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Palazzo di Sangue di Jane Hur | Recensione

Essere figlia illegittima nella Corea del 1700 significa non avere futuro. E infatti nessuno scommetterebbe su Hyeon, diciotto anni e una passione per la medicina. Neanche chi l’ha messa al mondo. Eppure, la sua determinazione la porta fino al palazzo del principe, dove trova lavoro come infermiera di corte. Non diventerà mai medico, certo, perché è solo una donna, ma se non farà troppo rumore forse riuscirà a ottenere almeno il rispetto di suo padre. Nel palazzo, però, niente è come sembra. Jeongsu, la sua mentore, la mette in guardia fin da subito: i pettegolezzi possono essere pericolosi. Possono esplodere… In una sola notte vengono assassinate quattro donne, i loro corpi sono rinvenuti nell’ambulatorio di Jeongsu. Nessuno ha visto nulla, ma per la polizia trovare un capro espiatorio tra le donne non è difficile. È Jeongsu la colpevole. E merita la morte. Hyeon è certa che la sua amica non abbia commesso quegli omicidi ed è intenzionata a provarlo. Anche se per farlo potrebbe attirare su di sé il biasimo di tutti. Ricostruire i fatti che hanno portato al massacro, però, è più pericoloso del previsto e nemmeno la strana alleanza che Hyeon stringe con Eojin, giovane ispettore dai modi autoritari e lo sguardo intenso, può proteggere la ragazza dalla rovina. Soprattutto perché… la scia di sangue non accenna ad arrestarsi. June Hur dà vita a un romanzo basato su fatti storici reali, l’inquietante storia di un Jack lo Squartatore coreano.

Se mi seguite sapete che amo tutto ciò che è orientale e da qualche anno mi sono avvicinata anche alla cultura coreana (in particolar modo ai k-drama – serie tv coreane). Ebbene quando ho letto la trama di Palazzo di Sangue non sono riuscita a trattenermi e mi sono immersa nella lettura.

Ci troviamo nel regno Joseon, più precisamente intorno al 1700, e l’autrice imposta la storia, che mescola il giallo con un po’ di thriller e un pizzico di romanticismo, su un personaggio storico realmente esistito: il principe ereditario Jangheon (noto anche con il nome di principe ereditario “Sado”).

La protagonista è Hyeon, una diciottenne che riesce a entrare nel palazzo reale come infermiera di corte. La sua vita già costellata di sacrifici per il suo essere una figlia illegittima, viene turbata maggiormente da un omicidio di quattro donne che avviene nel palazzo. Hyeon si troverà a indagare sul caso e la sua vita si intreccerà con il giovane ispettore Eojin.

Non sono una grande amante dei gialli, eppure questa storia mi ha conquistata, credo soprattutto per l’ambientazione coreana. La maggior parte delle vicende sono ambientate nel palazzo, ma non solo perché spesso Hyeon e Eojin si troveranno a indagare anche fuori le mura della corte, e in questi momenti i due si avvicineranno sempre di più.

La dinamica dell’omicidio è interessante, ma devo ammettere che sono stata presa soprattutto dalla coppia protagonista! Lei è una ragazza intelligente, caparbia e dall’animo puro, mentre Eojin è un giovane autoritario che mette al primo posto la giustizia, concetto che non sempre viene portato avanti nella corte.

Tra i due l’intesa cresce piano piano. Se siete già esperti di serie coreane saprete il tipo di romanticismo che troverete, ovvero quello delicato, fatto da piccoli gesti che però per l’epoca erano grandi.

Oltre l’ambientazione, ho amato il fatto che nei dialoghi ci fossero dei termini coreani che a me sono familiari, (ma tranquilli perché alla fine del libro c’è un glossario) comprese anche le consuete loro esclamazioni. E’ stata una lettura piacevole, avvolta nel mistero eppure non è mancato il lato romantico che non guasta mai in storie del genere.

#Prodottofornitoda @Deagostini 

Questa violenta fine di Chloe Gong | Recensione

Corre l’anno 1927 e Shanghai pare ormai sull’orlo della rivoluzione. Dopo aver fatto credere a Roma di aver commesso un crimine terribile pur di allontanarlo da sé e proteggerlo da una faida sanguinaria, Juliette si è lanciata in una nuova missione. Una mossa sbagliata, però, e metterà a rischio il suo ruolo al comando della Gang Scarlatta, dove già qualcuno è pronto a prendere il suo posto. Roma intanto non si dà pace: se lui non avesse permesso a Juliette di rientrare nella sua vita, niente di quel che è successo sarebbe accaduto. E, in preda alla disperazione e determinato a sistemare la situazione, arriva persino a maturare un’idea estrema. Quando però un nuovo mostruoso pericolo si manifesta in città, nonostante i tanti segreti che li separano, Juliette e Roma si ritrovano un’altra volta faccia a faccia. Shanghai, poi, è ormai sull’orlo del collasso: i nazionalisti stanno marciando sulla città, le voci di una guerra civile imminente si fanno sempre più insistenti e la leadership delle due gang rischia il totale annientamento. Roma e Juliette non hanno scelta: devono unire le loro forze se vogliono anche solo sperare di sconfiggere ciò che minaccia loro e la città. Ma i due ragazzi sono preparati a tutto tranne che al compito più difficile: proteggere i loro cuori l’uno dall’altra.

Sarò sincera… quando ho iniziato questa serie già sapevo cosa aspettarmi. Insomma, rivisitazione di Romeo e Giulietta più aggiungiamo il titolo dell’ultimo volume “questa violenta fine” che tipo di conclusione potevo aspettarmi? Eppure non ero pronta al COME!

Con quest’ultimo volume della dilogia, Gong è stata capace di trascinarmi in un turbinio di azione, mistero, scene toccanti per arrivare a una conclusione “violenta”, che mi ha lasciata senza parole e con un groviglio di emozioni che mi ha fatto compagnia per almeno i seguenti due giorni, ma andiamo per gradi.

Non è passato molto tempo dagli avvenimenti del primo volume. Il comportamento di Roma è completamente cambiato dopo l’omicidio che ha commesso Juliette e l’erede dei Fiori Bianchi è deciso a vendicare la morte del suo amico. Shanghai sta per crollare per una guerra civile imminente e a peggiorare le cose è la “follia” che ritorna. Proprio per questo motivo saranno i capi delle due gang a far collaborare di nuovo Roma e Juliette dato che avevano iniziato insieme le indagini su questa malattia.

Premettendo che trovo sempre lo stile dell’autrice troppo descrittivo per i miei gusti e per questo mi ha rallentato la lettura, ma questo secondo volume ha una marcia in più proprio per le relazioni che si evolvono e per i protagonisti, soprattutto i secondari, che si approfondiscono e che hanno maggiore campo di azione.

Se nel primo volume la sfera romantica viene messa in secondo piano per dare più spazio alle indagini, qui non rimarrete delusi. L’astio che prova Roma nei confronti di Juliette lo mette a dura prova, soprattutto quando deve collaborare spalla a spalla con la sua nemica. Ho amato il conflitto interiore di Roma, trovandolo realistico, umano e per nulla costruito. Non è il classico uomo alfa della situazione, anzi, mentre Juliette continua a essere una ragazza forte, determinata, che ha le sue fragilità, ma che riesce a reagire andando anche contro ciò che desidera realmente. Un personaggio femminile ben costruito e secondo me il migliore scritto negli ultimi tempi nel panorama fantasy.

Oltre alla coppia protagonista che mi ha fatto soffrire e palpitare il cuore, ho adorato anche una seconda coppia che in questo volume ha avuto più “respiro” e sto parlando del sensibile Benedikt e del carismatico e sfrontato Marshall. Una relazione impensabile negli anni ’20, anche pericolosa, eppure ho adorato l’evoluzione dei due! Ma oltre loro abbiamo anche un approfondimento sulle cugine di Juliette e sulla sorella di Roma. Insomma un volume conclusivo che a livello di trama è impegnativo per i vari intrecci e i subbugli di Shanghai che però vi lascerà senza fiato!

Inoltre l’autrice ha ambientato la storia su eventi storici realmente accaduti nel 1927, dove i comunisti e i nazionalisti hanno giocato un ruolo importante per l’inizio della guerra civile cinese.

Se avete voglia di una serie diversa dalle solite, intensa e originale che vi catturi per l’intreccio e la caratterizzazione dei personaggi, allora vi consiglio di iniziare subito questa dilogia!

#Prodottofornitoda @Mondadori

Crescita selvaggia di Keyi Sheng | Recensione

A prima vista, la famiglia Li assomiglia a tutte le altre: un nonno scontroso, due genitori oberati di lavoro, quattro fratelli e una casa piccola in cui vivere tutti insieme. Ma siamo nella remota campagna cinese, e lo sguardo affilato di Xiaohan, la figlia più giovane, destinata a diventare giornalista, rivela molto di più. Sullo sfondo della grande storia della Cina – dal 1911, anno della caduta del millenario impero, sino ai giorni nostri –, in una straordinaria commedia umana si snodano così le vicende di questa ramificata compagine. Come rivoli delle acque che attraversano la terra da cui provengono, le vite dei membri della famiglia, generazione dopo generazione, scorrono sospese fra la campagna d’origine, fatta di povertà e meraviglie, e la città foriera di fortuna. Qui, impegnati a rincorrere i propri sogni, i protagonisti si scontrano costantemente con l’arbitrio del potere, le imposizioni del patriarcato e la violenza di una società dove l’unico valore sembra essere rappresentato dal successo personale a scapito del prossimo.
Sheng Keyi, una delle autrici cinesi più popolari, rappresentante di una nuova generazione di scrittrici, firma un’appassionante saga familiare ambientata nella Cina di ieri e di oggi: un romanzo al tempo stesso ironico e drammatico, censurato in patria per via dei temi sensibili che affronta, i cui protagonisti oscillano fra le proprie speranze e i tragici interventi di un fato apparentemente inesorabile.

La famiglia Li è una famiglia un po’ particolare, composta da figure forti e deboli che spesso vanno in contrasto tra loro.

Le storie dei componenti di questa famiglia prendono vita in un arco temporale molto particolare perché fulcro di cambiamenti e conflitti storici. Tutto parte dal 1911, anno in cui la Cina si lascia alle spalle l’impero e affonda le radici il regime di Mao. 

La storia è raccontata attraverso gli occhi di Xiaohan, la più giovane della famiglia, che narra all’inizio con occhi infantili e poi con acume da giornalista le vicende di queste tre generazioni. A volte i personaggi hanno un rapporto diretto con le situazioni politiche e storiche del periodo, altre volte sono solo elementi che fanno da sfondo. Si parla del controllo delle nascite, di aborti spesso obbligati, detenzione, violenza domestica e non solo, insomma elementi che erano all’ordine del giorno in quel periodo storico.

Capitolo dopo capitolo il lettore scopre le storie dei componenti della famiglia, tutto parte dal patriarca, ovvero dal nonno della narratrice: Xinhai, un uomo di cultura, intelligente, dedito però al gioco. Una persona che non è stata un buon padre per Jiaxu, che invece non ha proseguito gli studi e che ha odia profondamente il suo genitore soprattutto per avergli rubato la sua prima moglie. Le narrazione continua con i fratelli della protagonista, personaggi molto diversi tra loro, ma ben caratterizzati.

La storia è coinvolgente e per quanto sia crudele l’ho trovata anche realistica per il periodo storico. Se all’inizio si può provare antipatia per alcuni componenti della famiglia Li, andando avanti si arriva a comprenderli, sono persone che vogliono migliorare la loro vita, vogliono lavorare, guadagnare, vivere semplicemente, eppure spesso la fortuna non è dalla loro parte.

La seconda parte del romanzo l’ho trovata più interessante, ma anche forse più crudele, e Xiaohan, ormai giornalista, ha un ruolo più attivo.

Lo stile l’ho trovato scorrevole e coinvolgente, ho fatto solo un po’ di fatica a focalizzare i nomi dei personaggi, ma andando avanti con la lettura si supera questo piccolo ostacolo. 

La trama di questo romanzo la definisco “circolare” perché tutto parte con questa famiglia riunita sotto lo stesso tetto con il carismatico e cocciuto Xinhai (il nonno della protagonista) e alla fine del libro ci sarà una riunione di famiglia per i suoi cento anni.

Attraverso le vicende della famiglia Li l’autrice mette in luce le problematiche e le ingiustizie della Cina del periodo, dando al lettore motivo di riflettere maggiormente sulla storia e sugli errori del passato. 

Una saga familiare di tre generazioni dove storia e relazioni si intrecciano in un destino crudele. 

 

#Prodottofornitoda @Fazi Editore 

L’adolescente di Kawabata Yasunari | Recensione

Kawabata Yasunari rievoca nostalgicamente dal passato l’amore giovanile che lega Miyamoto Yasunari, l’io narrante, a un compagno di nome Kiyono al tempo in cui frequentano la scuola. Miyamoto è un romanziere che sta per compiere cinquant’anni e si occupa della pubblicazione celebrativa della raccolta completa dei suoi scritti. Curarne la redazione lo spinge a tornare sui suoi manoscritti, in un’operazione che lo porta a ritroso nel tempo sino ad arrivare al diario tenuto durante la giovinezza, alla corrispondenza con l’amico e alle prime opere di scrittura creativa, composte successivamente quando frequenta l’università. Una larga parte di questo materiale parla di Kiyono, dunque lo rielabora per comporre un racconto su di lui costituito da un patchwork di riferimenti testuali, un collage formato da brani trascritti direttamente dalle opere e dalle lettere di gioventù alle quali si alternano le riflessioni sviluppate dall’autore cinquantenne nel presente della narrazione.

Semplice romanzo o autobiografia?

Non tutti i critici considerano quest’opera autobiografica, ma una cosa è certa, il protagonista del romanzo, lo scrittore Miyamoto Yasunari, ha molte cose in comuni con Kawabata Yasunari.

Per i suoi cinquant’anni Miyamoto decide di curare personalmente la pubblicazione celebrativa dei suoi scritti e proprio tra pagine di diario e riflessioni, il protagonista ripercorre la sua vita che si incentra in particolar modo sul suo amore per un compagno di scuola di nome Kiyono.

Anche se la critica non è unanime nel vederla come un’opera autobiografica, personalmente ho letto questo piccolo volume come se fossero le pagine di vita dell’autore. Particolare che mi ha fatto concentrare su questa chiave di lettura sta nel fatto che molte opere scritte da Kawabata, nel romanzo vengono nominate come storie di Miyamoto.

Di Kawakata ho letto solo il Paese delle nevi che purtroppo non mi ha lasciato poi molto, mentre con L’adolescente c’è un altro tipo di approccio: molto più intimo. La storia si concentra particolarmente sull’amore e le pulsioni del giovane Miyamoto che prova per il compagno Kiyono.

Alle prime pagine ho fatto un po’ di difficoltà nell’ingranare con la lettura perché l’inizio è un po’ confusionario, ma andando avanti si delinea meglio la storia.

Un piccolo libro fatto di riflessioni sull’amore, sulla vita e sulla scrittura di Miyamoto, un romanzo sicuramente da leggere se siete amanti di Kawabata. 

Inferno di Yasutaka Tsutsui | Recensione

Un borioso yakuza assassinato dai sicari del clan rivale, un affermato professionista seduttore in virtù della propria disabilità, un uomo in difficoltà coniugali perdutamente innamorato di una cinica starlette, un attore kabuki vittima dell’invidia, una coppia di clochard post-bancarotta morta assiderata in un parco: protagonisti e comprimari dalle vite più o meno intrecciate si ritrovano all’Inferno, luogo/non-luogo dove è difficile distinguere tra ricordi e immaginazione. Vagano nei meandri di se stessi e in quelli di una città indeterminata i fantasmi di Inferno, e liberi dalle emozioni rivivono frammenti di vita passata fatti di bugie, tradimenti ed errori. Spesso imprigionati in contrappassi pulp, ripensano alle circostanze tragicomiche della loro morte, fino a concludere di essere artefici del destino che ineluttabile li ha inghiottiti. Costruito su un agile meccanismo di flashback e flashforward, “Inferno” è un romanzo polifonico, connotato da una sorprendente gamma di toni: metafisici, oscuri, semantici e talvolta comici, sui rapporti tra sé e gli altri; vi si trovano evocazioni del nuovo cinema fantastico giapponese, Koreeda Hirokazu e Kurosawa Kiyoshi in primis, e di un certo immaginario occidentale, da Brian De Palma a Quentin Tarantino. Quando il passato chiama, i fantasmi tornano a mescolarsi con i vivi in situazioni in cui il tempo non rappresenta una costante. L’inferno è realtà, è sogno, o passaggio verso un altro aldilà?

Inferno è ciò che è reale e irreale.
Inferno è dove si svegliano vivi e morti.
Inferno è quel luogo dove scompare la differenza tra ricordo e immaginazione, e dove psiche e coscienza assumono forme concrete. 
La persona non sempre sa come ci finisce in questo posto e non sa se mai se ne andrà.

Yasutaka racconta di protagonisti concreti e realistici che si svegliano in questo mondo surreale che apparentemente sembra il mondo di tutti i giorni. Pochi di loro hanno la coscienza di essere morti, altri raggiungono questo luogo per altre vie.

Con uno stile diretto e scorrevole, il lettore scopre le vite di alcuni personaggi, fa un viaggio nella loro psiche e nei loro peccati. Alcuni di essi sono stati influenzati dagli eventi della vita come Yuzo, un orfano di guerra che, rimasto senza genitori, intraprende il cammino della criminalità. Oltre a lui si snodano le vite dei suoi due amici di infanzia: Takeshi che sfrutta il suo problema fisico per portarsi a letto donne impegnate per poi mollarle e  Nobuteru che con il tempo si è dedicato agli affari loschi. Questi sono solo alcuni dei personaggi che il lettore conoscerà.

La lettura salta tra presente e passato, coscienza e vita reale, in un percorso di emozioni, di rammarichi e di violenza. Se siete deboli di stomaco vi avviso che ci sono alcune scene particolarmente forti, ma il tutto è contestualizzato in relazione all’ambientazione.

Ho apprezzato molto la narrazione, i tempi e soprattutto l’intreccio con i vari personaggi che ha chiuso il cerchio della storia. Il finale potrebbe lasciare un po’ perplessi, ma visto com’è il libro mi aspettavo una conclusione del genere.

Una lettura “fuori di testa” che vi terrà incollati alle pagine per scoprire le vite tormentate dei personaggi. 

#Prodottofonirtoda @Atmospherelibri

Quando cadrà la pioggia tornerò di Ichikawa | Recensione

Takumi e Yuji, un giovane padre e il suo bambino, sono rimasti soli: la dolce Mio, moglie e madre, è morta a soli ventotto anni per una malattia tanto fulminea quanto inspiegabile. Ma prima di andarsene per sempre Mio ha fatto una promessa: Quando cadrà la pioggia tornerò. E inspiegabilmente, ad appena un anno dalla sua morte, con l’arrivo della stagione delle piogge, una creatura identica a lei, con il suo viso e i suoi occhi, ricompare al loro fianco. Un fantasma, pensa sbalordito Takumi. Ma questa nuova Mio è fatta di carne e sangue, anche se non ha memoria di nulla; così Takumi, pazzo di gioia per quell’assurda, insperata seconda possibilità, decide di raccontarle tutta la loro storia: come si sono incontrati, come è nato il loro amore, come hanno finito per sposarsi… e mentre Takumi racconta, rinnova l’incanto dell’incontro, il magico gemellaggio di due anime, la tragedia della separazione. E il miracolo della ricomparsa di Mio, la sua profezia, il mistero un mistero che Mio scioglierà in un finale capace di piegare il nostro cuore e demolire le nostre certezze.

Una storia dolce e sentimentali che riserva un bel colpo di scena finale. 

Quando cadrà la pioggia tornerò è una storia delicata, dolce e surreale, che si focalizza sul rapporto di amore tra Takumi, un ragazzo che ha una serie di problematiche mentali e Mio, una ragazza forte e determinata nel voler stare con la persona che ama nonostante le avversità che riserva la vita.

Sia per Takumi che per Yuji, suo figlio, è difficile vivere senza Mio, ma le cose cambiano quando inaspettatamente, in un giorno di pioggia, si troveranno dinanzi la ragazza in carne e ossa che però ha perso la memoria.

Parto con il dire che ho apprezzato molto lo stile scorrevole e immediato dell’autore che fin dall’inizio ha la capacità di trasmettere un’atmosfera un po’ onirica per l’arrivo inaspettato di Mio.

Takumi è un personaggio che fa tanta tenerezza per i suoi problemi, per come decide di affrontarli, per come tenta di fare del suo meglio nel crescere un bambino così piccolo che è rimasto senza la mamma, eppure nonostante le sue fragilità si sforza e si dà forza per Yuji. Il lettore non solo scopre la vita presente, ma grazie ai racconti di Takumi si sa anche com’è nata la storia tra lui e Mio: un amore giovanile che nasce tra i banchi di scuola.

Per tutto il tempo ho cercato di capire cosa ci fosse dietro a questa storia: perché Mio è tornata? Perché non ricorda nulla? Non è un fantasma? E quando stavo per storcere il naso perché alcune cose le trovavo un po’ sconnesse ecco che arriva il finale che ricollega tutto. Ammetto che mi ha ricordato tanto un libro che adoro, ma non dirò il titolo perché altrimenti farei uno spoiler grande quanto una casa! E la bellezza di questo libro è proprio scoprire la storia pagina dopo pagina.

La trama si focalizza quindi sul rapporto tra Takumi e Mio, ma avrei preferito un approfondimento anche per altri personaggi che vengono solo nominati o appena accennati.

E’ una lettura delicata e che scalda il cuore. Si tratta di sentimenti, di elaborazione del lutto, di famiglia, di amore, di coraggio… si parla della vita in una chiave un po’ onirica e magica. 

Il primo caffè della giornata di Kawaguchi | Recensione

Nel cuore del Giappone esiste un luogo che ha dello straordinario. Una piccola caffetteria che serve un caffè dal profumo intenso e avvolgente, capace di evocare emozioni lontane. Di far rivivere un momento del passato in cui non si è riusciti a dare voce ai propri sentimenti o si è arrivati a un passo dal deludere le persone più importanti. Per vivere quest’esperienza unica basta seguire poche e semplici regole: accomodarsi e gustare il caffè con calma, un sorso dopo l’altro. L’importante è fare attenzione che non si raffreddi. Per nessuna ragione. Ma entrare in questa caffetteria non è per tutti: solo chi ha coraggio può farsi avanti e rischiare. Come Yayoi, che, privata dell’affetto dei genitori quando era ancora molto piccola, non crede di riuscire ad affrontare la vita con un sorriso. O Todoroki, cui una carriera sfavillante costellata di successi non ha dato modo di accorgersi della felicità che ha sempre avuto a portata di mano. O ancora Reiko, che non ha mai saputo chiedere scusa all’amata sorella e ora si sente schiacciata dal senso di colpa. E Reiji, per cui una frase semplice come «ti amo» rappresenta ancora un ostacolo invalicabile. Ciascuno vorrebbe poter cambiare quello che è stato. Riavvolgere il nastro e ricominciare da capo. Ma cancellare il passato non è la scelta migliore. Ciò che conta è imparare dai propri errori per guardare al futuro con ottimismo.

Questo è il terzo libro che leggo di Kawaguchi e penso proprio che sia diventato il mio autore del cuore.
Vi parlo del terzo volume della serie di Finché il caffè è caldo, ovvero Il primo caffè della giornata. 

Il mood della storia è sempre lo stesso: c’è questa caffetteria dove è possibile tornare indietro nel tempo, non si può cambiare il passato, ma il confronto aiuta le persone a convivere con i propri dolori, ad accettarli e ad andare avanti. Il viaggio si deve terminare prima che il caffè si raffreddi. Filo conduttore dei racconti che compongono i libri è la caffetteria e la famiglia che la gestisce.

Nei primi due volumi il lettore si concentra sui protagonisti delle varie storie, ma in questo terzo capitolo, anche se la struttura e la dinamica è sempre la stessa, ho notato un maggior approfondimento sulla famiglia Tokita, quindi vi parlerò del libro soffermandomi su questo punto di vista della storia. 

Nel primo volume conosciamo meglio il burbero, ma anche dolce Nagare, nel secondo c’è un approfondimento su sua cugina Kazu, in questo terzo volume si torna a parlare di Nagare e di sua madre, la signora Yukari Tokita. Proprio per quest’ultimo personaggio, Nagare con sua cugina e sua nipote, per un periodo, lasciano la caffetteria a Tokyo e si trasferiscono alla caffetteria di Yukari che si trova a Hokkaido, dove è possibile anche qui viaggiare nel tempo. Abbiamo le stesse regole, con quasi lo stesso personale della caffetteria di Tokyo e con un fantasma diverso che occupa la sedia. 

Kawaguchi affronta le problematiche delle relazioni umane in modo delicato e sensibile. 

Anche in questo volume si parla di elaborazione del lutto, di amore, di famiglia, di rimorsi, di aspirazioni di vita, di amicizia e l’autore è capace di coinvolgere storia dopo storia. Forse l’unica “pecca” è che la dinamica malattia/morte si ripete troppo spesso nelle storie, ma è una questione di gusti. 

In questo scenario, con un’ambientazione intima e il più delle volte malinconica, c’è la piccola Sachi che con la sua dolcezza e ingenuità infantile alleggerisce alcune scene, ma mantiene la sua serietà nel momento in cui deve versare il caffè perché nella famiglia Tokita solo le donne posso farlo nel momento in cui compiono sette anni. 

Insomma, se vi è piaciuto Finché il caffè è caldo e Basta un caffè per essere felice, vi straconsiglio questo terzo volume!

 

#Prodottofornitoda @Garzanti

I piaceri della letteratura giapponese di Donald Keene | Recensione

Basati sulle conferenze che Donald Keene tenne alla New York Public Library, al Metropolitan Museum of Art e alla University of California di Los Angeles, i cinque saggi che compongono questo volume costituiscono una perfetta introduzione alla letteratura giapponese classica. Partendo da un’analisi dei tratti che contraddistinguono l’estetica giapponese – espressione, in gran parte, dell’atteggiamento nei confronti del mondo e dell’esistenza –, Keene ripercorre la storia della poesia, della narrativa e del teatro giapponesi nel corso di più di un millennio, considerandone temi, generi e tradizioni. Dalle poesie sulla natura e le stagioni a quelle sull’impermanenza di tutte le cose; dai romanzi che raccontano la vita e gli amori degli uomini e delle donne di corte ai suggestivi drammi del repertorio nō, fino alla comicità rumorosa del kabuki, quello che emerge è un panorama ricchissimo per forme e contenuti, manifestazione di una cultura raffinata che affascina da sempre il pubblico occidentale.

Un piccolo saggio che introduce al mondo della letteratura giapponese. 

Donald Keene ha insegnato letteratura giapponese e nel corso dei suoi anni di lavoro ha fatto delle conferenze da cui sono nati i cinque saggi che compongono questo volume edito Lindau.

Se siete inesperti del tema e vi state avvicinando alla letteratura giapponese, vi consiglio questo libro perché è proprio una base, una prima infarinatura che vi dà ottimi spunti bibliografici per approfondire alcuni aspetti letterari.

Keene parte con l’esplorazione del concetto dell’estetica giapponese, identificando i quattro aspetti del gusto nipponico, per poi sondare il terreno della poesia, della prosa e del teatro. 

Ammetto di non essere una grande amante della poesia, ma Keene è riuscito a catturarmi nella narrazione storica e nella sua evoluzione. I saggi che ho trovato più interessanti sono sicuramente quelli che riguardano la prosa e il teatro. Nel primo Keene fa riferimento ad alcuni testi tra cui quelli più classici come la Storia di Genji, il Kojiki e tanti altri, nel secondo si parla dei due teatri più conosciuti, ovvero il Kabuki e quello del No, ma si riscontrano tipologie di teatro anche più antiche e che traggono origine da quello cinese.

Insomma, se siete interessati a questo universo orientale, sicuramente questo saggio è un ottimo punto di partenza. 

#Prodottofornitoda @Lindau