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L’emporio dei piccoli miracoli di Higashino | Recensione

L’emporio dei piccoli miracoli

Higashino

Tre giovani ladri un po’ pasticcioni – Shota, Kohei e Atsuya – hanno appena svaligiato una casa in una piccola cittadina di campagna, quando vengono lasciati a piedi dall’auto con cui sarebbero dovuti scappare. Decidono allora di nascondersi in un vecchio negozietto che sembra abbandonato, l’Emporio Namiya. Nel cuore della notte, però, succede qualcosa di strano: una lettera viene infilata sotto la serranda abbassata del negozio. È una richiesta di aiuto, indirizzata all’anziano proprietario dell’Emporio, che anni addietro era diventato celebre perché dispensava massime di saggezza e consigli di vita a chiunque gli chiedesse una mano. I tre, così, decidono di fare le sue veci e depositano una risposta scritta fuori dalla porta. Shota, Kohei e Atsuya, pensando di aver risolto la questione, tornano a discutere della fuga all’alba, ma dopo qualche istante giunge la replica, e questa volta capiscono che incredibilmente quelle lettere sono inviate da qualcuno che vive nel 1979, più di trent’anni indietro rispetto al loro presente. Da quel momento, le lettere di aiuto si moltiplicano, inviate da nuovi mittenti, ognuno con i propri problemi, tutti diversi e tutti complicati. Coinvolti in quella bizzarra macchina del tempo, i tre ladri decideranno di prestare il proprio aiuto a tutti quelli che lo richiedono, provando con le loro risposte a cambiare, in meglio, il passato. Scegliendo il miglior destino possibile per quei perfetti sconosciuti.

Un emporio è diventato famoso perché risolve qualunque problema. Il negozio in questione è l’Emporio Namiya, nella città di XX. Se di notte si infila nella buca sulla serranda una lettera in cui si parla dei propri tormenti, la mattina si trova la risposta nella cassetta per il latte dietro il negozio. 

Una storia delicata e magica che riscalda il cuore.

Shota, Kohei e Atsuya sono tre ladri, non proprio professionisti, che dopo una rapina decidono di nascondersi in una struttura abbandonata: “L’emporio Namiya”. Tra i battibecchi e le imprecazioni di questi tre personaggi, ecco che all’improvviso ricevono una lettera nella cassetta per il latte. Una lettera d’aiuto da una persona che si firma Lepre nella Luna.

I tre ladri, un po’ scettici, alla fine inizieranno una conversazione epistolare con Lepre nella Luna, dandole dei consigli e una volta risolto il suo problema ecco che arriveranno altre lettere. Ben presto Shota, Kohei e Atsuya comprendono che l’emporio abbandonato è un collegamento tra il passato e il presente, e che quelle lettere provengono da un anno diverso da quello loro.

L’emporio dei piccoli miracoli è stata una lettura delicata e spensierata. Il concetto di questa struttura abbandonata che collega il presente e il passato non è molto originale, ma le storie narrate nelle lettere le ho trovate delicate, altre struggenti, altre tenere. Non si tratta di un romanzo avvincente, non ci sono grandi colpi di scena, ma l’alternanza passato e presente rende la narrazione più dinamica.

Tra i vari personaggi che vengono presentati è impossibile non affezionarsi ai tre ladri scapestrati che nel corso della storia matureranno una nuova visione della vita.

Una storia delicata che intreccia magia e realtà, che insegna quanto sia importante parlare ed esternare i propri problemi, e quanto sia indispensabile trovare qualcuno in grado di ascoltare.

L’inverno della strega di Arden | Recensione

L’inverno della strega

Arden

Una ragazza può fare la differenza…
Mosca è in preda alle fiamme, e per salvarsi Vasja deve fuggire via, inseguita da tutti coloro che la accusano di morte e distruzione. Raggiunge così il regno della Mezzanotte, una terra magica fatta di ogni mezzanotte passata, presente e futura.
Ma rimanere lì sarebbe una condanna a morte per tutta la sua famiglia e per le sue terre…
Intanto il Gran Principe di Mosca è in preda alla rabbia e alla frustrazione, e sceglie alleati che lo condurranno su un percorso di guerra e rovina. E, mentre Medved, il fratello gemello di Morozko, sta scatenando il caos nella città stanca, un esercito di tatari si sta preparando ad attaccare e minaccia i confini della Rus.
Vasja si ritroverà nel mezzo di una guerra tra due Stati, tra religione e folklore e tra antichi fratelli.
Sarà in grado di salvare la Russia, Morozko e il magico mondo che custodisce?

«Chi sei?»
«Sono una strega» rispose Vasja. Il sangue continuava a sgorgare copiosamente dalla sua ferita e ora le gocciolava dalla mano.
«Ho colto bucaneve in pieno inverno, sono morta per mia scelta, e ho pianto per un usignolo. Ora, il mio destino non è più scritto da nessuna parte.»

Finalmente, dopo tanta attesa sono riuscita a leggere l’ultimo volume della serie “La notte dell’inverno” di Katherine Arden. Ho iniziato il primo volume “L’orso e l’usignolo” non molto entusiasta della quarta di copertina e invece la storia mi ha preso fin dalle prime pagine, facendomi innamorare dell’ambientazione e dei personaggi. Il secondo volume l’ho trovato un po’ lento, almeno per metà libro, ma si intuisce che è un capitolo di preparazione per un finale spettacolare.

Gli eventi riprendono esattamente dove ci ha lasciato “La ragazza nella torre”, Vasja si trova circondata da nemici umani e non, e una guerra imminente è alle porte.

Fin dal primo volume “L’orso e l’usignolo” si capisce il tono femminista di questa serie, la protagonista nel terzo volume ritrova se stessa, capisce cosa vuole, abbraccia anche il suo lato più oscuro, si sacrifica per il bene della sua famiglia e della Russia, ma rimane sempre ferma sulle sue certezze e in quello in cui crede.

L’ambientazione è  enigmatica e oscura, con una forte presenza fiabesca per il folklore russo. In questo capitolo conclusivo il ritmo è serrato, pagina dopo pagina il lettore viene preso dagli eventi e non riesce a smettere di leggere. Il personaggio di Vasja è in crescita e ne “L’inverno della strega” si concretizza sempre di più diventando una figura forte, indipendente, coraggiosa e astuta. Una ragazza che soffre, si sacrifica per ciò che ama, ma che non perde mai di vista ciò che desidera realmente.

Sono rimasta molto felice di come altri personaggi abbiano preso più spazio nel volume conclusivo. Tra quelli che ho amato fin dall’inizio ci sono Sasa, il fratello maggiore di Vasja, una figura forte, determinata e dal buon cuore, ho adorato l’approfondimento su padre Konstantin, il prete diviso tra il desiderio e la fede. Ma la vera scoperta è stato il cattivo principale della storia, Medved, il demone portatore di paura e di caos. Un cattivo ironico, smaliziato e lascivo che con il suo modo di fare riesce a prendersi gioco di umani e creature incantate.

Una nota che non ho molto apprezzato sono i capitoli incentrati sulla “storia d’amore” della protagonista con un personaggio. Ho trovato che stonassero con il mood della trama, anche perché fin dai primi due volumi non c’erano le premesse per questo trasporto amoroso, ma questo può essere dettato semplicemente dal fatto che non sono una persona particolarmente romantica.

La notte dell’inverno è una trilogia fantasy originale e fiabesca. Ci sono battaglie, magia, intrighi politici, tradimenti e amori. Per quel che mi riguarda è diventata la mia saga del cuore.
E voi cosa aspettate? Leggete L’orso e l’usignolo!

Io sono Zelda di MacDonald | Recensione

Io sono Zelda 
E  questa è la mia leggenda
Andrew David MacDonald

 Zelda adora i vichinghi: ne conosce a memoria tradizioni e miti, ne ammira il coraggio e la possibilità che offrivano a tutti di diventare eroi di una leggenda. Anche alle donne (le valchirie erano più forti di tutti). Anche alle persone quasi invisibili come lei. Zelda è invisibile perché è diversa, che, come è solita spiegare, «è un modo più carino per dire ritardata». È nata con un disturbo cognitivo per il quale gli altri non la ritengono in grado di decidere per se stessa, anche se ormai ha ventun anni e ha le idee molto chiare sulla vita, che organizza rigorosamente in liste da seguire. A prendersi cura di lei è Gert: il suo fratello, il suo guerriero, l’unica famiglia che le resti. Gert è bravissimo a sopravvivere alle battaglie della vita, ma anche a mettersi nei guai. Così, quando Zelda scopre che il fratello ha trovato un metodo discutibile e pericoloso per guadagnare i soldi necessari a mantenere entrambi, decide di prendere in mano la situazione.

Io sono venuto fuori sano, ma gli alcolici che nostra madre beveva sono stati un veleno per l cervello di Zelda, che così è nata con la sindrome alcolica fetale.
Dicevano che probabilmente non avrebbe mai imparato a leggere e che avrebbe dovuto essere seguita da qualcuno per tutta la vita. Si sbagliavano […]

Una storia che parla di diversità e di famiglia.

La protagonista della storia è Zelda, una ragazzina che nasce con un disturbo cognitivo. Zelda ama i vichinghi, si sente una vera e propria guerriera e vede come un eroe suo fratello Gert, il quale provvede a lei ed è la sua unica famiglia.
Le cose si complicano quando scopre che suo fratello entra in un giro losco. 

Io sono Zelda è un libro che mi ha sorpreso, mi aspettavo una lettura piacevole e si è rivelata qualcosa di più.
La storia è vista dal punto di vista della protagonista e trovo che l’autore abbia fatto un buon lavoro nel rendere così naturale e realistica Zelda, esaltando i suoi punti di forza, ma anche le sue debolezze e ricalcando le problematiche che tutte le ragazze hanno nel periodo dell’adolescenza. 

La storia non parla solo di lei, della sua crescita, del suo amore, della sua “diversità” che è vista come un peso più dagli altri che da lei stessa, ma la trama si articola anche con la storia di Gert che pur di provvedere alla sorella è disposto ad autodistruggersi, entrando in un giro losco che comprometterà non solo la sua vita. 

La scrittura è scorrevole e realistica, proprio perché è dal punto di vista di Zelda e questa scelta stilistica permette al lettore di entrare più in sintonia con la protagonista e con la sua storia. Inoltre ho trovato bellissimo e ben realizzato il rapporto di amore, di fiducia e di complicità che c’è tra i due fratelli.

Un libro dal ritmo ben cadenzato, con i giusti momenti di pausa. Una storia che va contro il pregiudizio verso la diversità, che parla di coraggio, di forza di volontà e del grande rapporto tra due fratelli. 

#Prodottofornitoda @Sperling&Kupfer

 

Review Party | Il giorno dopo il lieto fine di Alice Chimera

Il giorno dopo il lieto fine

Alice Chimera

Nessun lieto fine. Detto così suona assai traumatico.
Ma se le favole non fossero proprio come ce le raccontano quando siamo bambini?
Cosa accadde realmente subito dopo il classico “happy end”?
Ce lo racconta Alice Chimera. Partendo dal noto finale disneyano, scopriremo cosa la sorte ha riservato alle varie protagoniste.
Le mele diverranno una vera e propria persecuzione per Biancaneve; Cenerentola si troverà sposata a un principe che la considera un giocattolo sessuale; Ariel non è diventata davvero umana e non potrà avere figli; Jasmine rimpiangerà la libertà perduta; Alice, che avrebbe voluto crescere e diventare donna, si ritroverà a rimpiangere il Paese delle Meraviglie e la spensieratezza dell’infanzia…
Alcune note esplicative accompagnano le favole e ne approfondiscono gli aspetti originari che hanno ispirato i lungometraggi.

Cosa succede nelle fiabe dopo il “e vissero per sempre felici e contenti”? C’è qualcosa dopo, quel qualcosa che nessuno ci ha mai raccontato, ed ecco che arriva Alice Chimera che ripropone in una nuova edizione la sua raccolta di racconti “Il giorno dopo il lieto fine”.

Ho avuto il piacere di leggere anni fa questo lavoro di Chimera, e come la prima volta ho divorato la lettura con piacere. 
L’autrice riprende le fiabe classiche Disney, va oltre la fine che tutti noi conosciamo e ci propone uno scenario spesso triste, altre volte ingiusto, ma anche realistico.
Una vetrina “realistica” che smonta il lieto fine delle fiabe con toni grotteschi. 

Sette racconti che vedono come protagoniste Biancaneve, Ariel, Belle, Cenerentola, Jasmine, Aurora e Alice.
La Bella e La Bestia è tra i classici della Disney che più adoro e indovinate? E’ anche il mio racconto preferito della raccolta di Alice Chimera perché inaspettato, originale e dalle sfumature gotiche. 
In questa storia troverete brividi, una punta di horror e un finale inaspettato.
Lo stile di scrittura è semplice e accurato, va dritto al punto non perdendosi in troppe descrizioni dando ampio campo d’azione alle principesse infelici.

Ogni racconto si apre con una delicata illustrazione e si chiude con una nota dell’autrice che fa un piccolo focus sulla fiaba. 


Se amate le rivisitazioni e siete pronti a conoscere il finale della storia delle nostre eroine Disney, allora tuffatevi in questa lettura.

#Prodottofornitoda @AliceChimera

 

La memoria di Babel. L’Attraversaspecchi 3 di Dabos | Recensione

La memoria di Babel. L’Attraversaspecchi 3

Christelle Dabos

Dopo due anni e sette mesi passati a mordere il freno su Anima, la sua arca, per Ofelia è finalmente arrivato il momento di agire, sfruttare quanto ha scoperto nel Libro di Faruk e saputo dai frammenti di informazioni divulgate da Dio. Con una falsa identità si reca su Babel, arca cosmopolita e gioiello di modernità. Basterà il suo talento di lettrice a sventare le trappole di avversari sempre più temibili? Ha ancora una minima possibilità di ritrovare le tracce di Thorn?

Era un individuo spigoloso sia di corpo che di carattere, senza mai una frase amorevole, un gesto galante o una battuta scherzosa, uno che preferiva la compagnia dei numeri a quella degli uomini. 
Doveva esserci un buon motivo per guardarlo in faccia. 
Ofelia ne aveva due. 

Presa dall’entusiasmo del secondo volume di questa saga, che ho apprezzato molto, mi sono immersa subito nella lettura del terzo capitolo.

Ofelia è da più di due anni che non vede Thorn e, quando riesce ad avere una pista da seguire, decide di partire per Babel alla ricerca di suo marito.  Tra inganni, nuovi incontri e vari pericoli, Ofelia si troverà ad avere a che fare con una società completamente diversa dalla sua dell’arca Anima e da quella del Polo. 

Se il secondo libro della saga mi aveva conquistato anche per il ritmo serrato, qui torniamo di nuovo alla lentezza del primo volume, se non anche di più. Lento, lento, lento. Per almeno metà del libro succede poco o niente. Credo che la pecca sia il fatto che ci troviamo in un’arca diversa con tutti personaggi nuovi e il lettore così si deve riabituare alla nuova arca, alle sue regole, fare nuove conoscenze e prendere confidenza con questo scenario distopico. 

Thorn continua a essere un personaggio bellissimo: sfaccettato, tormentato e ben studiato. Ne La memoria di Babel inizia un po’ a scoprirsi, a far vedere di più la sua fragilità, ma sempre troppo poco per i miei gusti.
Mentre tutti gli altri personaggi mi sembrano ben caratterizzati e naturali, l’unica che stona in tutta la storia è proprio Ofelia che, a mio parere, continua a essere troppo costruita, sembra che la Dabos la costringa a fare determinate cose che non hanno molto senso solo per allungare il brodo. 

La trama è interessante, ma l’ho trovata anche un po’ confusionaria, se non avessi sentito i commenti riguardo all’ultimo volume della saga sarei più fiduciosa nel comprendere la dinamica della storia, ma ahimé ho i miei dubbi a questo punto.

In conclusione, ho apprezzato gli ultimi capitoli di questo terzo volume, ma nel complesso non mi ha convinto per la lentezza, la confusione e l’incoerenza della protagonista. Verso la fine c’è quella vena romantica che tutte le lettrici aspettano di leggere dal primo volume, ma avrei preferito che l’autrice scrivesse qualche frase in più, proprio per scoprire meglio l’evoluzione del loro rapporto. 

 

Un attimo perfetto di Meg Rosoff

Un attimo perfetto di Meg Rosoff

In una casa color pervinca baciata dal sole, in cui da ogni finestra si vede il mare, quattro fratelli, ragazzi e ragazze tra i tredici e i diciotto anni, madre, padre e due cugini trentenni riempiono quelle giornate spensierate con la spiaggia, i giochi, le serate lunghissime passate tutti insieme cenando in giardino, e un matrimonio da organizzare. Le vacanze sono appena cominciate, l’estate sembra allungarsi all’infinito con la sua promessa di una tranquilla, struggente felicità. Poi arrivano i fratelli Godden: irresistibile e affascinante Kit, scontroso e taciturno Hugo. Tutt’a un tratto, c’è un serpente in paradiso e niente sarà più come prima.

Tutti dicono che innamorarsi è la cosa più miracolosa del mondo, che ti cambia la vita. Succede qualcosa, sostengono, e allora tu lo sai. Guardi nei suoi occhi e non vedi solo la persona che hai sempre sognato di incontrare, ma quel te stesso in cui hai sempre segretamente creduto, il te stesso che inspira desiderio e piacere, il te stesso di cui nessuno prima di allora si è mai davvero accorto. 

Una famiglia numerosa e chiassosa parte, come ogni anno, per andare a passare l’estate alla casa al mare. Arrivati a destinazione la famigliola incontra degli amici di vecchia data, Hope e Mal, i quali a breve si sposeranno e per l’occasione arriveranno anche i fratelli Godden che passeranno l’estate con loro. 

La storia è vista tutto dal punto di vista della protagonista, della quale il lettore non saprà mai il nome. La protagonista ha un carattere introverso e spesso si trova in competizione con la sorella più piccola che ostenta sicurezza e autostima in tutto quello che fa. L’estate procede tranquilla come ogni anno, fino all’arrivo dei fratelli Godden: Kit è un ragazzo affascinante, allegro, solare, che è capace di attrarre le persone con il suo magnetismo, mentre suo fratello Hugo è distaccato e introverso, tra i due non scorre buon sangue e la tensione  non mancherà nel corso della storia. 

Si possono individuare due storie parallele, quella degli adolescenti insieme ai fratelli Godden e quella dei futuri sposi. La linea della storia degli adulti l’ho trovata molto interessante, ma poco approfondita, si dà molto spazio alla storia dei ragazzi.

Il libro ha un ritmo un po’ lento, l’evoluzione della trama si svolge verso le ultime pagine perché per la maggior parte della storia il lettore segue i movimenti e le relazioni dei personaggi, ma c’è più un tono di presentazione che di azione vera e propria. 

Un attimo perfetto è una storia che parla di amore malato, di adolescenza, di crescita, di famiglie disastrate e di disturbi psicologici, peccato che si accennano solo questi elementi, ma non vi è un vero approfondimento. L’ho trovata comunque una lettura scorrevole, ma dati gli elementi e gli input che aveva dato l’autrice nel corso della storia, mi aspettavo molto di più. 

#Prodottofornitoda @Rizzoli

Blitzcat. Se il mondo cade a pezzi di Westall | Recensione

Blitzcat. Se il mondo cade a pezzi 

Robert Westall

Lord Gort è una gatta nera testarda e senza paura, ma non ha mai vissuto lontano da Geoff, un ragazzo silenzioso che la guarda sempre con occhi intensi. Quando però allo scoppiare della Seconda guerra mondiale il giovane viene mandato oltre mare a combattere, la gatta è costretta a iniziare una nuova vita senza di lui. Le giornate sono lunghe. L’attesa straziante. E Lord Gort non è una felina abituata ad aspettare. Guidata da un infallibile sesto senso, la gatta decide allora di partire alla ricerca del suo compagno. Pur di ritrovarlo, è disposta a correre qualsiasi pericolo: non importa se perderà l’udito a causa dei bombardamenti o se rischierà la vita perché qualcuno è convinto che i gatti neri portino sfortuna. Il legame tra loro è più forte delle armi e della guerra, e l’unica cosa che conta è ritrovarsi. Anche a costo di attraversare un mondo che cade a pezzi.

 

Prima di partire ogni soldato le accarezzava la schiena. Se Lord Gort perdeva un baffo, veniva raccolto all’istante e conservato in una tasca dell’uniforme come una reliquia. 

Nel pieno della seconda guerra mondiale, una gatta nera, testarda e senza paura decide di intraprendere un viaggio alla ricerca del suo umano che viene mandato oltre mare a combattere.

Apprezzo molto i romanzi storici, ma soprattutto nell’ambito della letteratura per ragazzi mi piace scoprire come gli autori trattano della seconda guerra, evento storico che ancora oggi è considerato molto delicato. Westall mi ha incuriosito molto per la chiave di lettura che ha scelto perché la storia è narrata attraverso lo sguardo del felino.

La gatta nera parte per il suo viaggio, incontra molti personaggi tra civili e soldati, e si limita a osservare le loro situazioni: le ansie, le paure e il terrore che porta lo stato di guerra. Westall narra non solo le varie esperienze di questo periodo storico, ma tratta anche di un fenomeno che vede protagonisti i felini, ovvero lo psicoritrovamento. Si tratta di una teoria seconda la quale i gatti posso ritrovare la strada di casa anche a distanza di parecchi chilometri. 

Ho apprezzato molto l’idea del libro e la chiave di lettura che ha dato Westall, mi è piaciuto seguire il viaggio della gatta nera, la quale a volte aveva un ruolo attivo altre volte più passivo nella narrazione, e  le situazioni delle persone le ho trovate realistiche e curate. La lettura però non l’ho trovata molto scorrevole per lo stile che, per i miei gusti, è un po’ descrittivo e povero di dialoghi, ma ovviamente è un parere molto soggettivo questo. 

Nel complesso l’ho trovata una lettura per ragazzi piacevole, che con i toni giusti racconta la crudeltà della guerra attraverso gli occhi di una gatta che è alla ricerca del suo umano. 

#Prodottofornitoda @DeaPlanetaLibri

Gli scomparsi di Chiardiluna. L’Attraversaspecchi: 2 di Dabos | Recensione

Gli scomparsi di Chiardiluna. L’Attraversaspecchi: 2 

Christelle Dabos 

Secondo volume della saga dell’Attraversaspecchi (dopo il primo, Fidanzati dell’inverno), Gli scomparsi di Chiardiluna trascina il lettore in una girandola di emozioni lasciandolo, alla fine, con una voglia matta di leggere il terzo volume.

Sulla gelida arca del Polo, dove Ofelia è stata sbattuta dalle Decane perché sposi suo malgrado il nobile Thorn, il caldo è soffocante. Ma è soltanto una delle illusioni provocate dalla casta dominante dell’arca, i Miraggi, in grado di produrre giungle sospese in aria, mari sconfinati all’interno di palazzi e vestiti di farfalle svolazzanti. A Città-cielo, capitale del Polo, Ofelia viene presentata al sire Faruk, il gigantesco spirito di famiglia bianco come la neve e completamente privo di memoria, che spera nelle doti di lettrice di Ofelia per svelare i misteri contenuti nel Libro, un documento enigmatico che nei secoli ha causato la pazzia o la morte degli incauti che si sono cimentati a decifrarlo. Per Ofelia è l’inizio di una serie di avventure e disavventure in cui, con il solo aiuto di una guardia del corpo invisibile, dovrà difendersi dagli attacchi a tradimento dei decaduti e dalle trappole mortali dei Miraggi. È la prima a stupirsi quando si rende conto che sta rischiando la pelle e investendo tutte le sue energie nell’indagine solo per amore di Thorn, l’uomo che credeva di odiare più di chiunque al mondo. Sennonché Thorn è scomparso…

 

«Quando volete che torni?»
«Io?» fece Ofelia, stupita che le chiedesse la sua opinione.
«Immagino che dipenda più che altro dai vostri impegni. Cercate soltanto di non dimenticare il matrimonio.»
Era chiaramente una battuta, ma Thorn le rispose con indecifrabile serietà.
«Non dimentico mai niente»

Solo la settimana scorsa vi ho parlato del primo volume della serie Attraversaspecchi, ho comprato subito il seguito e se il primo capitolo non mi aveva conquistata completamente, questo secondo volume mi ha rapita fin dalle prime pagine. 

Ofelia viene presentata a sire Faruk, lo spirito di famiglia dell’arca Polo, il quale aspira a far leggere a Ofelia il Libro, un manoscritto misterioso che sembra impossibile da decifrare. Nello stesso momento a Chiardiluna iniziano a esserci delle scomparse misteriose e la nostra protagonista indagherà su questi avvenimenti insieme a Thorn. 

Ne Gli Scomparsi di Chiardiluna ho trovato un ritmo molto più incalzante e veloce rispendo al primo volume. C’è sempre una base fantasy, ma questa volta con una vena investigativa e mistery. Le ambientazioni sono sempre particolari e ben curate, l’autrice dedica molta attenzione allo sfondo della storia e alla caratterizzazione fisica dei personaggi che sono tutti particolari e riconoscibili. 

Ofelia è un personaggio che purtroppo continua a non piacermi particolarmente, ma devo ammettere che verso la fine del libro si riscatta un po’ e l’ho trovata più coerente rispetto al primo volume. In questo secondo capitolo l’autrice pone una maggiore attenzione su Thorn, si scopre qualcosa in più sul suo passato, su sua madre e sulle sue abilità. Forse è questo uno dei motivi per cui ho amato questo libro, perché finalmente la Dabos racconta qualcosa in più su questo personaggio introverso e apparentemente freddo. La coppia protagonista farà dei piccoli passi in avanti, non ci sono scene romantiche plateali e forse è proprio questo uno degli aspetti che apprezzo di questo libro. La loro “relazione” non viene sminuita da situazioni già lette e sentite. 

Mano, mano che si va avanti con la storia vengono scoperte le carte, alcune fanno nascere altri punti interrogativi, altre invece danno rivelazioni interessanti. Il lettore viene trascinato dal turbinio di mistero e azione fino ad arrivare a un finale struggente che lascia con il fiato sospeso.

Cosa dire? Ho amato questo secondo volume, adoro Thorn che posso dire essere diventato uno dei miei personaggi letterari preferiti, e non vedo l’ora di andare avanti con la saga per scoprire cosa succederà.