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Le intermittenze della morte di Saramago | Recensione

Le intermittenze della morte

Saramago

Un paese senza nome, 31 dicembre, scocca la mezzanotte. E arriva l’eternità, nella forma più semplice e quindi più inaspettata: nessuno muore più. La gioia è grande, la massima angoscia dell’umanità sembra sgominata per sempre. Ma non è tutto così semplice: chi sulla morte faceva affari per esempio perde la sua fonte di reddito. E cosa ne sarà della chiesa, ora che non c’è più uno spauracchio e non serve più nessuna resurrezione? I problemi, come si vede, sono tanti e complessi. Ma la morte, con fattezze di donna, segue i suoi imprendibili ragionamenti: dopo sette mesi annuncia, con una lettera scritta a mano, affidata a una busta viola e diretta ai media, che sta per riprendere il suo usuale lavoro, fedele all’impegno di rinnovamento dell’umanità che la vede da sempre protagonista. Da lì in poi le lettere viola partono con cadenza regolare e raggiungono i loro sfortunati (o fortunati?) destinatari, che tornano a morire come si conviene. Ma un violoncellista, dopo che la lettera a lui indirizzata è stata rinviata al mittente per tre volte, costringe la morte a bussare alla sua porta per consegnarla di persona.

Il giorno seguente non morì nessuno. 
Il fatto, poiché assolutamente contrario alle norme della vita, causò negli spiriti un enorme turbamento, cosa del tutto giustificata, ci basterà ricordare che non si riscontrava notizia nei quaranta volumi della storia universale […]

I libri dell’autore portoghese mi hanno sempre molto intrigata, ma per il suo stile particolare sono sempre stata restia a buttarmi nelle sue storie. 

La quarta di copertina spiega forse un po’ troppo della storia. Ci troviamo in un paese senza nome, all’improvviso la morte smette di fare il suo lavoro e per i seguenti sette mesi non muore nessuno. 

Per quanto la storia sia surreale, spesso grottesca, la cosa che ho adorato di questo libro è il fattore realistico delle dinamiche che si vanno a innescare per quanto riguarda la situazione politica, religiosa e dei comuni cittadini. Il lettore a questo punto si trova a pensare: se la morte non facesse più il suo lavoro, succederebbe quello che va a raccontare Saramago? E la risposta è: molto probabilmente sì. 

Il libro lo possiamo dividere in due parti, nella prima si affrontano le conseguenze di questa “apparente vita eterna”, nella seconda la morte ritorna, ma questa volta la protagonista indiscussa è proprio lei. Una figura ultraterrena che deciderà di fare visita a un violoncellista che a quanto pare non ha alcuna intenzione di morire. 

Saramago è un autore molto particolare, soprattutto per lo stile di scrittura. L’autore usa una punteggiatura non tradizionale, ovvero scrivere periodi molto lunghi, intervallati da virgole. Non ci sono altri simboli di punteggiatura, anche per quanto riguarda i dialoghi che sono introdotti dalla lettera maiuscola. Personalmente, a lungo andare, ho trovato questo stile un po’ impegnativo e spesso mi perdevo nella lettura. 

Stile di scrittura a parte ho apprezzato molto la trama, parliamo di una storia in cui l’autore non dà importanza al contesto, ma al contenuto. Un libro che non si perde in descrizioni, ma si sofferma su riflessioni molto attuali. 

Le intermittenze della morte è un libro che vi catapulterà in una situazione surreale e bizzarra, trattando però dinamiche molto realistiche e vicine alla nostra società. 

Follia di McGrath | Recensione

Follia

Patrick McGrath

Una grande storia di amore e morte e della perversione dell’occhio clinico che la osserva. Dall’interno di un tetro manicomio criminale vittoriano uno psichiatra comincia a esporre il caso clinico più perturbante della sua carriera: la passione tra Stella Raphael, moglie di un altro psichiatra, e Edgar Stark, artista detenuto per uxoricidio. Alla fine del libro ci si troverà a decidere se la “follia” che percorre il libro è solo nell’amour fou vissuto dai protagonisti o anche nell’occhio clinico che ce lo racconta.

Le storie d’amore catastrofiche contraddistinte da ossessione sessuale sono un mio interesse professionale ormai da anni. Si tratta di relazioni la cui durata e la cui intensità differiscono sensibilmente, ma che tendono ad attraversare fasi molto simili: riconoscimento, identificazione, organizzazione, struttura, complicazione, e così via. 

Un romanzo che esplora gli angoli più bui della psiche umana. 

Ho sentito molti pareri contrastanti su questo libro, c’è chi l’ha amato e chi l’ha trovato pesante. Io devo ammettere che al termine della lettura ho provato un senso di confusione, non sapendo bene come definire questo libro. Ebbene mi sono presa qualche giorno per ragionare a mente fredda e sono arrivata a una conclusione. 

La storia tratta di Stella Raphael, moglie del vicedirettore di un’istituto di igiene mentale, che prova una forte attrazione per Edgar Stark,  un paziente che ha ucciso la moglie per gelosia. La storia viene raccontata da Peter, uno psichiatra che lavora da parecchi anni nella struttura, il quale ha seguito fin dai primi giorni il caso di Edgar. Stella si sente così coinvolta dalla passione e dall’amore tormentato per Stark che è pronta a rinunciare a tutto pur di stare con lui. 

Sono rimasta molto colpita dallo stile di scrittura che è scorrevole, immediato e a volte crudo. La trama è molto lineare, a tratti l’ho trovata anche prevedibile, ma è affascinante come Patrick va a esaminare gli angoli più oscuri della mente umana. 

I personaggi sono caratterizzati in modo magistrale, non solo i protagonisti, ma anche i secondari. Il pazzo dichiarato all’inizio della storia è Edgar, ma man, mano che si va avanti si scopre che la storia va a delineare il personaggio di Stella e l’evoluzione della sua mente provocata dall’ossessione per Stark. Le vicende proseguono senza colpi di scena, ma ho apprezzato particolarmente il finale che conclude il cerchio di questa narrazione di menti folli, ognuna in modo diverso e con i propri punti deboli. 

Follia è una storia dalla scrittura potente e intima, che affronta la complessità della mente umana toccando temi come: la depressione, il disagio e la frustrazione. 

Storia di un supereroe gentile di Rhys Thomas | Recensione

Storia di un supereroe gentile 

Rhys Thomas

Notte fonda, strade tenebrose di città. Acquattato nell’ombra, invisibile al mondo, il Fantasma si prepara a proteggere i cittadini ignari dei pericoli che li attendono. Una maschera gli copre il viso, una pettorina gli protegge le spalle e il torace, il suo fido destriero è la bicicletta. Nel suo mirino: un gruppo di teppistelli di quart’ordine che sta per lanciare dei sassi dalla ferrovia. Il Fantasma avanza deciso, rimprovera i malfattori e si dilegua nell’oscurità… senza aver spaventato proprio nessuno e senza aver sortito alcun effetto. Già, perché sotto il costume da supereroe improvvisato si cela Sam Holloway, un ventiseienne goffo e abitudinario, che tre notti a settimana si lascia alle spalle la sua esistenza grigia e assolutamente ordinaria per agire da paladino della giustizia estemporaneo, a beneficio di vecchiette, cani e senzatetto. Per Sam, la maschera di Fantasma è una sorta di valvola di sfogo che gli permette di affrontare la solitudine e la sua vita insignificante, scandita da una ferrea routine e da un lavoro banale in un’azienda che rivende componenti elettronici giapponesi. Finché, un giorno, conosce Sarah, bibliotecaria che gli fa battere il cuore. Pur di conquistarla, Sam è disposto a gettare al vento ogni cautela, e la sua quotidianità semi-tranquilla piomba nel caos. Privato delle sue certezze e in balia degli eventi, Sam dovrà decidere se continuare a nascondersi nell’ombra o se togliersi la maschera, compiendo per amore il suo più grande atto di coraggio. Un romanzo che ci ricorda quanto eroismo possa esserci in un piccolo gesto di gentilezza e ci conquista con il suo protagonista atipico e di gran cuore, impossibile da dimenticare.

Sam era un supereroe da cinque mesi. Le ragioni che spingono chiunque a fare qualcosa sono innumerevoli e sfuggenti, ma lui giudicava il proprio destino di supereroe nell’Inghilterra del Ventunesimo secolo come un fatto inevitabile. Era stato il corso della vita a condurlo fin li. 

Un romanzo delicato e intimo.

Il protagonista è Sam Holloway, un ragazzo di ventisei anni goffo e introverso che ha una vita ordinaria, per nulla esaltante, ma almeno tre notti a settimana, indossa il costume da supereroe e così si trasforma nel Fantasma. Un paladino della giustizia che aiuta vecchiette in difficoltà e cani smarriti. La vita di Sam prende una via diversa quando incontra Sarah, una bibliotecaria che sembra molto interessata a lui.

Era da tanto che un libro non mi conquistava con tanta dolcezza. Sam è un protagonista adorabile, un ragazzo estremamente sensibile e di buon cuore. Quando veste i panni del Fantasma, Sam riesce a voltare le spalle al se stesso che vive la vita ordinaria. Come paladino della giustizia si sente forte, coraggioso, pronto a qualsiasi cosa. Un aspetto che ho trovato molto realistico perché quanti si rifugiano nelle proprie passioni per esternare ciò che non riescono a fare nella vita di tutti i giorni?

Eppure, dietro a questo passatempo bizzarro che Sam prende con dedizione e professionalità, c’è un grande scoglio, un peso enorme che porta nel cuore e che non riesce a superare. 

Lo stile di Thomas scorre veloce e fluido. I capitoli procedono in un’alternanza tra le missioni che affronta il Fantasma e la vita di Sam, fatta di pochi amici con i quali condivide le stesse passioni e una nuova conoscenza, la misteriosa Sarah. 

Nella storia si fanno molti riferimenti a film, libri e fumetti come Batman, Harry Potter, Sandman di Neil Gaiman, Il mio vicino Totoro questo perché fin da piccolo Sam trova la sua dimensione in queste storie.

E così, pagina dopo pagina, il lettore segue il cambiamento di Sam: a volte si ha a che fare con il ragazzo introverso e timido, altre con il paladino della giustizia. 

Ho adorato questo libro non solo per la dolcezza della trama, per i riferimenti letterari e cinematografici, ma soprattutto per alcuni concetti importanti come la gentilezza. Altro aspetto che ho apprezzato riguarda la storia d’amore che non è per nulla banale, anzi, è un rapporto che evolve e muta i personaggi in maniera concreta e con i giusti tempi.

Storia di un supereroe gentile non è solo una storia romantica tra un supereroe particolare e una bibliotecaria, ma è un libro che parla di gentilezza, di buoni sentimenti, di lutto, di traumi e di voglia di migliorare la propria vita. 

#Prodottofornitoda @Sperling&Kupfer

La moglie coreana di Min Jin Lee | Recensione

La moglie coreana 

Min Jin Lee

Corea, anni Trenta. Quando Sunja sale sul battello che la porterà a Osaka, in Giappone, verso una vita di cui non sa nulla, non immagina di star cambiando per sempre il destino del figlio che porta in grembo e delle generazioni a venire. Sa solo che non dimenticherà mai il suo Paese, la Corea colpita a morte dall’occupazione giapponese, e in cui tuttavia la vita era lenta, semplice, e dolce come le torte di riso di sua madre. Dolce come gli appuntamenti fugaci sulla spiaggia con l’uomo che l’ha fatta innamorare per poi tradirla, rivelandosi già sposato. Per non coprire di vergogna la locanda che dà da vivere a sua madre, e il ricordo ancora vivo dell’amatissimo padre morto troppo presto, Sunja lascia così la sua casa, al seguito di un giovane pastore che si offre di sposarla. Ma anche il Giappone si rivelerà un tradimento: quello di un Paese dove non c’è posto per chi, come lei, viene dalla penisola occupata. Perché essere coreani nel Giappone del XX secolo, attraverso tutte le tempeste che la Storia riserverà a quegli anni densi e implacabili, è come giocare al gioco giapponese proibito, il pachinko: un azzardo, una battaglia contro forze più grandi che solo uno sfacciato, imprevedibile colpo di fortuna può ribaltare.

 

Sunja era una bambina normale, dalla risata pronta e argentina, ma agli occhi del padre era una bellezza, e lui era incantato dalla sua perfezione. Pochi padri al mondo amavano la propria figlia quanto la amava Hoonie, che sembrava vivere per farla sorridere.

Una storia intima e straziante, che tiene incollato il lettore fino all’ultima pagina. 

La moglie coreana è un romanzo che parla di storie di vita di ben quattro generazioni, eppure, il personaggio che appare predominante nella storia, e da cui parte tutto, è Sunja. 

Sunja è una ragazza adolescente che porta avanti una modesta pensione insieme alla madre in un paese nella Corea del Sud. Ci troviamo in un periodo storico molto particolare, in cui il Giappone si impone sul paese e tratta tutti i coreani come se fossero i peggiori delinquenti. In questo scenario, che è accompagnato da una profonda crisi economica, Sunja conosce un giovane e aitante uomo di nome Hansu, con il quale ha una relazione clandestina ed esce incinta. Dopo aver scoperto che l’uomo di cui si è innamorata ha una moglie e due figlie in Giappone, la ragazza decide di rompere ogni rapporto. Nello stesso periodo arriva alla pensione Isak, un giovane protestante che viene dalla Corea del Nord, il quale è in viaggio per raggiungere il fratello in Giappone a Osaka. Isak cade malato, essendo un uomo molto cagionevole di salute, ma grazie alle cure di Sunja e di sua madre si riprede e per sdebitarsi decide di sposare la ragazzina, riconoscendo come suo anche il figlio che porta in grembo. I due partono per il Giappone, cercando di cambiare la loro vita.

Questo è solo l’inizio di questa fantastica storia, piena di drammi, amori e speranze. Min Jin Lee con uno stile accattivante ed elegante racconta di un periodo storico molto travagliato che parte dai primi anni del 1900, fino al 1989. Si parla di storia, si toccano problematiche politiche e religiose. Ogni personaggio è rappresentato in modo magistrale, l’autrice ci racconta in modo interessante e approfondito del background di ognuno di loro e il lettore non può far altro comprenderli e amarli nei loro pregi, nei loro difetti e soprattutto nelle loro fragilità.

Personalmente ho adorato il padre di Sunja, Hoonie, un uomo che ha problemi fisici e che viene deriso per questo motivo, ma è il personaggio che per me rappresenta la bontà, la gentilezza e l’umiltà. 

Sunja è una ragazza ingenua che viene ferita dal suo primo amore e per questo suo errore si impone di cambiare e di dedicare anima e corpo alla sua nuova famiglia. Una figura femminile che ho apprezzato proprio perché è reale e coerente in ogni difficoltà in cui si trova. Per quanto riguarda Hansu, che all’inizio ho detestato, devo dire che man mano sono riuscita ad apprezzarlo, c’è qualcosa in lui che inevitabilmente attira il lettore. Sarà il suo carattere o forse i suoi desideri di cui non farò menzione per non svelare troppo.

Le storie raccontante da Min Jin Lee mi hanno coinvolta tanto da farmi provare non solo rabbia, tristezza e gioia, ma al termine del libro ho sentito un enorme vuoto che non mi ha permesso di avvicinarmi subito a un’altra lettura. Mi sentivo ancora troppo coinvolta dalle vicende de La moglie coreana e sono stata qualche giorno in pausa, a rileggere i passaggi che mi sono più piaciuti e a dare un ultimo saluto ai personaggi che ho apprezzato di più.

Se proprio devo trovare una “pecca” in questo romanzo meraviglioso, devo dire che avrei preferito avere qualche riferimento storico in più, ma per il resto la storia scorre veloce con un ritmo incalzante. 

La moglie coreana affronta ogni sfaccettatura dell’animo umano, racconta di personaggi che cercano di vivere nel migliore dei modi e di sopravvivere alla crisi che ha portato la guerra e alle discriminazioni.

Anche la morte ascolta il jazz di Valeria Biuso

Anche la morte ascolta il jazz

Valeria Biuso

Moda, jazz, poesia beat, esoterismo, gusto fantastico e controcultura hipster: tutto questo è racchiuso in “Anche la morte ascolta il jazz”, romanzo d’esordio di Valeria Biuso, in libreria  per Ianieri Edizioni.

“Anche la morte ascolta il jazz” è ambientato nella contraddittoria e febbricitante New York di fine anni ’40, dove vive William Brooks, un giovane scrittore che cerca l’ispirazione a zonzo per le livide strade della Grande Mela. Brooks scrive recensioni per il “Partisan Review”, la rivista più radicale della città, e frequenta i locali storici del bepop, dove pullulano morfinomani, hipster e perdigiorno. Sarà l’incontro imprevisto con un lontano parente, l’azzimato e nebuloso Noah Tats, a risvegliare Brooks, scuotendolo dal languore in cui si sentiva impaludato ormai da tempo; l’orizzonte del giovane sembra così illuminarsi improvvisamente grazie a una misteriosa e ammaliante promessa di consapevolezza, ma lungo la strada non mancheranno ombre e pesanti inquietudini a complicare il cammino.

Valeria Biuso narra la crisi identitaria di una intera generazione, evocando il relativismo dei nuovi valori fondamentali e le irrisolvibili antinomie che dominano la società occidentale.

Catanese, classe 1993, appassionata di letteratura francese e americana, Valeria Biuso si specializza nello studio delle lingue e delle letterature straniere, frequentando l’Alliance française, la Sorbonne di Parigi e l’Università di Pisa. Scrive racconti, disegna e guarda troppi horror e serie tv.

«Volevo festeggiare, ascoltare jazz, bere whiskey e fumare erba. Buttarmi alle spalle l’angoscia delle ultime settimane, il naso rotto, la figura di merda al PR, i litigi con Dahlia, gli occhi tristi di Paula, Tine e la sua cricca di svitati, i battibecchi con Phil, la morte di mia nonna, il suicidio sventato da Noah, le lacrime di mia mamma, il romanzo e tutto il resto… Ci voleva un drink. Ce ne volevano due… Per prima cosa, presi la metro e andai a casa per mettere via l’uniforme».

BOOKHAUL #3

Ciao Cricche!
Oggi nuovo video BookHaul!


LIBRI IN ITALIANO

LIBRI IN INGLESE

Mondadori ragazzi: uscite dal 24 ottobre

Quando arriva il comunicato stampa della Mondadori libri per Ragazzi sono esaltata come una bambina il giorno di Natale. Quale uscita stuzzica la vostra curiosità?

Guojing
Il figlio unico

Lasciata da sola a casa, una bambina decide di andare dalla nonna. Durante il tragitto si perde e, sola e disperata, viene avvicinata da un cervo misterioso che la porta in un mondo surreale e fantastico. In questo meraviglioso albo illustrato senza parole, l’autrice Guojing – cresciuta in Cina durante i decenni della politica del figlio unico – riesce a rendere in maniera straordinaria la ricchezza della vita emotiva dei bambini, piena di sogni e immaginazione. «Narrata senza parole, ma con tenere e sognanti illustrazioni, la fiaba di Guojing racconta la solitudine di chi è cresciuto durante la politica del figlio unico in Cina.»


Paolo Barbieri
Draghi, e altri animali

Ci sono mondi fantastici popolati da draghi. Ci sono altri mondi fantastici popolati da rondini, tigri, tartarughe e balene. Il libro che avete tra le mani unisce questi mondi.


John David Anderson
L’ultima lezione di  Miss Bixby

Al mondo esistono sei tipi di insegnanti: gli Zombie; i caffeina dipendenti (Caff-Dip); i temibili Dungeon Master; gli Spielberg con un film sempre pronto; i Novellini e infine quelli che Brand, Steve e Topher – compagni di classe e amici inseparabili – chiamano semplicemente i Buoni, quelli che rendono sopportabile la tortura altrimenti detta scuola. Come la professoressa Bixby. Miss Bixby ha ciocche di capelli rosa come lo sciroppo di fragola e occhi verdi come l’erba appena spuntata; ama leggere Lo Hobbit a voce alta, infarcire i suoi discorsi di piccole citazioni e, soprattutto, dedicare attenzione ai suoi studenti. Ma ha anche una malattia incurabile che improvvisamente la costringe a lasciare la scuola… Brand, Steve e Topher elaboreranno così un piano a volte pericoloso, ma assolutamente fantastico, per regalare alla persona che più di ogni altro ha creduto in loro un ultimo momento magico, dove il tempo si ferma, la musica suona e nulla di brutto può accadere. «I ragazzi non ameranno questo libro. Ne avranno letteralmente bisogno.» SOMAN CHAINANI autore best-seller de La Scuola del Bene e del Male


Laurence Anholt
Gli occhi della libertà

In una notte d’estate del 1963, Pip viene prelevato dall’orfanotrofio in cui vive e mandato a stare presso la sua nuova famiglia affidataria. Un lungo viaggio fra i campi di cotone e la campagna riarsa del Sud degli Stati Uniti lo porta verso la sua nuova vita, in una fattoria dove vivono un vecchio agricoltore, sua moglie e una ragazzina muta e sfuggente. Pip però ha la pelle nera e nell’America degli anni ’60 il colore della pelle può rendere la vita difficile. Oltre agli sguardi della gente, Pip deve affrontare il Ku Klux Klan, una società segreta che genera violenza e paura, rischiando di perdere tutto ciò che ha di più caro. Sarà solo con l’aiuto di Jack, un medico misterioso con il potere dell’ipnosi, che Pip troverà la forza di lottare per trovare a tutti i costi la strada per la libertà.

Le cose potevano cambiare, no? Se un ragazzo orfano poteva diventare un giovane uomo sicuro di sé e se una ragazza muta poteva trovare la voce, allora anch’io potevo trovare la mia forza. Ricordai la magnifica frase di un irlandese, un certo Edmund Burke, che mio padre aveva l’abitudine di citare: “Perché il male trionfi è sufficiente che i buoni rinuncino all’azione”.

Le cose potevano cambiare, no? Se un ragazzo orfano poteva diventare un giovane uomo sicuro di sé e se una ragazza muta poteva trovare la voce, allora anch’io potevo trovare la mia forza. Ricordai la magnifica frase di un irlandese, un certo Edmund Burke, che mio padre aveva l’abitudine di citare: “Perché il male trionfi è sufficiente che i buoni rinuncino all’azione”.


Richard Platt
Il libro delle cose da grandi

Un inesauribile catalogo di nozioni, una meraviglia grafica.
Trenta argomenti scientifici e umanistici trattati con illustrazioni accattivanti e testi a portata di ragazzino. Dalle parti del corpo e alla tavola periodica, dalle note musicali ai segnali con le bandiere, dai fusi orari all’alfabeto greco.. ogni tema viene spiegato con parole chiare ed efficaci e l’ausilio di una magnifica infografica.

Fazi Editore: uscite ottobre/novembre

L’undicesima ora 
Giovanni Ricciardi
Collana Darkside

Roma, di nuovo, lo scenario in cui si snoda una vicenda destinata a svilupparsi con ritmo avvincente e grandi momenti di
suspense a partire dalle circostanze del tragico e inaspettato crollo di una villetta. Dentro la casa, infatti, ha trovato la morte lo stesso architetto che l’aveva progettata. Il commissario Ponzetti, chiamato sul luogo della disgrazia, capisce da alcuni dettagli che le cose sono più complesse di quello che sembrano. E scavando nella storia recente della vittima scoprirà molti dettagli che lo indurranno a seguire un’intricata pista amorosa, varcando i confini italiani per risolvere il suo caso.


I nostri fratelli feriti
Joseph Andras
Collana Strade

Algeri, 1956. Fernand Iveton, operaio francese nato in Algeria, progetta un attentato contro la fabbrica dove lavora. L’attentato non deve provocare morti: militante comunista favorevole all’indipendenza algerina, Iveton non è d’accordo con gli attentati terroristici del FLN che, a cominciare da quel settembre, mietono vittime innocenti. Denunciato da un capomastro, Fernand viene arrestato prima che la bomba artigianale possa scoppiare. Il verdetto è quello invocato dalla maggioranza dell’opinione pubblica: la ghigliottina. Respinto anche il ricorso in Cassazione, a Fernand non rimane altro che sperare nella grazia del
presidente della Repubblica. Trascorre tre mesi in prigione, credendo fermamente che sarà graziato, poiché non ha
ucciso nessuno, ma il governo (presidente René Coty, ministro della Giustizia François Mitterrand) rifiuta la grazia. Iveton viene ghigliottinato con due detenuti arabi nel febbraio 1957.


Le cifre della trascendenza 
Karl Jaspers
Collana Campo dei fiori

In questo testo vengono presentate le ultime otto lezioni che Jaspers tenne all’università, qualche anno prima di morire. Questi saggi rappresentano l’esito ultimo del suo pensiero, ma senza le asperità tipiche delle trattazioni filosofiche accademiche. Viene lasciato spazio al divulgatore, al maestro interessato ad affrontare il tema che da sempre ha animato la sua filosofia: la trascendenza. Da qui Jaspers articola i temi fondamentali alla filosofia dell’esistenza. Abbandonando la dimensione metafisica in favore di un radicamento nell’immanenza dell’esistenza umana, Jaspers riscopre la trascendenza come esperienza del limite, del naufragio: un passaggio fondamentale per la filosofia novecentesca.


L’età dell’oro 
Gore Vidal
Collana Le strade

Nell’Età dell’oro Gore Vidal narra gli avvenimenti di un periodo cruciale della politica statunitense, dalla Seconda Guerra Mondiale alla Guerra di Corea. Nella ricostruzione storica, in cui sfilano i personaggi chiave dellasocietà americana, Vidal riesce a tenere sempre alta la tensione. Un romanzo di ampio respiro, che narra gli amori e gli odi, le fortune e le disgrazie dei personaggi: l’idealista Caroline Sanford, ex-attrice e giornalista; Peter Sanford, intellettuale radical; Tim Farrell, regista tormentato ma fondamentalmente “integrato”. Vidal procede nel suo intento di “smitizzare” eventi e personaggi fondamentali
della storia mondiale: in questo caso al centro del mirino ci sono Roosevelt (considerato corresponsabile dell’attacco a Pearl Harbour) e Truman.


Uomo e donna
Wilkie Collins

Collana Le strade
Anne Silvester, giovane e raffinata, è accolta come istitutrice presso la famiglia di Lady Lundie, amica d’infanzia della sua sfortunata madre, e diviene inseparabile dalla figlia di lei, Blanche. Quando il nobile Geoffrey Delamayn, aitante sportivo da tutti idolatrato per le sue doti atletiche ma privo di cervello, la seduce compromettendone la reputazione, Anne, pur non amandolo, è costretta a cercare di salvare il proprio onore progettando un matrimonio segreto. Ma siamo in Scozia, e qui le leggi sul matrimonio sono così ambigue e inconsistenti che finisce con l’essere accusata di aver sposato Arnold, il fidanzato della sua cara amica Blanche. Dopo una serie di colpi di scena, la verità verrà ristabilita, ma per Anne si rivelerà la peggiore delle condanne: Geoffrey, infatti, minato nel fisico e nello spirito dal troppo allenamento sportivo, decide di tenerla segregata in casa finché non avrà trovato il modo di ucciderla per essere libero di sposare una ricca ereditiera…

Storia di Roque Rey
Ricardo Romero
Collana Le strade

Il giorno in cui lo zio Pedro muore, Roque, dodici anni, indossa le sue scarpe su richiesta della zia, per ammorbidirle un po’ in modo che, nel suo viaggio nell’aldilà, l’uomo possa stare più comodo. Così Roque esce di casa per fare una passeggiata: non tornerà più. Camminerà per quarant’anni, senza meta, in una lunghissima fuga costellata di scoperte e riflessioni. I compagni di viaggio saranno i più svariati: c’è Umberto, prete epilettico parricida; ci sono Los Espectros, un gruppo di musicisti itineranti che lo ingaggia come ballerino; c’è Marcos Vryzas, un bohémien alcolizzato che lo introduce alla vita dissoluta della capitale; c’è Natalia, una bambina dall’intelligenza eccezionale che si innamora di lui e lo tenta col suo fascino ammaliatore. E poi ci sono le centinaia di morti che Roque troverà lungo il suo cammino: tolte quelle dello zio, indosserà le loro scarpe, che gli indicheranno la via. Sullo sfondo, quarant’anni di storia dell’Argentina, paese così lontano eppure così vicino che non ha mai smesso di esercitare il suo grande fascino.

                                                                                     Delitto al Luna Park

Léo Malet
Collana Darkside
Questa volta siamo a la Nation, nel XII arrondissement, che fu teatro importante della Rivoluzione. Nestor Burma è alla Gare de Lyon ad attendere il ritorno di Hélène da Cannes, ma dal treno la segretaria non scende. Eccolo allora vagare per Parigi e trovarsi per caso in un Luna Park. Seguendo le gambe di una bella ragazza, sale sull’ottovolante, dove viene aggredito da un passeggero alle sue spalle: in un attimo il malcapitato viene scaraventato giù dalla giostra e muore. Poco dopo Burma scopre che l’anno prima una ragazza è precipitata giù dalla stessa giostra… Coincidenze?

Dark Harlem
Rudolph Fisher
Collana Darkside

Frimbo, il più famoso medium di Harlem, è stato ucciso nel suo studio. Quando il dottor Archer e l’investigatore Perry Dart arrivano sulla scena del delitto, nella sala d’aspetto trovano sette clienti, tutti potenziali colpevoli. Durante le prime indagini i sospetti cadono su  Jink Jenkins: era lui l’unica persona presente nello studio al momento dell’omicidio, è suo il fazzoletto trovato nella gola del morto e una sua impronta digitale viene scoperta  sul manico della mazza usata per stordire la vittima. Ma mentre le indagini procedono il corpo scompare e i moventi dilagano: forse è stato ucciso per vendicare il fratello di Hicks, che si è ammazzato in seguito a una maledizione che Frimbo gli ha lanciato, o forse il suo
omicidio è da imputare alla malavita di Harlem, che non vedeva di buon occhio le continue vincite di Frimbo alla lotteria. Chiunque quella sera sia entrato in contatto con la vittima potrebbe ragionevolmente essere l’assassino. Finché dal regno dei morti non ritorna Frimbo, in carne e ossa…

Per quieto vivere
Massimiliano Smeriglio
Fuori Collana

4 giugno 1944. Una donna si getta dal decimo piano di un caseggiato popolare. È la portiera del palazzo che, fedele al regime
fascista, con le sue denunce ha provocato la condanna a morte di alcuni giovani partigiani. Settant’anni dopo, il nipote della donna, un uomo superficiale e indolente che ha ereditato il ruolo di portiere nel medesimo stabile, è all’ossessiva ricerca dei parenti di coloro che considera i responsabili del suicidio. Sotto al suo sguardo morboso, si dipanano le vite dei condomini: un giornalista colpito da una malattia degenerativa e suo figlio; un’anziana donna, considerata matta, che cela nella sua follia un terribile passato; un uomo che è al contempo spacciatore spregiudicato e padre premuroso; una bambina enigmatica e solitaria; un uomo indifferente all’imminente morte del genitore. Il portiere osserva e si nutre dei tormenti di questa umanità disgregata, troppo spesso incapace di compassione, e quello che prova non è che sprezzante distacco: nel suo cuore, arido, c’è posto
solo per il rancore.

Il grande Grabski
Marco Rinaldi
Collana Le Meraviglie

Maurizio, quarant’anni e passa, è un uomo fondamentalmente sano, amante del buon cibo e delle belle donne. Cuoco sopraffino, ha alle spalle una famiglia normale e allegra, ma, convinto dalla moglie che lo ritiene un pazzo, finirà per andare in cura dal Dott. Grabski, per anni. Il dottore, psi- canalista freudiano, poi lacaniano, poi junghiano, a seconda del momento e dell’estro, coinvolgerà il protagonista in un’improbabile cura psicanalitica facendo passare il paziente per tutte le fasi di un ipotetico percorso di guarigione e usando le tecniche più svariate, fino ai giochi con la sabbia e la drammatizzazione di scene familiari con i pupazzetti. Metodi ortodossi e meno ortodossi si alterneranno in sedute al limite del cialtronesco nello stravolgimento di tappe fondamentali se- condo i manuali medici come la forclusione del nome del padre, il complesso di Edipo o il viaggio dell’eroe, visti qui in chiave decisamente comica. Maurizio, sotto la guida di Grabski, si ammalerà, litigherà con tutti, compresi i suoi parenti, perderà il lavoro, i soldi, e divorzierà. Ma alla fine pren- derà finalmente coscienza delle sue inclinazioni e delle sue vere passioni che inizierà a seguire per una nuova vita all’insegna del benessere. Libro più che brillante, pieno di dialoghi irresistibili tra il protagonista e il dottore, Il grande Grabski è la parodia di ogni cura che travalichi il buon senso e il desiderio di un’esistenza semplice fatta di curiosità e voglia di stare al mondo. Feng shui, tao, yoga e altre discipline alternative sono prese di mira dall’autore, capace di trasformare in materia comica qualsiasi argomento riguardante la cura del fisico e della mente.