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Elric di Michael Moorcock | Recensione

Elric

Michael Moorcock

Questa è una storia di emozioni mostruose e di ambizioni sfrenate. È una storia di sortilegi, di tradimenti e d’ideali onorevoli, di sofferenze e piaceri spaventosi, di amore amaro e di dolce odio. Questa è la storia di Elric di Melniboné.

 

Ma le letture gli hanno insegnato anche a porre in discussione l’uso che si può fare del potere, a porre in discussione le proprie ragioni, a chiedersi se non sarebbe meglio non far uso del potere per nessuna causa. Le letture lo hanno portato a questa “morale”, che tuttavia lui comprende a malapena.

Un romanzo epico con un protagonista fuori dagli schemi.

Elric è una saga scritta da Micheal Moorcock negli anni 60/70. Ho comprato questo splendido volume della Oscar Vault, uscito a ottobre, che comprende i sei libri della serie e sono rimasta super soddisfatta di questa storia meravigliosa. 

Tutto ruota intorno a Elric, sovrano dell’antico impero di Melniboné. I melniboniani sono conosciuti per essere sovrani dei draghi, padroni della magia e soprattutto per essere persone che non hanno una morale; infatti non fanno distinzione tra bene e il male, vivono appagando i loro istinti. Elric è un sovrano diverso da quelli che lo hanno preceduto: è un albino, dal fisico debole e dalla salute cagionevole, ma è anche un filosofo e, a differenza degli altri, lui si pone delle domande sulla vita e cerca di capire quale sia il suo destino. Le cose si complicano quando suo cugino Yyrkoon mira al trono, mettendo a repentaglio la vita di una donna importante per Elric, Cymoril, sua cugina. 

In un’ambientazione fantastica, tra draghi, magia, battaglie  e i Signori del Caos, parte l’avventura di Elric alla ricerca di se stesso e del suo destino. 

Indipendentemente dalla storia che mi è piaciuta molto, sia per come è articolata e i colpi di scena, ma credo che il punto forte di questa saga sia il protagonista che è assolutamente fuori dagli schemi del fantasy di questo genere.

Elric è un protagonista complesso, pieno di sfaccettature: a volte è un eroe, altre volte è un anti eroe, è egoista, ma prova anche compassione, è intelligente, curioso e ha voglia di esplorare e ampliare la sua conoscenza. Questo mix non fa altro che permettere un’evoluzione costante del personaggio, libro dopo libro si scopre un lato nuovo di Elric e il lettore non può fare altro che amarlo. 

Adoro la caratterizzazione dei personaggi di Moorcock, qui non esiste il buono o il cattivo, il tutto non si concentra sulla solita lotta tra il bene e il male, ma si parla di sopravvivenza, di ambizione, di egoismo e di destino.

Anche se è una saga scritta un po’ di anni fa, mi aspettavo di trovare uno stile di scrittura lento, prolisso e pomposo, invece lo stile di Moorcock è  scorrevole. Ci sono alcuni termini che oggi non si usano più, ma a parte questo la lettura è veloce e  piacevole. 

Se volete lanciarvi in questa avventura, aspettatevi una storia intensa, con un protagonista tormentato e un destino crudele. 

RP: I discendenti delle arti terrene di Ester Kokunja

I Discendenti delle Arti Terrene

Ester Kokunja

Lontano dagli uomini c’è una dimensione dominata dal sovrannaturale, dove solo i Discendenti della Magia possono controllare le quattro Arti Terrene. Ayra Selendor, un Erede senza più un titolo e con delle abilità magiche scarsissime, si prepara al suo primo anno all’Istituto Aühequos: un zolla di terra fluttuante nello spazio stellato della Sottointradimensione, un luogo neutrale, un rifugio per ogni discendenza. Questo solo durante il giorno. Di notte l’atmosfera muta drasticamente. La scuola si trasforma in un un campo di battaglia intriso di rune antiche, marchi letali, incantesimi arcani e trabocchetti a ogni angolo, dove le più oscure delle creature girano indisturbate, pronte a rivendicare il potere. Mentre il caos consuma e annebbia le menti degli studenti, Ayra dovrà trovare la forza di schierarsi dal lato giusto. E non è cosa facile quando i buoni diventano cattivi, i cattivi non lo sono mai stati e l’unico segreto della sua vita rischia di essere rivelato ad un mondo non poi così tollerante: nessuno deve sapere di Lazhar, l’essere che da sempre le è accanto, rinchiuso da troppo in uno specchio.

Levò lo sguardo quel tanto che bastava a incrociare gli occhi di un’altra pericolosa creatura. Ambrati e luminosi, erano solcati da piccole striature nere adornanti una pupilla serpentina. Non le servì altro per capire.

È con piacere che partecipo al review party di questo libro fantasy. Ringrazio tanto Marika di Libri Riflessi in uno Specchio per avermi coinvolta in questo evento 🙂 

I Discendenti delle Arti Terrene è un libro fantasy, primo di una saga, in cui sono presenti due elementi che adoro di questo genere: la magia e una scuola. 
La nostra protagonista è Ayra Selendor, una ragazza che si prepara a entrare all’Istituto Aühequos dove dovrà trovare la sua identità nel mondo magico. 

È molto difficile riuscire a creare una storia originale con queste dinamiche fantastiche, le quali sono spesso utilizzate nei libri di questo genere, ma nonostante tutto “I Discendenti delle Arti Terrene” è stata una piacevole lettura. Ester realizza una storia articolata, in un mondo in cui i Quattro Fondatori hanno deciso di distaccarsi dal Primo Mondo (ovvero quello umano) per vivere in tranquillità nel Secondo Mondo. 

Ho simpatizzato subito con Ayra. Una giovane orfana che si trova ad affrontare una situazione molto delicata insieme alla sorella Lunel. I loro genitori erano una delle famiglie che discendevano dai Quattro Fondatori, ma dopo essere caduti in disgrazia, le sorelle sono state abbandonate da tutti i loro parenti e si sono fatte forza da sole in un mondo di magia dove il sangue conta molto. Ayra si trova ad affrontare così non solo le malelingue e un ambiente magico ostile, ma deve fare i conti anche con se stessa e con le sue capacità.
Interessante ed enigmatico è Lazhar, un personaggio intrappolato negli specchi e che avrà un ruolo importante per la protagonista. 

In questo primo volume l’autrice crea una bella e interessante ambientazione, il personaggio di Ayra è ben delineato e nel corso della storia più che azione e colpi di scena ci sono molte spiegazioni riguardo al mondo magico in cui ci troviamo. Essendo il primo volume di una serie,  Ester mette le basi di questa trama articolata: introduce il mondo al lettore e dà forma ai suoi personaggi. 

Una lettura piacevole e scorrevole, a colpi di magia, mistero e lotta tra luci e ombre. 

 

Mignolina illustrato da Mazzoni | Recensione

Mignolina 

di Handersen illustrato da Marco Mazzoni

Rospi, Maggiolini, topi e talpe: tutti vogliono fermare mignolina, la minuscola bambina appena sbocciata. Grazie a una Rondine, lei sceglie la libertà. Un nuovo sguardo su una fiaba intramontabile, che è un inno alla diversità, al coraggio e alla capacità di cambiare.

Era proprio un tulipano, ma al suo interno, sul pistillo verde, era seduta una bambina piccola, graziosa e delicata, alta poco più di un mignolo. Perciò la donna la chiamò Mignolina.

Una fiaba con delle illustrazioni dettagliate e oniriche. 

Bene o male quelli della mia generazione conoscono la storia di Mignolina, una fiaba di Hans Christian Andersen che però non rientra sul podio delle fiabe più note. Infatti la storia più famosa dell’autore è La Sirenetta, di cui abbiamo avuto, e abbiano tuttora, varie rivisitazioni. 

Con quest’albo non solo Rizzoli ripropone una fiaba un po’ più ricercata, ma con l’interpretazione dell’illustratore Marco Mazzoni la storia prende più corpo.

Tutto parte dal desiderio di una donna nel voler avere una figlia e grazie all’aiuto di una strega nasce Mignolina. La protagonista è una bambina delicata e bellissima, alta quanto un mignolo. Per una serie di disavventure si troverà ad avere a che fare con vari animali, i quali avranno problemi con sua la diversità. 

Rileggendo la storia sono tornata un po’ bambina e, per quanto non ami particolarmente la fiaba di Mignolina, non ho potuto fare a meno di innamorarmi delle illustrazioni di Marco Mazzoni. Le tavole dalle tinte pastello sono in continua evoluzione. L’illustratore segue la crescita e il cambiamento interiore di Mignolina e così i colori e i particolari si intensificano, creando dei veri e propri capolavori. Mazzoni non realizza delle illustrazioni che rappresentano in modo letterale gli avvenimenti del racconto, ma dà una sua interpretazione molto onirica e poetica in base all’evoluzione di Mignolina.

Un racconto classico della letteratura per l’infanzia che parla di una bambina che accetta la sua diversità, prende coraggio e cresce. 

#Prodottofornitoda @Rizzoli

 

Leopardo nero, lupo rosso di Marlon James | Recensione

Leopardo nero, lupo rosso

Marlon James

Mistero e magia, potere e sangue sono gli elementi portanti di questo straordinario romanzo epico, il primo fantasy ambientato in un’Africa dove leopardi e lupi si mescolano con uomini dai poteri sovrannaturali. Già opzionato per una serie televisiva, Leopardo nero, lupo rosso è il primo libro di una trilogia, accolto con enorme successo in US e UK. Nello straordinario primo romanzo della trilogia Dark Star di Marlon James, mito, fantasia e storia fanno da sfondo alle avventure dell’Inseguitore, un mercenario ingaggiato per trovare un bambino scomparso tre anni prima. L’Inseguitore è famoso per le sue doti di cacciatore solitario – «Ha un gran fiuto», dice la gente -, ma per questa missione deve lavorare con un eterogeneo gruppo di personaggi, ciascuno dei quali si porta dietro un segreto. Primo fra tutti il muta-forma Leopardo. In viaggio sulle tracce del bambino, l’Inseguitore si sposta da un’antica città all’altra, si addentra in fitte foreste, attraversa fiumi vorticosi e si scontra con mostruose creature decise a ucciderlo. In quella lotta quotidiana per la sopravvivenza, comincia allora a chiedersi chi sia veramente il bambino che sta cercando, chi vuole impedirgli a tutti i costi di trovarlo e soprattutto chi mente e chi dice la verità. Leopardo nero Lupo rosso è il primo romanzo della trilogia Dark Star, scaturita dalla sfrenata immaginazione di Marlon James, già vincitore del Man Booker Prize. Opzionato da Warner per una serie TV, il libro è un fantasy epico immerso nella storia nelle leggende e nel folklore di un’Africa mitica e bellissima.

E forse è per questo che le grandi storie che ci raccontiamo sono così diverse.  Perché noi raccontiamo storia per vivere e quel genere di storia ha bisogno di uno scopo, quindi quel genere di storia dev’essere una bugia. Perché alla fine di una storia vera, c’è soltanto spreco. 

Un fantasy per adulti originale, violento, irriverente e cinico. 

Negli ultimi tempi in Italia stanno arrivando sempre più fantasy che si rivolgono a un target maturo, e questo primo volume di una trilogia rientra proprio in questa categoria. 

L’autore fonda le basi di “Leopardo nero, Lupo rosso” in uno scenario africano, originale e pieno di misticismo dove si intrecciano magia, maledizioni, streghe, anti-streghe, muta-forma, demoni, divinità, riti di iniziazione, il tutto enfatizzato da un’atmosfera cupa e selvaggia.

Inseguitore è un uomo che fin da piccolo ha avuto un’infanzia difficile dovuta a un padre manesco, rozzo e ubriacone, e una madre che semplicemente sottostava alle violenze. Anche quando il nostro protagonista decide di scappare per trovare una sua dimensione, la sua vita viene costellata da delusioni, violenze atroci, stupri e tradimenti. Questi avvenimenti forgiano il suo carattere cinico e irascibile.

In un’alternanza tra presente e passato il lettore conosce la vita di Inseguitore e alcuni dei personaggi che intrecciano il suo cammino. Uno tra questi, che ha un ruolo importante, è Leopardo.
Leopardo è un muta-forma irriverente, è molto semplice nei suoi ragionamenti, non è scaltro e guardingo come il protagonista, e questo mix l’ho amato, trovandolo bilanciato e a tratti divertente.

Il libro ha un ritmo un po’ lento all’inizio, man mano che si va avanti il tutto diventa più incalzante. La trama principale è molto complessa per quel che riguarda la scomparsa del bambino, su chi sia, sul perché il mercante di schiavi richieda di trovarlo e le carte in tavola cambiano più volte, facendo entrare in crisi il lettore (nel senso positivo del termine) che tenta di andare avanti nella lettura cercando la verità. L’autore realizza così una trama molto intricata, non solo per gli intrighi e le cose dette e non dette sull’enigma del bambino, ma anche per la moltitudine di personaggi ben caratterizzati e complessi che interagiscono in queste poco più di seicento pagine.

Lo stile dell’autore è molto particolare, a tratti l’ho trovato un po’ confusionario soprattutto nelle descrizioni delle scene oniriche, ma devo ammettere che Marlon ha un’abilità magistrale nel raccontare le scene di violenza, alcune le ho trovate talmente ben scritte da farmi venire i brividi.  Il libro è pieno di violenze di ogni tipo, non solo nelle scene, ma anche nel linguaggio. Personalmente ho trovato un po’ pesante la continua presenza di volgarità e parolacce nei dialoghi, è vero che parliamo di mercenari, ma sono dell’idea che, come in ogni cosa, il troppo storpia. 

Come ho detto prima ci troviamo in un ambiente africano con tribù, riti di iniziazione e magia. Per quanto riguarda le relazioni non aspettatevi le storie d’amore tormentate e struggenti, qui è tutto molto istintivo. Eppure, in questa cornice selvaggia in cui l’uomo è un tutt’uno con la natura e i suoi istinti, il lettore scopre anche l’animo di Inseguitore a partire dalla sua prima infatuazione per l’amico Kava. Il protagonista spesso prova dei sentimenti per determinati compagni e ho adorato questo suo essere combattuto su ciò che prova e la sua maschera da uomo cinico. 

Marlon James non si limita a far conoscere al lettore perfettamente Inseguitore, ma anche alcuni dei personaggi più importanti, permettendo di scorgere qualcosa sul loro passato e di comprenderli.

Leopardo nero, lupo rosso è un fantasy violento e cinico, in cui la parola d’ordine è “arrovellarsi il cervello” per la trama complessa e misteriosa. Il lettore non può far altro che farsi trascinare dall’ambientazione africana colma di magia, maledizioni e di creature fantastiche e inquietanti.

#Giftedby Frassinelli

Cigni selvatici di Jung Chang | Recensione

Cigni selvatici. Tre figlie della Cina

Jung Chang

La storia vera di “tre figlie della Cina” (l’autrice, sua madre, sua nonna) le cui vite e le cui sorti rispecchiano un secolo di storia cinese, un tempo di rivoluzioni, di tragedie e di speranze: dall’epoca dei “signori della guerra” all’occupazione giapponese e poi russa, dalla guerra civile tra i comunisti e il Kuomintang alla lunga Marcia di Mao e alla Rivoluzione Culturale. Allevata come una “Guardia rossa”, Jung Chang raccoglierà infine l’eredità di dolore e di speranza di sua nonna e di sua madre, opponendosi al regime, che le deporterà i genitori in un campo di rieducazione e la esilierà ai piedi dell’Himalaya, fino all’insperata occasione di espatrio, nel 1978, verso l’Inghilterra.

Fu mia madre, in fondo, a ispirarmi la stesura di Cigni Selvatici, la storia di mia nonna, di mia madre e mia, sullo sfondo dei turbolenti avvenimenti della Cina del ventesimo secolo. 

Cigni Selvatici è un romanzo che nasce dalla volontà dell’autrice, Jung Chang, di voler raccontare la sua storia e quella di sua madre e di sua nonna in un periodo storico della Cina molto travagliato.

Il libro parte dagli inizi del 1900 e l’autrice introduce la storia partendo dalla bisnonna, una donna che è stata costretta a sposare un ragazzo di 14 anni, di ben sei anni più piccolo di lei. Chang spiega che in quel periodo era del tutto normale che la moglie fosse di qualche anno più grande del marito perché doveva rappresentare non solo l’amante, ma anche colei che contribuiva alla crescita del suo uomo. Questo è solo uno dei piccoli particolari della cultura orientale che tratta Chang.

L’autrice racconta le varie fasi politiche e culturali della Cina nel corso del Novecento, in modo da dare un dettagliato quadro storico al lettore al fine di comprendere al meglio le storie di vita di queste donne. Ho apprezzato molto l’aspetto storico e le varie particolarità sulla cultura cinese, che vengono raccontate dall’autrice in modo semplice e scorrevole. Si ha l’impressione di sentire tutta la storia narrata da un’amica.  

Molto interessanti e coinvolgenti sono le parti che riguardano la storia della bisnonna, della nonna e della madre, ma ho trovato un po’ lenta e prolissa la parte proprio dell’autrice. Personalmente i personaggi non mi hanno molto coinvolta, più che un classico romanzo sembra quasi un saggio scorrevole che nel delineare la situazione storica, politica e culturale aggiunge un pizzico di novità narrando la storia di queste donne. 

Ad aiutare il lettore nell’orientarsi facilmente in questa storia c’è non solo l’albero genealogico dell’autrice, ma vi è anche uno schema riassuntivo che delinea i tratti storici più importanti in relazione agli avvenimenti della famiglia di Chang. Questa piccola chicca l’ho molto apprezza perché risulta non solo ben curata da un punto di vista grafico, ma aiuta sicuramente nel non perdersi nella lettura. 

Cigni Selvatici non racconta solo la storia vera di tre donne che hanno combattuto e superato le avversità del complicato ventesimo secolo Cinese, ma racconta in modo scorrevole tutte le tappe storiche e politiche di quel periodo. 

 

La notte dei bambini cometa di P. Vettori | Recensione

La notte dei bambini cometa

Pierpaolo Vettori

Zeno Vivaldi ha un amico immaginario molto speciale, che lo accompagna per tutta l’infanzia: un mostro di nome Ulmer, che racconta al lettore la sua storia in prima persona. Un romanzo d’iniziazione contemporaneo dalle atmosfere fantastiche e ironiche e dal linguaggio ammaliante. Vampiri e fantasmi, i mostri della tradizione gotica, spuntano discretamente tra una riga e l’altra, accompagnati da nuove inquietanti apparizioni reali, come i poeti maledetti della musica punk, dando voce ai turbamenti della preadolescenza. La storia di uno di quei bambini troppo sensibili da cui spesso fuggiamo, narrata con estrema delicatezza, cogliendo proprio il momento in cui Zeno sta per diventare adulto: meravigliato di fronte al mondo reale, ai suoi misteri, agli imprevisti e alle situazioni incomprensibili che è naturalmente destinato a incontrare. Un piccolo classico dell’autore, che torna in versione riveduta e ampliata.

Zeno si sentiva bene e male allo stesso tempo.
Forse era quello essere adulti. Quando diventi grande non ci sono più misteri, solo problemi. 

Una storia delicata e intensa, che ha la nota nostalgica dell’infanzia. 

La notte dei bambini cometa è il libro di esordio dell’autore pubblicato nel 2011, questa è la versione ampliata e riproposta da Bompiani nel mese di agosto di quest’anno. 

Il protagonista è Zeno, un bambino così sensibile che quando sta male emotivamente sta male anche fisicamente. Zeno è introverso, timido e ha una grande fantasia, talmente tanto da avere un amico immaginario di nome Ulmer il quale ci racconta le vicende di Zeno.

Come si può ipotizzare dalla quarta di copertina, si tratta di una storia di formazione e di crescita, del classico passaggio dall’infanzia all’adolescenza. Mi aspettavo le tipiche tematiche “leggere” di questa fase di crescita, ma ho trovato temi molto più maturi di quelli che mi aspettavo. Zeno si trova ad affrontare non solo le problematiche del primo amore non corrisposto per la cugina, gli episodi di bullismo, le prime domande sulla vita, ma anche problemi che lo avvicinano al mondo adulto: come la depressione, la morte e il suicidio. 

Il protagonista è la dolcezza e l’ingenuità in persona, mi sono affezionata subito a lui e, in alcuni momenti, mi sono rivista in alcune situazioni e pensieri. L’idea di far raccontare tutto all’amico immaginario con un linguaggio semplice, ma spesso anche scanzonato, fa in modo che anche un adulto possa approcciarsi con piacere alla lettura. 

Altro personaggio che ho apprezzato nella sua complessità e “pazzia” è Irene, una ragazzina che avrà un ruolo importante nella crescita di Zeno. Irene è un personaggio dall’umore altalenante che, anche con i suoi sbalzi giustificati e ben bilanciati nella storia, è riuscita a catturarmi. Mi sono sentita vicino a lei, alla sua situazione drammatica e molti momenti che passa con Zeno li ho trovati alcuni divertenti e altri toccanti. 

La notte dei bambini cometa è un libro che ti accoglie con il sorriso e la spensieratezza di un amico immaginario, il quale ti saluterà al termine della lettura lasciandoti un velo di malinconia.

#Giftedby @Bompiani

Se i gatti scomparissero dal mondo di K. Genki | Recensione

Se i gatti scomparissero dal mondo

Kawamura Genki

Di lavoro fa il postino, mette in comunicazione le persone consegnando ogni giorno decine di lettere, ma il protagonista della nostra storia non ha nessuno con cui comunicare. La sua unica compagnia è un gatto, Cavolo, con cui divide un piccolo appartamento. I giorni passano pigri e tutti uguali, fin quando quello che sembrava un fastidioso mal di testa si trasforma nell’annuncio di una malattia incurabile. Che fare nella settimana che gli resta da vivere? Riesce a stento a compilare la lista delle dieci cose da provare prima di morire… Non resta nulla da fare, se non disperarsi: ma ecco che ci mette lo zampino il Diavolo in persona. E come ogni diavolo che si rispetti, anche quello della nostra storia propone un patto, anzi un vero affare. Un giorno di più di vita in cambio di qualcosa. Solo che la cosa che il Diavolo sceglierà scomparirà dal mondo. Rinunciare ai telefonini, ai film, agli orologi? Ma certo, in fondo si può fare a meno di tutto, soprattutto per ventiquattr’ore in più di vita. Se non fosse che per ogni oggetto c’è un ricordo. E che ogni concessione al Diavolo implica un distacco doloroso e cambia il corso della vita del protagonista e dei suoi cari. Soprattutto quando il Diavolo chiederà di far scomparire dalla faccia della terra loro, i nostri amati gatti. Kawamura Genki ci costringe a pensare a quello che davvero è importante: alle persone che abbiamo accanto, a quello che lasceremo, al mondo che costruiamo intorno a noi.

 

Come cambierebbe il mondo? E come cambierebbe la mia vita?
Se io scomparissi dal mondo, intendo. 
Il mondo non cambierebbe di una virgola e tutto andrebbe avanti allo stesso modo, giorno dopo giorno? 

Un romanzo surreale e dai toni fiabeschi che tratta dell’importanza delle piccole cose della vita. 

Se mi seguite su instagram sapete che questo è stato un acquisto impulsivo, dettato dalla combinazione gatti e autore giapponese. Mi aspettavo una semplice lettura di intrattenimento e invece non solo l’ho trovata leggera, ironica e divertente, ma anche piena di messaggi importanti e punti di riflessione.

Il tutto è narrato dal punto di vista del nostro protagonista e,  con uno stile frizzante e ironico, Genki permette al lettore di immergersi completamente nella storia. 

Il nostro protagonista è un uomo di trent’anni che all’improvviso scopre di avere pochi giorni di vita a causa di un tumore. In un momento di disperazione compare dinanzi ai suoi occhi il diavolo in persona che gli propone uno scambio: per ogni cosa che fa sparire dalla faccia della terra gli allungherà la vita di un giorno. E così, il povero sventurato, passerà dei giorni a “giocare” con il diavolo, cercando di vivere il più a lungo possibile. 

La storia si apre con il protagonista, di cui si ignora il nome, che scrive una lettera raccontando questa avventura/disavventura a una persona molto importante della sua vita. Ogni volta che il diavolo fa sparire qualcosa (come telefoni, film ecc.) il ragazzo affronta i pro e i contro di tale avvenimento, e la sua mente corre al passato, alla sua infanzia e alla sua amata madre che ormai non c’è più. Da questi ricordi si scopre qualcosa in più sul suo passato e sul forte legame che aveva con la madre.

Adoro come Genki realizza il diavolo che è ironico, sarcastico, esagerato, divertente, esattamente la punta di comicità che ci vuole per rendere quest’opera tragicomica e incisiva. 

Le pagine scorrono velocemente, tra le righe ci sono vari punti di riflessioni sulla vita e su ciò che ci circonda che però reputiamo superfluo, non ci diamo il giusto peso perché lo abbiamo sempre a portata di mano. Il finale l’ho trovato commovente, elegante, poetico… perfetto! Una chiusura di storia che mi ha fatto scendere la lacrima.

Se i gatti scomparissero dal mondo non è solo una storia ironica, surreale e fiabesca, ma è anche un inno alla vita che ci consiglia di tenere bene a mente ciò che amiamo veramente. 

Ferryman – Amore eterno di Claire McFall | Recensione

Ferryman – Amore eterno

 Claire McFall

Dylan ha quindici anni e quando una mattina decide di andare a trovare il padre, che non vede da molto tempo, la sua vita subisce un drastico cambiamento: il treno su cui viaggia ha un terribile incidente. Dylan sembrerebbe essere l’unica sopravvissuta tra i passeggeri e, una volta uscita, si ritrova in aperta campagna, in mezzo alle colline scozzesi. Intorno non c’è anima viva, a parte un ragazzo seduto sull’erba. L’adolescente si chiama Tristan e, con il suo fare impassibile e risoluto, convince Dylan a seguirlo lungo un cammino difficile, tra strade impervie e misteriose figure che girano loro intorno, come fossero pronte ad attaccarli da un momento all’altro. È proprio dopo essersi messi in salvo da questi strani esseri che Tristan le rivela la verità… lui è un traghettatore di anime che accompagna i defunti fino alla loro destinazione attraverso la pericolosa terra perduta.
A ogni anima spetta il suo paradiso, ma qual è quello di Dylan? L’iniziale ritrosia di Dylan e l’indifferenza di Tristan si trasformano a poco a poco in fiducia e in un’attrazione magnetica tra i due ragazzi che non sembrano più volersi dividere. Arrivati al termine del loro viaggio insieme, Dylan proverà a sovvertire le regole del suo destino e del mondo di Tristan, pur di non perderlo.

 

C’era qualcosa di insolito nel modo in cui sedeva lì, una figura solitaria in un luogo isolato. Dylan non riusciva a immaginare come vi fosse arrivato, a meno che anche lui non fosse stato sul treno.

Ferryman è il primo volume di una trilogia fantasy young adult con una storia d’amore che va oltre la morte. 

Dylan è una ragazzina di quindi anni che rimane vittima di un incidente ferroviario e, quando si risveglia, si trova da sola con un ragazzo silenzioso e introverso di nome Tristan, il quale la convincerà a seguirlo in un cammino molto difficile. Ben presto Tristan le svelerà che in realtà lei è morta e lui è il suo traghettatore di anime, che ha il compito di proteggerla dai pericoli insidiosi della terra perduta e di accompagnarla dove vanno tutte le anime.

Lo stile di scrittura di Claire McFall è semplice e la narrazione scorre che è un piacere. L’autrice accompagna il lettore nello scenario cupo e lugubre della terra perduta, in cui i demoni non aspettano altro che rubare le anime ai traghettatori per cibarsene. 

Una delle cose che ho apprezzato del romanzo è proprio l’ambientazione, che ho trovato interessante e originale per la caratterizzazione di questo universo che si trova tra il mondo dei vivi e l’Aldilà.

Dylan ha tutti gli elementi della tipica protagonista dei young adult: impacciata, vittima di bullismo a scuola e con una situazione familiare disastrosa. Ammetto di non averla amata perché a tratti l’ho trovata infantile, con poco carattere e, personalmente, non apprezzo molto questa tipologia di personaggio. Altra cosa che mi ha lasciata perplessa è l’amore che prova la protagonista per il suo traghettatore. Questo suo affetto così forte da voler arrivare anche a prendere decisioni estreme e importanti pur di stare con lui, l’ho trovato ingiustificato e poco trattato, non si percepisce il motivo della crescita di questo sentimento, ma essendo che è solo il primo volume di una trilogia mi aspetto qualche spiegazione nei prossimi volumi. 

La trama è molto lineare, non ci sono colpi di scena e il tutto si sofferma molto su quello che provano i due protagonisti. Ho apprezzato particolarmente il silenzioso e impassibile Tristan, il quale sembra proprio lui affrontare un percorso di crescita che gli permette di avere più coscienza di se stesso. Il traghettatore è una figura che affascina subito perché il suo unico obiettivo è quello di portare al sicuro le anime, ma quando incontra Dylan inizia a provare sensazioni che non avrebbe mai pensato di provare. 

Personalmente mi aspettavo qualcosa di più da questo volume, ma essendo solo il primo capitolo di una trilogia, immagino che la storia prenda più consistenza nei prossimi volumi. Nonostante questo è un libro che mi ha intrattenuto e che ho letto velocemente.

Ferryman è una lettura leggera, scorrevole, che ti porta nei meandri oscuri della terra perduta e ti fa scoprire un mondo misterioso, insieme a un traghettatore di anime risoluto e al suo amore.

 

#Prodottofornitoda @FaziEditore