un messaggio anche agli adulti: sottolinea quanto sia importante preparare i bambini alla crescita, introducendoli al mondo in modo graduale.

Come tutte le storie di Olga di Carta non si parla solo di un’avventura, ma di un viaggio incantato che ha l’obiettivo di trasmettere un messaggio.

#Prodottofornitoda @Salani Editore

HILDA E LA GENTE NASCOSTA di L. Pearson e S. Davies | Recensione

HILDA E LA GENTE NASCOSTA

Luke Pearson e Stephen Davies

Hilda è una bambina dai capelli blu che vive in una bellissima casa in un bellissimo bosco. Adora disegnare tutto ciò che osserva intorno a sé, ma soprattutto le strane creature del bosco, come per esempio i cattivissimi troll (che poi tanto cattivi non sono). La vita di Hilda si complica quando gli elfi che abitano vicino a casa sua decidono di far sloggiare lei e la mamma, e le terrorizzano nel cuore della notte. Hilda però non vuole lasciarsi intimidire ed essere costretta a trasferirsi nella caotica città di Trollberg. Così, parte per un viaggio avventuroso alla ricerca del Re degli Elfi e della pace. Sulla strada incontrerà tanti nuovi amici, e imparerà l’importanza della convivenza.

In nome della gente nascosta delle Contee elfiche settentrionali, chiediamo lo sgombero immediato dei locali. La mancata osservanza di tale richiesta darà luogo a una procedura di sfratto che culminerò nella demolizione dei suddetti locali.

 

Hilda è una bambina allegra e fantasiosa, ama disegnare e ha uno spirito gentile e  avventuroso.
Un giorno gli elfi decidono di scacciare via di casa lei e sua madre perché l’abitazione si trova nei loro territori.
La nostra protagonista non si scoraggia, non vuole abbandonare quel posto incantato che ama esplorare e così, insieme al suo fidato Twig e all’elfo Alfur, decide di andare dal re degli elfi per risolvere la spiacevole situazione.

Questa storia è una vera boccata di aria fresca: leggera, tenera, originale e con tanti elementi fantastici. La trama semplice e simpatica nasconde vari messaggi e una inaspettata storia d’amore. Ho adorato i vari personaggi originali come l’animale che accompagna sempre Hilda, Twig un fedele e coraggioso volpecerbiatto, l’omino di legno che ama leggere e tante altre creature incantate e bizzarre.

La protagonista non si può non adorare e penso che ognuno di noi possa riconoscere una parte di sé o un frammento della propria infanzia leggendo di Hilda.
Nel libro ci sono delle illustrazioni con una predominanza di linee tonde che rendono le atmosfere e i disegni teneri.

Una storia delicata e divertente che tratta sul potere dell’immaginazione e sulla convivenza pacifica. Adatto per un pubblico di ragazzi e per chi, come me, adora tuffarsi nelle storie fantastiche. 

#Prodottofornitoda  @DeAgostini

IO E CHARLOT di A. Di Genova | Recensione

Io e Charlot

Arianna di Genova

Successe una cosa inaspettata. Quasi senza accorgermene mi vestii con un paio di pantaloni troppo grandi per me, una giacchetta troppo piccola e infilai ai piedi due scarpe da gigante. Raccolsi un bastone di bambù e calzai una bombetta nera sulla testa. Incollai anche due baffetti corti corti sotto il naso. Era nato Charlot…

 

Raccolsi un bastone di bambù e calzai una bombetta nera sulla testa. Quel tipo di cappello era spassoso perché era davvero stretto per la mia capigliatura folta e riccioluta. Incollai anche due baffetti corti corti sotto il naso.
E adesso? Che dovevo fare?
Non avevo nessuna idea su come si sarebbe comportato in scena quel tipo che avevo creato, così malandato eppure pieno di dignità.

Io e Charlot è un libro che tratta della storia di Charlie Chaplin, o per meglio dire, è proprio Chaplin che racconta con parole semplici la sua vita.

Il libro è indirizzato a un pubblico per ragazzi e per questo la narrazione ha uno stile delicato.
Il protagonista racconta del suo passato come se stesse narrando una favola della buona notte.

La vita di questo grande artista è complicata, piena di delusioni, sconfitte e di amori molto discussi, ma l’autrice sintetizza la sua storia, soffermandosi principalmente sul suo passato, su quando era bambino, sul rapporto d’affetto che aveva con il fratello maggiore, sulla madre malata e sul percorso della nascita del personaggio per il quale viene ricordato ed elogiato: Charlot.

Il testo è accompagnato da delle deliziose illustrazioni di Alessandro Sanna che nella loro semplicità, realizzate con linee sottili e spesse, sono dinamiche.

Ottimo libro da regalare ai ragazzini per far scoprire questo grande personaggio.

LA LEGGENDA DI JAKE DI FAIRLITH – IL FLAUTO MAGICO di F. Spada | Recensione

LA LEGGENDA DI JAKE DI FAIRLITH – IL FLAUTO MAGICO

Francesco Spada

In uscita il 25 ottobre

Durante il battesimo di Jake, figlio di William e Biancaneve, nonché nipote di Artù, la fata Talia scaglia una maledizione verso il bambino: al compimento del diciottesimo anno di età sarà chiamato a fare una scelta che lo renderà il più grande eroe del regno o l’autore della sua fine. Per proteggere il bambino la magia verrà bandita e Jake vivrà una vita agiata, ma recluso nella sua stessa dimora. Diciassette anni dopo, il giorno del suo compleanno, Jake scopre per caso della maledizione e del futuro che lo aspetta. Solo Merlino può aiutarlo, ma di lui ormai si sono perse le tracce. Al ragazzo non resta quindi che intraprendere di nascosto un viaggio alla ricerca del mago, un viaggio che sarà importante per conoscere se stesso e il mondo in cui vive e andare incontro al suo destino.

Merlino sbiancò. Tutti in sala erano come immobilizzati. Tra le fate qualcuna svenne.
«Non si può donare la magia a un mortale, a meno che…»
«A meno che non sia la magia stessa a reclamarlo. Credo che tu sappia a cosa è destinata questa innocente creatura. […]»

Una storia avventurosa che rievoca il mondo delle fiabe e delle leggende fantastiche.

Il protagonista è Jake, un ragazzino intelligente, bello, simpatico e di buon cuore che è il legittimo erede al trono di Fairligth e Camelot. Il giorno del suo battesimo, la perfida fata Talia gli dona la magia e da questa offerta  ne conseguirà una tremenda maledizione, sventura che scoprirà di esserne vittima durante la festa del suo diciassettesimo compleanno. Avrà un anno di tempo per liberarsi da questo incantesimo e deciderà di partire da solo, all’insaputa dei suoi genitori, alla ricerca del mago Merlino, l’unico che può aiutarlo.

Da qui inizia l’avventura di Jake tra posti oscuri, creature magiche, sortilegi e prove da superare.

L’autore crea un universo ben strutturato, composto da elementi originali che si combinano con i personaggi delle favole. La novità di questa storia sta nella varietà delle fiabe e delle leggende a cui attinge lo scrittore, quindi troviamo figure ben conosciute tratte dalle favole dei fratelli Grimm, Fantaghirò che fa parte della raccolta di fiabe italiane di Calvino, ci sono personaggi delle leggende di re Artù, fino ad arrivare a un omaggio al celebre autore napoletano Giambattista Basile con la fata Talia.

Lo stile di scrittura è semplice, scorrevole e immediato, non ho avuto problemi a leggere in pochi giorni una storia di 645 pagine, ma avrei preferito che l’autore si discostasse un po’ di più dalle classiche dinamiche fiabesche per sviluppare situazioni diverse e più originali. Questo ovviamente è un mio parere personale, dettato anche dal fatto che ho letto un bel po’ di libri che trattano di rivisitazioni di favole.

Francesco Spada pone una grande attenzione sulla descrizione dei luoghi incantati e oscuri, e si sofferma sul passato dei personaggi, anche di quelli secondari, in modo da dare la possibilità al lettore di entrare subito in sintonia con ognuno di loro, rendendo la storia sempre più coinvolgente.

Il libro si divide in tre parti, la prima mette i pilatri della storia, quindi si tratta molto di Jake, del regno di Fairligth, dei mondi incantati, ci sono i primi incontri e le amicizie che accompagneranno il protagonista verso la seconda e la terza parte in cui si entra nel pieno dell’avventura.

La storia termina con alcuni punti interrogativi e l’autore mi ha confermato che sta già lavorando al seguito.

Nel romanzo ci sono tutte le caratteristiche della favola: un personaggio tenace che segue un percorso di crescita, la battaglia tra il bene e il male, mondi incantati e una morale. Tutto questo è racchiuso nella storia La leggenda di Jake di Fairligth, una lettura che non può mancare agli amanti delle favole e dell’avventura.

 

#Prodottofornitoda @BookaBook