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Il castello invisibile di Mizuki Tsujimura | Recensione

Il castello invisibile

 Mizuki Tsujimura

A tredici anni Kokoro trascorre le giornate nella sua stanza, affidando al brusio della televisione il compito di attutire i pensieri e i rumori della vita di fuori. Da quando le cose a scuola si sono fatte troppo difficili, e cosi che ha deciso di rispondere al disagio e al dolore. Scomparendo. Fino al giorno in cui una luce improvvisa dentro lo specchio la rapisce per trascinarla altrove: in un castello abitato da una strana Bambina e da sei ragazzi che come lei hanno smarrito qualcosa. L’innocenza dei sogni. Le istruzioni per vivere. Il coraggio che serve per accettare se stessi. Solo raccogliendo la sfida che la Bambina dalla faccia di lupo propone loro, Kokoro e gli altri potranno scoprire che cosa li ha portati fin lì. E ritrovare ognuno a suo modo la strada del mondo. 

 

Era così per ogni cosa.
Tutto quello che da principio le trasmetteva piacere o sollievo, presto o tardi finiva per apparirle inopportuno, senza bisogno che qualcuno la giudicasse o glielo facesse pesare. Dietro le regole che governavano il funzionamento del mondo c’era sempre un perché, un motivo in grado di giustificare la loro esistenza e validità. 

Un romanzo per ragazzi pieno di messaggi intensi e di fantasia come i film di Miyazaki.

Ci troviamo in Giappone, precisamente a Tokyo, dove il lettore conosce Kororo, una ragazzina di tredici anni che da un momento all’altro decide di non andare più a scuola e di chiudersi nella sua solitudine in casa. La protagonista fa i conti con i suoi disagi interiori e con il dispiacere e la preoccupazione dei suoi genitori. Un giorno, magicamente, lo specchio nella sua stanza si illumina e Kokoro decide di oltrepassarlo scoprendo un mondo fantastico con un castello. Ad accoglierla c’è una bambina con una maschera da lupo e altri sei ragazzini più o meno suoi coetanei. La “bambina lupo” (così chiamata) spiega ai nuovi arrivati che il mondo surreale in cui si trovano ha delle regole ben precise e che, entro un anno, hanno la possibilità di trovare una chiave, la quale dà accesso alla stanza dei desideri. Cosa a stuzzicare maggiormente la curiosità del lettore è che questi ragazzini hanno in comune una cosa: tutti hanno smesso di andare a scuola.

Se mi seguite sapete che amo la cultura orientale e ultimamente sto leggendo vari autori giapponesi e coreani, e dalle loro storie traspare sempre un mondo affascinante con dei punti focali che riconducono sempre alla loro società, indipendentemente dal genere della storia. 

Mizuki Tsujimura con uno stile semplice e chiaro racconta, nel romanzo Il castello invisibile, non solo l’avventura fantastica di questi ragazzini che si trovano in un mondo surreale, ma si sofferma su un fenomeno sociale purtroppo molto diffuso in Giappone che si chiama hikikomori. Con questo termine si indicano le persone, generalmente adolescenti, che decidono di chiudersi nelle loro camere e si rifiutano di affrontare la società. Ovviamente tutto parte da un disagio ed è proprio questo che affronta l’autrice con delicatezza, ma allo stesso tempo con estrema crudeltà, trattando del bullismo, della violenza fisica e psicologica, e di altre dinamiche molto delicate.

La narrazione scorre in modo fluido e il lettore segue tutta la vicenda dal punto di vista della tenera e introversa Kokoro, la quale cercherà di superare i suoi problemi e di fare nuove amicizie. Come la protagonista, anche gli altri ragazzini sono ben caratterizzati, ognuno di loro ha una propria storia, una propria identità e dei desideri. E quando sembra chiara e intuibile la linea della trama, ecco che arrivano dei colpi di scena originali che danno corpo alla classica atmosfera fiabesca di Miyazaki.

Una storia che salta tra fantasia e realtà, un mondo surreale che trascina il lettore in un’avventura magica con una base molto realistica e con un colpo di scena fiabesco.

#Prodottofornitoda @DeAPlanetaLibri

 

Il Dono di S. Pettersen | Review Party

Il Dono 

Siri Pettersen

Hirka si prepara ad incontrare la casa regnante di un mondo freddo e gerarchico, dominato dal disprezzo verso i deboli. Accetta suo malgrado il proprio destino, sperando in tal modo che Rime rimarrà in vita e Ymslanda sarà al sicuro. Ma la sete dei nati dalle carogne nei confronti del Dono è infinita, e Hirka deve riconoscere che la guerra che voleva fermare è inevitabile. Questa consapevolezza presto metterà alla prova tutto ciò in cui ha creduto e per cui ha lottato.

 

Il Dono era ciò che creava disuguaglianze presso quella società. Il Dono determinava il rango, e favoriva i Dreyri. Non era forse meglio che non ce l’avessero più? 

Siamo arrivati al termine di una delle saghe fantasy che più mi ha coinvolto non solo per l’originalità, ma anche per l’intreccio di trama. Trovate la video recensione sul canale youtube sia del primo volume La Figlia di Odino   (QUI)  e del secondo Il Maricume (QUI).

Anche in questa avventura abbiamo i due punti di vista alternati di Hirka e Rime. La prima si trova in un nuovo mondo, viene portata a Dreysil, la patria degli Orbi, un luogo freddo e selvaggio in cui vivono queste creature dalla  notevole resistenza e forza fisica. Hirka si trova in una nuova società in cui dovrà imparare le regole e le etichette, e incontrerà la sua famiglia, in particolar modo i genitori di Graal, ovvero i suoi nonni. 

Rime ritorna a Ymslanda, ma la situazione non è delle migliori dato che si è macchiato di omicidio e in più molti lo credono morto. A peggiorare la situazione è il Consiglio che sta cadendo sempre più in frantumi e l’imminente guerra tra i vari regni. Nonostante siano distanti e in due circostanze diverse, Hirka e Rime sono molto uniti e cercano di aiutarsi a vicenda.

Devo ammettere che ho preferito molto di più i primi due volumi, semplicemente perché ho notato un ritmo molto lento per almeno metà libro e questo l’ho riscontrata soprattutto nelle parti di Hirka.

Nonostante ciò, un personaggio mi è entrato nel cuore non solo per la sua caratterizzazione, ma soprattutto per l’evoluzione che ha nel corso della storia e sto parlando di Kolail, un Orbo che è si è macchiato di una grave colpa e che per questo viene etichettato come un “caduto”. Kolail è il tipico personaggio silenzioso, che preferisce l’azione alle parole, eppure anche i suoi silenzi li ho trovati carichi di significato in alcuni momenti.  

In questo terzo volume non mancano colpi di scena che mi hanno lasciato a bocca aperta. Siri Pettersen con uno stile scorrevole racconta in modo dettagliato della società degli Orbi, queste creature che vengono descritte in modo inquietante, ma allo stesso tempo riescono ad affascinare il lettore. Si conoscono i loro usi e costumi, e soprattutto si tratta dell’importanza del Dono. Interessante e avvincente è la vicenda passata di Graal e del suo rapporto con il fratello traditore, una storia che mi piacerebbe tanto leggere proprio in un volume a parte.

Prendendo in considerazione tutta la trilogia devo dire che il personaggio più riuscito tra Hirka e Rime è quest’ultimo, il quale da persona impeccabile e con un futuro roseo, muta comprendendo se stesso, accettando i lati oscuri che si celano nel suo cuore e non solo. Hirka è una protagonista che ho apprezzato di più nei primi due volumi per il suo coraggio e la sua  determinazione, ma anche in quest’ultimo capitolo ci riserva tante sorprese. 

La trilogia Raven Rings è una storia che riesce a coinvolgere fin dal primo capitolo, trascina il lettore in vari mondi e tra combattimenti, colpi di scena, profezie, riti, magie e intrighi, non mancano i sentimenti come l’amicizia e l’amore. 

#Prodottofornitoda @Multiplayer Edizioni 

Omero è stato qui di Nadia Terranova | Recensione

Omero è stato qui

Nadia Terranova

È il lembo d’acqua che separa Messina e Reggio Calabria a unire le otto storie di questa raccolta. Scilla e Cariddi e la loro avversa fortuna, Dina e Clarenza che con coraggio hanno difeso Messina dall’attacco dei nemici, Ulisse ammaliato dalle Sirene, Cola Pesce in carne, ossa e squame: sono solo alcuni dei personaggi che da un passato lontano arrivano fino a noi, echi di racconti forse già sentiti, da custodire e raccontare ancora e ancora, perché non vengano dimenticati. L’omaggio di Nadia Terranova alla sua città, Messina, e al suo mare.

Io sono stata bambina su quelle sponde: i miti e le leggende che lì ho respirato sono state le mie favole dell’infanzia. Le avevo dentro come l’aria, l’acqua e l’immaginazione.

Una raccolta di racconti tenera che affascina il lettore con fiabe, miti e leggende

Omero è stato qui è un libro per ragazzi, illustrato da Vanna Vinci, in cui l’autrice narra di alcune leggende che hanno come sfondo la sua cara Messina. Questi racconti toccano varie figure leggendarie come la storia crudele di Scilla e Cariddi, si parla del mito di Artù, di Morgana e di altre figure fantastiche che personalmente non conoscevo come Cola Pesce.

Una lettura leggera e delicata come lo stile di scrittura di Nadia Terranova, il tutto accompagnato da delle piccole illustrazioni in bianco e nero che sono presenti prima di ogni racconto. 

Parola dopo parola il lettore non rimane solo affascinato dalle leggende che hanno come sfondo il mare e la città di Messina, ma spicca l’amore che ha l’autrice per il suo paese e, anche se non direttamente, è possibile farsi un’idea della sua infanzia trascorsa in un luogo pieno di magia e mistero. Un periodo felice per una bambina la quale, una volta diventata grande, decide di raccontare queste storie che per lei erano favole fantastiche. 

Omero è stato qui è il perfetto esempio di come le fiabe, i miti e le leggende trovano sempre un fondo di verità, possono esserci varie versioni, ma è la prova di come la storia si mescola con la fantasia e diventa parte di noi.

#Prodottofornitoda @Bompiani

 

La moglie coreana di Min Jin Lee | Recensione

La moglie coreana 

Min Jin Lee

Corea, anni Trenta. Quando Sunja sale sul battello che la porterà a Osaka, in Giappone, verso una vita di cui non sa nulla, non immagina di star cambiando per sempre il destino del figlio che porta in grembo e delle generazioni a venire. Sa solo che non dimenticherà mai il suo Paese, la Corea colpita a morte dall’occupazione giapponese, e in cui tuttavia la vita era lenta, semplice, e dolce come le torte di riso di sua madre. Dolce come gli appuntamenti fugaci sulla spiaggia con l’uomo che l’ha fatta innamorare per poi tradirla, rivelandosi già sposato. Per non coprire di vergogna la locanda che dà da vivere a sua madre, e il ricordo ancora vivo dell’amatissimo padre morto troppo presto, Sunja lascia così la sua casa, al seguito di un giovane pastore che si offre di sposarla. Ma anche il Giappone si rivelerà un tradimento: quello di un Paese dove non c’è posto per chi, come lei, viene dalla penisola occupata. Perché essere coreani nel Giappone del XX secolo, attraverso tutte le tempeste che la Storia riserverà a quegli anni densi e implacabili, è come giocare al gioco giapponese proibito, il pachinko: un azzardo, una battaglia contro forze più grandi che solo uno sfacciato, imprevedibile colpo di fortuna può ribaltare.

 

Sunja era una bambina normale, dalla risata pronta e argentina, ma agli occhi del padre era una bellezza, e lui era incantato dalla sua perfezione. Pochi padri al mondo amavano la propria figlia quanto la amava Hoonie, che sembrava vivere per farla sorridere.

Una storia intima e straziante, che tiene incollato il lettore fino all’ultima pagina. 

La moglie coreana è un romanzo che parla di storie di vita di ben quattro generazioni, eppure, il personaggio che appare predominante nella storia, e da cui parte tutto, è Sunja. 

Sunja è una ragazza adolescente che porta avanti una modesta pensione insieme alla madre in un paese nella Corea del Sud. Ci troviamo in un periodo storico molto particolare, in cui il Giappone si impone sul paese e tratta tutti i coreani come se fossero i peggiori delinquenti. In questo scenario, che è accompagnato da una profonda crisi economica, Sunja conosce un giovane e aitante uomo di nome Hansu, con il quale ha una relazione clandestina ed esce incinta. Dopo aver scoperto che l’uomo di cui si è innamorata ha una moglie e due figlie in Giappone, la ragazza decide di rompere ogni rapporto. Nello stesso periodo arriva alla pensione Isak, un giovane protestante che viene dalla Corea del Nord, il quale è in viaggio per raggiungere il fratello in Giappone a Osaka. Isak cade malato, essendo un uomo molto cagionevole di salute, ma grazie alle cure di Sunja e di sua madre si riprede e per sdebitarsi decide di sposare la ragazzina, riconoscendo come suo anche il figlio che porta in grembo. I due partono per il Giappone, cercando di cambiare la loro vita.

Questo è solo l’inizio di questa fantastica storia, piena di drammi, amori e speranze. Min Jin Lee con uno stile accattivante ed elegante racconta di un periodo storico molto travagliato che parte dai primi anni del 1900, fino al 1989. Si parla di storia, si toccano problematiche politiche e religiose. Ogni personaggio è rappresentato in modo magistrale, l’autrice ci racconta in modo interessante e approfondito del background di ognuno di loro e il lettore non può far altro comprenderli e amarli nei loro pregi, nei loro difetti e soprattutto nelle loro fragilità.

Personalmente ho adorato il padre di Sunja, Hoonie, un uomo che ha problemi fisici e che viene deriso per questo motivo, ma è il personaggio che per me rappresenta la bontà, la gentilezza e l’umiltà. 

Sunja è una ragazza ingenua che viene ferita dal suo primo amore e per questo suo errore si impone di cambiare e di dedicare anima e corpo alla sua nuova famiglia. Una figura femminile che ho apprezzato proprio perché è reale e coerente in ogni difficoltà in cui si trova. Per quanto riguarda Hansu, che all’inizio ho detestato, devo dire che man mano sono riuscita ad apprezzarlo, c’è qualcosa in lui che inevitabilmente attira il lettore. Sarà il suo carattere o forse i suoi desideri di cui non farò menzione per non svelare troppo.

Le storie raccontante da Min Jin Lee mi hanno coinvolta tanto da farmi provare non solo rabbia, tristezza e gioia, ma al termine del libro ho sentito un enorme vuoto che non mi ha permesso di avvicinarmi subito a un’altra lettura. Mi sentivo ancora troppo coinvolta dalle vicende de La moglie coreana e sono stata qualche giorno in pausa, a rileggere i passaggi che mi sono più piaciuti e a dare un ultimo saluto ai personaggi che ho apprezzato di più.

Se proprio devo trovare una “pecca” in questo romanzo meraviglioso, devo dire che avrei preferito avere qualche riferimento storico in più, ma per il resto la storia scorre veloce con un ritmo incalzante. 

La moglie coreana affronta ogni sfaccettatura dell’animo umano, racconta di personaggi che cercano di vivere nel migliore dei modi e di sopravvivere alla crisi che ha portato la guerra e alle discriminazioni.

E l’oceano era il nostro cielo di Patrick Ness | Recensione

E l’oceano era il nostro cielo

Patrick Ness

«Patrick Ness esplora i temi della violenza, del potere e della caccia in una favola che reinventa la storia di Moby Dick.» The Bookseller «Un potente inno contro la guerra.» The Times «Straziante, cupo e immenso.» Kirkus Reviews «Meravigliosamente sconvolgente, coraggioso e originale!» Frances Hardinge, autrice di L’albero delle bugie.

Perché demoni ci sono nelle profondità
ma ben peggiori sono quelli che creiamo noi.

Conoscevo già di fama Patrick Ness, autore di Sette minuti dopo la mezzanotte, ma è con questo libro che ho compreso la sua bravura stilistica e la sua profondità nel raccontare le storie. 

“E l’oceano era il nostro cielo” viene presentato come un retelling di Moby Dick, eppure sono rimasta spiazzata dalla storia che, per la sua originalità, si discosta un bel po’ dalla storia di Melville. 

Ness realizza una storia capovolta in tutti i sensi, sia perché sono le balene le cacciatrici di uomini e sia per il modo in cui esse nuotano. Per quest’ultimo aspetto ammetto di aver avuto difficoltà all’inizio nel comprendere l’universo che ha creato l’autore, ma grazie alle particolari ed eleganti illustrazioni di Rovina Cai, la lettura scorre velocemente, immergendo il lettore nel mondo invertito. 

Bathsheba è una giovane balena che, in base a una profezia, è predestinata a essere una cacciatrice, così viene coinvolta nella caccia del nemico mortale delle balene: Toby Wick. Una figura di cui si sa tutto e niente, e soprattutto avvolta nel mistero.
Durante una missione Bathsheba avrà a che fare con un essere umano e per un attimo questi due mondi, in contrasto tra loro, si avvicineranno. 

Lo stile di Ness è poetico ed elegante, ho trovato la lettura particolare per l’originalità e, allo stesso tempo, intensa per i messaggi che vuole trasmettere l’autore perché si parla di guerra, di diversità e soprattutto della malvagità ingiustificata.

La trama scorre in modo lineare e man, mano che si va avanti la figura di Toby Wick si fa sempre più complessa, ci sono momenti in cui sembra aver compreso chi sia in realtà e attimi dopo il tutto viene smentito, per poi arrivare a svelare il mistero al termine della lettura. 

I personaggi sono ben caratterizzati, soprattutto Bathsheba che appare molto realistica, in particolar modo quando si sofferma sui suoi dibattiti interiori. Personalmente però, per quanto la storia sia bella, non sono riuscita a entrare molto in sintonia con i personaggi, ma questo è un parere del tutto personale. 

Una favola elegante e dalle tinte nostalgiche che, per quanto possa essere fantastica e surreale, rappresenta molti aspetti reali del mondo in cui viviamo.

 

#Prodottofornitoda @Mondadori

Daisy di M. Barretta e L. Di Sepio | Recensione

Daisy

Marco Barretta e Lorenza Di Sepio

Daisy è una bambina che vive con il padre scrittore. Un giorno, leggendo uno dei romanzi del padre, la giovane Daisy sprofonda tra le sue pagine diventando una nuova protagonista della storia. Per uscirne dovrà arrivare alla fine del libro, facendo lo stesso percorso dell’eroe al quale si è sostituita cadendo nella narrazione. Daisy, insieme agli altri personaggi della storia, si muoverà per raggiungere e sconfiggere la Regina Cattiva. Ma sarà veramente la cattiveria a muovere le azioni della Regina? Forse questa storia scritta da suo padre riserva alla bambina ancora tante sorprese.

Gli errori non sono una maledizione.
Ci aiutano a capire chi siamo davvero.

Una storia dolce e magica, con una protagonista coraggiosa e ben caratterizzata.

Daisy è una bambina che vive con il padre, il quale le nasconde di aver scritto, un po’ di tempo fa, un romanzo molto particolare. Particolare perché, quando la nostra protagonista si troverà tra le mani questo manoscritto, verrà trasportata all’interno della storia misteriosa. Così Daisy inizierà la sua avventura, cercherà di aiutare poveri innocenti e tenterà di sconfiggere l’antagonista della storia: la Regina Cattiva.

Il tutto si sviluppa in un’ambientazione fiabesca che ha dei chiari riferimenti al Mago di Oz e alla famosa serie tv Once Upon a Time. Un mix di elementi conosciuti che risaltano la storia, rendendola dinamica e interessante. 

Tra i vari personaggi mi è piaciuto molto Paglia, un pupazzo con l’indole da guerriero e dall’animo puro, che spesso veste i panni del grillo parlante, proteggendo e consigliando la protagonista.

I disegni sono adorabili, le tavole scorrono con colori saturi e linee tonde, rendendo tenero ogni particolare.

Tra battaglie, fughe, magie e pantofole parlanti, Daisy si addentrerà sempre di più nella storia, imparando che a ogni scelta corrisponde una conseguenza che non sempre è piacevole.

Ho apprezzato molto la figura del padre perché, attraverso la sua professione da scrittore, si svela il messaggio del potere delle idee che prendono “corpo” nel momento in cui si trasformano in parole e riescono ad attirare l’attenzione del lettore.

La lettura scorre velocemente con una struttura di trama ben organizzata, anche se mi aspettavo qualcosina in più dalla storia, ma ovviamente questo è dettato dal puro gusto personale. 

Daisy è una storia che se all’inizio può sembrare semplice e già sentita, nasconde in verità molti messaggi importanti e soprattutto un finale inaspettato che lascia il lettore senza fiato.

#Prodottofonitoda @Tunué

Review Party | Miss Garnette Catharine Book cooking #3

Tutto sembra andare per il meglio, quando Miss Book riceve una terribile notizia, che la costringe a rientrare a Beltory prima del previsto. Mr Bell, il padre di Mary, la sarta, è morto e la ragazza è stata incolpata dell’omicidio. La poveretta si trova in guai seri e chiede l’aiuto di Miss Book, per dimostrare la sua innocenza. Un altro segreto da svelare per Miss Book, ma non il solo: anche il cuore di sua nipote Prudence è confuso, ma forse, grazie proprio a questa vicenda, anche la ragazza riscoprirà l’amore. Gli abitanti sono decisi, nel frattempo, a organizzare una grande festa per festeggiare l’amore in tutte le sue forme. Quale sarà l’ingrediente che stavolta servirà?

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C’è un tempo per sognare la bellezza che verrà.
Un tempo per ascoltare e comprendere. Un tempo per amare e sentirsi amati, per sempre

Rum e Segreti è il terzo volume della serie Miss Garnette Catharine Book, scritto dalla dolcissima Rosa.
Parliamo di racconti autoconclusivi che hanno come protagonista Miss Book, una donna anziana di altri tempi, tenera e tenace che è pronta a farsi in quattro pur di salvare le persone che si trovano in difficoltà.

In questo volume i personaggi vengono sconvolti da una terribile notizia, un misterioso omicidio di cui viene accusata l’ingenua Mary Bell, la sarta di Beltroy. Miss Book non si perde d’animo e si reca subito nella piccola contea per aiutare la povera donna. 

Non vi dirò altro perché il racconto è breve e rischierei di fare spoiler, ma vi posso dire che ho amato la protagonista perché è rappresentata in modo tenero e dolce. In questa storia ci sono molti personaggi e ammetto che all’inizio ho avuto un po’ di difficoltà a tenere l’attenzione, ma il tutto è agevolato da un piccolo riepilogo all’inizio del libro, in questo modo anche per chi, come me, inizia a leggere la serie dal terzo volume, riesce a immergersi nella storia e ad affezionarsi ai personaggi.

Ho amato il particolare di inserire le ricette che propone Miss Book durante la storia, perché lei non è solo una persona buona di cuore e disponibile con tutti, ma è anche un po’ magica soprattutto quando prepara le sue fantastiche pietanze che il lettore può tranquillamente riproporre in cucina. Ho trovato piacevole questo legame che ha creato l’autrice tra lettura e cibo, un connubio perfetto che nutre la mente, il corpo e l’anima. 

Miss Garnette Catharine Book non è solo una lettura che intrattiene in uno scenario elegante e vittoriano, ma affronta i giusti valori, parla di coraggio e della bellezza nelle piccole cose.

#Prodottofornitoda @JaneRoseCAruso

 

James Biancospino e le sette pietre magiche di S. Chialchia | Recensione

James Biancospino e le sette pietre magiche

S. Chialchia

Agli albori del XVI secolo l’eterna lotta tra il Bene e il Male non si svolge solo con spade e pugnali, ma anche attraverso il dominio di antiche e misteriose pietre magiche: la vittoria arriderà a chi si dimostrerà più abile nel controllarne l’arcano potere. James Biancospino, un timido ragazzo del terzo millennio, si trova suo malgrado coinvolto nella guerra senza esclusione di colpi tra la Confraternita della Luce e la terrificante setta degli Oscuri. Attraverso viaggi avventurosi e mirabolanti battaglie, James scopre un po’ alla volta il valore di parole come onore, dovere, coraggio, sacrificio, amicizia e amore, che doneranno un nuovo senso alla sua vita.

Le sorti dell’umanità sarebbero state decise in quello scontro. Epico, memorabile, consacrato al coraggio e alla speranza, certo; ma quanta morte e quanto sangue avrebbero dovuto affrontare quegli eroi, affinché il Bene trionfasse sul Male?

Un fantasy avventuroso con un intrigante viaggio nel tempo dalle sfumature dark.

James è un ragazzo di diciotto anni, sensibile e timido che è maturato prima dei suoi coetanei per la vita non facile che ha avuto fin dall’infanzia. Viene abbandonato in tenera età dal padre, di cui conosce solo il nome, ed è cresciuto da una madre poco presente a causa del suo lavoro da hostess.

La vita del protagonista scorre tra la routine quotidiana e strani incubi che gli tormentano il sonno fin quando, per uno scherzo del destino, perde i sensi vicino al bosco e si risveglia nello stesso posto, ma nel passato. Prima di svenire James aveva stretto tra le mani una pietra, che si scopre essere una delle sette pietre magiche superiori, la quale lo trasporta indietro nel tempo, precisamente nel XVI.

James Biancospino e le sette pietre magiche è una storia ricca di magia, mistero, battaglie e per i romantici non manca la storia d’amore. Le vicende si spostano in vari luoghi nell’Italia rinascimentale e ho apprezzato molto questo scenario che trovo si presti magnificamente per il periodo storico raccontato dall’autore. 

Il protagonista incontra molti personaggi nella sua avventura che però ho trovato poco approfonditi, probabilmente perché questo è solo il primo volume della trilogia, ma avrei preferito una maggior caratterizzazione. 

Lo stile di scrittura è semplice e ricercato. L’autore realizza una storia dinamica in cui si evidenziano i tipici messaggi di questo genere di fantasy. Il tutto si sviluppa sulla classica dinamica della lotta tra il bene e il male rappresentato dallo scontro tra le due fazioni: la Confraternita della Luce e la setta degli Oscuri.

Si riscontrano altri passaggi classici come l’ambizione e l’egoismo dell’uomo che prevale sui buoni sentimenti, e la crescita personale del protagonista che è resa molto bene. Personalmente mi è piaciuto molto James, è un ragazzo tenero, insicuro di sé e introverso che si trova coinvolto in una situazione che mai avrebbe immaginato, neanche nei suoi sogni.

Una storia che intrattiene, con un finale forse un po’ frettoloso, ma se cercate una classica avventura fantasy in cui c’è l’antico scontro tra il bene e il male, allora vi consiglio questa lettura.

 

#Prodottofornitoda @Aporema Edizioni