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L’amuleto di Samarcanda di Stroud | Recensione

L’amuleto di Samarcanda (#1)

Jonathan Stroud

Il millenario jinn Bartimaeus, il demone che costruì le mura di Uruk, Karnak e Praga, che parlò con re Salomone, che cavalcò per le praterie con i padri dei bisonti, viene improvvisamente richiamato dal mondo degli spiriti ed evocato a Londra. Una Londra tetra e cupa dove la magia consiste in un’unica capacità: quella di evocare e asservire demoni, i quali, loro malgrado, obbediranno a ogni ordine del mago che li tiene in suo potere. Bartimaeus deve compiere una missione difficilissima: rubare l’Amuleto di Samarcanda al temibile e ambizioso Simon Lovelace…

Il ragazzino parlò con un filo di voce.
«Io ti ordino di… di… » E sbrigati! «… d-d-dirmi il t-tuo nome».
Di solito i più giovani iniziano sempre così. Inutili manfrine. Sia lui che io sapevamo che lo conosceva benissimo, il mio nome. Altrimenti come avrebbe potuto convocarmi? Bisogna conoscere le formule giuste, i segni giusti e soprattutto il nome giusto. Voglio dire, qui non stiamo parlando di taxi: quando chiami non arriva il primo che capita.
Scelsi un tono di voce profondo, ricco, denso e scuro come cioccolata, del tipo che risuona ovunque eppure in nessun luogo particolare e fa rizzare i peli sulle nuche più inesperte.

«BARTIMEUS»  

Ormai erano due anni che la Tetralogia di Stroud si trovava nella mia libreria e con il 2018 ho deciso di iniziare questa nuova e “impegnativa” avventura.

L’amuleto di Samarcanda è il primo volume della trilogia di Stroud che trascina il lettore in un mondo magico simile a quello di Harry Potter, ma in un’ambientazione che ho trovato più cupa e affascinante.

I maghi non esercitano la magia nel classico modo che tutti conosciamo (tramite bacchette o gesti delle mani), ma invocano i demoni che agiscono per loro. La storia si apre con Nathaniel, un ragazzino apprendista mago, che di nascosto dal suo maestro chiama attraverso un rito il demone Batimeus per portare a termine una missione.

I capitoli si alternano dal punto di vista del demone sfacciato, divertente, ironico ed egocentrico e al testardo e impulsivo Nathaniel.

Inutile dire che ho amato Bartimeus, l’autore ha fatto un lavoro eccellette nella sua caratterizzazione. La storia è piena di colpi di scena con personaggi dalle varie sfaccettature.

In un susseguirsi di avventura, intrighi, magia e battute ironiche, l’amuleto di Samarcanda coinvolge il lettore, ricreando la stessa magia della Rowling con Harry Potter.

Una storia che parla di magia e di demoni in chiave originale e spassosa. 

Ve ne parlo meglio nella video recensione 🙂


 

BookHaul #4 (Prima Parte)

Ciao Cricche!

Anche se un po’ in ritardo ecco il video bookhaul dei mesi di ottobre e novembre (prima parte XD)

Fatemi sapere cosa ne pensate e se c’è qualche titolo che conoscete o che vi ispira <3


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Olga di carta. Jum fatto di buio di Elisabetta Gnone | Recensione

Olga di carta.
Jum fatto di buio

Elisabetta Gnone

È inverno a Balicò, il villaggio è ammantato di neve e si avvicina il Natale. Gli abitanti affrontano il gelo che attanaglia la valle e Olga li riscalda con le sue storie. Ne ha in serbo una nuova, che nasce dal vuoto lasciato dal bosco che è stato abbattuto. Quel vuoto le fa tornare in mente qualcuno che anche Valdo, il cane fidato, ricorda, perché quando conosci Jum fatto di Buio non lo dimentichi più. È un essere informe, lento e molliccio, senza mani né piedi. La sua voce è l’eco di un pozzo che porta con sé parole crudeli e tutto il suo essere è fatto del buio e del vuoto che abbiamo dentro quando perdiamo qualcuno o qualcosa che ci è caro. Jum porta con sé molte storie, che fanno arricciare il naso e increspare la fronte, e tutte sono un dono che Olga porge a chi ne ha bisogno. Perché le storie consolano, alleviano, salvano e soprattutto, queste, fanno ridere. Dopo Olga di carta – Il viaggio straordinario, ritorna la vita del villaggio di Balicò con una storia che ne contiene tante, come in un gioco di scatole cinesi, come in una farmacia d’altri tempi piena di cassetti da aprire per tirare fuori la medicina giusta per ciascuno di noi.

“Tu hai paura di me?” dissi. “Tu che mi segui e mi scavi dentro! Tu che mi spegni e m’inondi di buio! Tu che ti disseti del mio dispiacere e mi geli l’anima!”

Elisabetta Gnone è una garanzia se cercate un bel libro per ragazzi e se il primo volume di Olga di Carta mi è piaciuto questo l’ho amato.

Olga è un personaggio che non si può non amare, nonostante abbia sofferto tanto in passato, affronta la vita serenamente dimostrandosi un personaggio dolce e innocente. In questa avventura i cittadini di Balicò ascoltano con stupore le tante storie che racconta la bambina che hanno come punto in comune un personaggio strano, bizzarro e inquietante: Jum.

Jum è un essere informe e molliccio che si nutre della disperazione e della tristezza delle persone che soffrono per una mancanza, un vuoto che portano dentro. L’autrice tratta questa tematica sotto varie sfaccettature, un tema che tocca tutti perchè ognuno di noi porta sempre con sé, nel bene o nel male,  un vuoto.

Elisabetta Gnone narra questa storia in modo delicato e fantasioso come solo lei sa fare, dando una forma alla tristezza (Jum) e realizzando un personaggio che non si può odiare.

Olga scopre che tutti i cittadini di Balicò hanno un vuoto dentro e così inizia a raccontare le tante storie con Jum fatto di buio.

Una storia che parla di bui, di vuoti, ma anche di luce. 

Vi lascio alla video recensione 🙂

 

Recensione: Il GGG di Roald Dahl

Il GGG

Roald Dahl

Sofia non sta sognando quando vede oltre la finestra la sagoma di un gigante avvolto in un lungo mantello nero. È l’Ora delle Ombre e una mano enorme la strappa dal letto e la trasporta nel Paese dei Giganti. Come la mangeranno, cruda, bollita o fritta? Per fortuna il Grande Gigante Gentile, il GGG, è vegetariano e mangia solo cetrionzoli; non come i suoi terribili colleghi, l’Inghiotticicciaviva o il Ciuccia-budella, che ogni notte s’ingozzano di popolli, cioè di esseri umani. Per fermarli, Sofia e il GGG inventano un piano straordinario, in cui sarà coinvolta nientemeno che la Regina d’Inghilterra.


Le case apparivano sghembe, contorte, come in un racconto fantastico. Ogni cosa era pallida e spettrale, d’un biancore latteo. 
Dall’altra parte della strada vide la bottega della signora Rance, dove si compravano bottoni, lana ed elastico a metri. Ma anche la bottega sembrava irreale. Sofia lasciò errare lo sguardo più lontano. E improvvisamente si sentì gelare. 
Qualcosa risaliva la strada. 
Qualcosa di nero…
Qualcosa di grande…
Una cosa enorme, magrissima e oscura.

Una storia dolce e fiabesca che insegna ad andare oltre le apparenze. 

E’ la prima volta che leggo qualcosa di Roal Dahl e sono rimasta piacevolmente colpita e sorpresa dal mondo fantastico che è riuscito a creare con il GGG.

In una notte insonne, la piccola orfanella Sofia incrocia lo sguardo con la figura inquietante e gigantesca del GGG, il quale la rapisce portandola con sé nel mondo dei giganti perché nessun umano deve scoprire della loro esistenza. Da questo momento si svolgono le avventure della intelligente e coraggiosa Sofia con il Grande Gigante Gentile che non si nutre di esseri umani, ma di verdure disgustose.

La piccola protagonista conosce il mondo di queste creature fantastiche e scopre che il suo “carceriere” è in realtà un puro di cuore e anche un gran chiacchierone.

Dahl con uno stile scorrevole e semplice caratterizza alla perfezione Sofia, una bambina che non si ferma dinanzi alle prime difficoltà, curiosa e testarda. Il Grande Gigante Gentile è un personaggio che non si può non amare per la sua dolcezza e goffaggine, parla in modo sgrammaticato inventando anche parole originali e divertenti, ma per questo motivo ho trovato un po’ stancante, a lungo andare, leggere i suoi dialoghi.

Una storia delicata che trasmette tanti piccoli messaggi che fanno riflettere sul modo di agire dell’essere umano.

Se avete voglia di una storia leggera e fiabesca che non sia troppo impegnativa e che vi accompagni in questo periodo di caldo afoso, il GGG è la lettura perfetta per coccolare il lettore. 

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