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La gatta, Shozo e le due donne di Tanizaki | Recensione

Shinako non può dimenticare Shozo, il marito che l’ha cacciata e si è subito accasato con l’altra, la rivale, la bella Fukuko. Certo dovrebbe odiare quell’uomo perfido e infedele, serbargli rancore, ma non soltanto non può, ma desidera ardentemente tenere con sé almeno un ricordo del loro matrimonio, della casa piena di felicità costruita insieme. E quale ricordo migliore di Lily per alleviare il dolore e la tristezza? Lily, la gatta così amata dal suo ex consorte da spingerlo a eccessi svenevoli e morbosi, come giochicchiare ogni sera con lei imboccandola con piccoli sugarelli marinati in salsa di soia e aceto? Quando Shinako viveva sotto lo stesso tetto di Shozo non sopportava di vedere il marito rivolgere le sue affettuose attenzioni alla gatta e, per ripicca, la trattava male di nascosto. Ora, però, prova un’immensa nostalgia per tutto ciò che c’era in quella casa e in particolare per Lily.

Una storia breve e scorrevole che ho trovato a tratti comica.

Questa è la prima volta che leggo un titolo di Tanizaki. Sento sempre parlare bene di questo autore orientale e, anche se so che questo titolo non è tra i migliori che ha scritto, mi sono fatta conquistare dalla presenza della gatta e dalla trama che mi sembrava un bel po’ bizzarra.

Il protagonista di questa storia è Shozo, un uomo infantile e fannullone che prova un grande amore per la sua gatta Lily. Le attenzioni amorevoli che rivolge l’uomo alla sua gattina hanno scaturito la gelosia prima di Shinako (ex moglie) e poi di Fukuko (l’attuale moglie).

La scrittura di Tanizaki è scorrevole e diretta, la storia intrattiene fin dalla prima pagina e anche se la regina del libro è proprio Lily perché tutto gira intorno a questa figura felina, c’è anche una discreta caratterizzazione dei personaggi.

Shozo è un uomo bambinone e infantile, non è perfetto, nel suo percorso ha fatto degli errori, eppure quando incontra Lily il suo universo si riduce a lei. Credo che tutti cambiamo quando stiamo con il nostro animale domestico, io personalmente divento scema quando sto con i miei gatti. Ed è proprio questo che succede a Shozo. Shinako è un personaggio che cerca di ricostruire se stessa, di uscire dalla propria solitudine, mentre Fukuko è una donna volubile, frivola, che cambia facilmente l’umore.

Insomma con questo trio di umani, insieme anche alla madre di Shozo, Lily riesce a tenere quasi tutti ai suoi comandi in un modo o nell’altro. Perché, come dico sempre, la vita è fatta per i gatti XD!

Radio Imagination di Ito Seiko | Recensione

C’è una radio che non ha bisogno di microfoni, frequenze e studi di registrazione perché va in onda soltanto nell’immaginazione di chi l’ascolta. Il suo speaker è “il superlogorroico dalla lingua sciolta” DJ Ark che trasmette dalla cima di una cryptomeria. DJ Ark ha la netta sensazione di trovarsi impigliato tra i rami di quella pianta da un bel pezzo, ma ha un vago ricordo di ciò che gli è accaduto. Ricorda soltanto di aver sentito uno strattone improvviso e di essere stato sballottato e trascinato a decine di metri dal suolo da una forza improvvisa.

Una storia onirica, surreale e bizzarra che trae origine dalla tragedia avvenuta in Giappone nel 2011: ovvero il terremoto e lo tsunami con la conseguenza del disastro nucleare a Fukushima.

Il protagonista è DJ Ark, un uomo che all’improvviso inizia il suo programma radiofonico, tra riflessioni sulla vita, monologhi del suo passato e conversazioni con gli ascoltatori, ma la particolarità di Radio Imagination è che la possono sentire solo le anime dei defunti che si aggirano ancora in questo mondo dopo il terremoto e lo tsunami che li ha travolti.

Questo è il primo libro che leggo dell’autore e ho trovato il suo stile delicato e scorrevole. Il lettore si trasforma in un ascoltatore del programma radiofonico e tra un monologo e un altro DJ Ark parla della sua vita, del suo passato, di come non sia fiero di quello che è, ma racconta anche con affetto e amore di suo figlio e sua moglie, persone che cerca in tutti i modi di contattare senza successo.

Durante la storia arrivano le voci degli altri ascoltatori e mano, mano, l’atmosfera surreale e bizzarra si trasforma in qualcosa di più cupo e inquietante: la realtà dei fatti. La tragedia che ha colpito le persone inizia a farsi ben chiaro nella mente di tutti, anche nel nostro protagonista.

Una storia particolare che mi ha intrattenuto.
Speravo che mi prendesse di più emotivamente, ma nel complesso è un libro che vale la pena di essere letto.

Tunnel di ossa di Victoria Schwab | Recensione

Cass è nei guai. Ancora più del solito. Insieme a Jacob, il suo migliore amico fantasma, Cass si trova a Parigi, dove i suoi genitori stanno girando il loro programma televisivo sulle città più infestate del mondo. Certo, mangiare croissant e visitare la Tour Eiffel è un vero spasso, ma sotto Parigi, nelle raccapriccianti Catacombe, c’è in agguato un pericolo spettrale. Quando Cass risveglia un poltergeist terribilmente potente, deve affidarsi alle sue abilità di cacciatrice di spettri, ancora tutte da dimostrare, e chiedere l’aiuto di amici vecchi e nuovi per svelare un mistero. Se fallirà, le forze che ha ridestato potrebbero rimanere a infestare la città per sempre. L’autrice Victoria Schwab torna al mondo di “Città di spettri”, regalandoci nuove avventure e una lezione sull’amicizia (perché, a volte, anche i migliori amici fantasma hanno segreti…).

Dopo aver letto il primo volume di questa trilogia, Città di Spettri, mi sono catapultata anche nella lettura di questo secondo volume.

Dopo il viaggio a Edimburgo, Cassidy è una persona più consapevole del suo mondo, del Velo, e soprattutto inizia a notare che il suo amico Jacob, il ragazzo fantasma, appare più forte nel mondo dei vivi. Che le considerazioni della sua collega/amica Lara siano giuste? E che quindi Jacob stando sempre di più nel mondo di Cassidy stia diventando più forte di un comune spirito? Con questi dubbi la nostra protagonista affronterà un altro fantasma ancora più potente di quello che ha affrontato nel primo volume, questa volta a Parigi. 

Sto continuando ad adorare questa serie per ragazzi con un’ambientazione spettrale. Sono quel tipo di lettrice che si affeziona più ai personaggi secondari che ai protagonisti, eppure in questo caso sto amando anche Cassidy, la quale non è una ragazzina perfetta, ma si riesce comunque a comprenderla nelle scelte che intraprende. Si sente sempre più attratta dal mondo degli spettri soprattutto ora che, grazie a Lara, sa qualcosa in più su questo universo. 

Lara è anche un personaggio che ho adorato fin dal primo volume, una ragazza dal carattere forte, a volte un po’ burbero, ma molto determinato. In questo caso non compare “fisicamente”, ma rimane sempre in contatto con Cassidy, aiutandola ad affrontare il fantasma che la sta perseguitando. 

Jacob si apre di più con la sua amica e mostra al lettore anche le sue fragilità, un personaggio che mi sta piacendo molto, e soprattutto adoro il rapporto che c’è tra lui e la protagonista. 

Victoria Schwab con uno stile accattivante e scorrevole descrive non una Parigi romantica, ma una città piena di misteri e storie spaventose, svelando luoghi spettrali e leggende inquietanti. 

Anche questa seconda avventura mi ha tenuta incollata alle pagine tra le vie infestate di Parigi. Forse questo secondo volume è leggermente sottotono rispetto al primo per una questione di ritmo. Sono molto curiosa di sapere come si concluderà il tutto e temo tanto per Jacob e Cassidy!

Miti e leggende del Giappone. La volpe e altri animali di Davis | Recensione

La volpe è protagonista indiscussa del folclore giapponese. A volte è una creatura maligna che assume le sembianze di un’incantevole fanciulla per stregare gli uomini e distruggerli; altre volte è invece Inari, importante divinità shintoista, spesso generosa e disposta a esaudire le preghiere delle persone. Di fianco alla volpe, però, convive tutta una serie di animali il cui destino si intreccia con quello degli esseri umani: lepri, tassi, gatti, cani e scimmie, a volte dotati di poteri soprannaturali e capaci di influenzare, nel bene o nel male, le sorti di principi e di principesse, di samurai e di contadini. Frederick Hadland Davis trasporta i lettori in un mondo suggestivo e poetico, in cui gli elementi mitologici e fiabeschi si mescolano con la spiritualità shintoista e buddhista. Tra gatti vampiro, magiche teiere che si trasformano in tassi, cani fedeli e coraggiosi, lucciole vendicative e bianche lepri che appaiono sulla superficie della luna, questo nuovo volume della serie Miti e leggende del Giappone è un viaggio affascinante sulle tracce della fauna misteriosa che popola l’immaginario collettivo del Paese del Sol Levante.

Chi adora il folclore giapponese?

Io fin da piccola sono affascinata dalla cultura del Paese del Sol Levante e quando ne ho la possibilità cerco sempre di recuperare libri che trattano dei loro miti e leggende!

Quando ho visto questo titolo, edito Lindau, non potevo non leggerlo, ma prima vi dico due parole su Davis.

Frederick Hadland Davis era uno storico britannico che, come è successo per Lafcadio Hearn e Pierre Loti, si è innamorato della cultura giapponese talmente tanto da voler contribuire alla sua divulgazione. Parliamo di un autore che ha vissuto tra l’ottocento e il novecento.

Dei tre autori sopra citati, se sei un amante della cultura giapponese, sicuramente avrai sentito nominare più Lafcadio Hearn, personalmente non avevo letto nulla di Davis quindi questo è stato il mio primo approccio alla sua scrittura.

I miti e le leggende del Giappone è un piccolo volume che raccoglie una raccolta di leggende, la maggior parte si incentrano sulla figura della volpe (la Kitsune, la quale può avere sia una natura maligna e sia una benigna).
Davis non racconta solo della volpe che, nello scenario delle leggende nipponiche è la figura più trattata non solo nei libri, ma anche nei manga e negli anime, ma si sofferma anche su altri esseri come la lepre, gli insetti, il tasso…

I racconti sono scritti in modo scorrevole, spesso accompagnati da delle illustrazioni semplici, ma di effetto. Ci sono delle note che aiutano a comprendere alcuni termini tipici giapponesi, altre approfondiscono dei dettagli o citano delle fonti. Insomma è un piccolo saggio sul folclore giapponese, una lettura che ho trovato interessante e soprattutto ho scoperto storie che non conoscevo.

Se siete amanti del genere vi consiglio questo breve volumetto che vi terrà compagnia con le sue enigmatiche e incredibili storie.

#Prodottofornitoda @Lindau

Heaven di Mieko Kawakami | Recensione

In uno stile poetico e rilassato, che riporta alla mente le grandi scrittrici giapponesi del passato, Heaven indaga l’esperienza e il significato della violenza e il conforto dell’amicizia. Bullizzato per il suo strabismo, il protagonista del romanzo soffre in silenzio. La sua unica tregua è l’amicizia con una ragazza, anche lei vittima di infiniti scherni. Ma qual è la vera natura della loro amicizia, se è il terrore ad alimentare il legame?

Non so per quanto tempo ho fissato la schermata vuota del post. Questo libro ha un peso, nel senso più profondo del termine. L’ho trovato struggente in molte parti, realistico nei pensieri e nelle fragilità. 

Mieko Kawakami ha scritto Seni e Uova, libro che ha diviso molto l’opinione dei lettori, e personalmente la tematica di questa storia non mi ispirava particolarmente, ma leggendo la quarta di copertina di Heaven è stato amore a prima vista. Sapevo cosa aspettarmi, ma non immaginavo di trovare una storia che trattasse in modo così approfondito del bullismo. Kawakami ne parla in modo realistico, senza fronzoli o escamotage per alleggerire la lettura, racconta la crudeltà di questa tematica.

Il bullismo è un atto di violenza presente ovunque, in Italia, America, Francia ecc., ma in Giappone è una situazione sempre più in aumento che parte dalle scuole elementari. Solo nel 2019/2020 gli atti di bullismo sono aumentati di circa sessanta mila rispetto all’anno precedente in base ai dati riportati dal Ministero dell’Istruzione giapponese (se vuoi informarti di più ecco il link dove ho appreso la notizia).

Il protagonista della storia è “Occhi Storti” un ragazzino strabico che frequenta le scuole medie, e lo chiamerò così per il resto del post perché l’autrice non ci svela il suo nome. Occhi Storti sopporta le angherie sempre più violente dei bulli della sua classe, poi un giorno si avvicinerà a una sua compagna, anche lei vittima dei bulli per il suo aspetto trasandato. Tra Occhi Storti e Kojima si instaurerà una profonda amicizia, nata dalla sofferenza e dal disagio.

E’ un libro che ti cattura per la scrittura magnetica, ma che ti frammenta per le emozioni come la rabbia e il disgusto per le ingiustizie che subisce il protagonista e non solo. E vogliamo parlare del finale? Quando pensi di aver letto già tutto, ecco che arrivano, nel penultimo capitolo, due scene forti e potenti, una la definisco anche delirante eppure è tutto così realistico e coerente che pensi che non stai leggendo una storia inventata, ma che probabilmente trae da esperienze di vita vere.

Mi sarebbe piaciuto leggere qualcosina in più su due personaggi, uno in particolare, Momose, che fa parte della banda di bulli, ma che rimane sempre in disparte. Una figura silenziosa che ha delle idee ben chiare su come va la vita.

Heaven è un romanzo tosto, crudele che denuncia non solo la poca sensibilizzazione al bullismo della società giapponese, ma invita a chi è vittima di questi atti a parlarne, a non vergognarsi, a superare lo scoglio della “non comunicazione”.

Dove le ragioni finiscono di Li Yiyun | Recensione

Una madre e un figlio si parlano in un mondo senza tempo. Lei è una scrittrice, lui è Nikolai, il ragazzo sedicenne che si è tolto la vita pochi mesi prima. Le parole sono l’unica risorsa a cui la madre può attingere così da ridare vita al figlio, e portare avanti con lui le conversazioni toccanti, profonde, intime di quando era al mondo. Il ricordo di una poesia amata si lega a quello di una torta fatta in casa, la memoria di un viaggio dà corpo e colore ai luoghi visitati, i mirtilli sono la chiave d’accesso al bambino che è stato Nikolai. In un dialogo continuo, come un flusso di coscienza, le due voci raccontano una storia d’amore: quello assoluto che pretendono i figli, quello pieno di dubbi e di colpe che scorre nei genitori, e in fine quello fatale che li accomuna, l’amore che consuma chi va in cerca del senso ultimo dell’esistenza a costo di privarsene, nel corpo o nello spirito. Nato dall’esperienza drammatica vissuta dalla scrittrice, “Dove le ragioni finiscono” non è un romanzo ed è più di un memoir. Come in una tragedia greca, Yiyun Li ci avvicina alla sua storia, e ci consegna pagine così nitide da compiere il miracolo, quello di accompagnarci nell’abisso dell’indicibile per uscirne purificati, liberi, più forti.

 

Un romanzo delicato che tocca le corde più intime del lettore. 

Dove le ragioni finiscono è un romanzo che tratta di una madre che ha perso il figlio sedicenne. Fin dall’inizio la protagonista immagina di parlare, nella quotidianità, con il suo adorato Nikolai e nei dialoghi si affrontano discorsi come la paura e la solitudine. La madre sa bene che il figlio e le conversazioni non sono reali, ma frutto della sua immaginazione, eppure, il non voler accettare questa disgrazia la porta a “tenere con sé” suo figlio, che spesso rappresenta proprio la parte più razionale della protagonista. Nikolai più di una volta le ricorda che non è reale e le chiede per quanto ancora continuerà così.

Si tratta di scrittura, perché appunto la protagonista è un’autrice che spesso riflette sul significato delle parole, e si parla anche di passioni e ricordi. Questo ultimo aspetto permette di scoprire meglio il rapporto che c’era tra madre e figlio. 

L’autrice ha il potere di rendere questa storia intima, tosta per la tematica, ma con una penna delicata e malinconica. Il lettore si sente avvolto in una coperta confortevole, capace di “ovattare” la tragedia della storia. Da lettrice mi sono avvicinata “in punta di piedi” a questo libro che non è solo un romanzo, ma molto di più, perché Yiyun Li ha patito la stessa tragedia della protagonista. Sapendo questo, più volte mi è sembrato di leggere i pensieri non della protagonista, ma dell’autrice, e spesso le due figure si sono sovrapposte. 

Questo non è un romanzo avvincente, non aspettatevi colpi di scena o intrighi, ma preparatevi a immergervi in una confessione, una preghiera, un elogio alla parola scritta, un percorso di elaborazione del lutto che saprà toccare i punti più sensibili del vostro animo. 

#Prodottofornitoda @NNEditore

 

 

Namamiko. L’inganno delle sciamane di Enchi | Recensione

Pubblicato in Giappone per la prima volta nel 1965, L’inganno delle sciamane mette in scena, nei palazzi splendidamente adornati e carichi di segreti della corte del periodo Heian, l’indimenticabile storia d’amore tra l’Imperatore Ichijō (980-1011) e la sua Prima Consorte Teishi, e la sottile lotta politica messa in atto dal potente Cancelliere Michinaga per dividerli. La strategia dell’alto funzionario passerà per il corpo e per le labbra di ingannevoli sciamane, due sorelle che loro malgrado diverranno potenti guardiane di verità e menzogne, nonché autentico cuore di una storia memorabile che ha attraversato i secoli fino a giungere a noi grazie alla limpida scrittura di Fumiko Enchi. Attraverso un intreccio sul limitare tra verità storica e romanzo, in un ordito delicato e potente, Namamiko monogatari viene consegnato ai lettori contemporanei come un’esperienza letteraria di rara intensità.

Namamiko è stata una storia che mi ha intrattenuto e incuriosito, ma devo ammettere che ho fatto anche un bel po’ di fatica durante la lettura.

Pubblicato in Giappone per la prima volta del 1965, Namamiko – L’inganno delle sciamane racconta della storia d’amore, ambientata nel periodo Heian, tra  l’imperatore  Ichijō e la sua Prima Consorte Teishi, ma attenzione perché la trama non si focalizza sulla semplice relazione tra i due consorti, ma si evolve in uno scenario politico molto più ampio.

Tutto parte con l’imperatore Ichijō che sale al potere in età giovanissima e prende in sposa, come sua prima consorte,  Teishi, figlia dell’importante Ministro Michitaka. Teishi è di qualche anno più grande di Ichijō e all’inizio il ragazzo si sente in imbarazzo dinanzi alla bellezza della sua consorte, ma mano, mano che il tempo passa, il rapporto si evolve tramutandosi in amore. Le cose cambiano quando muore Michitaka e cerca di prendere il potere suo fratello Michinaga. Da qui si innescano una serie di trame politiche, partendo dai fratelli di Teishi che cercano di contrastare l’avanzata dello zio, alle cospirazioni della madre dell’imperatore Ichijō che detesta Teishi.

Nella prima parte del romanzo Fumiko Enchi racconta di come si è avvicinata a questa storia e ai testi ai quali attinge per poi realizzare un romanzo che rappresenta alcuni fatti storici e altri un po’ romanzati. Per gran parte della lettura si ha più la sensazione di leggere un saggio che un classico romanzo di narrativa, proprio perché vengono anche trascritti alcuni passi presi da altri testi.

Ciò che mi ha creato un po’ di problemi durante la lettura non è tanto la struttura del libro, quanto la difficoltà nel fissare per bene i personaggi. Anche se all’inizio del testo vi è un piccolo elenco che riassume i personaggi, ma ho veramente fatto molta fatica nel seguire tutti gli sviluppi e soprattutto nel tenere bene a mente queste figure. Nonostante questo problema, che è ovviamente un aspetto molto soggettivo, devo dire che la storia è riuscita a tenermi incollata alle pagine.

Ammetto di non essere preparata da un punto di vista storico, però ho apprezzato molto gli intrighi politici, di come Michinaga tenta in tutti i modi di distruggere il rapporto d’amore tra Ichijō e Teishi per far entrare nelle grazie dell’imperatore sua figlia. E Michinaga è disposto a usare qualsiasi mezzo per raggiunge il suo obiettivo, anche utilizzare sciamene e finte possessioni. Il libro si sofferma molto sulle dinamiche della lotta al potere, questo è anche un aspetto che mi porta a dire che si tratta più di un saggio che di un romanzo.

Nel complesso se siete affascinati dalla storia classica giapponese e avete voglia di tuffarvi negli intrighi di corte, è un libro che vi appassionerà!

 

 

La strada di Cormac McCarthy | Recensione

Un uomo e un bambino, padre e figlio, senza nome. Spingono un carrello, pieno del poco che è rimasto, lungo una strada americana. La fine del viaggio è invisibile. Circa dieci anni prima il mondo è stato distrutto da un’apocalisse nucleare che lo ha trasformato in un luogo buio, freddo, senza vita, abitato da bande di disperati e predoni. Non c’è storia e non c’è futuro. Mentre i due cercano invano più calore spostandosi verso sud, il padre racconta la propria vita al figlio. Ricorda la moglie (che decise di suicidarsi piuttosto che cadere vittima degli orrori successivi all’olocausto nucleare) e la nascita del bambino, avvenuta proprio durante la guerra. Tutti i loro averi sono nel carrello, il cibo è poco e devono periodicamente avventurarsi tra le macerie a cercare qualcosa da mangiare. Visitano la casa d’infanzia del padre ed esplorano un supermarket abbandonato in cui il figlio beve per la prima volta un lattina di cola. Quando incrociano una carovana di predoni l’uomo è costretto a ucciderne uno che aveva attentato alla vita del bambino. Dopo molte tribolazioni arrivano al mare; ma è ormai una distesa d’acqua grigia, senza neppure l’odore salmastro, e la temperatura non è affatto più mite. Raccolgono qualche oggetto da una nave abbandonata e continuano il viaggio verso sud, verso una salvezza possibile…

La strada è uno di quei romanzi di cui ho sempre sentito parlare molto bene, quindi quando mi sono approcciata alla lettura avevo alte aspettative.

Ci troviamo in un mondo post apocalittico, in cui un padre con il proprio figlio intraprendono un viaggio per la sopravvivenza.

L’ambientazione grigia e cupa è palpabile grazie a uno stile fluido e vibrante. McCarthy scrive una storia che non ha molte descrizioni e non dà neanche molte spiegazioni, e così il lettore si focalizza su questo meraviglioso rapporto tra un genitore e il proprio figlio. I dialoghi tra i due sono semplici, forse a volte banali, ma molto intensi e intimi.

Durante il romanzo non succede poi molto, i due protagonisti nel loro percorso incontreranno delle persone, ma saranno solo delle “comparse”, dei brevi incontri, per poi tornare al loro viaggio.

Si tratta di un romanzo lento, a tratti l’ho trovato statico, ma è anche intimo e riflessivo. Personalmente non mi ha coinvolta molto, a parte qualche scena toccante tra il padre e il figlio, ma per il resto della lettura non succede poi molto e questa “staticità” della trama mi ha rallentato molto la lettura. Sicuramente è un libro non adatto a tutti, non tanto per il tema o l’ambientazione, ma per come l’autore decide di narrare questa storia. Non aspettatevi azione e neanche ulteriori spiegazioni, il tutto si sofferma sulle sensazioni e il rapporto tra il padre e il figlio.